Modelli formativi

La settima arte

In passato ho dedicato parecchia attenzione alle letture più gettonate tra gli avventori del blog, sia con la serie di post sui libri da mettere in valigia, sia con il post dedicato ai “5 libri della mia vita“.

Ieri, lavorando al mio prossimo intervento formativo, ho inserito uno spezzone di un film d’animazione: “Ratatouille” della Pixar Animation Studios (chi frequenta questo blog, sa di che cosa parliamo…) tra i materiali su cui avviare una riflessione.
Sono senz’altro molto più bibliofilo che cinefilo.
Quando cerco contributi creativi sia per la progettazione di percorsi formativi che per articoli o post, mi metto davanti alla mia biblioteca (fisica o mentale) e aspetto che qualcosa salti fuori.

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Appunti sui tovagliolini

Emergo ora dalla lettura di “The Back of the Napkin: Solving Problems and Selling Ideas with Pictures“.
Libro interessante e a tratti divertente.
Dan Roam si produce nel tentativo (spesso ben riuscito) di sistematizzare le dimensioni del cosiddetto “visual thinking”, quel corpus di strategie e tecniche utili a rappresentare pensieri e idee attraverso immagini, cui ho fatto cenno in questi altri articoli.
Il focus del libro è sull’utilizzo del visual thinking in ottica di problem solving, ma le stesse metodologie possono essere utilizzate in applicazioni diverse.

Il frutto della sistematizzazione di Roam è una matrice nella quale, per scegliere la tipologia di immagine da utilizzare in maniera produttiva in ogni contesto, è sufficiente rispondere ad alcune domande e collocare così la propria rappresentazione all’interno della matrice stessa.

Le due dimensioni della matrice sono

  • Which framework? – a quale (o quali) tra le sei domande fondamentali deve rispondere la rappresentazione.
    Le domande sono: Chi/Che cosa? | Quanto? | Dove? | Quando? | Come? | Perché?
  • Which version? – cioè, all’interno di una specie di mixer che Roam chiama SQVID, come si colloca il concetto da rappresentare nella 5 alternative tra:
    • Semplice | Elaborato
    • Qualità | Quantità
    • Visione | Esecuzione
    • Individuale | Comparativo
    • Cambiamento | Situazione attuale (As is). La D finale sta per Delta.

Definite queste due dimensioni, la matrice riassuntiva del libro è questa:

Matrice di Dan Roan

La matrice Framework / Version di Dan Roan

La lettura è interessante e provocatoria anche in termini di esposizione delle idee in contesti di public speaking (a cui è dedicata una parte del libro), anche perché propone il passaggio dall’uso delle slide a supporto della presentazione, all’uso di disegni, per lo più creati al momento.

Back to the Flip chart, verrebbe da dire.
E credo che in molti contesti il suggerimento abbia una sua validità.

 


Sul tema del public speaking e di come costruire una strategia di comunicazione in pubblico ho scritto un libro: Designing Presentations. Più informazioni qui

Varietà, appropriatezza e utilizzo dei modelli

In questo post, ho tentato di illustrare due delle logiche fondamentali della formazione, o, almeno, di quella di cui mi occupo io.
Le due logiche illustrate sono:

  • la logica della varietà: far crescere la possibilità di scelte comportamentali diversificate
  • la logica dell’appropriatezza: tra queste possibilità, isolare la scelta (e, quindi, la strategia) più adatta in ogni situazione.

Ho fatto, in quel contesto, cenno all’idea che la logica dell’appropriatezza si basa sull’essere in grado di cogliere e isolare quali siano le variabili davvero rilevanti.

Quest’ultima affermazione merita un breve approfondimento.

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MBA vs dimensione etica?

Quello della relazione tra etica dei comportamenti e formazione manageriale è stato uno dei temi che hanno percorso in questi ultimi anni il dibattito sui grandi e piccoli crack e sul risparmio tradito.
La vulgata recita che i manager che si fregiano di un MBA sarebbero più propensi ad assumere comportamenti eticamente discutibili rispetto alla media, vista la forte focalizzazione di questi percorsi formativi sui risultati di business, anche a discapito dello scrupolo etico.

