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	<title>Luca Baiguini &#187; gestione delle obiezioni</title>
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	<description>Luca Baiguini - Weblog and personal website</description>
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		<title>Obiezioni: l&#8217;importante è l&#8217;intenzione</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2008/10/obiezioni-limportante-e-lintenzione.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2008/10/obiezioni-limportante-e-lintenzione.html#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 25 Oct 2008 12:59:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Public Speaking]]></category>
		<category><![CDATA[escalation]]></category>
		<category><![CDATA[gestione delle obiezioni]]></category>

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		<description><![CDATA[L'analisi delle intenzioni dell'obiettore è un primo modo per gestire in maniera adeguata le obiezioni, ed evitare le escalation. La domanda è: "Si tratta di un'obiezione di carattere contenutistico o relazionale?"
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A proposito di <a href="http://www.lucabaiguini.com/2008/04/gestione-delle-obiezioni.html">gestione delle obiezioni</a>, una delle esercitazioni più istruttive che chi partecipa ai miei corsi sul <a href="http://www.lucabaiguini.com/comunicazione/public-speaking/">public speaking</a> deve affrontare è proprio quella in cui gli altri partecipanti hanno l&#8217;incarico di &#8220;rompere le uova nel paniere&#8221; al relatore.</p>
<p>In questo modo, partendo dall&#8217;esperienza diretta, i partecipanti estraggono&nbsp;le stategie più efficaci per la gestione dei seminar killer, sui quattro fronti indicati nel post già citato.<br />La cosa su cui insisto di più è la prima domanda che ci si deve porre di fronte ad un&#8217;obiezione: &#8220;<i>Quali sono le intenzioni di chi obietta?</i>&#8221; o, entrando più nel dettaglio </p>
<p><i>&#8220;<b>Si tratta di un&#8217;obiezione di carattere contenutistico o relazionale?</b>&#8220;</i></p>
<p><span id="more-190"></span></p>
<h2>Contenuti o relazioni?</h2>
<p>Faccio un esempio che mi capita spesso di citare: riunione di presentazione di un nuovo software davanti al team ICT e al Direttore Generale di un&#8217;azienda.<br />Il DG non ha una competenza informatica particolarmente profonda.<br />L&#8217;account manager illustra alcuni aspetti relativi alla tecnologia.<br />Ad un certo punto, il DG fa un&#8217;obiezione contestando un contenuto appena esposto.<br />Reazione dell&#8217;account?<br />Normalmente, dall&#8217;alto della sua competenza, smonta l&#8217;obiezione con una serie di argomentazioni circostanziate e puntuali.</p>
<p>Ha gestito in maniera corretta l&#8217;obiezione?<br />Dal mio punto di vista, quasi certamente no.<br />E a questo punto entra in campo la domanda: &#8220;<b>Si tratta di un&#8217;obiezione di carattere contenutistico o relazionale?</b>&#8220;<br />Cerco di spiegarmi meglio.<br />Secondo voi, l&#8217;esigenza che veicola l&#8217;obiezione posta dal DG è di tipo contenutistico (approfondire ulteriormente il contenuto) o di carattere relazionale (definizione di un ruolo di leadership, affermazione di una dinamica di potere)?<br />Non porsi&nbsp;questa domanda significa non dare una risposta adeguata all&#8217;obiezione.<br />Infatti, ad obiezioni di carattere contenutistico, si risponde con dei contenuti.<br />Ad obiezioni di carattere relazionale si risponde sul piano delle relazioni.<br />Nel caso descritto (un decision maker&nbsp;in un gruppo di tecnici, alle prese con un linguaggio che non comprende fino in fondo), con buona probabilità l&#8217;intenzione che sta dietro all&#8217;obiezione è&nbsp;di tipo relazionale. L&#8217;obiezione nasconde un&#8217;affermazione di leadership.<br />Ad un&#8217;obiezione di questo tipo si risponde riconoscendo (o non riconoscendo, a seconda delle situazioni) la leadership.&nbsp;<br />Una risposta che si concentra sui contenuti, invece, è inefficace e tende ad esasperare la dinamica relatore-obiettore, con alto rischio di escalation.<br />Naturalmente, anche una risposta di carattere relazionale ad una obiezione contenutistica, è altrettando inefficace.<br />Ecco quella che, secondo me, potrebbe essere una risposta adeguata nella situazione che abbiamo descritto:<br />&#8220;<i>L&#8217;obiezione è senz&#8217;altro pertinente. Possiamo senz&#8217;altro approfondire questo argomento, in modo che, nel momento in cui <b>lei deciderà </b>se acquistare o meno la nostra soluzione, possa avere acquisito tutti gli elementi necessari</i>&#8220;.<br />Come vedete, questa risposta mette in primo piano la relazione e la dinamica di potere, affermando il ruolo di decision maker del DG.</p>
<p>Che ne pensate?<br />Vi è mai capitato di trovare dei relatori che, per l&#8217;incapacità di leggere le intenzioni di un&#8217;obiezione, hanno generato un&#8217;escalation?</p>
<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Pubblico e pubblici</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2008/04/pubblico-e-pubblici.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2008/04/pubblico-e-pubblici.html#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 22 Apr 2008 10:50:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Public Speaking]]></category>
		<category><![CDATA[gestione delle obiezioni]]></category>

