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Mapping e visual thinking

Mapping-Sorgente-Idea

Nei venerdì di febbraio, dalle 8 alle 10 di sera tengo un corso su Mapping e Visual thinking per l’Associazione Sorgente Idea (a Darfo Boario Terme).

Se qualcuno fosse interessato, il programma sta qui.
Se, invece, avete qualche domanda, potete scriverla come commento a questo post.

 

A portata di mouse [2]

Per la seconda volta (la prima qui), alcuni link a cose interessanti che mi sono capitate a portata di mouse in questi giorni, che potrebbero stimolare a qualche riflessione.

Innanzitutto, per chi come me ama il tema del mapping, con annessi e connessi, il blog Sinsemia è una fonte di informazioni e stimoli puntuali e molto ricchi.
In questi giorni ho letto due post di Luciano Perondi:

Dal blog Attuazione, invece, un post provocatorio, che ho già segnalato sulla pagina facebook del blog:

  • Lavorare contro voglia

Non concordo con l’uso che viene fatto di alcuni termini, secondo me non sempre preciso, ma la visione generale è interessante. Continua a leggere

Appunti sui tovagliolini

Emergo ora dalla lettura di “The Back of the Napkin: Solving Problems and Selling Ideas with Pictures“.
Libro interessante e a tratti divertente.
Dan Roam si produce nel tentativo (spesso ben riuscito) di sistematizzare le dimensioni del cosiddetto “visual thinking”, quel corpus di strategie e tecniche utili a rappresentare pensieri e idee attraverso immagini, cui ho fatto cenno in questi altri articoli.
Il focus del libro è sull’utilizzo del visual thinking in ottica di problem solving, ma le stesse metodologie possono essere utilizzate in applicazioni diverse.

Il frutto della sistematizzazione di Roam è una matrice nella quale, per scegliere la tipologia di immagine da utilizzare in maniera produttiva in ogni contesto, è sufficiente rispondere ad alcune domande e collocare così la propria rappresentazione all’interno della matrice stessa.

Le due dimensioni della matrice sono

  • Which framework? – a quale (o quali) tra le sei domande fondamentali deve rispondere la rappresentazione.
    Le domande sono: Chi/Che cosa? | Quanto? | Dove? | Quando? | Come? | Perché?
  • Which version? – cioè, all’interno di una specie di mixer che Roam chiama SQVID, come si colloca il concetto da rappresentare nella 5 alternative tra:
    • Semplice | Elaborato
    • Qualità | Quantità
    • Visione | Esecuzione
    • Individuale | Comparativo
    • Cambiamento | Situazione attuale (As is). La D finale sta per Delta.

Definite queste due dimensioni, la matrice riassuntiva del libro è questa:

Matrice di Dan Roan

La matrice Framework / Version di Dan Roan

La lettura è interessante e provocatoria anche in termini di esposizione delle idee in contesti di public speaking (a cui è dedicata una parte del libro), anche perché propone il passaggio dall’uso delle slide a supporto della presentazione, all’uso di disegni, per lo più creati al momento.

Back to the Flip chart, verrebbe da dire.
E credo che in molti contesti il suggerimento abbia una sua validità.

 


Sul tema del public speaking e di come costruire una strategia di comunicazione in pubblico ho scritto un libro: Designing Presentations. Più informazioni qui

Verbalizzazione grafica

Su Harvard Business Review Italia di settembre ho trovato alcuni spunti interessanti.
Il primo: un articoletto intitolato “Stanchi di PowerPoint? Provate questa alternativa“.
Daniel McGinn parla di verbalizzazione grafica: tutte quelle tecniche e metodologie che hanno a che vedere con la visualizzazione grafica delle informazioni che possono emergere da un articolo, una riunione, un brainstorming, eccetera.
La tecnica è datata, ma, a quanto pare, la stanchezza per l’uso (e l’abus0) delle slide come strumento di supporto alle riunioni e alle presentazioni l’ha riportata in auge in molte organizzazioni.

