Intelligenza Emotiva

focus_extra28.jpgPer il numero in edicola di Focus Extra ho curato un test (lo trovate a pagina 84) sull’Intelligenza Emotiva.
Abbiamo cercato di offrire qualche spunto di riflessione sulle competenze che, insieme, contribuiscono a una vita emotivamente soddisfacente.
Il test è centrato su:
Competenze personali
– Consapevolezza di sè
– Padronanza
– Motivazione
Competenze sociali
– Empatia
– Abilità nelle relazioni interpersonali.

Come sempre, attendo commenti, critiche, proposte e feedback.

Età mentale & Memoria

focus2.jpg

Per il numero di Focus in edicola (rinnovato nella grafica, mi pare in maniera brillante) ho preparato un test.

Risolvendo alcuni giochi di varia tipologia, è possibile calcolare la propria “età mentale“.

Il calcolo del punteggio si basa sia sul numero di quesiti risolti correttamente, sia sul tempo impiegato.

Se qualcuno si fosse cimentato nel test, mi piacerebbe ricevere feedback e pareri.

__________________________________________________________

braintrainer.gif

E’ in edicola (anche allegato a Focus) anche Braintrainer, l’evoluzione di Focus Giochi & Enigmistica.

Il format è nuovo e riposiziona la rivista.

Per questo numero ho curato un “Training di memoria”.

Anche qui, mi piacerebbe ricevere feedback e commenti.

Altari da costruire e pozioni magiche

I
Ieri ho avuto l’occasione di ascoltare l’antropologo Francesco Remotti.
Ha parlato di una popolazione nigeriana: gli Ibo.
Costruiscono degli altari.
Fanno certamente anche altro. Ma quello che mi interessa è che costruiscono altari.
Impiegano un paio d’anni, una ventina di Ibo, per costruire un altare.
E, appena lo hanno terminato, che fanno?
Lo abbandonano alle interperie e alla distruzione.
Bizzarro.
Gli antropologi hanno una spiegazione per tutto questo: per gli Ibo quel che importa non è il prodotto, ma il processo.
Quel che importa non è l’altare, è l’atto di costruirlo.
Una volta terminata la costruzione, inizia un nuovo processo: quello dell’abbandono e della distruzione.

II
Ieri sera mia moglie ha assistito ad una dimostrazione, di quelle che si fanno casa per casa.
Una di quelle in cui una tua amica cerca di venderti dei prodotti (creme, schiume e altre amenità del genere, nello specifico). E non si rende conto che, così, è un pezzo di amicizia che sta mercificando.
Ma non è questo che ha attratto la mia attenzione.
Maddalena, mia moglie, è rimasta sorpresa dalla quantità di miracoli che una venditrice può promettere.
La chiamerei “sindrome da pozione magica”.
Uno delle maniere più in voga per venderti qualcosa è quella, mi pare, di prometterti una soluzione “per delega” ad un qualsiasi problema.
Vuoi dimagrire? Ecco la pillola!
Natiche sode? Basta una crema!
Pozione magica, appunto.

Che c’entrano gli altari da costruire con le pozioni magiche?
Non so se siete d’accordo: a me sembrano due metafore della vita.
L’attenzione al processo contro l’attenzione esclusiva al risultato.
Oggi mi viene da amare la prima.
Perché le pozioni magiche mi sanno di soluzione annichilente.
E mi pare che la vita, al contrario, richieda l’assunzione di responsabilità del realizzare ciò che nessun altro può fare al nostro posto.

Sulla scrivania in questi giorni….

Vorrei, periodicamente, condividere con voi la mia scrivania. Non che vi voglia tutti a casa mia. Piuttosto, mi piace l’idea di farvi sapere che cosa sto leggendo, quali sono i libri aperti e perché. E, magari, ci aggiungiamo qualche citazione, qualche vostro commento. Cose così, destrutturate….

