The seven (or more) habits of high effective trainers

È il titolo di un post (o, magari, di una serie di post) a cui sto lavorando in questi giorni.
Sono stato fortunato: ho incontrato molti bravi formatori.
Per questo mi sono fatto attrarre dall’idea di costruire (alla Covey) un elenco delle caratteristiche, convinzioni, capacità personali che servono a rendere efficace l’azione di un formatore.

Poi mi sono detto che un post del genere è meglio (e più divertente) scriverlo a più mani.

Vi è capitato di incontrare formatori che hanno saputo avere un impatto sul vostro modo di pensare, di agire, di essere?

Quali capacità hanno dimostrato? Quali le loro caratteristiche?

A voi la parola!

9 commenti
  1. Sebastiano dice:

    Direi che a botta calda, mi viene in mente di parlare di integrità.
    La virtù più importante è l’integrità.
    predicare e razzolare alla stessa maniera.
    Potrebbe avere anche poco da dire ma un formatore che non sia coerente non è un formatore…ma piuttosto un prestigiatore cialtrone a cui i trucchi non risescon mai.
    Si direi l’integrità.
    SZ

  2. Zorba dice:

    Ciò che rimane, con il tempo, sono le dispense (per chi le legge dopo i corsi in aula) e tutti gli interrogativi emersi che hanno bisogno di trovare una risposta.
    Un buon formatore è colui che ti indica una strada, che riesce a porti in domanda, senza darti la soluzione “precotta”. E’ colui che ti fa cucinare da solo dandoti gli ingredienti. la capacità di trasmettere un metodo, un processo, è quello che resta nel tempo.
    Un buon formatore ti riesce a far sorridere dopo che ti ha fatto ingoiare pile di nozioni o ti ha posto a un bivio.
    Efficace è la richiesta di obiettivi e la “pretesa” di ricevere feedback nel tempo, anche a distanza. Non una due giorni e via ma un “percorso”.

  3. Giorgio dice:

    Fondamentale a mio avviso sono le doti carismatiche. A parità di contenuti formativi, ciò che fa presa è la capacità del formatore di suscitare emozioni e far uscire l’allievo dal guscio delle proprie convinzioni e dei limiti.

  4. Fabio dice:

    Istintivamente, sia da “collega”, sia da partecipante-allievo,
    mi viene da indicare:
    1) Capacità di Coinvolgimento
    (Dimensione più Emotivo-Relazionale)
    2) Abilità di Trasferimento
    (Dimensione maggiormente Intellettuale-Pratica)
    cioè…riuscire
    sia ad essere PIACEVOLE
    attraverso la capacità di entrare in contatto
    con le persone e interessarle profondamente,
    rendendo leggero (oppure intenso) il rapporto
    e il contesto formativi, sapendo abilmente
    far uso di metafore, storie e aneddoti (storytelling),
    arrivando anche a far divertire e/o co-involgere,
    rendendo comunque “memorabile” l’esperienza,
    sia ad essere EFFICACE,
    trasferendo informazioni, pratiche e strumenti
    nel modo più adatto sapendosi adeguare alle
    diversità (anche notevoli) manifestate dai partecipanti
    (saper parlare a “mappe” e linguaggi diversi )

  5. Alberto Pasquini dice:

    condivido quanto detto fin’ora dai posters
    aggiungo che il mio traineer ideale, oltre a presentarmi bene i contenuti, deve essere referenziato su di essi: dovrebbe cioe’ dimostrare che le cose che mi spiega le sa e le padroneggia, grazie ad esperienze significative, specifico percorso di carriera, referenze, libri…
    quando faccio dei corsi (attivita’ saltuaria ma per me impegnativa), abitualmente tratto solo argomenti che so.
    mi e’ facile in questi frangenti dimostrare la mia preparazione sia con la mia presentazione curricolare, che con tutta una serie di commenti e di osservazioni e di esempi aggiunti al testo del corso. mi e’ capitato di assistere a corsi dove il docente era stato catturato in corridoio il giorno prima… e si vedeva… e questo ha abbassato l’efficacia globale della formazione

  6. Luca dice:

    Grazie Alberto per il tuo commento.
    Attendo altri commenti per un paio di giorni ancora, poi raccolgo le idee per un post.

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