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	<title>Luca Baiguini &#187; Harvard Business Publishing</title>
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	<description>Luca Baiguini - Weblog and personal website</description>
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		<title>Il tratto dell&#8217;imprenditorialità</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2010/09/imprenditorialita-harvard.html</link>
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		<pubDate>Wed, 15 Sep 2010 14:04:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership development]]></category>
		<category><![CDATA[Managerial skills]]></category>
		<category><![CDATA[Harvard Business Publishing]]></category>
		<category><![CDATA[imprenditorialità]]></category>

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		<description><![CDATA[Jeff Stibel offre una visione dell'imprenditorialità che si basa su un assunto: l'imprenditorialità è un tratto della personalità che non ha nulla a che vedere con la propensione al rischio, la tipologia di business, o il ruolo ricoperto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;imprenditorialità come malattia.<br />
Con questo titolo provocatorio, Jeff Stibel, sul <a href="http://blogs.hbr.org" target="_blank">blog</a> di Harvard Business Review, ha offerto una visione dell&#8217;imprenditorialità che si basa su un assunto: l&#8217;imprenditorialità è un tratto della personalità che non ha nulla a che vedere con la propensione al rischio, la tipologia di business, o il ruolo ricoperto.</p>
<p>Semplicemente, l&#8217;imprenditorialità è una malattia con dei sintomi precisi.</p>
<p><span id="more-1326"></span>E il più evidente di questi sintomi è una sorta di maniacalità.</p>
<p>Gli imprenditori sono sempre concentrati, amano ciò che fanno e ne sono pressoché ossessionati, spesso tanto da dimenticare di svolgere altre, banali attività (come nutrirsi, per esempio).<br />
Non è una cosa che si impara. O ce l&#8217;hai o non ce l&#8217;hai.</p>
<p>Ecco, questo è il tratto che caratterizza l&#8217;imprenditorialità.<br />
Attenzione, non è una garanzia di successo, anzi.<br />
Molte persone che posseggono questo tratto falliscono, e molti che non lo posseggono hanno successo.<br />
Per trasformare l&#8217;imprenditorialità in successo si deve, secondo Stibel, aggiungere all&#8217;imprenditorialità la capacità di fare leva sui propri punti di forza e lasciare perdere i punti deboli.<br />
Ma questo è comune a imprenditori e non imprenditori.</p>
<p>Quindi, in conclusione dell&#8217;articolo:</p>
<blockquote><p>Se sei un imprenditore, usa questa caratteristica e traine vantaggio. Ma se non lo sei, non provare a diventarlo. (Non funzionerà &#8211; e poi, perché dovresti cercare di contrarre una malattia? Non proveresti mai a contrarre il morbillo). Piuttosto, comprendi che cosa fai meglio, e punta a farlo meglio di chiunque altro. E se la tua organizzazione, per avere successo, ha bisogno di un imprenditore, semplicemente assumine uno.</p></blockquote>
<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/06/decidere-prima-di-capire.html' rel='bookmark' title='Decidere prima di capire'>Decidere prima di capire</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2009/11/competere-insegnando.html' rel='bookmark' title='Competere&#8230; insegnando'>Competere&#8230; insegnando</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Sindrome sul blog di Harvard</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2010/03/sindrome-sul-blog-di-harvard.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2010/03/sindrome-sul-blog-di-harvard.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 29 Mar 2010 07:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gestione del tempo]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[Harvard Business Publishing]]></category>
		<category><![CDATA[Harvard Business Review]]></category>
		<category><![CDATA[Pixar]]></category>

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		<description><![CDATA[Sindrome, protagonista negativo del film "Gli Incredibili" della Pixar Animation Studios, ci insegna qualcosa circa la leadership. Per questo gli ho dedicato un articolo sul blog di Harvard Business Review.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si chiama Sindrome, ed è il cattivo del film d&#8217;animazione &#8220;<a href="http://www.disney.it/Film/gliincredibili/main.html" target="_blank">Gli incredibili</a>&#8220;, della <a href="http://www.pixar.com/" target="_blank">Pixar Animation Studios</a>.</p>
