Il privilegio dell’artista

In questi giorni mi ha tenuto compagnia la lettura e la rilettura di alcuni autori che non ci sono più. Mi è venuto da pensare a quale e che bello sia, il privilegio degli artisti (per me, in particolare, degli scrittori, che questa è l’arte a cui mi accosto più spesso): poter tenere compagnia ai propri simili lontani non solo nello spazio, anche nel tempo.

Poi ho letto, tra lunedì e oggi, Mi riconosci, di Andrea Bajani.
Bajani vive, ma il libro parla dell’amicizia con un autore scomparso quasi un anno fa, e che, l’ho già scritto, amo molto: Antonio Tabucchi.
È un libro commovente, a tratti bellissimo.
C’è una cosa, che mi porto dietro, più delle altre: Bajani racconta di aver visitato Tabucchi e la sua famiglia, negli ultimi giorni di vita dello scrittore, e che, due notti prima di morire, Tabucchi ha dettato al figlio che lo vegliava il suo ultimo racconto.
È il monologo di una donna che parla a se stessa, riflessa nello specchio di un salone di bellezza parigino.
Il finale:

Io adesso socchiudo la porta, scivolo fuori del salon, spengo le luci  e la lascio qui dentro, dentro quello specchio, a riflettere sulla conclusione. Non spetta a me cercare conclusioni, questa storia si è fatta da sola, senza che io contribuissi in niente, e se ho contribuito non me ne sono proprio accorta.

Ecco.
Per dire la dedizione, la lucidità, la forza che chiede uno sguardo sul mondo che sia degno del privilegio del tenerci compagnia, a noi, lontani nello spazio e nel tempo.

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