Nemmeno uno straccio di Powerpoint

Sono reduce da una bella conferenza durata tre giornate e mezza. Le tematiche erano legate alla valutazione dei rischi occupazionali. Io mi sono concentrato sullo sviluppo delle capacità manageriali nei Responsabili dei Servizi Prevenzione e Protezione.

È stata un’esperienza davvero interessante: molti relatori preparati e capaci, con qualcosa di consistente da raccontare.

Certo, in alcuni casi (non moltissimi, a dire il vero), si è palesata una certa discrepanza tra la competenza tecnica e la capacità di comunicare. O, meglio, di costruire una strategia di comunicazione in pubblico e di metterla in campo.
Mi sono chiesto, al di là dei singoli aspetti tecnici, quali fossero gli errori più macroscopici e come si potrebbero correggere.

Sono giunto ad una conclusione, su cui vi chiedo il vostro parere.

I problemi principali sono due:

  • l’uso delle slide come materiale di supporto non alla presentazione, ma all’intero processo di comunicazione. Di questo punto ho già parlato qui
  • la mancanza di equilibrio tra esposizione dei dati ed esposizione dei significati. Mi spiego meglio: molti speaker hanno dedicato molto tempo ad illustrare tabelle (ma anche procedure o normative), per poi (visti i tempi contingentati) ritrovarsi a dover scorrere velocemente sulla loro interpretazione ed il significato attribuito a quegli stessi dati (vero cuore delle presentazioni).

Peraltro, mi pare che il secondo punto sia una delle conseguenze del primo.

Il problema fondamentale è che per molti la costruzione di una presentazione in pubblico parte con la redazione delle slide, che dovrebbe essere, invece, l’ultimo dei momenti della preparazione dello speech.
Tanto che, se dovessi dare un suggerimento agli organizzatori, sarebbe quello di tentare l’esperimento di una conferenza “slide-free”, in cui tornare all’uso della lavagna a fogli (soluzione estrema), oppure (soluzione intermedia) di invitare i partecipanti a fornire due versioni dei propri documenti: una da fornire al pubblico al termine del convegno (libera da limitazioni) ed una da utilizzare durante la presentazione, con un numero limitato di slide (direi non più di 10-15 per ogni ora)a cui siano applicate alcune delle indicazioni date qui.

Certo, non sono soltanto i relatori a farsi trascinare dallo strumento (per inciso, mi è capitato più volte di vedere speaker che facevano da supporto alle slide invece del contrario), anche i partecipanti stanno sviluppando una strana forma di dipendenza. Tanto che, durante uno degli interventi che io ho trovato più interessanti e ricchi (non a caso sviluppato senza l’uso di slide) una persona vicino ha me ha commentato così: “Nemmeno uno straccio di Powerpoint!

 


Sul tema del public speaking e di come costruire una strategia di comunicazione in pubblico ho scritto un libro: Designing Presentations. Più informazioni qui

3 commenti
  1. Luca dice:

    La soluzione delle due versioni mi sembra ottima. Personalmente sono rimasto alle presentazioni di una volta con un breve testo e un oggetto (immagine, tabella etc)da cui far partire la spiegazione: un concetto per ogni slide. Ma nella realtà aziendale mi sono scontrato con slide corpose, pesanti e con molto testo.
    E ancora peggio delle presentazioni verso l’esterno sono quelle interne per cui ormai powerpoint viene utilizzato a mo’ di documento.

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