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	<title>Luca Baiguini &#187; Harvard Business Review</title>
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	<description>Luca Baiguini - Weblog and personal website</description>
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		<title>Contro la schiavitù del time management</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2012/02/time-management-harvard-business-review.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2012/02/time-management-harvard-business-review.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 09:21:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gestione del tempo]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Harvard Business Review]]></category>

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		<description><![CDATA[Il mio secondo post per il blog di Harvard Business Review Italia: si parla sempre di time management e comunicazione circa il tempo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È il titolo del mio secondo post per il <a href="http://hbritalia.it/blog/" target="_blank">blog di Harvard Business Review Italia</a>.</p>
<p>Lo trovate <a href="http://hbritalia.it/on-main/contro-la-schiavitu-del-time-management/" target="_blank">qui</a>.</p>
<p>Si tratta della traduzione di questo post pubblicato sul blog di HBR (edizione internazionale): <a href="http://blogs.hbr.org/cs/2010/03/vanquish_the_time-management_v.html">Vanquish the Time-Management Villain</a></p>
<p>Naturalmente, i vostri commenti sono i benvenuti. Vi invito a lasciarli direttamente sulla <a href="http://hbritalia.it/on-main/contro-la-schiavitu-del-time-management/" target="_blank">pagina</a> di HBR.</p>
<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2010/02/motivazione-progresso.html' rel='bookmark' title='Sono i progressi a motivare'>Sono i progressi a motivare</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Come i leader efficaci comunicano circa il tempo</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2011/09/leadership-tempo.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2011/09/leadership-tempo.html#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 27 Sep 2011 06:06:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gestione del tempo]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[Harvard Business Review]]></category>

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		<description><![CDATA[Il mio primo post sul blog di Harvard Business Review Italia: si parla di leadership e comunicazione circa il tempo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È il titolo del primo post che pubblico sul <a href="http://hbritalia.it/blog/" target="_blank">blog di Harvard Business Review Italia</a>.</p>
<p>Lo trovate <a href="http://hbritalia.it/on-main/come-i-leader-efficaci-comunicano-circa-il-tempo/" target="_blank">qui</a>.</p>
<p>Si tratta della traduzione di questo post pubblicato sul blog di HBR (edizione internazionale): <a href="http://blogs.hbr.org/cs/2009/10/how_smart_leaders_talk_about_t.html" target="_blank">How smart leaders talk about time</a>.</p>
<p>Spero sia l&#8217;inizio di una bella e proficua collaborazione.</p>
<p>Grazie al Direttore Enrico Sassoon e al Comitato Editoriale per l&#8217;ospitalità.</p>
<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2012/02/time-management-harvard-business-review.html' rel='bookmark' title='Contro la schiavitù del time management'>Contro la schiavitù del time management</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2010/02/motivazione-progresso.html' rel='bookmark' title='Sono i progressi a motivare'>Sono i progressi a motivare</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Il principio del progresso</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2011/05/il-principio-del-progresso.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2011/05/il-principio-del-progresso.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 19 May 2011 07:08:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Team]]></category>
		<category><![CDATA[Team building]]></category>
		<category><![CDATA[Team management]]></category>
		<category><![CDATA[Teamwork]]></category>
		<category><![CDATA[Harvard Business Review]]></category>
		<category><![CDATA[motivazione]]></category>
		<category><![CDATA[Teresa Amabile]]></category>

