Metafore in aula (e non solo)

Su “Learning News” (newsletter di AIF) di agosto, un breve e interessante articolo di Giulio Scaccia sul ruolo della metafora in ambito formativo.
Ho già dato alcuni stimoli sul ruolo delle metafore e delle storie nella comunicazione in generale e nel public speaking in particolare in questi articoli:

Riprendo alcuni concetti chiave di Scaccia che mi paiono interessanti:

  • in ambito formativo, si agisce sull’apprendimento (e sul cambiamento) a livelli diversi:
    la teoria stimola l’apprendimento cognitivo
    le esercitazioni agevolano l’apprendimento esperienziale
    le metafore e gli aforismi provocano l’apprendimento intuitivo
    il successo di un’azione formativa dipende in parte anche dalla corretta calibrazione di questi livelli
  • in particolare nell’utilizzo di metafore, il linguaggio ha una funzione fondamentale e la forza suggestiva delle parole diventa vero e proprio strumento di apprendimento e di cambiamento.
    La parole devono quindi avere il potere di facilitare associazioni e trasferimenti mentali verso “regioni” semantiche ed esperienziali potenzialmente ricche di futuri sviluppi;
  • la metafora porta alla condivisione, all’intreccio di obiettivi e aspettative tra il formatore e i partecipanti, nell’ottica di trasferire visioni e valori senza imposizione;
  • le metafore funzionano perché:
    • parlano all’inconscio
    • usano un linguaggio universale
    • presentano opzioni
    • non attaccano direttamente il problema o le persone
    • risvegliano risorse sopite
    • rendono più consapevoli
  • In aula la metafora può essere usata in vari modi:
    • in apertura: per segnare il percoso e creare stati diversi (curiosità, motivazione, fiducia)
    • in chiusura: per lasciare aperte delle domande, o per fissare dei contenuti
    • prima o dopo un concetto: per fornire una visuale più ampia, più ricca, o semplicemente diversa
  • Il formatore deve avere la capacità di cogliere il momento migliore per usare la metafora, quando i partecipanti sono più disposti ad entrare in questa dimensione analogica e simbolica.

Certo, come abbiamo già visto più volte su questo blog, l’utilizzo di metafore e storie (in ambito formativo, ma, più in generale, nella comunicazione) ha a che vedere con il mondo della tecnica, ma anche (e forse di più) con il mondo dell’arte.


Sul tema del public speaking e di come costruire una strategia di comunicazione in pubblico ho scritto un libro: Designing Presentations. Più informazioni qui

4 commenti
  1. Claudia dice:

    Un’altro autore che lavora con le storie anche se in ambito pretamente psicologico ma non solo, è Jorge Bucay, scrittore argentino, un mio connazionale, che ha scritto “Raccontami” (2005) e “Lascia che ti racconti” (2004) etrambi editi da Rizzoli. Da non perdere!!!
    Complimenti per il sito!!!
    A presto
    Claudia

  2. Luca dice:

    Grazie Claudia per i complimenti – fanno sempre piacere ;-), ma soprattutto per le segnalazioni!

  3. Giulio dice:

    Buonasera Luca, complimeti per il blog e grazie per avermi citato!
    Dal mio sito http://www.giulioscaccia.it puoi accedere al mio blog. Può essere occasioni di scambiarci qualche parere ed idea.
    Il tuo è già memorizzato!
    A presto e buon anno!
    Giulio Scaccia

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