Articoli

Contro le convinzioni, simboli

Leggo Wired. Il login di Riccardo Luna, sempre (a proposito, ha annunciato che lascerà, e questo mi dispiace).

Nel numero di maggio, si parla di immigrati.
È un tema che non ha molto a che vedere con gli argomenti di questo blog.
Come lo ha affrontato Luna, però, sì.
Si è chiesto quali argomentazioni usare quando si incontra qualcuno che, gli immigrati, li vede come una disgrazia, uno che, per citare testualmente “diversamente da voi non abbia capito che gli immigrati sono un piccolo problema logistico da risolvere se ti chiami Italia e insieme una grande benedizione per un paese vecchio e stanco come il nostro”.

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Minimal stories

Per sgomberare il campo da ogni fraintendimento, affermo da subito di non essere un bravo storyteller.
Nonostante questo (o, qualcuno potrebbe dire, proprio per questo), durante le mie lezioni, mi vengono poste spesso domande che somigliano a questa:

Dove trovi le storie che racconti quando devi spiegare un concetto complesso o controintuitivo?

La risposta è, naturalmente, “Ovunque“.
Basta sapere che cosa cercare, e le occasioni per trovarlo si moltiplicano, no?

Eppure in questi giorni, ripensando ad alcune storie che mi capita di raccontare durante i miei seminari, ho notato una caratteristica che accomuna quasi tutte le mie narrazioni: si tratta di storie “pop”. Continua a leggere

Narrare il consumo [video]

Ho già fatto cenno al mio intervento al Convegno “Narrare il consumo – 2° Convegno Nazionale sulla narrazione d’impresa“. Il titolo della mia relazione:

Il consumo delle idee. Narrarsi tra insegnamento e posizionamento.

Ora, grazie all’Osservatorio Storytelling, è disponibile il video del mio intervento.

[yframe url='[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=e5kDv6ox0vc’]

Inoltre, sul mio canale Vimeo trovate il link anche ad una mia intervista registrata nello stesso giorno.

Le slide dell’intervento le trovate qui

I video degli interventi degli altri relatori li trovate sul canale Youtube dell’Osservatorio.

Rigore e rilevanza [2]

In questo post di qualche settimana fa, si poneva il problema del rapporto tra rigore e rilevanza nelle ricerche sul management e nella loro divulgazione.

Su Financial Times, George Yip pone esattamente la stessa questione, e ne dà un’interpretazione originale e, secondo me, con qualche importante conseguenza.

Anche quando gli accademici che si occupano di business possono raccogliere dati e condurre ricerche in temi che riguardano il business, si trovano ad affrontare la sfida aggiuntiva che la grande maggioranza delle loro scoperte – previsioni su ciò che accadrà in media – non sono utilizzabili dai manager. Continua a leggere

Il fascino degli sfavoriti

Ho trovato interessante questa intervista ad Anat Keinan, ripresa anche sul numero di novembre di HBR Italia.
Si parla di come una posizione svantaggiata ai nastri di partenza (underdog roots, nella definizione dell’autrice) possa diventare una forte leva di posizionamento.

Aziende, politici e brand utilizzano spesso, nel loro narrarsi, questo tipo di posizionamento.

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Decisori ambidestri

Tom Davenport, in questo articolo sul blog di Harvard Business Review, lancia un’idea sulle modalità di decision making da coltivare in un’organizzazione (che dovrebbero diventare oggetto del suo prossimo libro).

Davenport porta due esempi opposti:

  • un’azienda che non ha un sistema formalizzato di raccolta di informazioni e di decision making, ma che ora, con una grande messe di dati disponibili circa i gusti dei consumatori e le loro evoluzioni, si trova nella situazione di volerne e doverne sviluppare uno
  • un’organizzazione nella quale, invece, lo sviluppo di un sistema formalizzato di decision making basato su dati è stato per molto tempo un punto di forza, ma che, di fronte ad una decisione molto rilevante, ha visto questo sistema fallire.

