Gaudì… ad Harvard

 

Le riflessioni che abbiamo condiviso sulla mia visita alla Sagrada Familìa sono diventate un post per il blog di Harvard Business Review.

 

L’articolo lo trovate qui:

Leadership, Architected by Gaudì

 

Se volete lasciarmi dei commenti in inglese, vi chiedo di farlo direttamente sul blog di Harvard, mentre se volete commentare in italiano, questo è il posto adatto.

Chunking

Bell’articolo di Rosabeth Moss Kanter su Harvard Business Review.
Il titolo è Zoom in, Zoom out.
Si parla della capacità di utilizzare, nell’analisi delle situazioni e dei problemi, prospettive diverse. Una che si sa concentrare sui dettagli, l’altra che astrae visioni generali (possiamo chiamarli processi di chunking up – dal particolare al generale, e di chunking down – dal generale al particolare).
Moss Kanter raccomanda di non fossilizzarsi e rimanere bloccati soltanto su uno dei due processi (dividendo il mondo in opposti: caratteristico vs strutturale, situazionale vs strategico, eccetera).

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Leadership tag cloud

Per un percorso di formazione sulla leadership, in questi giorni sto analizzando i programmi di alcuni tra i seminari di maggior richiamo e prestigio.

Harvard Business School non può mancare, naturalmente, nell’elenco.

Oggi mi è venuta una curiosità: ho inserito in Wordle i programmi dei loro sei principali percorsi sulla leadership.
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Non giudicare

Qualche giorno fa, durante un corso di formazione sul public speaking, ho raccontato un episodio, più o meno così:

Stavo frequentando un workshop formativo a Firenze: un incontro di due giornate.
Era primavera, l’aria era frizzante e profumata ed avevamo aperto le finestre della sala conferenze per poter godere della frescura.
Il trainer ci stava conducendo attraverso un esercizio di rilassamento attraverso una visualizzazione.
Ci descriveva un paesaggio montano, con un laghetto e ci invitava ad immaginare di camminare, respirando lentamente, verso lo specchio d’acqua.

“Ad ogni passo, ci diceva, sentite di entrare sempre più profondamente dentro voi stessi”.
Ogni immagine descritta nella visualizzazione si concludeva con una frase del tipo “e questa visione vi aiuta ad entrare sempre più profondamente dentro voi stessi”.

A questo punto, fuori dalla finestra, nel cortile dell’hotel nel quale si teneva il corso, parte il rumore di un martello pneumatico.

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Vale la pena celebrarsi?

Un paio di cose a cui ho assistito, e che mi hanno fatto riflettere.
Vi pongo semplicemente la domanda che mi hanno suscitato, a voi considerazioni ed eventuali risposte.

Primo episodio.
Lunedì scorso, a Nove in punto (la trasmissione condotta da Oscar Giannino su Radio24), era ospite Giorgia Meloni, ministro della Gioventù. Tema: la Festa Nazionale del 17 marzo prossimo.

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Tutti (più o meno) uguali

Su Wittgenstein, Luca Sofri intervista Jeff Bezos, il fondatore di Amazon.
L’intera intervista è piuttosto interessante.
Sottolineo un passaggio. Si parla dell’apertura di Amazon in Italia, avvenuta il 23 novembre scorso, con un certo ritardo rispetto a molti altri Paesi europei.

Quindi il mercato italiano ai suoi occhi non è diverso da quello di altri paesi europei dove eravate già arrivati, come la Francia o la Germania?
No. Voi eravate pronti per l’e-commerce da tempo: eravamo noi a non essere pronti.

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Montessori in azienda

Su The New York Times, un’intervista a Jeremy Allaire di Brightcove tocca molti temi che hanno a che vedere con la gestione e lo sviluppo delle risorse umane e della leadership.

Si va dalla selezione delle persone in fase di start-up alla creazione di un senso di urgenza per il cambiamento, dall’approccio alle aspettative di carriera a quello verso i momenti di avversità.
Tutto l’articolo merita una lettura.

A colpirmi più di tutto è stata la risposta alla prima domanda, che fa da cornice e da filo conduttore a tutta l’intervista.

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Premiare il processo decisionale

Dan Ariely presenta spesso idee che provocano la riflessione.
Questa volta, in un articolo per Harvard Business Review, se l’è presa con il fatto che spesso i manager vengono valutati sulla base dei risultati delle loro decisioni, piuttosto che sulla qualità del processo decisionale, senza tenere conto del fatto che diversi fatti accidentali e imprevedibili potrebbero essere la causa della cattiva performance.

Quella che dovrebbe essere valutata, invece, è la qualità del processo decisionale che ha portato a quei risultati.

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Leadership, estroversione, proazione

Un breve, ma molto interessante articolo su HBR Italia di Dicembre, scritto da Adam M. Grant, Francesca Gino e David A. Hofman: I vantaggi nascosti di un leader tranquillo.
La tesi, risultato di due ricerche svolte dagli autori, infrange il luogo comune per cui gli estroversi sarebbero in assoluto i leader più efficaci.
In realtà, sostengono gli autori, l’estroversione è un tratto della personalità che favorisce l’efficacia in termini di leadership soltanto a condizione che il gruppo non sia proattivo.
In caso contrario, quando, cioè, i collaboratori sono attivi nel presentare idee e soluzioni, un leader introverso si dimostra più capace di ascoltare, apprezzare, motivare i collaboratori. I leader estroversi, spesso, si sentono minacciati da collaboratori proattivi.

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Mou

Un paio di giorni or sono, passeggiando in libreria, sono stato attratto da un libro: L’alieno Mourinho, di Sandro Modeo.
A dire il vero, ad attirarmi non è stato tanto il titolo (non sono un patito del pallone), quanto il sottotitolo, citazione dallo stesso Mou:

Chi sa solo di calcio non sa niente di calcio

Mi è sembrata una di quelle frasi che hanno a che fare con un sacco di cose della nostra vita. Che, se alla parola calcio ci sostituisci un’altra parola (qualsiasi?), ti racconta qualcosa di interessante.

Il libro non l’ho, alla fine, comprato.
Però mi è parsa una buona riflessione per un martedì mattino di pioggia, almeno qui da me.