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		<description><![CDATA[Da una ricerca di Teresa Amabile e Steven J. Kramer, viene definito il "Principio del progresso": ciò che motiva quotidianamente i lavoratori è la percezione di aver compiuto dei progressi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Su HBR Italia di maggio, un articolo di una vecchia conoscenza degli avventori del blog: <a href="http://www.lucabaiguini.com/?s=amabile&amp;x=0&amp;y=0">Teresa Amabile</a>.<br />
<a href="http://drfd.hbs.edu/fit/public/facultyInfo.do?facInfo=bio&amp;facEmId=tamabile" target="_blank"> L&#8217;autrice</a>, insieme a Steven J. Kramer, rende conto dei risultati della ricerca a cui abbiamo già dedicato <a href="http://www.lucabaiguini.com/2010/02/motivazione-progresso.html">questo post</a>, definendo quello che chiama <strong>Il principio del progresso</strong>:</p>
<blockquote><p>[...] di tutti i fattori che possono stimolare le emozioni, la motivazione e le percezioni durante una giornata lavorativa, il più importante in assoluto è fare dei progressi in un lavoro ricco di significato. E più frequentemente le persone provano questo senso di progresso, più è probabile che siano creativamente produttive nel lungo termine. Che cerchino di risolvere un grande mistero scientifico o più semplicemente di realizzare un prodotto o un servizio di alta qualità, il progresso quotidiano &#8211; anche una piccolissima vittoria &#8211; può fare la differenza nel loro spirito e nella loro performance.</p></blockquote>
<p><span id="more-1839"></span>Mi piace molto l&#8217;approccio di ricerca di Teresa Amabile: la trovo una delle studiose più interessanti e originali che mi sia capitato di leggere ultimamente.</p>
<p>La conseguenza del principio del progresso è che i manager che vogliano motivare i collaboratori devono fare essenzialmente due cose:</p>
<ul>
<li>mettere a disposizione catalizzatori e stimoli che consentano di fare progressi (anche piccoli)</li>
<li>rimuovere gli ostacoli e gli inibitori che si traducono battute d&#8217;arresto nei progressi stessi</li>
</ul>
<p>Interessante anche il commento di Edoardo Cesarini, che mette insieme in una matrice due elementi: il grado di stimolo che un lavoro può offrire e il numero di progressi che si ottengono, per poi delineare le quattro situazioni (Motivazione, Demotivazione, Frustrazione e Inerzia) che derivano dalla combinazione di questi fattori:</p>
<p><a href="http://www.lucabaiguini.com/wp-content/uploads/2011/05/matrice-stimolo-progressi.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-1841" title="matrice-stimolo-progressi" src="http://www.lucabaiguini.com/wp-content/uploads/2011/05/matrice-stimolo-progressi.png" alt="" width="600" height="385" /></a></p>
<p>Infine, le conclusioni dell&#8217;articolo:</p>
<blockquote><p>[...] l&#8217;implicazione più importante del principio del progresso è questa: supportando le persone e i loro progressi quotidiani in un lavoro significativo, i manager migliorano non solo la vita lavorativa interiore dei propri dipendenti, ma anche la performance di lungo  termine dell&#8217;organizzazione [...]</p>
<p>[...] Una seconda implicazione del principio del progresso è che i manager non devono preoccuparsi di leggere nella psiche dei lavoratori o di manipolare complicati schemi di incentivazione per fare in modo che siano motivati e felici. Se mostrano un minimo di rispetto e in considerazione, possono concentrarsi nel facilitare il lavoro.</p>
<p>&nbsp;</p></blockquote>
<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2010/02/motivazione-progresso.html' rel='bookmark' title='Sono i progressi a motivare'>Sono i progressi a motivare</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2009/07/hackman-sul-teamwork.html' rel='bookmark' title='Hackman sul teamwork'>Hackman sul teamwork</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/03/bastone-e-carota.html' rel='bookmark' title='Bastone e carota'>Bastone e carota</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>La legge di Kanter</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2011/04/kanter.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2011/04/kanter.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 14 Apr 2011 10:31:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Managerial skills]]></category>
		<category><![CDATA[Team]]></category>