<p>In maniera un po&#8217; provocatoria, l&#8217;ho reso protagonista di un mio articolo sul blog di <a href="http://www.hbr.org" target="_blank">Harvard Business Review</a>.<br />
Mi pare, infatti, che il suo piano per diventare &#8220;il più grande dei supereroi&#8221; ci suggerisca qualcosa di importante circa la <a href="http://www.lucabaiguini.com/categoria/leadership">leadership</a> e la <a href="http://www.lucabaiguini.com/categoria/management/gestione-del-tempo">comunicazione circa il tempo</a>.</p>
<p>Spero di aver solleticato la vostra curiosità&#8230;</p>
<p>L&#8217;articolo lo trovate qui:</p>
<h3><a href="http://blogs.hbr.org/cs/2010/03/vanquish_the_time-management_v.html" target="_blank">Vanquish the Time-Management Villain</a></h3>
<p>Se volete lasciarmi dei commenti in inglese, vi chiedo di farlo direttamente sul blog di Harvard, mentre se volete commentare in italiano, questo è il posto adatto.</p>
<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2010/02/motivazione-progresso.html' rel='bookmark' title='Sono i progressi a motivare'>Sono i progressi a motivare</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Goal Setting: il lato oscuro</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2010/01/goal-setting-il-lato-oscuro.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2010/01/goal-setting-il-lato-oscuro.html#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 15 Jan 2010 07:15:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Goal setting]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Team]]></category>
		<category><![CDATA[Harvard Business Publishing]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lucabaiguini.com/?p=546</guid>
		<description><![CDATA[Da uno studio pubblicato su HBR Working Knowledge, una serie di controindicazioni all'uso del goal setting per guidare un'organizzazione ed un gruppo, ed una serie di riflessioni per aiutare a scongiurare alcuni di questi rischi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In <a href="http://hbswk.hbs.edu/item/6114.html" target="_blank">questo working paper</a> su <a href="http://hbswk.hbs.edu/" target="_blank">HBR Working Knowledge</a>, Lisa D. Ordóñez, Maurice E. Schweitzer, Adam D. Galinsky e Max H. Bazerman si premurano di mostrare con dovizia di particolari quali possono essere gli effetti collaterali negativi della pratica del <a href="http://www.lucabaiguini.com/categoria/management/goal-setting">goal setting</a>.<br />
Per molto tempo, infatti, il goal setting è stato promosso come strumento assolutamente risolutivo al fine di incrementare la motivazione dei collaboratori e la performance delle organizzazioni.<br />
Le teorie sugli obiettivi e gli studi che le supportano, in particolare, illustrano i vantaggi offerti da obiettivi specifici e sfidanti, e come questi obiettivi motivano e stimolano molto più che generiche esortazioni a &#8220;fare del proprio meglio&#8221;.<br />
C&#8217;è, però, un lato oscuro. O, meglio, più lati oscuri.</p>
<p><span id="more-546"></span>Alcune caratteristiche degli obiettivi, sostengono gli autori, contengono in sè il potenziale per produrre più danni di quanti problemi risolvano, e questi effetti collaterali sono spesso sottovalutati sia nella letteratura specialistica che nella pratica quotidiana.<br />
In particolare, l&#8217;uso del goal setting, se non vengono usate le dovute cautele, può portare a:</p>
<ul>
<li>degrado della performance dei collaboratori</li>
<li>distogliere l&#8217;attenzione da obiettivi importanti, ma non specificati</li>
<li>minare le relazioni interpersonali</li>
<li>intaccare la cultura organizzativa</li>
<li>motivare comportamenti rischiosi e non eticamente corretti</li>
</ul>
<p>Si può fare qualcosa per prevenire questi effetti indesiderati e dannosi?</p>
<p>Gli autori consigliano una approfondita riflessione guidata da una serie di domande:</p>
<p style="padding-left: 30px;"><strong>1. </strong><strong>Gli obiettivi sono troppo specifici?</strong><br />
Obiettivi ristretti possono nascondere alla vista delle persone aspetti importanti del problema.<br />
Ci si deve assicurare che gli obiettivi siano ampi ed includano tutti gli aspetti critici per il successo dell&#8217;organizzazione (per esempio, quantità e qualità).</p>
<p style="padding-left: 30px;"><strong>2. Gli obiettivi sono troppo sfidanti?</strong><br />
Che cosa succederà se non verranno raggiunti? Come verranno valutati le persone e i risultati?<br />
Il fallimento minerà la motivazione e l&#8217;efficienza?<br />
Si devono fornire capacità e formazione per mettere le persone in grado di raggiungere gli obiettivi.<br />
