5 anni e 16 giorni

Ecco, lo sapevo… mi è sfuggito.
Il quinto compleanno di questo blog, intendo.

Il primo post risale, infatti, al 19 novembre 2006.

C’era scritto questo:

Ci sono, forse, molti modi per aprire un blog.

Il mio è questo:

“La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla”
(Gabriel Garcia Marquez)

Benvenuti…

Lo scriverei, probabilmente, ancora così. Eppure molte cose sono cambiate, e anche molte delle mie idee.

E, a pensarci bene, sono cambiate grazie proprio a questo blog.

Qualche giorno fa un’amica mi ha riferito di un’intervista in cui Ivano Fossati, parlando della sua volontà di lasciare i palcoscenici dopo quest’ultima tournée, la spiega con il voler ritrovare il gusto di guardare le cose in modo “ingenuo” (sono parole mie, non di Fossati), di non dover più osservare incontri, eventi, la vita che ti viene incontro con il filtro di doverne per forza fare la fonte di ispirazione per la prossima canzone.
Se è una forma di stanchezza, questa, mi pare una bella forma. Forse la più bella.

Che, però, non mi appartiene (ancora).
Sarà che i vostri commenti, gli scambi che avvengono qui (ma anche fuori di qui, nelle mail che mi mandate, nelle richieste di un parere, nel darmi i vostri pareri) stanno, ancora, cambiando il mio modo di vedere il mondo e le cose.
E di questo non sono (ancora) stanco.

Per questo, voglio continuare a guardare le cose cercando un’idea per il prossimo post.

Per il resto, solo grazie.

 

Delle regole e delle possibilità

Ieri, alla School of Management del Politecnico di Milano, un interessante incontro con Roger Abravanel, Andrea Guerra, Roberto Nicastro.
Si parlava di come conciliare crescita ed austerità.
Oggi riassumo un paio di concetti espressi da Abravanel che mi hanno solleticato. In un prossimo post, invece, mi dedicherò ad una questione di fondo che, un po’ sottotraccia, ha percorso il dibattito e che mi pare meriti un discorso a sé.

Le due idee di Abravanel hanno a che vedere con il tema delle regole (argomento del suo ultimo libro) e con quello delle possibilità di ripresa del nostro Paese. Continua a leggere

Non era una questione di prodotti. Si parlava di futuro.

Ho atteso qualche giorno. Credo di non avere nulla di originale da dire sulla morte (anzi, meglio, sulla vita) di Steve Jobs.
Utilizzo i prodotti pensati da lui e dalla sua azienda, ma non sono ciò che si può definire un fan (anche se trovo il mio MacBook Pro il migliore compagno di lavoro inanimato che abbia mai avuto).
Mi infastidisce, però, una certa saccenza che si incontra qua e là in rete. Condivido, allora, i miei due cents.

Il primo: su twitter ho postato questo

Stavo pensando ad un aggettivo che potesse descrivere Steve Jobs. Mi è venuto “rinascimentale”. 

Credo che questo sia la prima lezione: per lui non era una questione di prodotti, era una questione di visione del futuro. E una visione del futuro, se vuole essere tale, è per forza di cose interdisciplinare, contaminata, vorrei dire universalistica. In questo senso, rinascimentale.
E per realizzarla c’è bisogno di presidiare quotidianamente la visione, ma vale altrettanto l’intervento sul piccolo dettaglio. Perché una cosa come questa non la realizzi da solo. E, allora, ogni occasione è buona per trasmetterne un pezzo, anche piccolo, a qualcun altro.

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Squadre che puntano in alto

Il prossimo 14 ottobre, insieme a Mauro Berruto (head coach della Nazionale Italiana di Volley), un evento molto interessante.

Gli argomenti e le parole chiave della giornata:

    • La differenza tra Potenziale e Risultato
    • Come creare un ambiente motivante:
      • Da risolvere a allenare a risolvere
      • Da vincere a convincere
      • Dalla centralità del capo alla centralità del gruppo
    • Le lezioni che il volley ci può trasmettere:
      • Collaborazione, sincronia, senso del team
      • La squadra come organismo
      • Il cambiamento come opportunità
      • Lo sviluppo del’l’autostima
    • La squadra: come costruirla
      • La mission, lo scopo, la strategia, i valori
      • Gli atteggiamenti
    • Scegliere i giocatori
      • La fame di vittorie
      • Atteggiamento, atteggiamento, atteggiamento
    • Costruire una Mentalità vincente
      • L’ossessione per il miglioramento
      • Debellare la cultura degli alibi
      • Il desiderio di sfidare i migliori

Il programma completo lo trovate qui.

Se la cosa vi interessa, potete rivolgervi ad Assocamuna.

Quattro chiacchiere con…

Da una conversazione con l’amico Mauro Berruto, un’idea: fare un paio di domande “in parallelo” ai lettori dei nostri blog (quello di Mauro lo trovate qui).