		<category><![CDATA[Harvard Business Review]]></category>
		<category><![CDATA[Kanter]]></category>
		<category><![CDATA[resilienza]]></category>

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		<description><![CDATA[Alcuni brani di un articolo di Rosabeth Moss Kanter per Harvard Business Review: Coltivare una cultura della fiducia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il numero in edicola di <a href="http://www.hbritalia.it" target="_blank">Harvard Business Review</a> è centrato sul tema dell&#8217;insuccesso: come affrontarlo, comprenderne i motivi e reagire prima possibile.<br />
Si stratificano, su questo tema (come è comprensibile), livelli di lettura fortemente differenziati. Mi stanno interessando in particolare due temi, quello della <a href="http://www.lucabaiguini.com/2010/02/resilienza.html" target="_blank">resilienza</a> e quello dei cosiddetti near miss (incidenti mancati), successi che potrebbero essere dovuti a circostanze fortunate e che occultano i reali rischi corsi. Ne scriverò nei prossimi giorni.<br />
Per oggi, trascrivo soltanto un paio di brani dell&#8217;articolo di Rosabeth Moss Kanter &#8220;<strong>Coltivare una cultura della fiducia</strong>&#8220;:</p>
<blockquote><p>La differenza tra vincitori e perdenti dipende da come si gestiscono le sconfitte.<br />
Anche per le più grandi aziende e per i professionisti più avveduti, una lunga lista di successi è accompagnata da cadute, scivolate e piccoli passi indietro. [...]</p>
<p>Ecco perché ho coniato la legge di Kanter: &#8220;Qualsiasi cosa può apparire come un mezzo fallimento&#8221;. [...]</p>
<p>Vincitori di lungo periodo devono spesso affrontare gli stessi problemi dei perdenti di lungo periodo, ma rispondono in modo diverso [...]</p>
<p>La resilienza non è semplicemente una caratteristica individuale o un fenomeno psicologico: è sostenuta od ostacolata dal sistema circostante. I team che vivono in una cultura di responsabilità, collaborazione e iniziativa sono più portati a ritenere di poter affrontare qualsiasi tempesta.</p>
<p>&nbsp;</p></blockquote>
<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2010/09/leadership-senior-manager.html' rel='bookmark' title='La leadership sull&#8217;esperienza'>La leadership sull&#8217;esperienza</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2010/09/modelli-christiansen.html' rel='bookmark' title='A confronto con i modelli'>A confronto con i modelli</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2009/07/hackman-sul-teamwork.html' rel='bookmark' title='Hackman sul teamwork'>Hackman sul teamwork</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Gaudì&#8230; ad Harvard</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2011/03/harvard-gaudi.html</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Mar 2011 09:48:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership development]]></category>
		<category><![CDATA[Self leadership]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[Harvard Business Review]]></category>

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		<description><![CDATA[Il grande architetto Antoni Gaudì ed il suo capolavoro, la Sagrada Familia, ci insegnano qualcosa circa la leadership. Per questo ho dedicato a loro un articolo sul blog di Harvard Business Review.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Le riflessioni che abbiamo condiviso sulla mia visita alla Sagrada Familìa sono diventate un <a href="http://blogs.hbr.org/cs/2011/03/leadership_architected_by_gaud.html">post</a> per il <a href="http://blogs.hbr.org/" target="_blank">blog</a> di <a href="http://hbr.org/" target="_blank">Harvard Business Review</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’articolo lo trovate qui:</p>
<h1><a href="http://blogs.hbr.org/cs/2011/03/leadership_architected_by_gaud.html">Leadership, Architected by Gaudì</a></h1>
<p>&nbsp;</p>
<h3><a href="http://blogs.hbr.org/cs/2010/03/vanquish_the_time-management_v.html" target="_blank"></a></h3>
<p>Se volete lasciarmi dei commenti in inglese, vi chiedo di farlo direttamente sul blog di Harvard, mentre se volete commentare in italiano, questo è il posto adatto.</p>
