Il prezzo del feedback

Uno degli articoli più commentati e letti in questi giorni tra i blog di Harvard Business Review è questo di Peter Bregman.
L’ho trovato interessante, per tre aspetti.

Il primo ha a che vedere con il messaggio di fondo dell’articolo: chiedere suggerimenti e feedback su un proprio lavoro presenta molti vantaggi, ma ha anche dei costi.
Il più rilevante di questi costi è la perdita di sicurezza in sé. La conseguenza di questa perdita è che, spesso, ci appiattiamo sui desideri, le preferenze, le aspettative altrui, perdendo la nostra autenticità. Su questa strada si può arrivare alla paralisi creativa, e all’incapacità di fare scelte controcorrente.

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Il consumo delle idee

Ieri ho partecipato a Pavia al 2° Convegno Nazionale sulla narrazione d’impresa – Narrare il consumo, con un intervento su

Il consumo delle idee. Narrarsi tra insegnamento e posizionamento.

Molti interventi interessanti, su temi come

  • Come si narrano i consumi
  • Il marketing narrativo
  • Consumo, narrazione e web management
  • Mercati conversazionali e social network
  • Infotainment e narrazione
  • Narrazione e HR management
  • Applicazioni del digital storytelling nel consumo
  • Storytelling e mondo politico

Penso tornerò su alcune relazioni, che hanno dato stimoli molto interessanti.

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Tra diteggiatura e interpretazione

Mi succede spesso, durante i miei percorsi formativi sulla comunicazione, di raccontare questo episodio:

Mi è capitato, una volta, di assistere alle esercitazioni di una pianista.
Ha iniziato la sua sessione di training eseguendo alcuni esercizi di diteggiatura, con i quali si allenano la forza e il movimento delle dita.

Poi, dopo una buona mezz’ora, ha attaccato con l’interpretazione di un notturno di Chopin. Alla fine dell’esecuzione, pur capendo molto poco di musica, mi sono fatto spiegare il perché di alcune scelte rispetto alla velocità di esecuzione, e alla forza di alcuni passaggi.

Le spiegazioni della pianista davano un senso al termine “interpretazione”. Il pianoforte e la musica di Chopin erano, in quel momento, un modo di esprimere se stessa. Ho colto qualcosa di molto denso dietro a quelle parole…

Allora, mi è sorta una domanda: che cosa c’entra tutto questo con un esercizio tecnico ripetitivo come la diteggiatura?

La sua risposta mi ha raccontato qualcosa del mio mestiere: “La diteggiatura, mi ha detto, serve per fare in modo che, quando eseguo un notturno di Chopin, le mani possano stare dietro alla testa e al cuore”.

Mi pare che, anche in ottica di comunicazione, questa piccola storia possa raccontare qualcosa del rapporto tra tecnica e interpretazione.

La produttività del knowledge worker

In questi giorni ho assistito ad una sessione di brainstorming di un gruppo di knowledge worker che aveva come focus strumenti e pratiche per migliorare il loro coinvolgimento, la loro motivazione e, last but not least, la loro produttività.
Mi ha impressionato come la stragrande maggioranza delle proposte avanzate avesse a che vedere con la comunicazione e l’interazione tra loro e con le diverse parti dell’organizzazione.

Sono andato, allora, a rileggermi un articolo pubblicato su McKinsey Quarterly qualche giorno fa, che focalizza proprio questo punto.

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Verbalizzazione grafica

Su Harvard Business Review Italia di settembre ho trovato alcuni spunti interessanti.
Il primo: un articoletto intitolato “Stanchi di PowerPoint? Provate questa alternativa“.
Daniel McGinn parla di verbalizzazione grafica: tutte quelle tecniche e metodologie che hanno a che vedere con la visualizzazione grafica delle informazioni che possono emergere da un articolo, una riunione, un brainstorming, eccetera.
La tecnica è datata, ma, a quanto pare, la stanchezza per l’uso (e l’abus0) delle slide come strumento di supporto alle riunioni e alle presentazioni l’ha riportata in auge in molte organizzazioni.

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Be stupid

Su Mente e Cervello di agosto, Fancesco Cardinali analizza la campagna pubblicitaria di Diesel “Be stupid” e le ragioni del suo successo.
Secondo Cardinali, sono due gli stratagemmi comunicativi utilizzati dagli autori della campagna: la tecnica del ribaltamento e l’espediente dell’antagonista.

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Come comunicare aspettative e obiettivi

Su Forbes.com, Sangeeth Varghese sta pubblicando una serie di articoli sul team management.
Nel primo ha spiegato come, attraverso il meccanismo della profezia che si autorealizza, comunicare obiettivi ed aspettative sfidanti possa condurre le persone a raggiungere gli obiettivi stessi.
Ho parlato anch’io di questo effetto qui.
Nel secondo articolo della serie, pubblicato in questi giorni, si è concentrato su come comunicare questo tipo di obiettivi e di aspettative.

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Educare il cliente

Avevo già sottolineato qui come l’insegnare possa diventare una questione di posizionamento.

Su Bloomberg Businessweek, un breve articolo di John Tozzi illustra come George Siemon, CEO di Organic Valley Co-op, una cooperativa di agricoltori produttori di cibi biologici, abbia affrontato la recessione proprio mettendo in campo un programma di educazione dei propri potenziali clienti.

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Mind reading

Sul suo blog per Nòva100, Luca Chittaro sviluppa un ragionamento interessante, a partire dalle capacità telepatiche. A quel che dice, le nostre scarse capacità di “leggere nel pensiero” altrui, specie per quanto riguarda i loro giudizi nei nostri confronti (metapercezione), avrebbero a che vedere con la differenza tra il modo con cui ragioniamo su noi stessi e quello con cui ragioniamo sugli altri.
In particolare, quando ragioniamo su noi stessi tendiamo ad essere estremamente specifici, a concentrarci sui dettagli, a tenere conto dell’influenza del contesto.
Quando ragioniamo sugli altri, al contrario, tendiamo a generalizzare e ad astrarre. Continua a leggere

Cialdini e il principio del consenso

Il nuovo numero di Vendere di più ospita una interessante intervista a Robert Cialdini, autore del notissimo Influence: how and why people agree to things, testo nel quale vengono enumerati i 6 principi psicologici che portano le persone a rispondere “Sì” ad una richiesta.
Mi capita spesso di ripercorrere questo testo, ricco di spunti e di ispirazioni.
Durante l’intervista a Mirco Gasparotto, lo stesso Cialdini riassume i suoi 6 principi.

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