Articoli

Gaudì… ad Harvard

 

Le riflessioni che abbiamo condiviso sulla mia visita alla Sagrada Familìa sono diventate un post per il blog di Harvard Business Review.

 

L’articolo lo trovate qui:

Leadership, Architected by Gaudì

 

Se volete lasciarmi dei commenti in inglese, vi chiedo di farlo direttamente sul blog di Harvard, mentre se volete commentare in italiano, questo è il posto adatto.

Non giudicare

Qualche giorno fa, durante un corso di formazione sul public speaking, ho raccontato un episodio, più o meno così:

Stavo frequentando un workshop formativo a Firenze: un incontro di due giornate.
Era primavera, l’aria era frizzante e profumata ed avevamo aperto le finestre della sala conferenze per poter godere della frescura.
Il trainer ci stava conducendo attraverso un esercizio di rilassamento attraverso una visualizzazione.
Ci descriveva un paesaggio montano, con un laghetto e ci invitava ad immaginare di camminare, respirando lentamente, verso lo specchio d’acqua.

“Ad ogni passo, ci diceva, sentite di entrare sempre più profondamente dentro voi stessi”.
Ogni immagine descritta nella visualizzazione si concludeva con una frase del tipo “e questa visione vi aiuta ad entrare sempre più profondamente dentro voi stessi”.

A questo punto, fuori dalla finestra, nel cortile dell’hotel nel quale si teneva il corso, parte il rumore di un martello pneumatico.

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Vale la pena celebrarsi?

Un paio di cose a cui ho assistito, e che mi hanno fatto riflettere.
Vi pongo semplicemente la domanda che mi hanno suscitato, a voi considerazioni ed eventuali risposte.

Primo episodio.
Lunedì scorso, a Nove in punto (la trasmissione condotta da Oscar Giannino su Radio24), era ospite Giorgia Meloni, ministro della Gioventù. Tema: la Festa Nazionale del 17 marzo prossimo.

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Narrare il consumo [video]

Ho già fatto cenno al mio intervento al Convegno “Narrare il consumo – 2° Convegno Nazionale sulla narrazione d’impresa“. Il titolo della mia relazione:

Il consumo delle idee. Narrarsi tra insegnamento e posizionamento.

Ora, grazie all’Osservatorio Storytelling, è disponibile il video del mio intervento.

[yframe url='[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=e5kDv6ox0vc’]

Inoltre, sul mio canale Vimeo trovate il link anche ad una mia intervista registrata nello stesso giorno.

Le slide dell’intervento le trovate qui

I video degli interventi degli altri relatori li trovate sul canale Youtube dell’Osservatorio.

Il capolavoro di Antoni Gaudí

Ho visitato la Sagrada Familia a Barcellona. Mi ha colpito, molto.
Ho avuto la fortuna di arrivarci in una giornata limpida, al tramonto. La luce filtrata dalle vetrate policrome creava dei riflessi che mi hanno emozionato. M’intendo poco di arte, e di architettura in particolare.

Tre cose, però, mi sono rimaste in mente.

La prima: Antoni Gaudì ha lavorato con dedizione ad un’opera che sapeva di non poter portare a termine.
Aveva concepito la Sagrada Familia come un progetto che doveva impegnare generazioni (come una cattedrale medioevale). È stato capace di un progetto e di una visione che trascendesse la sua persona e il suo essere architetto. È una vera e propria opera di devozione.
Mi domando se siamo ancora capaci di progetti di questo respiro.
Ne abbiamo parlato, in un senso laico, qui.

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I 5 libri della mia vita

Questa mattina mi è venuto da pensare a quali fossero i libri che più hanno influenzato il mio modo di pensare e di vedere il mondo (sarà che quest’anno ho compiuto quarant’anni, ma in questo periodo si affacciano pensieri di questo tipo…).

Ho buttato giù un elenco di cinque libri, che, probabilmente, se ci riflettessi tra un’ora, cambierebbe.

Proprio per questo voglio condividerlo, così com’è, con voi.

Sono, nell’ordine in cui mi sono tornati alla mente:

Mi sembra un elenco sufficientemente pop e incoerente da rappresentarmi…
Credo sarebbe interessante se qualcuno di voi volesse condividere, nei commenti, il proprio elenco.