<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2009/06/the-fundamental-state-of-leadership.html' rel='bookmark' title='The Fundamental State of Leadership'>The Fundamental State of Leadership</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2010/09/leadership-senior-manager.html' rel='bookmark' title='La leadership sull&#8217;esperienza'>La leadership sull&#8217;esperienza</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/07/leader-e-manager-come-gli-atleti.html' rel='bookmark' title='Leader e manager come gli atleti'>Leader e manager come gli atleti</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Costi opportunità</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2011/02/costi-opportunita.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2011/02/costi-opportunita.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 02 Feb 2011 07:36:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Negoziazione]]></category>
		<category><![CDATA[Public Speaking]]></category>
		<category><![CDATA[Harvard Business Review]]></category>
		<category><![CDATA[persuasione]]></category>

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		<description><![CDATA[Da un articolo di Shane Frederick per Harvard Business Review, alcune implicazioni interessanti sull'uso del costo opportunità come argomento di persuasione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Su <a href="http://www.hbritalia.it" target="_blank">Harvard Business Review Italia</a>, un bell&#8217;articoletto di <a href="http://mba.yale.edu/faculty/profiles/frederick.shtml" target="_blank">Shane Frederick</a> sul potere persuasivo dei costi opportunità.</p>
<p>Parte da un esempio: di fronte all&#8217;acquisto di uno stereo Frederick era indeciso se comprare un Pioneer da 1.000 dollari o un Sony da 700 dollari. Il commesso, allora, se ne esce con una frase del tipo:</p>
<blockquote><p>Beh, la pensi in questi termini: preferirebbe avere il Pioneer o il Sony con in più 300 dollari in CD?</p></blockquote>
<p>Ponendo la questione in termini di costo opportunità, la scelta diventa più chiara.</p>
<p><span id="more-1642"></span>Ed in effetti, quello del costo opportunità può diventare un argomento sorprendentemente efficace: precisare le implicazioni in termini di possibilità di acquisto può valorizzare o svalutare una differenza di costo.</p>
<p>In generale, sostiene Frederick, le aziende che vendono prodotti più economici dovrebbero puntare sul costo opportunità per rendere le loro offerte più attrattive (anche se il concetto va utilizzato con cautela, visto che lo stesso argomento potrà poi condizionare la scelta del cliente se si presenta un&#8217;offerta ancora più economica), mentre le aziende che vendono beni costosi dovrebbero evitare questa argomentazione, oppure dovrebbero ribaltarla mostrando ciò a cui si rinuncia (il costo opportunità, appunto) come qualcosa di poco attraente.</p>
<p>Un&#8217;altra idea interessante espressa da Frederick:</p>
<blockquote><p>Un concetto ampiamente accettato nel campo della ricerca sul processo decisionale è l&#8217;accettazione passiva da parte della gente del &#8220;quadro&#8221;, o caratterizzazione del problema, che a loro viene fornito. Questo conferisce potere a chi offre un quadro di riferimento.</p></blockquote>
<p>Naturalmente, il concetto di costo opportunità non si riferisce soltanto a valori monetari, ma a qualsiasi risorsa scarsa (pensiamo al tempo, per esempio).</p>
<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2010/06/consenso-cialdini.html' rel='bookmark' title='Cialdini e il principio del consenso'>Cialdini e il principio del consenso</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2010/05/public-speaking-incongruit.html' rel='bookmark' title='Incongruità'>Incongruità</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/10/il-potere-delle-storie.html' rel='bookmark' title='Il potere delle storie'>Il potere delle storie</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Premiare il processo decisionale</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2010/12/processo-decisional.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2010/12/processo-decisional.html#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 18 Dec 2010 17:06:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Decision making]]></category>
		<category><![CDATA[Scienze cognitive]]></category>
		<category><![CDATA[Ariely]]></category>
		<category><![CDATA[Harvard Business Review]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lucabaiguini.com/?p=1543</guid>