Ecco i libri aperti in questi giorni

La terapia dell’azienda malatadown10.gif
di G. Nardone, R. Mariotti, R. Milanese, A. Fiorenza

libro1.jpg

Nardone & C. mi avevano già ispirato questo post.

Trovo davvero affascinante l’approccio strategico alla problem solving.
Quel che più mi piace è il distacco dal modello causale e deterministico, per accogliere la complessità  e la causalità circolare.
E poi mi piace l’attenzione al “come” avvengono le cose, piuttosto che al “perché”.
Gli interventi strategici sono finalizzati a cambiare i “come” disfunzionali, e generano effetti a catena per cui piccoli cambiamenti possono generare grandi differenze.

Eccone le caratteristiche essenziali , come le hanno delineate gli autori stessi

a) I modelli di intervendto vengono costruiti sulla base degli obiettivi da raggiungere piuttosto che sulle indicazioni di una forte teoria a priori;

b) La logica utilizzata nella costruzione delle strategie è di tipo costitutivo-deduttivo piuttosto che ipotetico-deduttivo, in modo da adattare la soluzione al problema ed evitare che sia questo ad adattarsi alle soluzioni;

c) Invece di orientare gli interventi a partire da un’indagine sulle casue dei fenomeni, si induce il cambiamento ricorrendo a una filosofia dello stratagemma;

d) Il modello di intervento è sottoposto a un costante processo di autocorrezione ed evita di perserverare con tentativi di soluzione che non producono esiti positivi, e che spesso esacerbano il problema che dovrebbero risolvere.

Finzionidown02.gif
Jorge Luis Borges

Jorge Luis BorgesJorge Luis Borges

libro2.jpg

Da qualche tempo, più che alla lettura, mi dedico sempre più spesso alla ri-lettura.
Vorrà dire qualcosa?

Questo è un libro che ho molto amato. Tanto che mi capitava spesso di maneggiarne qualche pagina sparsa.
Da molti anni non lo aprivo. Probabilmente è per questo che ho voluto ripartire dall’inizio. Non so se arriverò alla fine, anche perché il piacere della lettura è punteggiato qua e là da un po’ di nostalgia. E, si sa, non tutti i giorni sono buoni per la nostalgia.

Effetto Medici
di Frans Johanssondown02.gif

libro3.jpgSono a poche pagine… non mi sono ancora fatto un’idea precisa della qualità di questo libro.
Lo leggo (anche) per recensirlo per E&M.
A giorni vi racconto come va.

Lovemarks

em02.gif

Ho scritto per il sito di Economia & Management una recensione del libro di Kevin Roberts Lovemarks“.
Per vederla è necessario registrarsi (gratuitamente) alla community.
Ecco il link della recensione e quello per la registrazione alla community

Per chi desidera commentare la recensione (o il libro), questo è il luogo adatto.

James G. March [2]

Sempre nell’intervista a James G. March su Harvard Business Review Italia, citata nel post precedente:

Domanda: Lei stesso è un poeta. Perché scrive poesie?

Risposta di March: Non so bene perché scrivo poesie. Non sono neppure sempre sicuro che si tratti di poesie. Hanno a che fare con l’amore per la bellezza e la grazia della vita, oltre all’amore per la sua efficienza o efficacia. Penso che siano la bellezza della razionalità e la sua utilità che mi attraggono. E’ la bellezza delle emozioni e dei sentimenti che suscita il mio interesse. La poesia è un modo per contemplare e aumentare questa bellezza, ma anche l’assurdità della sua presenza nelle pattumiere della vita. La poesia celebra i sensi; celebra i sentimenti in modi che altre cose non sanno fare. E’ anche un luogo dove si può giocare con lo splendore, il suono e la combinazione tra le parole. E di solito questo non si fa in altri generi letterari.

E’ bello incontrare poesia e bellezza dove non te le aspetti. Nello scrivere saggistico, per esempio.
Adoro la scrittura porosa, dove narrativa, poesia e saggistica si intrecciano e dove sono immagini, suoni, sentimenti (grazia, insomma) a consegnarti i concetti.