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		<description><![CDATA[La tipologia di pubblico che ci si trova di fronte influenza l'approccio comunicativo nel public speaking. Questo articolo spiega come.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una delle cose di cui discuto&nbsp;durante i corsi&nbsp;sul public speaking e le tecniche di presentazione&nbsp;&egrave; come settare, all&#8217;inizio di una presentazione, l&#8217;interazione tra lo speaker e il pubblico.<br />Naturalmente, il setting dipende dall&#8217;obiettivo che chi presenta si &egrave; posto: se si tratta di trasferire molti concetti in poco tempo, &egrave; utile ridurre al minimo l&#8217;interazione con il pubblico, se si tratta, invece, di raccogliere opinioni piuttosto che di favorire le dinamiche di gruppo tra i partecipanti, l&#8217;interazione va massimizzata.<br />L&#8217;altra variabile in gioco &egrave; il tipo di pubblico che ci si pu&ograve; trovare di fronte. Credo utile fare due ordini di distinzioni:</p>
<ol>
<li><strong><font style="color: #800000" color="#800000">Pubblico attivo</font></strong> vs <strong><font style="color: #800000" color="#800000">pubblico passivo</font></strong>: nel primo caso le persone sono propense ad intervenire, a porre domande, a esprimere pareri, nel secondo caso preferiscono ascoltare senza interagire</li>
<li><font style="color: #800000" color="#800000"><strong>Pubblico spontaneo</strong></font> vs <strong><font style="color: #800000" color="#800000">pubblico non spontaneo</font></strong>: nel primo caso le persone partecipano spontaneamente all&#8217;evento, nel secondo si trovano l&igrave; senza aver espresso la volont&agrave; di partecipare, oppure addirittura, contro la loro volont&agrave; (succede spesso che, in un corso di formazione, ci siano persone che sono state iscritte al corso da altri, e non percepiscono alcuna utilit&agrave; potenziale nel parteciparvi)</li>
</ol>
<p>L&#8217;incrocio tra queste due distinzioni genera lo schema</p>
<p style="text-align: center" align="center"><span class="full-image-float-none"><img style="width: 316px; height: 255px" alt="080422.gif" src="/storage/080422.gif" /></span></p>
<p>Le strategie, allora, per settare l&#8217;interazione sono diverse e si devono adattare alle 4 tipologie di pubblico possibili.<br />In particolare</p>
<ul>
<li>nella <strong>situazione 1</strong> (pubblico spontaneo e attivo) ci si trova favoriti nel momento in cui si cerca l&#8217;interazione, mentre per puntare all&#8217;efficienza si deve creare un setting particolarmente stretto</li>
<li>nella <strong>situazione 2 </strong>(pubblico spontaneo e passivo) &egrave; pi&ugrave; difficile ottenere l&#8217;interazione, ma quando questa arriva, con tutta probabilit&agrave; &egrave; un&#8217;interazione funzionale al raggiungimento degli obiettivi (visto che si tratta di un pubblico spontano, probabilmente condivide gli obiettivi del relatore)</li>
<li>nella <strong>situazione 3</strong> (pubblico non spontaneo e attivo) si &egrave; di fronte al rischio di un&#8217;interazione che, invece che avvicinare agli obiettivi, tende a portarmi lontano (a volte in aperta polemica con gli obiettivi stessi).</li>
<li>nella <strong>situazione 4 </strong>(pubblico non spontaneo e passivo), l&#8217;interazione &egrave; difficile da ottenere e potrebbe essere poco funzionale. In entrambi questi ultimi due casi, la prima cosa da fare &egrave; tentare di alzare l&#8217;interesse, magari calando qualche carta importante gi&agrave; all&#8217;inizio della presentazione, sia che si voglia stimolare l&#8217;interazione, sia che si punti alla velocit&agrave; nel trasferimento dei contenuti.</li>
</ul>
<p>Conoscere la tipologia di pubblico che si ha di fronte non risolve tutti i problemi, ma d&agrave; alcune indicazioni per mettere in campo una strategia adeguata agli obiettivi che ci si &egrave; posti.</p>
<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Gestione delle obiezioni</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Apr 2008 07:10:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Public Speaking]]></category>
		<category><![CDATA[gestione delle obiezioni]]></category>

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		<description><![CDATA[La gestione delle obiezioni è uno dei momenti chiave in una presentazione in pubblico. Alcune strategie per affrontare questo momento.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una delle cose che sottolineo nei corsi di public speaking e di tecniche di presentazione&nbsp;&egrave; il fatto che la gestione delle obiezioni durante una presentazione cambia la cornice della comunicazione. <br />Si passa da una relazione <strong>speaker / pubblico</strong> ad una relazione <strong>speaker / obiettore / pubblico</strong>.<br />Schematizzando:</p>
<p><span class="full-image-float-none"><img style="width: 471px; height: 274px" alt="ps_obiezioni.gif" src="/storage/ps_obiezioni.gif" /></span></p>
<p>Le strategie, quindi, possono svilupparsi su quattro fronti:</p>
<ol>
<li>Gli stati interni del relatore</li>
<li>La comunicazione tra relatore e obiettore</li>
<li>La comunicazione tra l&#8217;obiettore e il pubblico</li>
<li>La comunicazione tra il relatore e il pubblico</li>
</ol>
<p>Uno degli errori pi&ugrave; frequenti degli speaker &egrave; quello di puntare soltanto sul secondo dei quattro fronti, mentre le strategie pi&ugrave; raffinate sono quelle che hanno come obiettivo proprio l&#8217;evitare di trasformare la gestione delle obiezioni in una singolar tenzone tra due contendenti.</p>
<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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