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Che fortuna

Una bella giornata, venerdì.
Al mattino, lo spettacolo dell’intelligenza quando si sposa con la passione. Ho assistito ad un evento su un tema che, a dire il vero, ha poco a che vedere con quello di cui mi occupo. Eppure è stato bello ascoltare gente che fa quello che fa con vigore, e che condivide idee e prospettive.
Tornandomene a casa, nel primo pomeriggio, riflettevo su quale (immeritato) privilegio sia poter frequentare ambienti stimolanti, con persone sveglie e appassionate: vive. Lo posso perfino chiamare lavoro.

Con questo in testa sono arrivato sul lago vicino al quale ho casa, dalla sponda est, dove la strada si alza e concede un panorama ampio. Giovedì notte ha fatto vento forte. L’aria era di quelle che avvicinano le cose, tanto che restano soltanto le dimensioni a dare la prospettiva. C’era la prima neve della stagione, sulle montagne a nord: sembrava di poter sporgere una mano a toccarla.
Ho abbassato il finestrino.
Si viaggiava tutti piuttosto lenti. Non che ci fosse traffico; piuttosto, di fronte all’esibizione della natura, sembrava inevitabile prendersi un po’ più di tempo.
Ho cercato una parola che mettesse insieme due sapori così diversi di una stessa giornata.
Ci ho pensato per un po’.
Me ne sono venute in mente due, di parole: che fortuna!
( A dire il vero, la seconda non era proprio “fortuna”, ma il senso è quello).

Auguri, tanta fortuna

Tra gli effetti collaterali (desiderati) di tenere un blog, c’è quello di intrattenere delle conversazioni con i lettori. Qualche volta avvengono nei commenti ai post. Altre (spesso) via mail.
Recentemente ho scambiato alcuni pareri con un giovane studente.
La domanda, in sintesi: vale la pena darsi pena per studiare, prepararsi, acquisire capacità, quando sembra che i criteri per ottenere successo siano altri (affiliazione, per lo più)?

Ho risposto manifestando alcune mie convinzioni.
Tra queste, un punto fermo che mi ha trasmesso un mio maestro: ogni successo è l’incontro tra un colpo di fortuna e la meticolosa preparazione allo stesso. Uno solo dei due ingredienti non basta.
La risposta che ho ricevuto mi ha fatto riflettere.
Si tratta della storia di un tale.
Si potrebbe riassumerla così (le parole sono mie, ma il senso generale è questo):

Un tale frequenta un corso di laurea in ingegneria.
Arriva regolarmente in ritardo a lezione, non partecipa a lavori di gruppo, disturba i colleghi e perfino i professori.

Dà pochissimi esami.
Addirittura, durante un incontro in aula con imprenditori e istituzioni economiche locali viene rimproverato perché sta giocando a carte. Ebbene, costui ha recentemente vinto un importante torneo di poker, guadagnando in pochissimo tempo una somma che chiunque dei suoi colleghi impiegherà alcuni anni a guadagnare.

Morale: l’impegno e una pianificazione attenta non potranno mai sostituire… il fattore C.

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