Comunicazione e metacomunicazione

Durante i corsi sul public speaking, la comunicazione in pubblico e le tecniche di presentazione mi capita spesso di sottolineare l’importanza della metacomunicazione.
I migliori comunicatori che conosco, infatti, mi pare siano (quasi paradossalmente) più bravi nel gestire la metacomunicazione rispetto alla stessa comunicazione.
Innanzitutto, per metacomunicazione intendo la “comunicazione sulla comunicazione”, vale a dire tutti quelle espressioni che hanno come obiettivo la creazione di una cornice di riferimento attorno alla situazione comunicativa, dettandone (in maniera più o meno esplicita) regole di interazione, regole di interpretazione, linee guida, aspettative.
In questo senso, è molto importante dedicare tempo ed energie per metacomunicare, e farlo in maniera strategica, tenendo sempre ben presenti gli obiettivi della presentazione.
La quantità e la tipologia di metacomunicazione da adottare devono essere oggetto di preparazione e di scelta da parte del relatore.

In questo modo si contribuisce fortemente a costruire il contesto e la cornice entro la quale verranno gestite tutte le interazioni successive.
Un esempio: quando mi capita di tenere delle giornate formative in gruppi costituiti da persone provenienti dalla stessa azienda, e l’aula stessa si trova nell’azienda, di solito inizio la mia presentazione con la frase “Benvenute e benvenuti a questo corso di formazione”. L’obiettivo della mia metacomunicazione, in questo caso, è quello di chiarire il mio ruolo di “padrone di casa”, e di definire, quindi, la cornice dei processi comunicativi, che le circostanze potrebbero rendere confusa
o disfunzionale rispetto ai miei obiettivi.

 


Sul tema del public speaking e di come costruire una strategia di comunicazione in pubblico ho scritto un libro: Designing Presentations. Più informazioni qui

6 commenti
  1. titti dice:

    Concordo sulla eminenza della metacomunicazione rispetto comunicazione stessa nella strategia di speaking.
    Del resto i latini disquisendo attorno all’Ars oratoria, nella suddivisione del discorso in parti, sottolineavano l’importanza della captatio benevolentiae, il tentativo di accattivarsi il pubblico.
    E l’autorevolezza dello speaker sta nel far “crescere” il proprio interlocutore e si declina in due asoetti: benevolenza e veracità.
    Ruolo centrale è quello svolto dalla comunicazione paraverbale e da quella non verbale. D’impatto notevole è anche il silenzio, opportunamente posto (non opposto), tra le parole.
    Luca grazie.
    Il tema è la cifra dell’umanità in questo nostro tempo
    🙂

  2. Luca dice:

    Grazie titti per il commento. Proprio durante l’ultimo corso sulle tecniche di presentazione ho condiviso con i partecipanti una riflessione sull’importanza della metacomunicazione anche per “prevenire” problemi legati a opposizione, obiezioni, domande insidiose.

  3. Roberta dice:

    Mi accosto in punta di piedi alle tue lezioni ed ai commenti, sono curiosa ma profana in materia. Apprendo con avidità e faccio tesoro di ogni vostra parola . Sarebbe un sogno poter seguire qualche lezione, ma vivo a Roma. Grazie comunque dei consigli e delle riflessioni, sono preziosamente utili nella mia inizialissima carriera di speaker. Le mie slide le preparo da sola, con molta cura, insieme ad ogni commento, ma nel prossim anno per la prima volta parlerò dinanzi ad un pubblico numeroso: i miei colleghi dell’azienda cui riferirò sull’Empowerment del personale.
    Vorrei preparare uno studio sulla leadership, mi puoi consigliare testi?.Ne cerco anche uno in inglese per esercitarmi con la mia professoressa di lingua.In ogni caso Grazie.

  4. Luca Baiguini dice:

    Roberta, benvenuta e grazie per il tuo commento.
    Per quanto concerne la leadership, il mio consiglio e di accostarsi al lavoro di Robert Dilts, che per me è un maestro, oltre che un mentore.
    Leadership e visione creativa e Coaching e leadership (Alpha leadership) sono i testi di riferimento.

  5. Vinicio dice:

    Vorrei parlare della mia esperienza in comunicazione che a primo impatto sembrerebbe differire dall’idea classica di metacomunicazione.
    Mi occupo di progettazione moda. Ho sempre ritenuto che questa professione fosse fondamentalmente comunicazione,in quanto mirava a comunicare un concetto, un’idea, una diversa visione del mondo.
    Mi sembra però riduttivo definire questo comunicazione.
    Credo che questa visione dovrebbe entrare a pieno titolo nell’idea di metacomunicazione, in quanto l’obbiettivo del progetto vuole oltrepassare il mero atto comunicativo per arrivare a toccare quei punti sensibili che dovrebbero creare la reazione del desiderio di possedere.
    Se non riuscissimo a raggiungere questo obbiettivo il nostro progettare non raggiugerebbe lo scopo preposto.
    Ecco perche considero la progettazione una forma di metacomunicazione, perche ha finalità che vanno oltre la semplice comunicazione.
    Sarei molto interessato di una sua opinione a riguardo.

  6. Luca Baiguini dice:

    Grazie Vinicio per il bel commento.
    In realtà, la mia definizione di metacomunicazione ha più a che vedere con il fatto di “comunicare circa la comunicazione”.
    Detto questo, però, credo che si comunichi con fini che possono avere a che vedere, fondamentalmente, con quattro cose:
    1. Informare (trasferire nuova conoscenza)
    2. Collegare (creare legami tra la nuova conoscenza e esperienze e/o conoscenze pregresse)
    3. Creare stati emotivi (quello che descrivi anche tu)
    4. Motivare (fare in modo che le conoscenze e gli stati emotivi diventino azione)

    Ecco, sono anch’io convinto che spesso si concentri troppa attenzione sui primi due obiettivi, trascurando i secondi.

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