Sei miti da sfatare sulla creatività

Abbiamo già avuto modo di confrontarci, in questo articolo, con il pensiero di Teresa Amabile, docente ad Harvard e studiosa dei temi legati alla creatività.
In una intervista a Fast Company, mostrando i risultati di una ricerca frutto dell’analisi delle attività quotidiane di oltre 200 persone (per un totale di 12.000 giornate), smonta sei miti e luoghi comuni legati alla creatività ed agli ambienti e le pratiche la favoriscono.

Ecco le idee che dovremmo toglierci dalla testa:

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10 cose da sapere sulla procrastinazione

Un articolo interessante su Psychology Today.
Già l’inizio è provocatorio:

    Ci sono molti modi per evitare di avere successo, ma uno dei più sicuri potrebbe essere la procrastinazione.
    I procrastinatori si auto-sabotano.
    Mettono ostacoli sul loro stesso cammino. In realtà, scelgono cammini che compromettono la loro performance.

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Creatitivà e tempo

Continua serrato, in questi giorni, il confronto con i partecipanti alle mie lezioni.
Questa volta il tema è la gestione del tempo, e la mia affermazione secondo cui, nella comunicazione circa il tempo, un leader deve presidiare tre messaggi fondamentali:

  • Primo messaggio: la creazione di un linguaggio condiviso circa i concetti di urgenza / importanza / priorità
  • Secondo messaggio: la definizione di un obiettivo che riguarda la gestione del tempo: ridurre il più possibile l’area della crisi
  • Terzo messaggio: la gestione delle principali strategie per ottenere questo obiettivo: delega, programmazione, proazione, definizione di confini

 In particolare, l’attenzione è sul secondo messaggio: l’area della crisi è quell’area che comprende quelle attività che, per la loro urgenza e poca prevedibilità e per la loro importanza, e quindi per il loro impatto sugli obiettivi, sono fonte di stress e, spesso, di scarsa efficacia.
Francesco Moschetti (grazie per lo stimolo!) mi fa notare come molti  ritengono di performare meglio proprio quando l’attività è poco prevedibile sottolineando come alla base di questa convinzione ci sia, forse, una certa confusione tra pressione sul tempo e senso di sfida.

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Public speaking e Time management in luglio

Un paio di segnalazioni su percorsi formativi che ho in programma per le prossime settimane con Mindpoint:

9-10-11 Luglio – Brescia
Il pubblico nelle tue mani
L’obiettivo è il trasferimento delle tecniche più efficaci per affrontare con successo presentazioni pubbliche, per gestire una riunione, per comunicare con efficacia informazioni ed idee.
Il corso ha un’impostazione pratica e pragmatica, ed è diretto a tutti coloro che affrontano presentazioni nei diversi ambiti e contesti (riunioni ristrette o allargate, convegni, meeting …) e che desiderano migliorare le proprie performance di comunicazione in pubblico.
Tutti i dettagli qui

17-18 Luglio – Brescia
Priorità 1: il tempo
L’obiettivo, in questo caso, è il trasferimento pratiche che consentano di valorizzare al meglio il proprio tempo, in funzione degli obiettivi da raggiungere. Questo programma basa la propria efficacia su un mix di competenze centrate sia sulla gestione del tempo che sulla capacità di stabilire e perseguire i propri obiettivi.
Durante l’intero percorso formativo viene posta grande attenzione al processo soggettivo di valorizzazione del tempo, al fine di individuare insieme punti di forza e aree di miglioramento rispetto alle attuali strategie.

