The Fundamental Attribution Error

Su FastCompany.com, un articolo (con video) di Dan Heath sul Fundamental Attribution Error, definito come la tendenza a sottostimare l’impatto dei fattori situazionali come causa dell’altrui comportamento, e la conseguente sovrastima del ruolo dei fattori legati alla personalità.
Heath porta un esempio relativo ad Amanda, una donna che lavora per Nike in Vietnam.

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Reincorniciare

Lo scorso sabato verso le 18 e 30, di ritorno da una lezione al MIP, mi sono imbattuto nella trasmissione “La rosa purpurea”, su Radio24, un programma settimanale dedicato al cinema.
Tra le anticipazioni, “Il padre dei miei figli”, ritratto (drammatico e reale, visto che si è ispirato alla vita di Humbert Balsan) di un produttore cinematografico francese totalmente dedito al suo lavoro e alla sua famiglia, morto suicida.

La storia è narrata con gli occhi della moglie (lo si deduce dal titolo), interpretata da Chiara Caselli.

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Turpiloqui

Sul blog di Harvard Business Review, un articolo molto interessante di Dan McGinn sull’uso strategico di un registro linguistico basso e volgare.

McGinn prende le mosse da una frase pronunciata da Obama durante un’intervista alla NBC circa il disastro ambientale del Golfo del Messico. Il Presidente ha detto che uno degli obiettivi che si è posto durante i meeting sulla crisi è quello di determinarewhose ass to kick.”

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Il Centro mondiale delle domande

Del mio preferire le domande alle risposte avevo già scritto qui.

Questa mattina, ascoltando il podcast del Festival delle Scienze 2010, un intervento di John Brockman, fondatore di Edge, mi ha molto colpito.
Racconta proprio della nascita di Edge, e di come tutto il progetto si basi sull’importanza delle domande.

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Borges, un’idea della letteratura (e, forse, della comunicazione)

Su Mente e Cervello di giugno, uno speciale dedicato al tema della memoria, con alcuni articoli interessanti (che magari riprenderò nei prossimi giorni).
Mi è piaciuto particolarmente il pezzo di Sebastian Dieguez che analizza il celebre racconto di BorgesFunes, o della memoria” (“Funes el memorioso” nel titolo originale), svelando come il grande scrittore, con il suo linguaggio immaginifico, riveli una conoscenza profonda dei meccanismi della memoria, e di tutti i problemi connessi a questi meccanismi.

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10 lezioni di leadership da 10 presidenti

Su Inc. un articolo che prende spunto dalle figure di 10 presidenti degli Stati Uniti per trarne altrettante lezioni di leadership.

Mi sembra un bel catalogo.

Ecco i presidenti, e le relative lezioni.

George Washington
Non dubitare della tua autorità.

La costituzione USA dice poco circa i poteri conferiti al Presidente: Washington ha interpretato questo suo ruolo utilizzandone appieno il potenziale di potere e di influenza, e non limitando il proprio stile di leadership.

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Evangelist

Ho trovato molto interessante l’editoriale di Riccardo Luna sul numero in edicola di Wired Italia.
Nella sostanza, il messaggio è che, se si vuole cambiare questo Paese e traghettarlo verso il futuro, è necessario un patto tra coloro che sanno di nuove tecnologie e che ne vedono il potenziale impatto di crescita sia economica che culturale, e quelli che invece queste stesse tecnologie le guardano con timore (e a volte con sospetto) e che, a detta di Luna, sono la maggioranza.

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Incongruità

Su Mente e Cervello in edicola in questi giorni, un articolo di Kevin Dutton intitolato I maestri della persuasione.
Ci sono un paio di spunti interessanti.
Il primo è un aneddoto che mi pare un bell’esempio di comunicazione strategica:

Prendiamo, per esempio, la storia del re di Francia Luigi XI, un incrollabile sostenitore dell’astrologia.
Quando un cortigiano predisse correttamente la morte di un membro della casa imperiale, il re si preoccupò che l’avere alla sua corte un simile indovino potesse minare la sua autorità.

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Mapping

Il 22 aprile scorso ho tenuto una lezione di Proacademy sul Mapping; sulla possibilità, cioè, di rappresentare idee e progetti in una struttura che non sia semplicemente quella lineare che il nostro modo di scrivere e rappresentare il pensiero utilizza regolarmente.
Condivido un paio di riflessioni.

