Multitasking e produttività

Chi pensa (e io sono tra questi) che eseguire più compiti contemporaneamente (il cosiddetto multitasking) sia un segnale di efficienza, forsa dovrà ricredersi.
Una ricerca pubblicata sul numero di agosto del Journal of Experimental Psychology: Human Perception and Performance sostiene, infatti, che il multitasking potrebbe in realtà ridurre la produttività.

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Time management e comunicazione circa il tempo

Durante le ultime settimane ho tenuto un paio di incontri formativi (4 ore ciascuno) frutto della partnership tra Mindpoint e l’Ordine dei Dottori e Ragionieri Commercialisti di Brescia.
Il titolo dell’intervento era: Priorità 1: il Tempo. La gestione del tempo per il professionista e i suoi collaboratori.
Alle due sessioni hanno partecipato circa 200 commercialisti in totale.
Condivido le slide dell’evento, che mi è parso molto interessante.

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Corso Time Management

Permettetemi un piccolo spot: Mindpoint organizza per il 14 e 15 novembre prossimi un corso aperto al pubblico.
Il titolo è “Time management. Come valorizzare al meglio il proprio tempo e le proprie risorse“.
La location è davvero bella e particolare: il Museo Mille Miglia di Brescia.
Il docente sono io…

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Obiettivi ben formati

Un nuovo basic, che questa volta ha a che vedere con il goal setting, più precisamente con il tema degli obiettivi ben formati.

Obiettivi S.M.A.R.T.

Le teorie sulla costruzione di obiettivi ben formati sono parecchie.
La più famosa è quella secondo cui gli obiettivi che poniamo a noi stessi o ad altri dovrebbero essere “S.M.A.R.T.“.

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Una breve riflessione sulla fretta

Oggi Sebastiano Zanolli ha pubblicato un mio guest post.
Si intitola “Una breve riflessione sulla fretta“.
Parla di come la comunicazione sul tempo influenzi i comportamenti di singoli e gruppi.

Eccolo, buona lettura!

E sul blog di Sebastiano trovate molte riflessioni davvero interessanti.

Procrastinazione e perfezionismo

Affrontando il tema della procrastinazione (mi ci sto dedicando per integrare alcuni contenuti del mio modulo sul time management), capita spesso di sentire citare il perfezionismo come una delle principali cause della tendenza a rimandare l’esecuzione dei compiti.

In realtà, non tutte le tipologie di perfezionismo sono causa di procrastinazione. Una ricerca recente condotta da Jeffrey Kilbert (Oklahoma State), Jennifer Langhinrichsen-RohlingMotoko Saito (University of South Alabama) pone alcune questioni interessanti.

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Procrastinazione

Al termine dell’ultima lezione che ho tenuto all’Executive MBA del MIP (si parlava di Time Management e dell’impatto della comunicazione circa il tempo sulle dinamiche di gruppo), mi sono trattenuto con alcuni partecipanti che mi hanno fatto alcune domande sulla tendenza a procrastinare (a rimandare continuamente l’esecuzione di compiti).

Tra i blog di Psychology Today, ce n’è uno, tenuto da Timothy A. Pychyl, specificamente dedicato a questo argomento.

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Una segnalazione

Da Michele, che ha partecipato ad alcuni miei corsi al MIP, ricevo una segnalazione di lettura: si tratta di “Il caso Petraeus – il generale che ha cacciato Al Qaida dall’Iraq“, di Daniele Raineri.
Io non l’ho ancora letto, ma Michele mi dice che offre spunti molto interessanti sulla leadership, la gestione delle risorse umane e la gestione del tempo…

Furore competitivo

In una situazione competitiva può accadere di assumere decisioni avventate per il semplice fatto che ci si lascia guidare dal “furore competitivo“. Questo, almeno, sostengono Deepak Malhopra, Gillian Ku e J. Keith Murninghan in un articolo pubblicato da HBR Italia.
In questi casi il processo di decision making devia dalla razionalità per puntare verso la vittoria ad ogni costo, dove spessissimo questo costo è eccessivo rispetto ai vantaggi procurati.
I fattori in grado di stimolare gli stati emotivi adrenalinici che gli autori chiamano “furore competitivo” sono:

  • la rivalità: più questo fattore è intenso (specie se si tratta di una rivalità tra due soli soggetti, un testa a testa) e più ci si allontana dalla razionalità decisionale
  • il fattore tempo: tempi brevi per scegliere diminuiscono la capacità di individuare le informazioni rilevanti e conducono ad affidarsi in maniera eccessiva a visioni semplicistiche
  • i riflettori: più una scelta è “visibile” e, quindi, sotto i riflettori (dell’organizzazione, del gruppo, dei mass media…) più si riduce la capacità di analizzare e risolvere i problemi

Naturalmente, l’importanza di questi fattori è altissima anche nei processi di negoziazione.

Nell’articolo vengono suggerite  alcune strategie per attenuarne l’impatto:

  • Rivalità
    • Elaborare i contratti in modo da prevenire rivalità
    • Adottare il punto di vista del concorrente
    • Affiancare coloro che avvertono in maniera più forte il senso di rivalità
    • Quantificare in anticipo i costi che si è disposti a sostenere
  • Fattore tempo
    • Prorogare o eliminare le scadenze arbitrarie
    • Cambiare l’ambiente di riferimento per ridurre la percezione della pressione del tempo
  • Riflettori
    • Distribuire la responsabilità tra tutti i membri di un team
    • Calcolare un “prezzo di riserva” prima di essere sotto i riflettori dell’azienda o della stampa

Come già accennato qui, i fattori emotivi hanno un impatto altissimo sul processo di decision making.
È interessante anche notare come il fattore tempo sia uno dei driver fondamentali.
Il che, in ottica di time management, ha una sua importanza.
Credo che ci tornerò sopra…

Il senso del tempo

Su Mente & Cervello dello scorso maggio, un articolo piuttosto affascinante sulla percezione del trascorrere del tempo.
Pascal Wallish vi illustra come il nostro senso del tempo sia piuttosto fallace, e che la percezione del suo trascorrere imprecisa.
La conclusione è curiosa:

    […] è possibile che non si arrivi mai a sapere davvero per quale motivo l’evoluzione ci abbia dotato di molti sensi altamente affidabili, vere e proprie meraviglie di ingegneria neurale, per poi lasciarci un senso del tempo così suscettibile alle distorsioni.
    Ma anche se le spiegazioni evolutive sono spesso speculative, voglio proporre una possibile ragione. Ogni secondo che passa è una risorsa finita di opportunità nella vita di un organismo. Se per sopravvirere devo raccogliere cibo, e trascorro ore intere senza mettere insieme qualcosa per la cena, il lento passaggio dei momenti di noia mi spingerà a darmi da fare. D’altra parte, se troverò cibo disponibile ovunque, le ore passeranno rapide, e continuerò allegramente a riempire il mio sacco. È plausibile che questo senso del tempo elastico aiuti gli animali a gestire le loro attività meglio di quanto potrebbe fare un senso più esatto.
    È un’ipotesi su cui potreste aver voglia di riflettere, la prossima volta che avrete un po’ di tempo da perdere.

Un senso del trascorrere del tempo impreciso e approssimativo, quindi, potrebbe essere una efficace strategia di gestione del tempo… ha ragione Wallish: fale la pena rifletterci.