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Business School in classifica 2011

Business School in classifica 2011

Come ogni anno, vi aggiorno sul ranking pubblicato da Espansione sulle migliori Business School italiane, classificate secondo cinque criteri: notorietà, qualità della docenza, vicinanza al mondo aziendale, qualità dei partecipanti ai master, internazionalità.
L’indagine è stata realizzata su un campione di 50 intervistati tra associati di Aidp, head hunter e selezionatori del personale.
I punteggi vanno da 1 a 5 per ogni criterio, così come nel giudizio complessivo.

Nessuna novità di rilievo: Sda Bocconi e MIP si contendono sempre la prima posizione, con un certo distacco dal gruppo.
La classifica è rimasta identica anche in tutte le altre posizioni, a testimonianza di un certo consolidamento dell’offerta.
I fattori sottolineati nelle interviste sono sempre il processo di internazionalizzazione, la vicinanza al mondo delle imprese e la capacità di costruire programmi verticalizzati per area di mercato.

Credo che quanto scritto qui e qui sia sempre molto attuale, specie per quanto riguarda il secondo fattore .

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Minimal stories

Minimal stories

Per sgomberare il campo da ogni fraintendimento, affermo da subito di non essere un bravo storyteller.
Nonostante questo (o, qualcuno potrebbe dire, proprio per questo), durante le mie lezioni, mi vengono poste spesso domande che somigliano a questa:

Dove trovi le storie che racconti quando devi spiegare un concetto complesso o controintuitivo?

La risposta è, naturalmente, “Ovunque“.
Basta sapere che cosa cercare, e le occasioni per trovarlo si moltiplicano, no?

Eppure in questi giorni, ripensando ad alcune storie che mi capita di raccontare durante i miei seminari, ho notato una caratteristica che accomuna quasi tutte le mie narrazioni: si tratta di storie “pop”. Continua…

Gaudì… ad Harvard

Gaudì… ad Harvard

 

Le riflessioni che abbiamo condiviso sulla mia visita alla Sagrada Familìa sono diventate un post per il blog di Harvard Business Review.

 

L’articolo lo trovate qui:

Leadership, Architected by Gaudì

 

Se volete lasciarmi dei commenti in inglese, vi chiedo di farlo direttamente sul blog di Harvard, mentre se volete commentare in italiano, questo è il posto adatto.

Non giudicare

Non giudicare

Qualche giorno fa, durante un corso di formazione sul public speaking, ho raccontato un episodio, più o meno così:

Stavo frequentando un workshop formativo a Firenze: un incontro di due giornate.
Era primavera, l’aria era frizzante e profumata ed avevamo aperto le finestre della sala conferenze per poter godere della frescura.
Il trainer ci stava conducendo attraverso un esercizio di rilassamento attraverso una visualizzazione.
Ci descriveva un paesaggio montano, con un laghetto e ci invitava ad immaginare di camminare, respirando lentamente, verso lo specchio d’acqua.

“Ad ogni passo, ci diceva, sentite di entrare sempre più profondamente dentro voi stessi”.
Ogni immagine descritta nella visualizzazione si concludeva con una frase del tipo “e questa visione vi aiuta ad entrare sempre più profondamente dentro voi stessi”.

A questo punto, fuori dalla finestra, nel cortile dell’hotel nel quale si teneva il corso, parte il rumore di un martello pneumatico.

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Vale la pena celebrarsi?

Vale la pena celebrarsi?

Un paio di cose a cui ho assistito, e che mi hanno fatto riflettere.
Vi pongo semplicemente la domanda che mi hanno suscitato, a voi considerazioni ed eventuali risposte.

Primo episodio.
Lunedì scorso, a Nove in punto (la trasmissione condotta da Oscar Giannino su Radio24), era ospite Giorgia Meloni, ministro della Gioventù. Tema: la Festa Nazionale del 17 marzo prossimo.

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Narrare il consumo [video]

Narrare il consumo [video]

Ho già fatto cenno al mio intervento al Convegno “Narrare il consumo - 2° Convegno Nazionale sulla narrazione d’impresa“. Il titolo della mia relazione:

Il consumo delle idee. Narrarsi tra insegnamento e posizionamento.

Ora, grazie all’Osservatorio Storytelling, è disponibile il video del mio intervento.