Si devono evitare punizioni dure in caso di fallimento.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><strong>3. Chi stabilisce gli obiettivi?</strong><br />
Le persone si sentono più coinvolte da obiettivi che sentono di aver contribuito a stabilire. Allo stesso tempo, le persone potrebbero essere tentate di stabilire obiettivi facili per poterli raggiungere.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><strong>4. L&#8217;orizzonte temporale è appropriato? </strong><br />
Ci si deve assicurare che gli sforzi a breve termine per raggiungere un obiettivo non compromenttano l&#8217;investimento sui risultati di lungo termine.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><strong>5. Come potrebbero gli obiettivi influenzare l&#8217;assunzione dei rischi?</strong><br />
Ci si deve accertare di chiarire quale sia il livello di rischio accettabile.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><strong>6. Come potrebbero gli obiettivi motivare comportamenti non etici?</strong><br />
Gli obiettivi restingono il focus, così che i collaboratori potrebbero essere meno attenti a riconoscere le questioni etiche.<br />
Gli obiettivi inducono anche i collaboratori a razionalizzare i loro comportamenti scorretti e possono intaccare la cultura organizzativa.<br />
Molte precauzioni possono essere necessarie per assicurare un comportamento etico nel momento in cui si perseguono degli obiettivi (ad esempio: leader che sono degli esempi di comportamento etico, rendere il costo del barare più alto del beneficio)</p>
<p style="padding-left: 30px;"><strong>7. Gli obiettivi possono essere tagliati su misura delle capacità degli individui e delle circostanze preservando comunque l&#8217;imparzialità?</strong></p>
<p style="padding-left: 30px;"><strong>8. Come gli obiettivi influenzeranno la cultura aziendale?<br />
</strong>Se la collaborazione è essenziale, si deve considerare l&#8217;opportunità di stabilire obiettivi collettivi piuttosto che individuali.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><strong>9. Gli individui sono intrinsecamente motivati?<br />
</strong>E&#8217; bene riconoscere la motivazione intrinseca e comprendere come gli obiettivi la possono ridurre.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><strong>10. Tenendo in considerazione gli obiettivi di lungo periodo dell&#8217;organizzazione, che tipo di obiettivi (performance o apprendimento) è più appropriato?<br />
</strong>In generale, obiettivi che abbiano a che vedere con l&#8217;apprendimento sono più efficaci in organizzazioni che agiscono in un ambiente mutevole.</p>
<p>Tema complesso ma, mi pare, davvero attuale.</p>
<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Competere&#8230; insegnando</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2009/11/competere-insegnando.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2009/11/competere-insegnando.html#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 10:55:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[Creatività]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Managerial skills]]></category>
		<category><![CDATA[Harvard Business Publishing]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>

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		<description><![CDATA[William C. Taylor sostiene che le organizzazioni più innovative non soltanto sono fortemente orientate all'apprendimento, ma anche all'insegnamento, che diventa un modo per posizionare se stesse come leader di idee e trasmettere il loro approccio generale al business.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sul <a href="http://blogs.harvardbusiness.org/taylor/" target="_blank">suo blog</a> per <a href="http://harvardbusiness.org/" target="_blank">Harvard Business Publishing</a>, William C. Taylor ha lanciato un&#8217;idea, mi pare, interessante.<br />
Il titolo dell&#8217;articolo è &#8220;<a href="http://blogs.harvardbusiness.org/taylor/2009/11/companies_with_class_the_rise.html" target="_blank">The rise of teaching organizations</a>&#8220;.<br />
Taylor parte da una premessa: da Peter Senge in poi, tutti sappiamo che le organizzazioni vincenti sono quelle fortemente orientate all&#8217;apprendimento.<br />
Gary Hamel dice che una delle domande più urgenti alle quali un leader e un&#8217;organizzazione devono rispondere è &#8220;<em>Stai imparando tanto velocemente quanto il mondo sta cambiando?</em>&#8221;<br />