Una domanda su leadership e competenze

Su Il Sole 24 Ore dello scorso 20 agosto, un articolo di Giuseppe Berta mi ha incuriosito.
Titolo: I nuovi modelli di management alla scuola di Detroit
Sottotitolo: La scuola dei manager non auto

Vi sottopongo un paio di passaggi in particolare:

Alan Mulally alla Ford, Sergio Marchionne alla Chrsyler e ora Akerson alla Gm impersonano, benché in modo diverso, originali orientamenti manageriali che, se continueranno ad avere successo, non mancheranno di condizionare in generale i criteri di gestione dell’impresa. Tutti e tre questi manager hanno in comune il fatto che non si sono formati all’interno dell’industria dell’automobile. Ci sono arrivati quando disponevano ormai di una consolidata esperienza gestionale e non erano dunque influenzabili dalle procedure e, peggio ancora, dalle ritualità prevalenti entro le imprese del settore. Li avvicina anche l’essere portatori di una spinta a cambiare in profondità il modo di operare delle realtà che sono stati chiamati a dirigere. Contrariamente al passato, quando il management usciva da una cultura d’impresa sedimentata nel tempo, a cui aderiva strettamente, ai nuovi manager è stata affidata la responsabilità di trasformare alla radice il comportamento aziendale. […]

Condizioni così difficili, in un ambiente caratterizzato da un’altissima competizione, rendono nuovamente l’industria dell’auto un terreno privilegiato di elaborazione strategica. Ecco perché le imprese del settore diventano un’altra volta fucine di innovazione manageriale.

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Sindrome sul blog di Harvard

Si chiama Sindrome, ed è il cattivo del film d’animazione “Gli incredibili“, della Pixar Animation Studios.

In maniera un po’ provocatoria, l’ho reso protagonista di un mio articolo sul blog di Harvard Business Review.
Mi pare, infatti, che il suo piano per diventare “il più grande dei supereroi” ci suggerisca qualcosa di importante circa la leadership e la comunicazione circa il tempo.

Spero di aver solleticato la vostra curiosità…

L’articolo lo trovate qui:

Vanquish the Time-Management Villain

Se volete lasciarmi dei commenti in inglese, vi chiedo di farlo direttamente sul blog di Harvard, mentre se volete commentare in italiano, questo è il posto adatto.

L’antivenditore

Inizia dal numero pubblicato in questi giorni la mia collaborazione con la rivista “Vendere di più – Strumenti e idee per venditori”.
Mi pare si tratti di una bella idea, realizzata bene sia dal punto di vista dei contenuti, che del contenitore.
Non essendo io un venditore (e nemmeno occupandomi di formazione delle forze vendita), ho deciso di chiamare la mia rubrica, in maniera un po’ provocatoria,  “L’antivenditore”, assumendo così il punto di vista di chi, come me, vede il processo dal punto di vista di chi acquista (e, magari, si vuole difendere da qualche venditore particolarmente scaltro).

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lucabaiguini.com su Facebook

In questi giorni sto testando un nuovo modo per rimanere in contatto e scambiarci idee ed opinioni: ho creato, per questo blog, un profilo pubblico su Facebook.
Oltre a trovare traccia degli articoli pubblicati, vorrei creare alcuni contenuti specifici per la pagina (penso soprattutto a suggerimenti di lettura e link esterni rispetto al blog), e lanciare alcuni temi che potrebbero, grazie ai vostri commenti, diventare poi materiale per alimentare il blog stesso.
Dopo un paio di giorni la pagina ha già superato il centinaio di fan (così si chiamano coloro che si iscrivono ai profili pubblici su Facebook – io preferisco chiamarli lettori).
Credo proprio, quindi, che diventerà un altro luogo interessante di confronto.

Se volete anche voi arricchire le fila di questa piccola community, ecco come fare:

1. Visitate la pagina del profilo pubblico cliccando qui.
2. Cliccate sul bottone “Diventa fan” in cima alla pagina per unirvi alla community
3. Visitate la bacheca di lucabaiguini.com per condividere idee e novità.

Conto davvero che la pagina si animi presto di contenuti interessanti.