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La formula della procrastinazione [2]

Ritorno sulla formula della procrastinazione, redatta da Pierce Steel, di cui ho già parlato qui.
Lo faccio perché, in questi giorni, ho letto il libro di Steel “Da domani non rimando più“, e l’ho trovato una fra le letture più interessanti (forse la più interessante) che mi sia capitata fra le mani su questo tema.
Steel prende le mosse dalla Temporal Motivation Theory, che spiega la procrastinazione come l’effetto di un differenziale di motivazione: finché la motivazione che ci porta verso una tentazione è maggiore della motivazione che ci porta verso l’esecuzione di un compito, il compito viene rimandato. La motivazione aumenta, però, con l’avvicinarsi della scadenza (e, quindi, della riscossione del premio o del momento di subire la punizione). La motivazione verso la tentazione, invece, tende ad essere costante e, quindi, il compito viene eseguito nel momento in cui la motivazione a produrre supera la motivazione a distrarsi.

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10 cose da sapere sulla procrastinazione

Un articolo interessante su Psychology Today.
Già l’inizio è provocatorio:

    Ci sono molti modi per evitare di avere successo, ma uno dei più sicuri potrebbe essere la procrastinazione.
    I procrastinatori si auto-sabotano.
    Mettono ostacoli sul loro stesso cammino. In realtà, scelgono cammini che compromettono la loro performance.

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La formula della procrastinazione

Su Mente & Cervello di Aprile, un articolo sulla procrastinazione, nel quale vengono ripresi molti degli spunti trattati qui negli ultimi mesi.
Per quanto riguarda i suggerimenti concreti, hanno tutti più o meno a che vedere con il fatto che porsi obiettivi specifici sembra inbire la tendenza a procrastinare.
Meglio, quindi, sempre specificare, in fase di programmazione, dove e quando metteremo in atto un comportamento specifico.
Piuttosto che un obiettivo del tipo “perderò peso“, quindi, è meglio dire a se stessi “domani a pranzo mangerò soltanto un’insalata“. Questo, naturalmente, implica il suddividere gli obiettivi in attività che possano essere oggetto di propositi di questo tipo.

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Contro la procrastinazione, pensa concreto!

Di procrastinazione abbiamo già parlato in alcune occasioni.
Una ricerca di Sean McCrea (Università di Costanza) illustrata su Psychological Science propone una soluzione.
L’indagine svolta da un team di psicologi capitanati da McCrea aveva come obiettivo di comprendere se ci fosse una qualche relazione tra il modo con cui pensiamo ad un’attività e la tendenza a procreastinare.
In pratica, siamo portati a vedere alcune attività come psicologicamente “distanti” e questo accresce la tendenza a posporle piuttosto che affrontarle immediatamente.

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C’è obiettivo e obiettivo

Ci sono due modi diversi di porsi un obiettivo: uno è quello di orientare la formulazione dell’obiettivo stesso in termini di “che cosa si vuole ottenere“, l’altro è quello di pensare, invece, a “ciò che si vuole evitare“. In PNL questi due approcci vengono chiamati “Andare verso” e “Allontanarsi da“.
Il più delle volte uno stesso obiettivo può essere posto in entrambi i modi, a seconda di quale lato della medaglia si osservi.
Potrei voler iniziare una dieta per “rimettermi in forma e vivere in salute” oppure per “evitare malattie cardiocircolatorie“.
La domanda è: il modo di “incorniciare” l’obiettivo, ha una qualche influenza sul suo raggiungimento e sulla soddisfazione che ne deriva?

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Impegno mantenuto

Un mese fa avevo assunto con voi un impegno: scrivere 20 post nell’arco di un mese (ricordate l’articolo “Tentazioni e autocontrollo“?).
Oggi è il 10 novembre, data di scadenza dell’impegno, e questo è il ventesimo post.
Impegno mantenuto, dunque.
A quanto pare la socializzazione dell’obiettivo ha funzionato.

Un paio di considerazioni in calce a quanto accaduto.

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Decidere costa fatica

La mente umana è uno strumento notevole, ma con i suoi limiti.
Alcuni studi recenti si sono concentrati proprio sull’analisi di uno di questi limiti, che ha a che vedere con l’utilizzo di una particolare funzione della mente, detta executive function.
Quando ci focalizziamo su un compito specifico per un periodo prolungato, oppure quando assumiamo una decisione (anche la più banale), stiamo utilizzando l’executive function.
Ora, il “serbatoio” di energie della executive function (executive resources) è tutt’altro che inesauribile, e la qualità delle decisioni che assumiamo (o la capacità di rimanere concentrati su un compito) diminuiscono man mano accumuliamo (senza adeguato riposo mentale) compiti di questo tipo.

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Procrastinazione e perfezionismo

Affrontando il tema della procrastinazione (mi ci sto dedicando per integrare alcuni contenuti del mio modulo sul time management), capita spesso di sentire citare il perfezionismo come una delle principali cause della tendenza a rimandare l’esecuzione dei compiti.

In realtà, non tutte le tipologie di perfezionismo sono causa di procrastinazione. Una ricerca recente condotta da Jeffrey Kilbert (Oklahoma State), Jennifer Langhinrichsen-RohlingMotoko Saito (University of South Alabama) pone alcune questioni interessanti.

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Procrastinazione

Al termine dell’ultima lezione che ho tenuto all’Executive MBA del MIP (si parlava di Time Management e dell’impatto della comunicazione circa il tempo sulle dinamiche di gruppo), mi sono trattenuto con alcuni partecipanti che mi hanno fatto alcune domande sulla tendenza a procrastinare (a rimandare continuamente l’esecuzione di compiti).

Tra i blog di Psychology Today, ce n’è uno, tenuto da Timothy A. Pychyl, specificamente dedicato a questo argomento.

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