Sperimentalismo, avanguardia, o che cosa?

Ieri ho passato mezza giornata al MART (Museo di arti moderna e contemporanea), a Rovereto.
Un po’ di tempo ad osservare le opere, un po’ le facce di chi osservava le opere.

A un certo punto, mi è tornato in mente Umberto Eco, con la sua distinzione tra sperimentalismo e avanguardia:

L’avanguardia agita una poetica, rinunciando per amor suo alle opere, e produce piuttosto manifesti, mentre lo sperimentalismo produce l’opera e solo da essa estrae o permette poi che si estragga una poetica. Lo sperimentalismo tende a una provocazione interna al circuito dell’intertestualità, l’avanguardia a una provocazione esterna, nel corpo sociale. Quando Piero Manzoni produceva una tela bianca faceva sperimentalismo, quando vendeva ai musei una scatoletta con merda d’artista faceva della provocazione avanguardista.
(Il gruppo 63 quarant’anni dopo, in Costruire il nemico)

Ora, di fronte ad alcune delle opere, mi sono detto che non ho capito bene se l’autore volesse fare sperimentalismo, avanguardia, o che altro.

Resta il fatto che, qualunque fosse la strada che stava percorrendo, i casi sono due: o l’ha percorsa troppo velocemente per le mie capacità (ma anche, a giudicare dalle facce, per le capacità di qualcun altro), oppure, qui, qualcuno sta davvero esagerando…

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