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La versione di Andre

Un caro amico mi ha regalato, un paio d’anni fa, Open, l’autobiografia di Andre Agassi.
Ne ho letto una cinquantina di pagine subito, poi ho abbandonato. Non era il momento.
Quest’estate il momento è arrivato.
Il libro mi è piaciuto, e non solo per ragioni tecniche. Magari dedicherò un post al perché.
Qui mi voglio concentrare su un tema di tipo costruttivo che mi stimolato.
Open, tra le altre cose, è quella che potremmo definire una “contronarrazione”: la versione di Agassi opposta alla narrazione che i media gli hanno appiccicato addosso per buona parte della sua carriera. (Uno degli effetti di questa narrazione, tra l’altro, è stato che io tifassi apertamente per Pete Sampras).

La verità di Agassi si può riassumere nel fatto che i suoi atteggiamenti eccentrici, ribelli, a volte anche un po’ violenti fossero il frutto del suo odio per il tennis: uno sport, e una vita, imposti da un padre autoritario che non gli ha mai lasciato libertà di scelta rispetto al futuro. Conseguenze inevitabili: insicurezza, risentimento, instabilità emotiva. Non, quindi, un vip viziato, iracondo, ribelle e arrogante, ma un ragazzo disorientato che non trovava altri modi manifestare la sua sofferenza.

Impossibile dire dove stia la verità (ammesso che ce ne sia una).

Mi sembrano interessanti, però, alcuni aspetti “tecnici” di questa contronarrazione.

Innanzitutto, Agassi non oppone ad una narrazione negativa un ritratto totalmente e semplicemente positivo. Ammette errori e bugie (alcuni anche pesanti), ma attribuisce il tutto ad una causa socialmente molto più accettabile rispetto al ritratto che ne hanno tracciato i media.
Spesso, per quel che vedo in giro, invece, le contronarrazioni semplicemente oppongono una immagine assolutamente positiva dai tratti opposti rispetto alla narrazione dominante, finendo, in questo modo, per radicalizzare le contrapposizioni senza quasi mai spostare sostanzialmente il consenso.

Secondo aspetto: la narrazione che emerge da Open progredisce attraverso la trasformazione del personaggio, ne ritrae un’evoluzione e un cammino. Oltre a dire “non sono perfetto” (anche se i miei limiti e difetti reali sono, appunto, ben diversi da quelli che mi vengono attribuiti) Agassi si mostra nella sua evoluzione, attraendo simpatia con una storia in cui chi (e siamo in tanti) si sente dentro un viaggio alla scoperta di sé può, in qualche modo, identificarsi.
Il simbolo di questa evoluzione è nel suo rapporto con il tennis: l’odio iniziale si trasforma in un rapporto complesso che diventa non solo la causa, ma anche la metafora del suo approccio alla vita.

Effetto di tutto questo: se oggi dovesse ripetersi uno di quei bellissimi scontri tra Agassi e Sampras, non so bene da che parte starei.
Però un sospetto ce l’ho.

It’ up to you

Ho letto in questi giorni “Cosa tiene accese le stelle” di Mario Calabresi.
Mi è piaciuto, parecchio.
Belle storie di chi crede che il futuro, in qualche modo, è nelle nostre mani.
Mi ha colpito una ricerca (citata nel libro) effettuata nel 2007 dal Pew Research Center di Washinghton. Sono i risultati di un sondaggio fatto tra tutti i giovani del mondo. Devono, i giovani, rispondere alla domanda

Quanto pensate che il vostro futuro e la vostra realizzazione dipendano da fattori esterni alla vostra volontà?

Risultati (alcuni):

  • Stati Uniti: 30%
  • Francia: 50%
  • Italia: 70%

Da notare che siamo nel 2007, anno pre-crisi.
Non ho dati per affermarlo, ma ho la sensazione che la situazione non possa che essere peggiorata.

Una percezione di questo tipo rispetto alla possibilità di determinare il proprio futuro non può che portare alla passività o alla aggressività. A rassegnarsi o incazzarsi. Mi pare che stia prevalendo la prima opzione.

Ben vengano, quindi, le scosse come quelle che ci danno Calabresi, le persone che intervista (dalla bambina marocchina che a scuola se la cava meglio di chiunque altro, al giovane che da Vinadio (Cuneo) conquista la Silicon Valley) e le storie che ci racconta.

E ben venga la citazione che sta verso la fine del libro. È di Mark Twain, e suona così:

Tra vent’anni sarai più deluso dalle cose che non hai fatto che da quelle che hai fatto. E allora molla gli ormeggi. Lascia i porti sicuri. Lascia che gli alisei riempiano le tue vele. Esplora. Sogna.

 

Libri in valigia 2011

Puntuale, di questa stagione, il post con il quale mi piacerebbe condividere la lista dei libri che ciascuno di noi, quest’anno, si porterà in valigia, approfittando della frescura della montagna o del lettino al mare (o di qualsiasi altra cosa, ovunque siate) per leggere e, nel caso, ri-leggere.

Per ora, ho preparato questi:

Umberto Eco
Costruire il nemico – e altri scritti occasionali

Mi interessa esplorare la logica della dinamica amico-nemico e della creazione del consenso attraverso la costruzione di nemici da temere.

