Questione di vincoli

C’è una cosa che trovo sempre molto irritante quando sto ad ascoltare un convegno: la lamentela sui vincoli.
"In un quarto d’ora è impossibile esporre con un minimo di completezza un argomento così vasto…"
"Siamo in troppi per…"
"La disposizione della sala e il setting di questo convegno non sono adeguati all’argomento che vorrei trattare…"
Mi irrita perchè questi vincoli sono di solito molto chiari prima che l’intervento inizi (e prima di accettare l’incarico).
Quindi, delle due l’una: o non si accettano i vincoli (e, a quel punto, si richiede che vengano rimossi o si rifiuta la presenza), oppure li si accetta e si fa del proprio meglio perchè l’intervento sia il più incisivo possibile a dispetto di tutte le limitazioni. Non ci sono altre alternative.

Alla fine della scorsa settimana mi è successo di sentire queste lamentele venire da un palco in cui a parlare erano dei formatori. Ho trovato la cosa ancor più irritante del solito. Credo che uno dei compiti della formazione sia proprio quello di mettere le persone in grado di esprimere il meglio di sè anche in presenza di vincoli che rendono più difficile questo compito. E credo che, in questo, i formatori dovrebbero, per primi, dare l’esempio.

2 commenti
  1. silvia dice:

    La gente che si lamenta proprio non la sopporto. o la lamentela è funzionale ad un qualche obiettivo, un obiettivo costruttivo è ovvio, oppure si tratta delle solite sparate per nascondere qualcosa che, sotto sotto, è una responsabilità, una omissione proprio di chi si lamenta. oppure la lamentela è funzionale a distruggere qualcun’altro, o qualcos’altro, un istituzione, un ente…ciao silvia

  2. giulia cerrone dice:

    penso che lamentarsi delle condizioni sia un modo per crearsi degli alibi che giustificano in partenza proprie eventuali defaillance. Credo invece che una delle caratteristiche necessarie del presentatore e del formatore sia la flessibilità rispetto alle situazioni, sia logistiche che create dall’aula. Sono io in quanto presentatore e/o formatore che devo farmi carico delle condizioni in cui agisco: non le ho previste per mia superficialità, le ho sottovalutate pur conoscendole? Non potevo prevederle? Sarà comunque un mio compito leggere il contesto ed adattare il mio agire alla situazione. Alla velocità della luce. Questa capacità di leggere (ed adattare, interagire) fa la differenza tra un atteggiamento professionale ed uno che non lo è.

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