		<description><![CDATA[In un articolo per Harvard Business Review, Dan Ariely spiega le ragioni per cui, piuttosto che i risultati, si dovrebbe premiare la qualità del processo decisionale, e come fare per raggiungere questo obiettivo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://danariely.com/" target="_blank">Dan Ariely</a> presenta spesso <a href="http://www.lucabaiguini.com/?s=ariely&amp;x=0&amp;y=0">idee</a> che provocano la riflessione.<br />
Questa volta, in un <a href="http://hbr.org/2010/12/column-good-decisions-bad-outcomes/ar/1" target="_blank">articolo</a> per Harvard Business Review, se l&#8217;è presa con il fatto che spesso i manager vengono valutati sulla base dei risultati delle loro decisioni, piuttosto che sulla qualità del processo decisionale, senza tenere conto del fatto che diversi fatti accidentali e imprevedibili potrebbero essere la causa della cattiva performance.</p>
<p>Quella che dovrebbe essere valutata, invece, è la qualità del processo decisionale che ha portato a quei risultati.</p>
<p><span id="more-1543"></span>Ariely ammette che non è possibile evitare completamente la valutazione basata sul risultato, ma raccomanda comunque di creare un sistema che consenta di non fare troppo affidamento sui risultati probabilistici.</p>
<p>Ecco la sua ricetta, in quattro punti:</p>
<ul>
<li><strong>Cambiare il mind-set<br />
</strong> Per le aziende che lavorano in contesti complessi e poco prevedibili, il primo passo è riconoscere che premiare i risultati non è una grande idea.</li>
<li><strong>Documentare le ipotesi di base<br />
</strong> Se le ipotesi sono valide, ma le circostanze sono cambiate, un manager non andrebbe punito (ma neppure premiato)</li>
<li><strong>Creare uno standard per un processo decisionale efficace</strong></li>
<li><strong>Premiare le buone decisioni nel momento stesso in cui vengono assunte</strong></li>
</ul>
<p>La conclusione di Ariely:</p>
<blockquote><p>Il nostro focus sui risultati è comprensibile. [...] premiare i risultati è relativamente facile, più complesso è un sistema che premia il processo decisionale. Ma, come ho già detto, il fatto che una cosa sia &#8220;difficile da realizzare&#8221; è una pessima ragione per non farla. Specialmente quando quella cosa può aiutare a premiare e trattenere le persone che più di tutte possono aiutarvi a far crescere il vostro business.</p></blockquote>
<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Leadership, estroversione, proazione</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2010/12/leadership-estroversione-proazione.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2010/12/leadership-estroversione-proazione.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 16 Dec 2010 07:55:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership development]]></category>
		<category><![CDATA[estroversione]]></category>
		<category><![CDATA[Harvard Business Review]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lucabaiguini.com/?p=1539</guid>
		<description><![CDATA[Da un articolo di Adam M. Grant, Francesca Gino e David A. Hofman un tesi interessante: mentre è un fatto che spesso le persone estroverse sono i leader migliori e le persone più proattive i collaboratori migliori, metterli insieme può rappresentare invece l'anticamera del fallimento. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un breve, ma molto interessante articolo su <a href="http://www.hbritalia.it" target="_blank">HBR Italia</a> di Dicembre, scritto da Adam M. Grant, Francesca Gino e David A. Hofman: <strong>I vantaggi nascosti di un leader tranquillo</strong>.<br />
La tesi, risultato di due ricerche svolte dagli autori, infrange il luogo comune per cui gli estroversi sarebbero in assoluto i leader più efficaci.<br />
In realtà, sostengono gli autori, l&#8217;estroversione è un tratto della personalità che favorisce l&#8217;efficacia in termini di leadership soltanto a condizione che il gruppo non sia proattivo.<br />
In caso contrario, quando, cioè, i collaboratori sono attivi nel presentare idee e soluzioni, un leader introverso si dimostra più capace di ascoltare, apprezzare, motivare i collaboratori. I leader estroversi, spesso, si sentono minacciati da collaboratori proattivi.</p>
<p><span id="more-1539"></span></p>
