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Anatomia di un’idea

Scrivo abbastanza poco, in questi giorni. Poche idee, e non delle migliori.
Però ho ascoltato parecchio, quello sì. Convegni, lezioni, conversazioni.
Alcuni davvero interessanti.
Di quelli che esci ed hai la sensazione di portarti via un’idea nuova, che dà senso ad un pezzo di mondo.

Mi è accaduta anche una cosa un poco più curiosa.
Ho partecipato, qualche giorno fa, ad una conferenza in cui l’argomento trattato rientrava tra i miei interessi di studio.
Miei, ma di nessun altro dei partecipanti.
Per questo, il relatore ha espresso, giustamente, alcuni concetti di base.
Chi ha partecipato si è portato a casa, appunto, un pezzo di senso.
Ora, si dà il caso che molte delle affermazioni “forti” e dirimenti di quel ragionamento fossero, per usare un eufemismo, poco supportate dalla letteratura.
Eppure, la loro verosimiglianza ha generato un assenso unanime, supportato poi da alcuni esempi in cui è stato piuttosto naturale per i partecipanti identificarsi.
Ho fatto, alla fine, un piccolo esperimento.
Ho parlato con una delle partecipanti, chiedendole di ricordare una di queste affermazioni chiave “illuminanti”. Mi ha confermato di essersi perfettamente identificata nell’idea e nell’esempio conseguente.
Poi, ho preso l’idea, l’ho riconfezionata in modo da giungere a conclusioni opposte.
Mantenendo nella sostanza lo schema linguistico e logico di riferimento, ho costruito un esempio coerente, e le ho chiesto che cosa ne pensasse. Come sospettavo, quest’altra idea, opposta alla prima, pareva anch’essa altrettanto illuminante, e vera.

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