Libiamo ne’ lieti calici

Alcuni esperimenti piuttosto istruttivi sulla degustazione del vino:

Il neuroscienziato Hilke Plassman ha chiesto ad alcuni volontari di degustare e valutare cinque vini diversi, e di ciascun vino è stato comunicato il prezzo. Quel che i volontari non sapevano è che stavano degustando, in realtà, soltanto tre vini. Due vini erano presentati per due volte, con prezzi molto differenti l’una dall’altra. I vini più costosi sono stati valutati in maniera significativamente migliore rispetto agli stessi vini, ma proposti ad un prezzo inferiore. E’ interessante notare come, secondo i ricercatori, la convinzione che il vino sia più costoso non cambia direttamente la nostra esperienza sensoriale, ma piuttosto ci conduce a pensare che questa esperienza sia più ricca di valore.

Frederich Brochet dell’Università di Bordeaux ha proposto nel 2001 due esperimenti.
Nel primo ha messo un panel di 57 esperti di fronte a due vini: un bianco ed un rosso. In realtà, il vino rosso era semplicemente lo stesso vino bianco, tinto da un colorante alimentare. Gli esperti hanno descritto il vino colorato con la terminologia tipica dei vini rossi. Nessuno si è accorto dell’inganno.
Nel secondo esperimento, Brochet ha preso un Bordeaux di media qualità, lo ha messo nella bottiglia di un modesto vino da tavola e lo ha fatto assaggiare a degli esperti, chiedendo loro un giudizio. Una settimana dopo ha fatto assaggiare lo stesso vino alle stesse persone, ma questa volta in una bottiglia da grand cru. Nel primo caso il vino è stato giudicato “povero, leggero, piatto”, nel secondo “rotondo, complesso, bilanciato”.

Anche qui, un altro elemento che indica come i nostri giudizi sono spesso il frutto di un meccanismo complesso. L’esperienza di degustare vino non è semplicemente riconducibile ad una somma di fattori sensoriali. Piuttosto, l’esperienza è data dall’interpretazione soggettiva di questi fattori sensoriali, e su questa interpretazione impattano una serie di fattori nei quali è difficile distinguere fin dove arrivano gli elementi oggettivi e dove iniziano quelli soggettivi.

Via: Mind Hacks

2 commenti
  1. Enrico dice:

    a me è capitata la stessa cosa! ero in cascina da un mio amico che alle cinque della sera mi ha offerto un buon bicchiere di vino (prodotto da lui). io lo volevo rosso, lui bianco. ho bevuto il suo vino bianco tante volte e mi è sempre piaciuto, ma quella volta me lo aspettavo rosso ed il bianco non mi andava. ricordo che non mi piacque. e ricordo anche di aver pensato che il "cattivo" gusto dipendeva da me e non dal vino. Luca potrebbe essere un fenomeno di "illusione" del nostro cervello? mi spiego: quando vediamo una partita a calcio mentre piove, o vediamo una macchina frenare sul ghiaccio, ci sembra che il pallone che rimbalza, o l’auto che frena acquistino velocità, in realtà ralentano (in quanto l’attrito esiste comunque) ma meno di quello che il nostro cervello si aspetta di recepire. può darsi che sapendo il prezzo, gli assaggiatori siano stati illusi da un gusto che il loro cervello immaginava?

  2. Luca Baiguini dice:

    Credo che questi esperimenti ci raccontino come anche il semplice gesto di degustare un vino non sia poi così semplice come tendiamo ad immaginarlo.In realtà, ciò che noi sperimentiamo non è riducibile a ciò che "sentiamo" (esperienza sensoriale). L’esperienza avviene nel momento in cui ciò che sentiamo entra in contatto con la nostra soggettività, che conferisce significato all’esperienza sensoriale. E questi significati, spesso, sono ben lontani (per una serie di fattori) da quel che ci si potrebbe attendere.

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