Su Forbes, Freek Vermeulen smentisce questa tesi, sulla base dei risultati di una ricerca empirica svolta dal Professors Daniel Slater .

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Mou

Un paio di giorni or sono, passeggiando in libreria, sono stato attratto da un libro: L’alieno Mourinho, di Sandro Modeo.
A dire il vero, ad attirarmi non è stato tanto il titolo (non sono un patito del pallone), quanto il sottotitolo, citazione dallo stesso Mou:

Chi sa solo di calcio non sa niente di calcio

Mi è sembrata una di quelle frasi che hanno a che fare con un sacco di cose della nostra vita. Che, se alla parola calcio ci sostituisci un’altra parola (qualsiasi?), ti racconta qualcosa di interessante.

Il libro non l’ho, alla fine, comprato.
Però mi è parsa una buona riflessione per un martedì mattino di pioggia, almeno qui da me.

Il consumo delle idee

Ieri ho partecipato a Pavia al 2° Convegno Nazionale sulla narrazione d’impresa – Narrare il consumo, con un intervento su

Il consumo delle idee. Narrarsi tra insegnamento e posizionamento.

Molti interventi interessanti, su temi come

  • Come si narrano i consumi
  • Il marketing narrativo
  • Consumo, narrazione e web management
  • Mercati conversazionali e social network
  • Infotainment e narrazione
  • Narrazione e HR management
  • Applicazioni del digital storytelling nel consumo
  • Storytelling e mondo politico

Penso tornerò su alcune relazioni, che hanno dato stimoli molto interessanti.

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Borse di studio per la scuola Assocamuna

Vi ho già accennato qui alla Scuola di Alta Formazione Assocamuna, iniziativa molto interessante sia per il format che per gli attori in gioco.

Segnalo che sono disponibili anche quattro borse di studio che coprono l’intero costo di iscrizione alla scuola per neo-laureati o neo-imprenditori.

Il bando è scaricabile direttamente dal sito di Assocamuna.

Riprendo, qui di seguito, parte del comunicato stampa che pubblicizza scuola e borse di studio.

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Varietà e appropriatezza

Mi succede sempre più spesso di condividere in aula alcune considerazioni sulle logiche generali della formazione, con riferimento, in particolare, al Comportamento Organizzativo e al Personal Development, di cui mi occupo.
Credo che gli assi di sviluppo su cui si muovono questi percorsi formativi siano due: l’asse della varietà e l’asse dell’appropriatezza.

Per varietà intendo la possibilità di scelte comportamentali diversificate, per cui l’obiettivo di questa fase del percorso formativo ha a che vedere con l’introduzione di alternative comportamentali le più ampie possibile.
Per dirla con Maslow: “Quando l’unico strumento che possiedi è un martello, ogni problema comincia ad assomigliare a un chiodo”.

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Che cosa imparare dagli atleti

Quella dello sport è una metafora molto utilizzata nel mondo manageriale, per alcuni evidenti parallelismi tra l’arena competitiva agonistica e l’arena competitiva del mercato.
Su Mente & Cervello dello scorso agosto, Michelle Voss ha analizzato alcune recenti ricerche sulla psicologia dello sport e sulle capacità che chi primeggia in qualche disciplina sportiva normalmente sviluppa.
Le sue conclusioni mi pare possano essere un utile stimolo proprio per dettagliare alcuni ambiti del parallelismo sport – management.

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A confronto con i modelli

In un discorso tenuto ai laureandi della Harvard Business School e riportato su Harvard Business Review, il Prof. Clayton M. Christensen presenta alcuni concetti densi e intensi.
Tutto l’articolo vale una lettura.
Mi soffermo su un passaggio, che mi sembra attinente con il mio mestiere di formatore, e sul quale mi sento particolarmente in sintonia.

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