Mestieri anticrisi

È pratica diffusa, in questi giorni e su parecchie testate, quella di individuare quei mestieri che, pur in questo periodo di profonda crisi, mantengono o addirittura accrescono il numero di occupati.
Mestieri anticrisi, insomma.
A questo riguardo, però, mi pare che si tenda a fare di tutte le erbe un fascio, e ad accomunare mestieri che tra loro hanno poco a che vedere, non perché appartengano a settori molto diversi, ma piuttosto per le ragioni stesse che ne fanno mestieri “anticrisi”.
Non mi pare inutile, quindi, cercare di tracciare una minima tassonomia di questi mestieri, almeno per quel che ne posso capire io.
Anche perché, se il messaggio implicito (e in alcuni articoli che ho letto in questi giorni mi pare proprio che di questo si tratti) è quello che “cavalcare” questi mestieri potrebbe essere una buona strategia di self-marketing, allora forse qualche considerazione più approfondita è d’obbligo.

Innanzitutto, le due dimensioni che, mi pare, entrano in gioco: ciclicità e dinamica di crescita.

Ciclicità

A questo riguardo, si possono distinguere tre tipologie di professioni:

  1. Le professioni procicliche: quei lavori che seguono il ciclo economico.
    Maggiore richiesta in fase di espansione, riduzione del numero di occupati in fase di recessione.
  2. Le professioni neutre rispetto al ciclo: si tratta di tutti quei lavori in cui il numero di occupati è indifferente rispetto al ciclo economico.
  3. Le professioni anticicliche: in questo caso il numero di occupati si comporta in maniera inversa rispetto al ciclo economico.
    Maggiore richiesta in fase di recessione, minore richiesta in fase di espansione.

Naturalmente, in un periodo di recessione, sono sotto i riflettori soprattutto i mestieri anticiclici, visto che presentano un’espansione a fronte della riduzione o della costanza nel numero degli occupati delle altre tipologie di professione.

Dinamica di crescita

La seconda dimensione in gioco è quella della dinamica di crescita, che prende in considerazione l’andamento del numero di occupati al netto degli effetti del ciclo.
In questo senso si possono distinguere:

  1. Professioni che presentano una crescita nel numero di occupati
  2. Professioni il cui numero di occupati è costante
  3. Professioni che presentano una contrazione

Questo, lo ripeto, senza tenere conto delle variazioni dovute al ciclo economico.

Naturalmente, queste due dimensioni (ciclicità e dinamica di crescita) possono essere incrociate in una matrice tre per tre, con nove situazioni diverse.
Ciascuna di queste situazioni presenta uno scenario competitivo diverso nel breve periodo, ma soprattutto nel medio-lungo periodo (a voi l’onere di un’analisi più puntuale e, se può essere interessante, aspetto vostre considerazioni nei commenti).
Credo quindi che sarebbe assolutamente miope basare una strategia di self marketing semplicemente su considerazioni di carattere congiunturale.

4 commenti
  1. riflessioni di un commercialista dice:

    se devo essere sincero trovo vergognoso come alcuni periodici inseriscano tra le aziende che assumono, lasciando intendere che sono aziende che vincono la crisi e che sono in crescita, aziende che assumono stagionalmente….
    es. se assumo animatori per i villaggi per questa estate, non sono posti di lavoro ulteriori… ma vanno a prendere il posto di quelli assunti l’estate scorsa..

  2. Luca dice:

    In effetti, la provocazione che sta dietro anche al mio post è che si deve distinguere tra mestieri in cui l’arena competitiva è ancora lontana dalla saturazione per dinamiche di lungo periodo e mestieri in cui, invece, questa non saturazione è soltanto un fatto passeggero, dovuto all’anticiclicità (oppure, come sottolinei giustamente tu) alla stagionalità.

  3. angelo dice:

    ciao Luca,
    avevo scritto anch’io sull’argomento leggendo un articolo di Ichino che mi ha rimandato la memoria ad una inchiesta di ca. un anno fa.
    Sembra che vi siano alcune centinaia di migliaia di posti vacanti,perchè gli imprenditori non trovano la mano d’opera necessaria in termini di qualifica.
    Il limite di queste indagini è il non indicare in quali settori si verifica la carenza.

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