Inoltre, sul mio canale Vimeo trovate il link anche ad una mia intervista registrata nello stesso giorno.

Le slide dell’intervento le trovate qui

I video degli interventi degli altri relatori li trovate sul canale Youtube dell’Osservatorio.

Il capolavoro di  Antoni Gaudí

Il capolavoro di Antoni Gaudí

Ho visitato la Sagrada Familia a Barcellona. Mi ha colpito, molto.
Ho avuto la fortuna di arrivarci in una giornata limpida, al tramonto. La luce filtrata dalle vetrate policrome creava dei riflessi che mi hanno emozionato. M’intendo poco di arte, e di architettura in particolare.

Tre cose, però, mi sono rimaste in mente.

La prima: Antoni Gaudì ha lavorato con dedizione ad un’opera che sapeva di non poter portare a termine.
Aveva concepito la Sagrada Familia come un progetto che doveva impegnare generazioni (come una cattedrale medioevale). È stato capace di un progetto e di una visione che trascendesse la sua persona e il suo essere architetto. È una vera e propria opera di devozione.
Mi domando se siamo ancora capaci di progetti di questo respiro.
Ne abbiamo parlato, in un senso laico, qui.

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I 5 libri della mia vita

I 5 libri della mia vita

Questa mattina mi è venuto da pensare a quali fossero i libri che più hanno influenzato il mio modo di pensare e di vedere il mondo (sarà che quest’anno ho compiuto quarant’anni, ma in questo periodo si affacciano pensieri di questo tipo…).

Ho buttato giù un elenco di cinque libri, che, probabilmente, se ci riflettessi tra un’ora, cambierebbe.

Proprio per questo voglio condividerlo, così com’è, con voi.

Sono, nell’ordine in cui mi sono tornati alla mente:

Mi sembra un elenco sufficientemente pop e incoerente da rappresentarmi…
Credo sarebbe interessante se qualcuno di voi volesse condividere, nei commenti, il proprio elenco.
Una domanda su leadership e competenze

Una domanda su leadership e competenze

Su Il Sole 24 Ore dello scorso 20 agosto, un articolo di Giuseppe Berta mi ha incuriosito.
Titolo: I nuovi modelli di management alla scuola di Detroit
Sottotitolo: La scuola dei manager non auto

Vi sottopongo un paio di passaggi in particolare:

Alan Mulally alla Ford, Sergio Marchionne alla Chrsyler e ora Akerson alla Gm impersonano, benché in modo diverso, originali orientamenti manageriali che, se continueranno ad avere successo, non mancheranno di condizionare in generale i criteri di gestione dell’impresa. Tutti e tre questi manager hanno in comune il fatto che non si sono formati all’interno dell’industria dell’automobile. Ci sono arrivati quando disponevano ormai di una consolidata esperienza gestionale e non erano dunque influenzabili dalle procedure e, peggio ancora, dalle ritualità prevalenti entro le imprese del settore. Li avvicina anche l’essere portatori di una spinta a cambiare in profondità il modo di operare delle realtà che sono stati chiamati a dirigere. Contrariamente al passato, quando il management usciva da una cultura d’impresa sedimentata nel tempo, a cui aderiva strettamente, ai nuovi manager è stata affidata la responsabilità di trasformare alla radice il comportamento aziendale. [...]

Condizioni così difficili, in un ambiente caratterizzato da un’altissima competizione, rendono nuovamente l’industria dell’auto un terreno privilegiato di elaborazione strategica. Ecco perché le imprese del settore diventano un’altra volta fucine di innovazione manageriale.

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Sindrome sul blog di Harvard

Sindrome sul blog di Harvard

Si chiama Sindrome, ed è il cattivo del film d’animazione “Gli incredibili“, della Pixar Animation Studios.

In maniera un po’ provocatoria, l’ho reso protagonista di un mio articolo sul blog di Harvard Business Review.
Mi pare, infatti, che il suo piano per diventare “il più grande dei supereroi” ci suggerisca qualcosa di importante circa la leadership e la comunicazione circa il tempo.

Spero di aver solleticato la vostra curiosità…

L’articolo lo trovate qui:

Vanquish the Time-Management Villain

Se volete lasciarmi dei commenti in inglese, vi chiedo di farlo direttamente sul blog di Harvard, mentre se volete commentare in italiano, questo è il posto adatto.