Worklife balance: la felicità sta dentro di noi

Marshall e Kelly Goldsmith, su Businessweek, rendono conto di una loro ricerca sulla soddisfazione, sia nel breve termine (la felicità) che nel lungo termine (il senso) e sull’equilibrio tra vita lavorativa e vita privata (worklife balance).

I risultati della ricerca sono così sintetizzati dai due autori:

Ciò che abbiamo scoperto è per molti aspetti inatteso ma molto chiaro. C’è una correlazione molto chiara tra la felicità e il senso al lavoro ed a casa. In altri termini, coloro che provano felicità e senso in ambito professionale tendono a provarli anche al di fuori del lavoro. Coloro che si sentono infelici sul lavoro sono solitamente infelici a casa.

Le implicazioni sono evidenti. Anche se il lavoro e la casa sono ambienti molto diversi, le nostre esperienze di felicità e di senso sembrano avere più a che fare con chi noi siamo piuttosto che con dove noi siamo. Piuttosto che incolpare il nostro lavoro, i nostri manager e i nostri clienti – o i nostri amici, familiari, le nostre comunità – per le nostre esperienze lavorative negative, sarebbe meglio se ci guardassimo allo specchio.

Una scusa comune che adduciamo per non essere felici e non trovare senso nella nostra vita è: “lavoro troppe ore”. Ma i nostri risultati mostrano come il numero di ore di lavoro non hanno una correlazione significativa con la felicità o il senso al lavoro o a casa. Si tratta di una scusa.

Le conclusioni (ancora parziali) dello studio portano a dedurre che il grado di felicità e di senso sia collegato con un equilibrio tra le attività più impegnative, ma portatrici di senso nel lungo termine e attività più ludiche, che danno invece un beneficio immediato. E questo deve valere sia dentro che fuori l’ambiente lavorativo.
Tanto che gli autori arrivano a suggerire alle aziende di smettere di chiedersi “che cosa l’azienda può fare per aumentare la felicità e il senso al lavoro?”, ma piuttosto di incoraggiare i collaboratori a chiedersi “Che cosa posso fare io per accrescere l’esperienza di felicità e di senso?”
Più efficace, e, probabilmente, anche meno costoso.

1 commento
  1. silvia dice:

    ottime considerazioni. anch’io lo penso e questo proviene da lunghi anni di osservazione di comportamenti. la frustrazione di vivere un lavoro sensa senso è devastante e si riscontra anche nelle patologie che i dipendenti di certe aziende hanno. quante persone prendono forti dosi di calmanti ? e già da giovani, per arginare questo senso di angoscia, di vuoto esistenziale. non basta avere il posto fisso e poter leggere comodamente il giornale in ufficio per stare bene. conosco anche persone che amano il loro lavoro in modo da creare una dipendenza. non vivono altro che per il loro lavoro. anche questo crea squilibrio.

    ps: ciao Luca, buon 2010!!! un paio di mesi ancora e ci assumeranno. dobbiamo scegliere la sede e come al solito sono disponibili sedi al nord italia. la considero una bella opportunità di conoscere altri posti, certo le figlie e il marito brontoleranno, e questa volta, avranno ragione.

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