Come scrive Eco sulla quarta di copertina

“Per tenere i popoli a freno, di nemici bisogna sempre inventarne, e dipingerli in modo che suscitino paura e ripugnanza”

Guy Kawasaki
Enchantment
The art of changing hearts, minds and actions

Non ho ancora letto nulla di questo autore, ho voglia di capire che cosa ha da raccontare.

Mario Calabresi
Cosa tiene accese le stelle
Storie di italiani che non hanno mai smesso di credere nel futuro

Mi piace molto il suo modo di dirigere La Stampa.

Vincenzo Latronico
La cospirazione delle colombe

Sono stato attratto dal risvolto di copertina:

Lottiamo ogni giorno per inseguire il successo, il denaro, la felicità. Ma cosa fare quando il talento non basta e il gioco pulito non conduce a niente? Quanti fallimenti ci vogliono perché una colomba si trasformi in falco?

Ho ancora un po’ di posto: suggerimenti?

Voi, che cosa vi portate?

 


Per chi volesse altri suggerimenti, i libri degli scorsi anni: 2010200920082007


I 5 libri della mia vita

Questa mattina mi è venuto da pensare a quali fossero i libri che più hanno influenzato il mio modo di pensare e di vedere il mondo (sarà che quest’anno ho compiuto quarant’anni, ma in questo periodo si affacciano pensieri di questo tipo…).

Ho buttato giù un elenco di cinque libri, che, probabilmente, se ci riflettessi tra un’ora, cambierebbe.

Proprio per questo voglio condividerlo, così com’è, con voi.

Sono, nell’ordine in cui mi sono tornati alla mente:

Mi sembra un elenco sufficientemente pop e incoerente da rappresentarmi…
Credo sarebbe interessante se qualcuno di voi volesse condividere, nei commenti, il proprio elenco.

Libri in valigia 2010 – Ecco la lista

Anche quest’estate con questo post vi ho chiesto di inviarmi alcuni suggerimenti di lettura per le vacanze.
Come sempre, molti e interessanti i libri che avete consigliato.
Di seguito la lista dei libri da mettere in valigia.
Naturalmente, se ci sono ulteriori segnalazioni, aggiungetele pure nei commenti.

Grazie a tutti!

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Libri in valigia 2010

Si avvicinano le vacanze, e mi piace l’idea di replicare il post dello scorso anno, di due e tre anni fa, con il quale condividere la lista dei libri che ciascuno di noi si metterà in valigia, con l’auspicio di approfittare di qualche giorno di calma per poterli leggere (o ri-leggere).

Ecco che cosa ho preparato:

Anatomia di una storia
di John Truby

Il tema dello storytelling mi intriga sempre di più, e Audino editore presenta molti testi davvero interessanti.

Prevedibilmente irrazionale
di Dan Ariely

Ariely è una vecchia conoscenza per gli avventori di questo blog.
Mi interessa approfondire in maniera più sistematica il suo pensiero.

Nella mia valigia c’è ancora spazio.
Che cosa mi suggerite? (magari anche qualche bel testo narrativo!)
E voi, che cosa vi portate?

(La lista completa, compresi i suggerimenti dei lettori, del 2009 la trovate qui)

Libri in valigia, ecco la lista

Dai commenti a questo post, una lista di letture “raccomandate” per queste vacanze.

Saggi e romanzi di ogni genere, come vedete, ce n’è per tutti i gusti.

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Libri in valigia

Si avvicinano le vacanze.
Come lo scorso anno, mi piacerebbe condividere alcuni consigli di lettura per questo periodo in cui i tempi (auspicabilmente) si dilatano e magari ci si ritaglia qualche spazio in più per coltivare lo spirito.

Ecco che cosa ho già deciso di mettere in valigia:

La casa a Nord Est di Sergio Maldini
Qualche giorno fa, percorrendo in auto la bassa friulana mi sono ricordiato di questo romanzo che, molti anni fa, mi aveva colpito e credo, in certa misura, cambiato.
Tornato a casa, ho ripreso in mano il volume.

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I migliori libri di management del 2008

Richard Patcher, sul Miami Herald, elenca i dieci migliori libri sul management pubblicati nell’anno appena terminato.
Suggerimenti di lettura, dunque, ma anche spunti per editori italiani a caccia di bestsellers da tradurre.

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Leader senza scrupoli

Su Job24 (Il Sole 24 ore) di oggi, un’intervista a Pier Luigi Celli circa il suo ultimo libro: Comandare è fottere.
Ecco come riassume il suo pamphlet:

    In soldoni è un po’ un’avvertenza per le nuove generazioni. Guardiamoci negli occhi. Nella maggior parte dei casi, “fare carriera” vuol dire travolgere gli altri e non curarsi di loro. Bisogna stare attenti a voler fare carriera a tutti i costi, pagando prezzi molto elevati. Rischi di arrivare a fare un esame di coscienza, un punto della situazione dove capisci che, a forza di fregare gli altri, ti sei rovinato con le tue stesse mani. Qualche volta bisognerebbe avere il coraggio di fare ammenda…

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