Assodato questo fatto, Taylor si spinge oltre, sostenendo che, se è vero che l&#8217;innovazione è una questione che ha molto a che vedere con la capacità delle organizzazioni di apprendere, è altrettanto vero che alcuni tra i migliori innovatori sono focalizzati non soltanto sull&#8217;imparare, ma anche sull&#8217;insegnare.</p>
<p><span id="more-409"></span></p>
<p>Condividendo le loro idee con clienti, fornitori e perfino concorrenti, queste organizzazioni fanno dell&#8217;innovazione una parte della loro cultura, e perfino del loro brand.<br />
E non è soltanto la conseguenza del fatto che, per citare Aristotele, &#8220;<em>insegnare è il modo migliore per imparare</em>&#8220;. Insegnare rappresenta anche una forma diversa di presenza sul mercato; aiuta l&#8217;azienda a creare non soltanto clienti per i suoi prodotti, ma una audience per le sue idee.<br />
Insegnare diventa dunque il modo migliore per mostrare agli altri il tuo posizionamento come leader di pensiero.<br />
E questo crea una diversa tipologia di presenza sul mercato, un più profondo senso di lealtà da parte di coloro che hanno imparato da te.</p>
<p>Un po&#8217; come quei cuochi, dice Taylor, che condividono le loro ricette così da costruire un gruppo di seguaci del loro approccio generale alla cucina.</p>
<p>La conclusione:</p>
<ul><em>Le migliori organizzazioni basate sulle idee hanno una chance per diventare le migliori organizzazioni che insegnano &#8211; noi non dimentichiamo mai i nostri migliori maestri.</em></ul>
<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2010/09/imprenditorialita-harvard.html' rel='bookmark' title='Il tratto dell&#8217;imprenditorialità'>Il tratto dell&#8217;imprenditorialità</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Un mio articolo sul blog di Harvard Business Publishing</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2009/10/un-mio-articolo-sul-blog-di-harvard-business-publi.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2009/10/un-mio-articolo-sul-blog-di-harvard-business-publi.html#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 12:58:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gestione del tempo]]></category>
		<category><![CDATA[Team]]></category>
		<category><![CDATA[Team management]]></category>
		<category><![CDATA[Teamwork]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[Harvard Business Publishing]]></category>

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		<description><![CDATA[Sul blog di Harvard Business Publishing, un mio articolo su un tema che mi sta molto a cuore: la relazione tra comunicazione circa il tempo, leadership e dinamiche di gruppo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lucabaiguini.com/wp-content/uploads/2009/12/hbp.gif"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; margin-left: 0px; border-top: 0px; margin-right: 0px; border-right: 0px" title="hbp" border="0" alt="hbp" align="left" src="http://www.lucabaiguini.com/wp-content/uploads/2009/12/hbp_thumb.gif" width="240" height="53" /></a> Sul <a href="http://blogs.harvardbusiness.org/cs/" target="_blank">blog</a> di <a href="http://harvardbusiness.org/" target="_blank">Harvard Business Publishing</a>, <a href="http://blogs.harvardbusiness.org/cs/2009/10/how_smart_leaders_talk_about_t.html" target="_blank">un mio articolo</a> su un tema che mi sta molto a cuore: la relazione tra comunicazione circa il tempo, leadership e dinamiche di gruppo.    <br />L&#8217;articolo è in inglese, e ripropone in chiave un parte diversa (e più sistematica) quanto scritto in alcuni post precedenti:</p>
<ul>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2007/02/tempo-organizzazioni.html">Tempo &amp; organizzazioni</a> </li>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2009/07/sei-miti-da-sfatare-sulla-creativita.html">Sei miti da sfatare sulla creatività</a> </li>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2009/06/creatitiva-e-tempo.html">Creatitivà e tempo</a> </li>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2008/11/time-management-e-comunicazione-circa-il-tempo.html">Time management e comunicazione circa il tempo</a> </li>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2008/04/leadership-e-tempo.html">Leadership e tempo</a> </li>
</ul>
<p>Naturalmente, se vorrete commentare in inglese, potete farlo direttamente sul blog di HBP.   <br />Se, invece, preferite lasciare le vostre opinioni in italiano, questo è il posto adatto!</p>
<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lucabaiguini.com/2009/10/un-mio-articolo-sul-blog-di-harvard-business-publi.html/feed</wfw:commentRss>
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