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La verità è (anche) relazione

Emergo dalla lettura de “La vita autentica” di Vito Mancuso. Un libretto denso, di quelli su cui tornare ogni tanto alla ricerca non solo della struttura generale delle argomentazioni, ma di quei dettagli che sono una delle belle esperienze del leggere saggistica di qualità. Per ora mi sono portato a casa alcune idee di massima e alcuni particolari che hanno lasciato segni.
Il più affascinante di tutti: il concetto di verità secondo Dietrich Bonhoeffer.
Mancuso riporta un brano del teologo tedesco tratto da “Che cosa significa dire la verità“:

Un maestro chiede a un bambino dinanzi a tutta la classe se è vero che suo padre spesso torni a casa ubriaco. È vero, ma il bambino nega […]. Nel rispondere negativamente alla domanda del maestro, egli dice effettivamente il falso, ma in pari tempo esprime una verità, cioè che la famiglia è un’istituzione sui generis nella quale il maestro non ha diritto di immischiarsi. Si può dire che la risposta del bambino è una bugia, ma è una bugia che contiene più verità, ossia che è più conforme alla verità che non una risposta in cui egli avesse ammesso davanti a tutta la classe la debolezza paterna.

e commenta:

Bonhoeffer dice che una bugia, un’esplicita negazione della verità e come tale un’affermazione falsa (mio padre non è un ubriacone), può contenere più verità di un’affermazione in sé vera (mio padre è un ubriacone).

e ancora, qualche riga più sotto:

[…] il rapporto umano è più importante della descrizione oggettiva di come stanno effettivamente le cose, una concezione della vita al vertice della quale c’è la relazionalità dell’essere e che individua il criterio decisivo nell’incremento della qualità delle relazioni.

Il criterio decisivo è l’incremento della qualità delle relazioni.
Questa sola cosa vale un libro intero, almeno per me.


[11 settembre 2016] Oggi ho incrociato questa citazione di Simone Weil che riassume perfettamente il concetto:

Mettere la verità prima della persona è l’essenza della bestemmia