<p>Certo, i leader introversi devono superare un forte ostacolo culturare: pur rappresentando circa il 50% della popolazione generale, gli estroversi rappresentano una schiacciante maggioranza tra i manager e i dirigenti.</p>
<p>Interessante la conclusione dell&#8217;articolo:</p>
<blockquote><p>Mentre è un fatto che spesso le persone estroverse sono i leader migliori e le persone più proattive i collaboratori migliori, metterli insieme può rappresentare invece l&#8217;anticamera del fallimento. Un leader pacato è quello che ci vuole per valorizzare al massimo dei collaboratori proattivi; quindi riserviamo i manager più loquaci per i team che funzionano meglio quando vien detto loro quello che devono fare.</p></blockquote>
<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2010/09/leadership-senior-manager.html' rel='bookmark' title='La leadership sull&#8217;esperienza'>La leadership sull&#8217;esperienza</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/04/leadership-dalle-retrovie.html' rel='bookmark' title='Leadership dalle retrovie'>Leadership dalle retrovie</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2009/06/the-fundamental-state-of-leadership.html' rel='bookmark' title='The Fundamental State of Leadership'>The Fundamental State of Leadership</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Confrontarsi con Steve Jobs</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2010/12/steve-jobs-confront.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2010/12/steve-jobs-confront.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 01 Dec 2010 09:53:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Goal setting]]></category>
		<category><![CDATA[Modelli di leadership]]></category>
		<category><![CDATA[benchmarking]]></category>
		<category><![CDATA[Harvard Business Review]]></category>

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		<description><![CDATA[Le dinamiche di benchmarking basate sull'ammirazione di un modello vanno inserite, per essere correttamente contestualizzate, in un processo articolato di goal setting.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dan Pallotta, sul <a href="http://blogs.hbr.org/pallotta/" target="_blank">suo blog</a> per HBR, propone un&#8217;idea provocatoria, sotto il titolo &#8220;<a href="http://blogs.hbr.org/pallotta/2010/09/stop-comparing-yourself-with-s.html" target="_blank">Stop comparing yourself with Steve Jobs</a>&#8220;.</p>
<p>L&#8217;idea è questa: il confronto con grandi modelli di vita o di business produce soltanto frustrazione, demotivazione e, in ultima istanza, impedisce di esprimere il proprio vero potenziale.<br />
Ammirare una persona e cercare di imparare ciò che può insegnarci è una cosa, paragonarsi ad essa un&#8217;altra.<br />
La comparazione, secondo Pallotta:</p>
<blockquote><p>demotiva, demoralizza, e in generale si porta via ogni goccia di entusiasmo e vitalità.</p></blockquote>
<p><span id="more-1505"></span></p>
<p>Queste le conseguenze della frustrazione che deriva dal paragonarsi con modelli non raggiungibili, e dal porsi domande come:</p>
<blockquote><p><em>Perché io non sono altrettanto creativo?<br />
Perché non ho le sue capacità negoziali?</em></p>
<p>per finire con</p>
<p><em>Sono un perdente. Non sarò mai come lui/lei. Non sarò mai in grado di produrre risultati paragonabili&#8230; eccetera</em></p></blockquote>
<p>Trovo interessante, sotto questo aspetto, l&#8217;approccio di Dilts al goal setting, nel quale l&#8217;utilizzo del benchmarking, e quindi di modelli esterni, viene inserito all&#8217;interno di un processo di definizione dei propri obiettivi, anche come stimolo per pensare &#8220;out of the box&#8221;.</p>
<p>Ponendosi domande come</p>
<ul>
<blockquote>
<li>Chi è stato in grado di raggiungere un obiettivo simile a quello che tu desideri? (<strong>Domanda sul benchmark</strong>)</li>
<li>Quali sono le caratteristiche (presenti nel modello che hai individuato) che vorresti si manifestassero nel tuo obiettivo? (<strong>Domanda sulla contestualizzazione del benchmark</strong>)</li>
</blockquote>
</ul>
<p>si distinguono, all&#8217;interno del modello oggetto di ammirazione, gli aspetti più appropriati e aderenti rispetto all&#8217;obiettivo e alla persona / team coinvolto nel suo perseguimento.</p>
<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Fare pace con il potere</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2010/09/potere-ostacoli.html</link>
