Fil rouge

In questo periodo mi sono mosso un po’ in giro per l’Italia per alcune lezioni.
In particolare, nelle ultime due settimane mi sono trovato a passeggiare a Roma, a Piombino e nei pressi di Urbino.
Venerdì, partendo proprio per Urbino, ho scattato una foto al lago d’Iseo, dove vivo.

Messe insieme, le fotografie di questi luoghi formano un quadretto davvero niente male.

In mezzo a questi scatti, mi sono ricordato di un pensiero di Mauro, affidato qualche giorno fa alla sua pagina facebook:

Da Taormina a Trieste, i suoi caffè, la sua atmosfera letteraria e cosmopolita, Joyce, Svevo, Saba immobilizzati nelle loro statue, Magris e la sua libera intelligenza che diventerà Nobel, la bellezza di Piazza dell’Unità d’Italia, l’orrore ancora chiuso dentro alle mura della Risiera di S.Sabba. Ora Padova: altri capolavori, storia, arte. Sarò retorico, pazienza. La ricchezza del nostro paese è nelle sue differenze.

Mi sono detto che è vero: il nostro è un grande Paese. Bello, poi. E non credo soltanto per chi ci vive. Ed è bello anche, forse soprattutto, perché vive di varietà, di tante, piccole unicità. Differenze, appunto.

Mi sono detto anche un’altra cosa, però. Che forse qui sta anche il suo limite.

Sono reduce, proprio in questi giorni, da alcune esperienze in cui questo modo di sentirsi (come tante, piccole unicità) ha mostrato la corda. In due modi diversi: il primo è quello che non permette di essere sinergici anche di fronte ad una comune difficoltà. Il secondo è quello di non riuscire, tra queste piccole unicità, a trovare e dettare priorità.

Non so se riesco a spiegarmi. La gestione del nostro patrimonio artistico e culturale mi sembra un emblema. Il suo essere diffuso, come ben diceva Mauro (vorrei quasi dire pervasivo) è la sua grandezza, per cui a qualche chilometro da Urbino trovi una chiesetta che da sola varrebbe il viaggio per chi ci viene a visitare fin dall’altra parte del mondo, o a Piombino puoi respirare la brezza su un lungomare che nemmeno avrei mai sospettato tanto bello.

E qui il limite. Forse troppo unicamente belli per trovare un fattor comune, e pure per dettarci seriamente (seppure con dispiacere) delle priorità.

Metto un po’ tutto insieme. Ma mi sembra ci sia un filo rosso che tiene insieme crolli a Pompei,  cumuli maleodoranti a Napoli, TAV, No-TAV e manovre economiche fatte di tagli lineari, senza priorità. E che questo filo rosso sia, da lontano, più visibile delle belle fotografie.

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