 


Sul tema del public speaking e di come costruire una strategia di comunicazione in pubblico ho scritto un libro: Designing Presentations. Più informazioni qui

Worklife Balance

L’ultimo libro di Sebastiano ZanolliIo, società a responsabilità illimitata” è ricco di spunti e provocazioni davvero interessanti (non che mi aspettassi qualcosa di diverso…)
Ne colgo una, perché ha a che vedere con un tema su cui sto riflettendo in questi giorni:

    Tenete presente che sempre di più il tentativo di ottenere un “worklife balance“, il bilanciamento tra vita professionale e personale, separando chiaramente le due aree, come parlassimo di massa grassa e massa magra, è una chimera.
    È l’idea di un tempo andato, in cui o si era a casa o si era nei campi con i buoi.
    Ora si è sempre ovunque in qualsiasi momento.
    Si è tutto in tutti i momenti.
    Pensare di tagliare in due o più la vita non funziona.
    È la centratura personale da cercare, il centro di gravità permanente dell’io, non impossibili frullati esistenziali con un terzo di… un terzo di… un terzo di…
    Capacità di essere uno sempre, non molti a volte.

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La formula della procrastinazione

Su Mente & Cervello di Aprile, un articolo sulla procrastinazione, nel quale vengono ripresi molti degli spunti trattati qui negli ultimi mesi.
Per quanto riguarda i suggerimenti concreti, hanno tutti più o meno a che vedere con il fatto che porsi obiettivi specifici sembra inbire la tendenza a procrastinare.
Meglio, quindi, sempre specificare, in fase di programmazione, dove e quando metteremo in atto un comportamento specifico.
Piuttosto che un obiettivo del tipo “perderò peso“, quindi, è meglio dire a se stessi “domani a pranzo mangerò soltanto un’insalata“. Questo, naturalmente, implica il suddividere gli obiettivi in attività che possano essere oggetto di propositi di questo tipo.

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Contro la procrastinazione, pensa concreto!

Di procrastinazione abbiamo già parlato in alcune occasioni.
Una ricerca di Sean McCrea (Università di Costanza) illustrata su Psychological Science propone una soluzione.
L’indagine svolta da un team di psicologi capitanati da McCrea aveva come obiettivo di comprendere se ci fosse una qualche relazione tra il modo con cui pensiamo ad un’attività e la tendenza a procreastinare.
In pratica, siamo portati a vedere alcune attività come psicologicamente “distanti” e questo accresce la tendenza a posporle piuttosto che affrontarle immediatamente.

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C’è obiettivo e obiettivo

Ci sono due modi diversi di porsi un obiettivo: uno è quello di orientare la formulazione dell’obiettivo stesso in termini di “che cosa si vuole ottenere“, l’altro è quello di pensare, invece, a “ciò che si vuole evitare“. In PNL questi due approcci vengono chiamati “Andare verso” e “Allontanarsi da“.
Il più delle volte uno stesso obiettivo può essere posto in entrambi i modi, a seconda di quale lato della medaglia si osservi.
Potrei voler iniziare una dieta per “rimettermi in forma e vivere in salute” oppure per “evitare malattie cardiocircolatorie“.
La domanda è: il modo di “incorniciare” l’obiettivo, ha una qualche influenza sul suo raggiungimento e sulla soddisfazione che ne deriva?

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Ancora sui buoni propositi

Chi, all’inizio dell’anno, non ha stilato la sua lista dei buoni propositi per il 2009 scagli la prima pietra.
Oggi, 28 gennaio, quanti di questi propositi sono sopravvissuti, per quanti si può registrare almeno un passo avanti?
Nel 1998 Elizabeth Miller e Alan Marlatt della University of Washington hanno condotto una ricerca per indagare quali sono i fattori che determinano una maggiore probabilità di soddisfare i buoni propositi e raggiungere gli obiettivi.

Hanno scoperto che le persone che mettono in campo un costante processo di revisione dei loro progressi e trovano il modo di superare gli ostacoli hanno più possibilità di farcela.

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Multitasking e produttività

Chi pensa (e io sono tra questi) che eseguire più compiti contemporaneamente (il cosiddetto multitasking) sia un segnale di efficienza, forsa dovrà ricredersi.
Una ricerca pubblicata sul numero di agosto del Journal of Experimental Psychology: Human Perception and Performance sostiene, infatti, che il multitasking potrebbe in realtà ridurre la produttività.

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