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		<pubDate>Wed, 22 Sep 2010 06:00:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dinamiche di potere]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Modelli di leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Team]]></category>
		<category><![CDATA[Harvard Business Review]]></category>
		<category><![CDATA[potere]]></category>

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		<description><![CDATA[Da un articolo di Jeffrey Pfeffer, i tre ostacoli che impediscono alle persone di crearsi una base di potere adeguata al raggiungimento dei propri obiettivi nelle organizzazioni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Su <a href="http://www.hbritalia.it" target="_blank">HBR Italia</a> di luglio/agosto, un articolo di <a href="http://faculty-gsb.stanford.edu/pfeffer/" target="_blank">Jeffrey Pfeffer</a> (docente di Comportamento Organizzativo alla <a href="http://www.gsb.stanford.edu/" target="_blank">Graduate School of Business di Stanford</a>) accende i riflettori (come ha fatto recentemente, in Italia, il libro di PierLuigi Celli &#8220;<a href="http://www.ibs.it/code/9788804598534/celli-p-luigi/comandare-egrave-fottere-manuale.html?shop=812" target="_blank">Comandare è fottere</a>&#8220;, cui ho fatto cenno <a href="http://www.lucabaiguini.com/2008/10/leader-senza-scrupoli.html" target="_blank">qui</a>) sul tema del potere nelle organizzazioni.<br />
La tesi è la stessa, non è possibile fare carriera o realizzare i propri obiettivi senza guardare in faccia alla scomoda realtà: per progredire è necessario ottenere ed esercitare <a href="http://www.lucabaiguini.com/2007/03/potere-intenzione-interesse.html" target="_blank">potere</a>.</p>
<p><span id="more-1337"></span>Ho trovato molto interessante la scheda contenuta nell&#8217;articolo che illustra i più comuni motivi per cui le persone impediscono a se stesse di crearsi una base di potere adeguata ai propri obiettivi.</p>
<p>Le tre grandi barriere sono:</p>
<ul>
<li><strong>La convinzione diffusa che il mondo sia giusto.</strong><br />
È quella che gli psicologi sociali chiamano &#8220;ipotesi del mondo giusto&#8221;, che è un corollario dall&#8217;esigenza di vivere in un ambiente prevedibile e, quindi, potenzialmente controllabile.<br />
Questa convinzione ostacola il successo in due modi: limita la volontà di apprendere anche dalle situazioni o dalle persone che non si amano o non si rispettano, e anestetizza rispetto alla necessità di creare una base di potere che ostacoli le potenziali minacce.</li>
<li><strong>Le pubblicazioni sulla leadership.</strong><br />
Pfeffer sostiene che queste pubblicazioni derivano le loro indicazioni più da auspici (sarebbe bello se il mondo funzionasse così) che dalla realtà. Anche perché i leader che ispirano queste stesse pubblicazioni tendono a tacere il lato oscuro della leadership: i giochi di potere che hanno usato per arrivare ai vertici.</li>
<li><strong>La fragilità dell&#8217;autostima.</strong><br />
E qui c&#8217;è tutto il tema del <em>self-handicapping</em>: chiunque vuole sentirsi bene con se stesso e con il proprio livello di capacità. E questo porta spesso a fare intenzionalmente cose che inducono un peggioramento nella prestazione, in modo che eventuali esiti deludenti possano essere considerati un evento che non riflette le vere capacità.<br />
Un po&#8217; come uno studente che non si prepara adeguatamente ad un esame perché in questo modo, in caso di fallimento, potrà attribuire la bassa performance al mancato studio e non alle proprie capacità naturali.<br />
Questo tema si può applicare alla mancata ricerca del potere come strategia per proteggersi dalla personalizzazione del fallimento.</li>
</ul>
<p>Idee provocatorie, su cui riflettere.</p>
<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2010/03/potere-morale-ipocrisia.html' rel='bookmark' title='Potere, morale, ipocrisia'>Potere, morale, ipocrisia</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2007/03/potere-intenzione-interesse.html' rel='bookmark' title='Potere, intenzione, interesse'>Potere, intenzione, interesse</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2011/04/kanter.html' rel='bookmark' title='La legge di Kanter'>La legge di Kanter</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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