Ansia del futuro e dilatazione del presente

Enrico Letta mi sembra un politico interessante, sotto molti punti di vista.
Ho appena terminato la lettura del suo libro “Costruire una cattedrale“.
C’è un’idea di fondo, che anima la sua visione della politica e dell’economia: la crisi (economica, ma anche sociale) che stiamo vivendo affonda le sue radici nel “presentismo”, nell’atteggiamento diffuso di sacrificare il futuro (e gli investimenti che questo richiede) al presente ed alle visioni di breve periodo.
I sintomi: cicli politici sempre più brevi, sindrome da trimestrale, incapacità di realizzare riforme anche impopolari (sia politiche che economiche), ma che gettano le basi per la prosperità delle future generazioni.
E gli effetti sono sotto gli occhi di tutti.

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Worklife Balance

L’ultimo libro di Sebastiano ZanolliIo, società a responsabilità illimitata” è ricco di spunti e provocazioni davvero interessanti (non che mi aspettassi qualcosa di diverso…)
Ne colgo una, perché ha a che vedere con un tema su cui sto riflettendo in questi giorni:

    Tenete presente che sempre di più il tentativo di ottenere un “worklife balance“, il bilanciamento tra vita professionale e personale, separando chiaramente le due aree, come parlassimo di massa grassa e massa magra, è una chimera.
    È l’idea di un tempo andato, in cui o si era a casa o si era nei campi con i buoi.
    Ora si è sempre ovunque in qualsiasi momento.
    Si è tutto in tutti i momenti.
    Pensare di tagliare in due o più la vita non funziona.
    È la centratura personale da cercare, il centro di gravità permanente dell’io, non impossibili frullati esistenziali con un terzo di… un terzo di… un terzo di…
    Capacità di essere uno sempre, non molti a volte.

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La formula della procrastinazione

Su Mente & Cervello di Aprile, un articolo sulla procrastinazione, nel quale vengono ripresi molti degli spunti trattati qui negli ultimi mesi.
Per quanto riguarda i suggerimenti concreti, hanno tutti più o meno a che vedere con il fatto che porsi obiettivi specifici sembra inbire la tendenza a procrastinare.
Meglio, quindi, sempre specificare, in fase di programmazione, dove e quando metteremo in atto un comportamento specifico.
Piuttosto che un obiettivo del tipo “perderò peso“, quindi, è meglio dire a se stessi “domani a pranzo mangerò soltanto un’insalata“. Questo, naturalmente, implica il suddividere gli obiettivi in attività che possano essere oggetto di propositi di questo tipo.

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Contro la procrastinazione, pensa concreto!

Di procrastinazione abbiamo già parlato in alcune occasioni.
Una ricerca di Sean McCrea (Università di Costanza) illustrata su Psychological Science propone una soluzione.
L’indagine svolta da un team di psicologi capitanati da McCrea aveva come obiettivo di comprendere se ci fosse una qualche relazione tra il modo con cui pensiamo ad un’attività e la tendenza a procreastinare.
In pratica, siamo portati a vedere alcune attività come psicologicamente “distanti” e questo accresce la tendenza a posporle piuttosto che affrontarle immediatamente.

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Workaholic

Workaholics, ossia persone per cui lavorare non è una scelta, ma una necessità interiore a cui non si può sfuggire.
Su Mente e Cervello di marzo, un articolo di Andrea Castiello d’Antonio illustra caratteristiche e rischi di questa patologia.
Il tratto più subdolo della dipendenza da lavoro è il suo essere congruente (al contrario della maggior parte delle altre dipendenze) con le aspettative sociali: essere produttivi, infatti, è una delle attese più pressanti della società in cui viviamo.

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Sebastiano Zanolli, le idee, la formazione

Sebastiano Zanolli ha rilasciato un’intervista per “Il sole 24 ore” di giovedì scorso.
Argomento: come uscire dalla crisi.
La ricetta di Sebastiano è, come sempre, centrata sull’uomo, sulle sue risorse, sulla sua capacità di trasformare la difficoltà in opportunità di crescita, la paura in risorsa interiore.
Il titolo dell’articolo dice molto: “Fuori dal tunnel con idee e formazione“.

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Diventare manager

Il passaggio da “persona che sa fare bene il proprio lavoro” a “manager che sa coordinare e organizzare il lavoro altrui” è una di quelle transizioni che mietono vittime.
Su Harvard Management Update, in una conversazione con Linda A. Hill, ci si chiede che cosa può fare il capo di una persona che sta vivendo questa transizione per aiutarla a superarne le inevitabili criticità.

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Tanzan e Ekido

Presente su vari siti e su alcuni libri (questa versione la trovate qui), questa storia zen mi pare un bell’auspicio per tutti gli avventori di questo blog.

    Tanzan, un vecchio monaco, e il suo studente, Ekido, percorrevano insieme una strada fangosa. Lungo il cammino si travarono di fronte un ruscello, e videro in piedi sulla riva, esitante, una bellissima giovane giapponese, che indossava kimono e fusciacca.
    Tanzan disse alla giovane: “
    Vieni, lascia che ti aiuti ad attraversare” e, senza aggiungere altro, la sollevò, se la caricò sulle spalle e la portò dall’altra parte del ruscello. Quando raggiunse la riva, depose la goivane con molta delicatezza. Lei lo ringraziò e il vecchio riprese il cammino.
    Ekido, lo studente, si infuriò per il comportamento scandaloso del suo cosiddetto maestro, e riuscì a ritrovare la parola solo molto più tardi, a sera.
    Quando proprio non ce la fece più, sbottò: “
    Tanzan, sai bene che a noi monaci è vietato toccare le donne. Ma cosa ti è venuto in mente? Insomma, caricarti quella ragazza sulle spalle e portarla sull’altra riva del fiume!
    Tanzan sorrise del pudore offeso del suo studente e disse con calma: “
    Io ho posato la ragazza sull’altra riva del fiume. E tu perché te la porti ancora dietro?

Buon Natale a tutti!

Impegno mantenuto

Un mese fa avevo assunto con voi un impegno: scrivere 20 post nell’arco di un mese (ricordate l’articolo “Tentazioni e autocontrollo“?).
Oggi è il 10 novembre, data di scadenza dell’impegno, e questo è il ventesimo post.
Impegno mantenuto, dunque.
A quanto pare la socializzazione dell’obiettivo ha funzionato.

Un paio di considerazioni in calce a quanto accaduto.

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Leadership e intelligenza sociale

Sul numero di ottobre di HBR Italia, un articolo di Daniel Goleman e Richard Boyatzis mette in primo piano l’importanza dell’intelligenza sociale per lo sviluppo di un esercizio efficace della leadership.
Partendo dalle scoperte più recenti delle neuroscienze (neuroni specchio, cellule a fuso, oscillatori), gli autori sostengono che l’intelligenza sociale sia un insieme complesso (e non facilmente assimilabile) di competenze relazionali e interpersonali costruite all’interno di specifici circuiti neurali.

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