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Narrative case studies

Su Financial Times, un articolo di Emma Jacobs sullo storytelling e sul suo utilizzo in ambito manageriale.
Nulla di nuovo rispetto a quanto abbiamo già scritto più volte, se non in due passaggi che mi paiono interessanti.

Il primo ha a che vedere con il valore delle storie negative:

Le storie negative […] suscitano spesso nelle organizzazioni più discussioni rispetto alle storie positive – per esempio quelle sugli esuberi e i conflitti di cultura dovuti ad una fusione.

Rimane da chiedersi a quali condizioni sia meglio utilizzare una storia negativa invece che una positiva (o viceversa). Mi propongo di tornare su questo punto.

Il secondo passaggio:

Lo storytelling viene spesso liquidato come una “sciocchezza” da uomini di business focalizzati sui risultati, sostiene Jones, che confessa di non utilizzare il termine “storytelling” con manager di alto livello. Piuttosto, preferisce i più ricercati “executive presence” o “narrative case studies”. “A loro piace così”, sorride.

Narrative case studies. Mi piace, credo lo utilizzerò.

La fanteria che fa vincere la guerra

Chiunque abbia avuto occasione di frequentare o di insegnare in un MBA (o in qualunque programma formativo lungo, che prevede l’intervento di un gran numero di docenti diversi) conosce l’importanza della figura del programme manager.

Financial Times dedica loro un articolo, presentando un programma formativo dedicato proprio ai programme manager, e illustrando le criticità che il ruolo implica.

Se ne deducono alcuni concetti interessanti, che possono trovare applicazione per tutte le figure di coordinamento, anche in ambiti diversi da quello formativo.

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MIP nella classifica di Financial Times

Per la prima volta, la School of Management del Politecnico di Milano (di cui il MIP è parte insieme al Dipartimento di Ingegneria Gestionale), è entrata nelle classifiche dei migliori master e delle migliori Business School redatta dal Financial Times.
L’Excutive MBA è al 34° posto, l’MBA Full time al 35°, il Master of Science in Ingegneria Gestionale al 46°, mentre la business school nel suo complesso è al 56°.
L’obiettivo, secondo Gianluca Spina, è quello di entrare nelle prime 20 business school in Europa nei prossimi 5 anni.

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MBA al top

Il Financial Times ha pubblicato la classifica dei migliori MBA del mondo.

Ecco le prime venti posizioni:

  1. University of Pennsylvania: Wharton – U.S.A.
  2. London Business School – U.K.
  3. Columbia Business School – U.S.A.
  4. Stanford University GSB – U.S.A.
  5. Harvard Business School – U.S.A.
  6. Insead – Francia / Singapore
  7. MIT: Sloan – U.S.A.
  8. IE Business School – Spagna
  9. University of Chicago GSB – U.S.A.
  10. University of Cambridge: Judge – U.K.
  11. Ceibs – Cina
  12. Iese Business School – Spagna
  13. New York University: Stern – U.S.A.
  14. IMD – Svizzera
  15. Dartmouth College: Tuck – U.S.A.
  16. Yale School of Management – U.S.A.
  17. Hong Kong UST Business School – Cina
  18. HEC Paris – Francia
  19. University of Oxford: Saïd – U.K.
  20. Indian School of Business – India

Una sola business school italiana: SDA Bocconi, che scende dalla 41esima alla 48esima posizione.
Si tratta dell’unica italiana ad essere presa in considerazione dal FT perché è la sola che nel 2004 (anno di diploma preso in considerazione per questa indagine) era in possesso del marchio europeo di qualità Equis.
Nel 2007 anche MIP – Politecnico di Milano ha ottenuto l’Equis. Entrerà, quindi, nella lista dei candidati fra tre anni.

Approfondimenti interessanti sul Job24, oltre che, naturalmente, su Financial Times.