La dittatura della logica lineare di rappresentazione del pensiero ha un padre: la stampa a caratteri mobili.
Dal momento della sua diffusione il genere umano è stato in grado di produrre testi a costi relativamente bassi, purché fossero strutturati attraverso l’utilizzo, appunto, di una rappresentazione lineare del pensiero (il susseguirsi delle parole sul foglio).
In quel momento avviene il divorzio tra parola e immagine.
Prima, infatti, era comune trovare forme di rappresentazione del pensiero nelle quali immagini e parole convivevano e nelle quali, anzi, era proprio l’immagine a fare da struttura allo scritto.

Quello che vedete è un dettaglio della rappresentazione della cosiddetta “Torre della Sapienza”, un’immagine che si trova in varie versioni nei codici medioevali, nella quale, appunto, l’immagine fa da guida e da struttura al testo: le parole sono posizionate in modo che il loro pieno significato sia compreso leggendole all’interno dell’immagine della torre.

La Torre della Sapienza

Per esempio, osservando il dettaglio della base della Torre, l’articolazione (lineare) del discorso che sta alla base di questa rappresentazione potrebbe essere tradotta in questo modo:

“La Torre della Sapienza ha a suo fondamento l’Umiltà (scritta alla base).
Si regge su quattro colonne, che sono le quattro virtù cardinali (infatti, ogni virtù sta scritta su una colonna): Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza.
Non soltanto, ogni colonna ha una base e un capitello, su cui sono scritte delle parole che sono in relazione con ciascuna virtù.
Per esempio, la colonna della Prudenza ha come base la Diligenza e come capitello il Consiglio.
Questo significa che la Prudenza si basa sulla Diligenza e fa da supporto al Consiglio.”

E via discorrendo, fino a mappare diverse centinaia di informazioni in una sola vista sinottica.
Mi pare che questo esempio spieghi bene come la rappresentazione lineare della conoscenza, assieme a molti vantaggi, porti con sé anche molti limiti. E quali siano, viceversa, le potenzialità del mapping.

Obiettivo del mapping è, infatti, proprio superare questi limiti, anche perché i vincoli tecnologici da cui questi stessi limiti derivavano ormai sono superati da tempo.
Si apre, allora, un’ampia possibilità in termini di comunicazione: quella di rappresentare la conoscenza attraverso strutture non lineari (o, per lo meno, non unicamente lineari).

Fatte queste premesse, quali sono, allora, le caratteristiche che deve possedere un mapping efficace?

Credo siano, essenzialmente, due:

  1. Deve esserci coerenza tra i mezzi espressivi e la struttura del campo di conoscenza che i mezzi stessi devono rappresentare.
  2. Le stesse informazioni devono essere leggibili a diversi livelli di profondità, a seconda delle esigenze di chi deve usufruire delle informazioni e delle conoscenze mappate.

Sono, mi pare, proprio questi i vantaggi sostanziali che si possono trarre da rappresentazioni non lineari di idee o di progetti.
Naturalmente, ciascuno di noi, in questo senso, usa (spesso in maniera inconsapevole) il mapping.
Un suo uso strategico e supportato da conoscenze ed esperienze, però, potrebbe davvero fare una certa differenza in ottica di eleganza ed efficacia della comunicazione.

Del resto, che cos’altro ha fatto se non questo Hans Rosling con la sua rappresentazione dello sviluppo economico e demografico che abbiamo conosciuto qui?

Il tema mi sembra fertile, mi riprometto di tornarci presto.

 


Sul tema del public speaking e di come costruire una strategia di comunicazione in pubblico ho scritto un libro: Designing Presentations. Più informazioni qui

Una piccola riflessione su dettagli e perfezionismo

Una premessa: ho il sospetto che questo post sia più un “eccesso d’analisi” da parte mia, che un commento ad un fatto che possa avere un qualche rilievo pratico per me o per qualcuno di voi. Se così fosse, fatemelo sapere nei commenti.

Il fatto da cui parto è questo: ho passato la Pasqua a Roma con la mia famiglia. Sono salito su uno dei bus panoramici che permettono un tour di alcune delle zone più belle della città, il tutto condito da una audioguida multilingue.

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