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Il consumo delle idee

Ieri ho partecipato a Pavia al 2° Convegno Nazionale sulla narrazione d’impresa – Narrare il consumo, con un intervento su

Il consumo delle idee. Narrarsi tra insegnamento e posizionamento.

Molti interventi interessanti, su temi come

  • Come si narrano i consumi
  • Il marketing narrativo
  • Consumo, narrazione e web management
  • Mercati conversazionali e social network
  • Infotainment e narrazione
  • Narrazione e HR management
  • Applicazioni del digital storytelling nel consumo
  • Storytelling e mondo politico

Penso tornerò su alcune relazioni, che hanno dato stimoli molto interessanti.

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Tra diteggiatura e interpretazione

Mi succede spesso, durante i miei percorsi formativi sulla comunicazione, di raccontare questo episodio:

Mi è capitato, una volta, di assistere alle esercitazioni di una pianista.
Ha iniziato la sua sessione di training eseguendo alcuni esercizi di diteggiatura, con i quali si allenano la forza e il movimento delle dita.

Poi, dopo una buona mezz’ora, ha attaccato con l’interpretazione di un notturno di Chopin. Alla fine dell’esecuzione, pur capendo molto poco di musica, mi sono fatto spiegare il perché di alcune scelte rispetto alla velocità di esecuzione, e alla forza di alcuni passaggi.

Le spiegazioni della pianista davano un senso al termine “interpretazione”. Il pianoforte e la musica di Chopin erano, in quel momento, un modo di esprimere se stessa. Ho colto qualcosa di molto denso dietro a quelle parole…

Allora, mi è sorta una domanda: che cosa c’entra tutto questo con un esercizio tecnico ripetitivo come la diteggiatura?

La sua risposta mi ha raccontato qualcosa del mio mestiere: “La diteggiatura, mi ha detto, serve per fare in modo che, quando eseguo un notturno di Chopin, le mani possano stare dietro alla testa e al cuore”.

Mi pare che, anche in ottica di comunicazione, questa piccola storia possa raccontare qualcosa del rapporto tra tecnica e interpretazione.

Borges, un’idea della letteratura (e, forse, della comunicazione)

Su Mente e Cervello di giugno, uno speciale dedicato al tema della memoria, con alcuni articoli interessanti (che magari riprenderò nei prossimi giorni).
Mi è piaciuto particolarmente il pezzo di Sebastian Dieguez che analizza il celebre racconto di BorgesFunes, o della memoria” (“Funes el memorioso” nel titolo originale), svelando come il grande scrittore, con il suo linguaggio immaginifico, riveli una conoscenza profonda dei meccanismi della memoria, e di tutti i problemi connessi a questi meccanismi.

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Avatar: la preminenza del come

Ieri ho assistito alla proiezione di Avatar di James Cameron.
Idea non particolarmente originale…
Non sono un cinefilo, quindi è probabile che queste note pecchino della stessa mancanza di originalità.
Voglio, comunque, condividere una considerazione con voi.
Uscendo dalla proiezione, ieri sera, mi sono detto che la trama è, se non banale, senz’altro troppo frequentata per riuscire ad avvincere completamente. Tanto che, dopo la prima mezz’ora, il finale è già scontato.
I personaggi sono piuttosto piatti, e gli stereotipi la fanno da padroni (gli scienziati fanno gli scienziati, i militari i militari e  i cinici i cinici, in modo quasi grottesco).
Oltretutto, su Pandora, un pianeta in cui le montagne sono sospese nell’aria e la natura è così eccezionalmente (e creativamente) diversa da quella che conosciamo, i Na’vi (la razza aliena che abita il pianeta) sono semplicemente troppo simili a.
Detto questo, non sono riuscito a dire a me stesso che il film non valesse il prezzo del biglietto: mi sono chiesto perché.

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