Sono i progressi a motivare

Teresa Amabile è una vecchia conoscenza degli avventori di questo blog.
Su HBR Italia di Gennaio-Febbraio a lei viene affidato il compito di articolare una delle “10 idee innovative per il 2010” (si tratta di una selezione di idee effettuata annualmente da Harvard Business Review, in collaborazione con il World Business Forum di Davos, idee che potranno contribuire a costruire un mondo migliore).
Ecco qui, in sintesi, la sua idea: i manager sono spesso convinti che a motivare i collaboratori sia “l’apprezzamento pubblico per un lavoro ben fatto”.
In realtà, un’indagine condotta su alcune centinaia di knowledge workers dimostra come il fattore motivazionale più impattante sia la percezione di progredire nel proprio lavoro.

Così viene descritto il progresso:

Nei giorni in cui i lavoratori hanno la percezione di progredire nel proprio lavoro, o ricevono un aiuto che li porta a superare gli ostacoli, le loro emozioni sono oltremodo positive e il loro desiderio di successo tocca il massimo. Nei giorni in cui hanno la sensazione di perdere tempo o di incontrare degli ostacoli nel raggiungimento di traguardi significativi, il loro umore e la loro motivazione scendono al minimo.

Questa constatazione, secondo Teresa Amabile e Steven J. Kramer (co-autore dell’articolo), è densa di conseguenze.
La prima: la motivazione dei collaboratori è, in gran parte, sotto il controllo dei manager. E non dipende da complicati sistemi di incentivazione.
Si tratta, infatti, di creare le condizioni che facilitino e non ostacolino i progressi.

Ecco come proattivamente è possibile creare sia la percezione che la realtà del progresso:

  • Preoccupatevi di chiarire gli obiettivi complessivi
  • Assicuratevi che gli sforzi dei collaboratori vengano adeguatamente sostenuti
  • Evitate di imporre scadenze così pressanti da fare sì che dei problemi marginali vengano percepiti come crisi drammatiche, anziché come opportunità di apprendimento
  • Promuovete una cultura della collaborazione
  • Facilitate i progressi in modo diretto
5 commenti
  1. Dragan Bosnjak dice:

    Vorrei introdurmi per fare un consiglio per le questioni della motivazione: leggete il libro DRIVE di Daniel Pink (lo trovate su Amazon). Spiega molte cose che diamo per scontate riguardo a ciò che noi pensiamo che motivi le persone e ciò che succede realmente…

  2. Mappe di subecumene dice:

    Al di fuori dell’ambito aziendale abbiamo spesso il problema di mantenerci motivati anche quando tutto ristagna e ci sembra che non facciamo alcun progresso. Esempio tipico: quando stiamo ponendo le basi di una professione difficile il cui decollo può prendere anche anni. Operare sulla percezione dei progressi in questi casi non aiuta.

  3. Luca Baiguini dice:

    Grazie Dragan per il consiglio di lettura.
    @mappe: è vero, le fasi di start up sono complesse da questo punto di vista. Quello che Teresa Amabile vuole dire credo riguardi proprio il fatto che le persone percepiscono il progredire nel proprio lavoro ed il supporto a questo progresso come un grande valore. E questo non dovrebbe mancare nemmeno nelle fasi iniziali di un progetto, anzi… proprio in questi momenti, come giustamente sottolinei, il bisogno è ancora maggiore.

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