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	<title>Luca Baiguini &#187; Luigi Spaventa</title>
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		<title>Modelli, complessità e vulgata</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Aug 2009 08:42:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
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		<category><![CDATA[Festival dell'Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Spaventa]]></category>

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		<description><![CDATA[Da un intervento di Luigi Spaventa al Festival dell'Economia di Trento, alcune riflessioni sul rapporto tra creazione di modelli, riduzione della complessità e traduzione dei modelli stessi in strumenti concreti di intervento e, quindi, in prodotti pronti per l'uso.
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho ascoltato, in questi giorni, alcuni degli interventi dello scorso&nbsp;<a href="http://2009.festivaleconomia.eu/" target="_blank">Festival dell&#8217;Economia di Trento</a>.<br />Alcuni mi hanno interessato particolarmente. Uno di questi è un intervento di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Spaventa" target="_blank">Luigi Spaventa</a> in una sessione chiamata &#8220;Processo ai controllori&nbsp;e ai politici&#8221;.<br />Il format era quello di un vero e proprio processo, con un&#8217;accusa ed una difesa. Spaventa rappresentava l&#8217;accusa, appunto, ai contollori e ai politici, che poco o nulla avrebbero fatto per prevenire la crisi.<br />Voglio sottolineare, in particolare, un passaggio che riguarda, più che le autorità politiche e di controllo, gli economisti, perché mi sembra vi si esprima un concetto interessante.</p>
<p><span id="more-281"></span></p>
<p>Ecco che cosa dice Spaventa verso la fine del suo <i>J&#8217;accuse</i>:</p>
<ul>
<p><i>&#8220;Ormai si legge ovunque che l&#8217;approccio della&nbsp;supervisione si basava su premesse fallaci: mercati in grado di autocorreggersi, capacità e interesse del management a evitare i rischi, vantaggi di uno sviluppo senza ostacoli dei mercati finanziari, dunque, come ha scritto&nbsp;Henry Kaufman, l&#8217;accettazione da parte della FED di un </i>libertarian dogma<i>.</i></p>
<p><i>Allora, mi chiedo, qual era la fonte di questa diffusa saggezza convenzionale recepita da Banca Centrale e regolatori (la quale saggezza convenzionale coincideva, si dà il caso, con gli interessi dei regolati)?<br />In realtà questo fa parte di uno </i>Zeitgeist<i>, di uno spirito del tempo, il quale era lo spirito del tempo della grande moderazione, di quegli anni d&#8217;oro in cui tutto andava bene, un sentimento di fine della storia economica, un Fukujama con immediati effetti, con il macroeconomista come ingegnere, come scrisse Greg Mankiw. </i></p>
<p><i>Ieri furono processati gli economisti, oggi me ne dovrò occupare da un altro versante. Non il versante deplorevole dove l&#8217;ideologia viene motivata con la scienza e la scienza si corrompe in ideologia, che pure è frequentissimo. Neppure quello assolutorio, che in parte era quello di Perotti ieri, che ci dice che la letteratura tratta e modella ogni sorta di&nbsp;eccezione all&#8217;ipotesi di razionalità e di perfetta informazione.</i></p>
<p><i>Quel che conta, e ben dovrebbero saperlo gli economisti, non è quel che fanno nei loro studi, dove vedono tutto, per carità, ma è la </i>vulgata<i> della teoria che viene trasmessa e che ha bisogno di prodotti pronti per l&#8217;uso. Ben se ne accorsero Keynes e gli economisti keynesiani quando la vulgata keynesiana diventò volgare, se ne dovrebbero accorgere, oggi, gli economisti di altra confessione&#8221;.</i></p>
</ul>
<p>Spaventa prosegue, quindi, dando due esempi di recepimento di proposizioni economiche nella vulgata.</p>
<p>Il concetto interessante è questo: gli economisti (così mi pare di capire da quanto dice Spaventa) non dovrebbero limitarsi a produrre teorie e spiegazioni aderenti alla realtà. Dovrebbero occuparsi anche di come questi modelli vengono recepiti e tradotti in strumenti concreti di intervento (la <i>vulgata</i>) e, quindi, delle conseguenze pratiche del loro pensiero.<br />E, quindi, di come il loro pensiero impatta sullo Zeitgeist, sullo spirito del tempo.<br />Mi capita spesso di parlare di modelli, e di sottolineare come ogni modello sia, in sé, un riduttore di complessità. La contropartita di questa riduzione della complessità è la disponibilità di strumenti concreti di intervento sulla realtà che il modello stesso descrive (e, in questo senso, interpreta).<br />Direi che Spaventa percorre la stessa strada, pur da premesse diverse.<br />Mi pare un concetto fecondo di conseguenze, e, naturalmente, valido non soltanto per gli economisti.<br />Che ne dite?</p>
<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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