Modelli formativi

La fanteria che fa vincere la guerra

Chiunque abbia avuto occasione di frequentare o di insegnare in un MBA (o in qualunque programma formativo lungo, che prevede l’intervento di un gran numero di docenti diversi) conosce l’importanza della figura del programme manager.

Financial Times dedica loro un articolo, presentando un programma formativo dedicato proprio ai programme manager, e illustrando le criticità che il ruolo implica.

Se ne deducono alcuni concetti interessanti, che possono trovare applicazione per tutte le figure di coordinamento, anche in ambiti diversi da quello formativo.

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Non giudicare

Qualche giorno fa, durante un corso di formazione sul public speaking, ho raccontato un episodio, più o meno così:

Stavo frequentando un workshop formativo a Firenze: un incontro di due giornate.
Era primavera, l’aria era frizzante e profumata ed avevamo aperto le finestre della sala conferenze per poter godere della frescura.
Il trainer ci stava conducendo attraverso un esercizio di rilassamento attraverso una visualizzazione.
Ci descriveva un paesaggio montano, con un laghetto e ci invitava ad immaginare di camminare, respirando lentamente, verso lo specchio d’acqua.

“Ad ogni passo, ci diceva, sentite di entrare sempre più profondamente dentro voi stessi”.
Ogni immagine descritta nella visualizzazione si concludeva con una frase del tipo “e questa visione vi aiuta ad entrare sempre più profondamente dentro voi stessi”.

A questo punto, fuori dalla finestra, nel cortile dell’hotel nel quale si teneva il corso, parte il rumore di un martello pneumatico.

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Narrare il consumo [video]

Ho già fatto cenno al mio intervento al Convegno “Narrare il consumo – 2° Convegno Nazionale sulla narrazione d’impresa“. Il titolo della mia relazione:

Il consumo delle idee. Narrarsi tra insegnamento e posizionamento.

Ora, grazie all’Osservatorio Storytelling, è disponibile il video del mio intervento.

[yframe url='[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=e5kDv6ox0vc’]

Inoltre, sul mio canale Vimeo trovate il link anche ad una mia intervista registrata nello stesso giorno.

Le slide dell’intervento le trovate qui

I video degli interventi degli altri relatori li trovate sul canale Youtube dell’Osservatorio.

Rigore e rilevanza [2]

In questo post di qualche settimana fa, si poneva il problema del rapporto tra rigore e rilevanza nelle ricerche sul management e nella loro divulgazione.

Su Financial Times, George Yip pone esattamente la stessa questione, e ne dà un’interpretazione originale e, secondo me, con qualche importante conseguenza.

Anche quando gli accademici che si occupano di business possono raccogliere dati e condurre ricerche in temi che riguardano il business, si trovano ad affrontare la sfida aggiuntiva che la grande maggioranza delle loro scoperte – previsioni su ciò che accadrà in media – non sono utilizzabili dai manager. Continua a leggere

Crowd Accelerated innovation

Su Wired Italia, un articolo del creatore di TED, Chris Anderson.
Parla di Crowd Accelerated Innovation, e la definisce come l’accelerazione subita dall’innovazione per effetto della condivisione della conoscenza attraverso quella che egli definisce come una vera e propria killer application: il video online.

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Elogio delle limitazioni

La fine d’anno è tempo di “Best of” e classifiche varie (lo so, ci sono caduto anch’io).
Il Post non è da meno, e propone la sua selezione sfogliando tra le cose (molte e interessanti) pubblicate nel 2010.
Mi sono riletto l’articolo “Disegni che non esistono“: Gipi che parla della sua esperienza con l’Ipad.

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Rigore e Rilevanza

Un bell’editoriale di Gianmario Verona sul n. 5/2010 di Economia e Management, pone un problema che si collega, in qualche modo, a quanto andiamo discutendo sul blog in questi giorni.
La questione si può riassumere così: esiste un trade-off, negli studi di management, tra la rilevanza per la pratica imprenditoriale e manageriale e il rigore scientifico della ricerca?
Verona sottolinea come, dopo decenni in cui la rilevanza è sembrata essere il filo conduttore delle pubblicazioni di management, da qualche anno a questa parte il tema del rigore scientifico sembra aver sollevato la testa, con l’esigenza di produrre conoscenza stabile nel tempo e dimostrabile.

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Ancora su esperienza e formazione

Il commento di Luigi Mengato al post Formazione Vs Esperienza, oppure no? mi ha portato ad alcune riflessioni, che vorrei condividere con voi.
Affermavo, in quel post, che la formazione dovrebbe fornire quei modelli attraverso i quali massimizzare l’apprendimento che deriva dalle esperienze.
Il commento di Luigi:

[…] è per questo che motivo che ritengo molto efficace la modalità formativa esperienziale (soprattutto in versione Outdoor) piuttosto che l’aula frontale.
Sarei curioso di conoscere la tua opinione.

Eccola:

Credo anch’io che la modalità formativa esperienziale presenti una serie di vantaggi rispetto all’aula frontale.

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Formazione vs Esperienza, oppure no?

Mi capita spesso in questi giorni di leggere e di discutere del tema che potremmo riassumere con la domanda: “Che cosa è più importante? La formazione (e lo studio) o l’esperienza?”.

A questa domanda rispondo con una citazione (di cui non ricordo la provenienza):

In genere i giovani tendono a sopravvalutare l’importanza dello studio, gli anziani l’importanza dell’esperienza.

Nello scrivere questo post di qualche giorno fa, però, mi è venuto da riflettere sul fatto che c’è una bella differenza tra il vivere una determinata situazione e trarne un’esperienza utile, visto che mi pare evidente che non sempre massimizziamo il potenziale di apprendimento legato alle situazioni che ci capita di incontrare.

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La settima arte

In passato ho dedicato parecchia attenzione alle letture più gettonate tra gli avventori del blog, sia con la serie di post sui libri da mettere in valigia, sia con il post dedicato ai “5 libri della mia vita“.

Ieri, lavorando al mio prossimo intervento formativo, ho inserito uno spezzone di un film d’animazione: “Ratatouille” della Pixar Animation Studios (chi frequenta questo blog, sa di che cosa parliamo…) tra i materiali su cui avviare una riflessione.
Sono senz’altro molto più bibliofilo che cinefilo.
Quando cerco contributi creativi sia per la progettazione di percorsi formativi che per articoli o post, mi metto davanti alla mia biblioteca (fisica o mentale) e aspetto che qualcosa salti fuori.

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