Come voglio sentirmi?

In questi giorni ho riletto “Leadership e visione creativa” di Robert Dilts.
È un libro ricchissimo, che, a cominciare dal sottotitolo (Come creare un mondo al quale le persone desiderino appartenere), offre una visione della leadership affascinante e, a tratti, provocatoria.

C’è un passaggio che non ricordavo e che mi ha colpito:

Le capacità di leadership di una persona sono funzione del suo stato interno e dei suoi processi mentali consci. In questo senso, una performance efficace di leadership è simile ad altri tipi di performance. Gli atleti che si preparano per una competizione, dedicano alla loro condizione psicologica la stessa attenzione che prestano alla loro condizione fisica. Analogamente, la leadership efficace dipende dallo stato interno in cui la persona si trova.

Una delle domande che più frequentemente rivolgevo ai miei intervistati nel mio studio sulla leadership era questa: “Come fronteggia le situazioni di incertezza, di incongruenza e/o di complessità?” La risposta più comune a questa domanda è riassumibile in questi termini:

Anche se mi preparo adeguatamente in vista di una situazione difficile, quando mi ci ritrovo dentro non penso davvero a quel che farò o dirò o a come dovrei reagire o rispondere. Potrebbero emergere troppi aspetti ai quali non ho pensato. In quel momento penso soltanto a una cosa: ‘Come voglio sentirmi per affrontare la situazione?’. Infatti se riesco a entrare nello stato giusto mi attendo anche di poter trovare l’ispirazione.

So che si tratta di una banalità, ma, almeno a me, fa bene ricordare ogni tanto che la domanda “Come voglio sentirmi per affrontare efficacemente una situazione?” viene prima (ed è più importante) della domanda “Che cosa voglio fare?

2 commenti
  1. Francesco dice:

    Luca,
    trovo molto interessanti le parole che hai messo in evidenza.
    Certe volte mi trovo a rimanere a margine di discussioni in cui eventuali miei interventi risulterebbero (per il ritorno emozionale) analoghi al lancio di un boomerang in cui non ho valutato né quanta forza ho messo nel lancio, né la direzione e l’intensità del vento. Allora, in questi casi, mi limito ad ‘ascoltare’ il mio intimo, che mi suggerisce la parola che verbalizza l’emozione più vera che è in ballo nella discussione, più che la vera ragione della discussione. Se interpellato, pronuncio poche parole, quali ‘A me sembra che ci sia molta più… (nome dell’emozione) … che fatti concreti in questa discussione’, nella maggior parte dei casi orienta le persone ad aumentare il numero delle informazioni oggettive, abbandonando eventuali rigide prese di posizione…
    Come voglio sentirmi? Bene, desidero sentirmi bene orientando la discussione in un campo in cui mi sento molto sicuro, quello delle emozioni, piuttosto che beccarmi il boomerang in fronte. Non sempre si verificano le circostanze, ma quando si creano (o le creo) io percepisco la mia leadership. Francesco

  2. Ilaria Cardani dice:

    Non è affatto una banalità.

    La domanda “come voglio sentirmi?” mi permette di focalizzarmi sul fatto che il mio stato d’animo è in mio totale potere; che vi sono vari stati d’animo tra i quali posso scegliere e che ve ne sono di più efficaci per le diverse situazioni; di conseguenza, la gestione efficace delle situazioni è in mio potere.

    Inoltre è una domanda che mobilita l’attivazione di risorse, note e ancora ignote (nuove).

    E’ una domanda utile sempre, anche in situazioni prive di “complessità”, anche in quelle di “piacere” o piene di opportunità positive.
    Permette di utilizzare le potenzialità della situazione al cento per cento.

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