Continua a leggere

Mapping

Il 22 aprile scorso ho tenuto una lezione di Proacademy sul Mapping; sulla possibilità, cioè, di rappresentare idee e progetti in una struttura che non sia semplicemente quella lineare che il nostro modo di scrivere e rappresentare il pensiero utilizza regolarmente.
Condivido un paio di riflessioni.

La dittatura della logica lineare di rappresentazione del pensiero ha un padre: la stampa a caratteri mobili.
Dal momento della sua diffusione il genere umano è stato in grado di produrre testi a costi relativamente bassi, purché fossero strutturati attraverso l’utilizzo, appunto, di una rappresentazione lineare del pensiero (il susseguirsi delle parole sul foglio).
In quel momento avviene il divorzio tra parola e immagine.
Prima, infatti, era comune trovare forme di rappresentazione del pensiero nelle quali immagini e parole convivevano e nelle quali, anzi, era proprio l’immagine a fare da struttura allo scritto.

Quello che vedete è un dettaglio della rappresentazione della cosiddetta “Torre della Sapienza”, un’immagine che si trova in varie versioni nei codici medioevali, nella quale, appunto, l’immagine fa da guida e da struttura al testo: le parole sono posizionate in modo che il loro pieno significato sia compreso leggendole all’interno dell’immagine della torre.

La Torre della Sapienza

Per esempio, osservando il dettaglio della base della Torre, l’articolazione (lineare) del discorso che sta alla base di questa rappresentazione potrebbe essere tradotta in questo modo:

“La Torre della Sapienza ha a suo fondamento l’Umiltà (scritta alla base).
Si regge su quattro colonne, che sono le quattro virtù cardinali (infatti, ogni virtù sta scritta su una colonna): Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza.
Non soltanto, ogni colonna ha una base e un capitello, su cui sono scritte delle parole che sono in relazione con ciascuna virtù.
Per esempio, la colonna della Prudenza ha come base la Diligenza e come capitello il Consiglio.
Questo significa che la Prudenza si basa sulla Diligenza e fa da supporto al Consiglio.”

E via discorrendo, fino a mappare diverse centinaia di informazioni in una sola vista sinottica.
Mi pare che questo esempio spieghi bene come la rappresentazione lineare della conoscenza, assieme a molti vantaggi, porti con sé anche molti limiti. E quali siano, viceversa, le potenzialità del mapping.

Obiettivo del mapping è, infatti, proprio superare questi limiti, anche perché i vincoli tecnologici da cui questi stessi limiti derivavano ormai sono superati da tempo.
Si apre, allora, un’ampia possibilità in termini di comunicazione: quella di rappresentare la conoscenza attraverso strutture non lineari (o, per lo meno, non unicamente lineari).

Fatte queste premesse, quali sono, allora, le caratteristiche che deve possedere un mapping efficace?

Credo siano, essenzialmente, due:

  1. Deve esserci coerenza tra i mezzi espressivi e la struttura del campo di conoscenza che i mezzi stessi devono rappresentare.
  2. Le stesse informazioni devono essere leggibili a diversi livelli di profondità, a seconda delle esigenze di chi deve usufruire delle informazioni e delle conoscenze mappate.

Sono, mi pare, proprio questi i vantaggi sostanziali che si possono trarre da rappresentazioni non lineari di idee o di progetti.
Naturalmente, ciascuno di noi, in questo senso, usa (spesso in maniera inconsapevole) il mapping.
Un suo uso strategico e supportato da conoscenze ed esperienze, però, potrebbe davvero fare una certa differenza in ottica di eleganza ed efficacia della comunicazione.

Del resto, che cos’altro ha fatto se non questo Hans Rosling con la sua rappresentazione dello sviluppo economico e demografico che abbiamo conosciuto qui?

Il tema mi sembra fertile, mi riprometto di tornarci presto.

 


Sul tema del public speaking e di come costruire una strategia di comunicazione in pubblico ho scritto un libro: Designing Presentations. Più informazioni qui