Vi chiedo, dunque:

1) Se tu potessi sederti a fare quattro chiacchiere con un personaggio contemporaneo e vivente, chi vorresti incontrare?

2) Che cosa vorresti chiedergli/le?

Anch’io sto stilando le mie liste (di persone e di domande).

Che condividerò qui, naturalmente, una volta raccolti i vostri suggerimenti.

Ditemi, allora…

 

Libri in valigia 2011

Puntuale, di questa stagione, il post con il quale mi piacerebbe condividere la lista dei libri che ciascuno di noi, quest’anno, si porterà in valigia, approfittando della frescura della montagna o del lettino al mare (o di qualsiasi altra cosa, ovunque siate) per leggere e, nel caso, ri-leggere.

Per ora, ho preparato questi:

Umberto Eco
Costruire il nemico – e altri scritti occasionali

Mi interessa esplorare la logica della dinamica amico-nemico e della creazione del consenso attraverso la costruzione di nemici da temere.

Come scrive Eco sulla quarta di copertina

“Per tenere i popoli a freno, di nemici bisogna sempre inventarne, e dipingerli in modo che suscitino paura e ripugnanza”

Guy Kawasaki
Enchantment
The art of changing hearts, minds and actions

Non ho ancora letto nulla di questo autore, ho voglia di capire che cosa ha da raccontare.

Mario Calabresi
Cosa tiene accese le stelle
Storie di italiani che non hanno mai smesso di credere nel futuro

Mi piace molto il suo modo di dirigere La Stampa.

Vincenzo Latronico
La cospirazione delle colombe

Sono stato attratto dal risvolto di copertina:

Lottiamo ogni giorno per inseguire il successo, il denaro, la felicità. Ma cosa fare quando il talento non basta e il gioco pulito non conduce a niente? Quanti fallimenti ci vogliono perché una colomba si trasformi in falco?

Ho ancora un po’ di posto: suggerimenti?

Voi, che cosa vi portate?

 


Per chi volesse altri suggerimenti, i libri degli scorsi anni: 2010200920082007


Fortini assediati e costruzione dell’identità

In questi giorni si stanno incrociando alcune riflessioni a partire dalle considerazioni fatte sulla Festa Nazionale del 17 marzo, da questo post di Gianluca Briguglia e da alcune conversazioni con persone che stimo molto per la loro profondità di pensiero e di impegno.

Parto dalla domanda che ho lasciato nei commenti al post citato poco fa: vale la pena rinunciare a “spaccare il capello in quattro”, e, quindi, magari, anche a una quota di verità per creare momenti di celebrazione identitari?

Le risposte (a partire da quella della Meloni che ha dato origine al post, fino a quelle degli avventori del blog) mi pare propendano per il sì.

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Best of 2010

Come lo scorso anno, un post dedicato a “tirare le somme” degli articoli e degli argomenti più letti e più commentati nel 2010.

Innanzitutto, ha suscitato parecchio interesse l’argomento del rapporto tra leadership e competenze specifiche, trattato in questo post, ampiamente commentato:

Una domanda su leadership e competenze

che mi pare legato a quest’altro:

La leadership sull’esperienza

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Ancora su esperienza e formazione

Il commento di Luigi Mengato al post Formazione Vs Esperienza, oppure no? mi ha portato ad alcune riflessioni, che vorrei condividere con voi.
Affermavo, in quel post, che la formazione dovrebbe fornire quei modelli attraverso i quali massimizzare l’apprendimento che deriva dalle esperienze.
Il commento di Luigi:

[…] è per questo che motivo che ritengo molto efficace la modalità formativa esperienziale (soprattutto in versione Outdoor) piuttosto che l’aula frontale.
Sarei curioso di conoscere la tua opinione.

Eccola:

Credo anch’io che la modalità formativa esperienziale presenti una serie di vantaggi rispetto all’aula frontale.

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Executive MBA MIP nella classifica di FT

Lo scorso 25 ottobre il Financial Times ha pubblicato la sua classifica dei migliori Executive MBA del mondo.
Gli EMBA del MIP sono entrati per prima volta nella classifica, al 94° posto, unici Executive MBA italiani.

Il commento dalla pagina Facebook del MIP:

Il Financial Times conferma la School of Management del Politecnico di Milano fra le migliori scuole del mondo. Nel Ranking Executive MBA 2010 appena pubblicato, infatti, l’EMBA del MIP entra per la prima volta tra i migliori 100 al mondo, unico programma italiano in classifica, al 94° posto. Già lo scorso anno il MIP era stato inserito dal prestigioso quotidiano economico londinese tra le 70 migliori business school europee, potendo vantare in classifica ben tre programmi: l’Executive MBA (anche a livello europeo l’unico EMBA italiano riportato nel ranking), l’MBA Full time e il Master of Science in Ingegneria Gestionale.