Winning

welch.jpgSi chiama così la rubrica che Jack e Suzy Welch tengono su "Il mondo".
Rispondono, con un linguaggio pragmatico e diretto, alle domande dei lettori.

Sul numero del 15 Dicembre Giorgio Azzoni chiede:
Che cosa un professore di business come me dovrebbe fare per preparare i nostri studenti al mercato globalizzato?

Risposta (con qualche taglio):

Bè, esattamente quello che lei suggerisce: dovrebbero insegnare a essere leader e manager in culture diverse. Anzi, noi sosteniamo che le regole base del gestire le persone, in qualunque cultura, dovrebbero avere il primo posto nella lista delle materie che si insegnano. Negli ultimi due anni abbiamo visitato 35 scuole di business in tutto il mondo e ogni volta siamo rimasti sorpresi di quanto poca attenzione viene data in classe a temi come l’assunzione e la motivazione del personale, il team-building e, sì, il licenziamento. Invece, le scuole di business sembrano molto più concentrate a insegnare alti concetti come le tecnologie rivoluzionarie, la costruzione di modelli astratti per studiare scenari complessi, e cose del genere. Tutte matrie che potranno pure essere utili, soprattutto se dopo uno va a lavorare in una società di consulenza. Ma se uno vuole diventare un vero manager, deve sapere come trarre il massimo dalle persone del suo staff. […] La strategia e la finanza sono importanti, è ovvio, ma senza la gente giusta che le gestisce sono castelli in aria. […]

E se lo dice lui…

 

James G. March [1]

Su Harvard Business Review Italia, numero 5, Novembre 2006, un’intervista con James G. March.

Bel personaggio. Di quelli che parlano e ti dicono qualcosa di te, di quello che fai e, se stai ben attento, di quello che sei.

A un certo punto, a proposito della consulenza:

Nessuna organizzazione può funzionare bene se le sue toilette non funzionano, ma io non credo sia compito mio trovare soluzioni ai problemi di business. Se un manager chiede a un consulente accademico cosa fare e questo gli risponde, il consulente dovrebbe essere licenziato. Nessun accademico possiede l’esperienza necessaria per conoscere il contesto di un problema manageriale abbastanza bene per poter fornire un consiglio specifico su una situazione specifica. Ciò che un consulente accademico può fare è dire alcune cose che, se associate alla conoscenza che il manager ha del contesto, possono condurre a una soluzione migliore. E’ la combinazione tra conoscenza accademica e conoscenza empirica, non la sostituzione dell’una per l’altra, che produce un miglioramento.

Mi pare che tutto questo abbia a che fare anche con il mio mestiere di formatore.
Se, durante una sessione formativa, qualcuno mi chiede che cosa fare, ed io gli rispondo, dovrei essere licenziato.