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Come comunicare aspettative e obiettivi

Su Forbes.com, Sangeeth Varghese sta pubblicando una serie di articoli sul team management.
Nel primo ha spiegato come, attraverso il meccanismo della profezia che si autorealizza, comunicare obiettivi ed aspettative sfidanti possa condurre le persone a raggiungere gli obiettivi stessi.
Ho parlato anch’io di questo effetto qui.
Nel secondo articolo della serie, pubblicato in questi giorni, si è concentrato su come comunicare questo tipo di obiettivi e di aspettative.

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Keynes, aspettative, pensiero critico

Lo scambio interessante di questi giorni ed il rincorrersi di alcuni temi negli ultimi due post (dedicati rispettivamente alle aspettative e al pensiero critico) mi ha ricordato un gioco che ricalca il cosiddetto “concorso di bellezza” di Keynes, citato da Matteo Motterlini nel suo libro “Trappole mentali“.

Il gioco consiste in questo: riunite un gruppo di persone e date loro le seguenti istruzioni (cito dal libro di Motterlini)

Scegliete un numero tra zero e cento e scrivetelo su un foglio senza mostrarlo agli altri. Dopodiché consegnatemi i foglietti e procederò a calcolare la media aritmentica dei numeri che avete scelto. Lo scopo del gioco è cercare di scegliere quel numero che pensate essere più vicino ai due terzi della media dei numeri scelti da tutti. Il vincitore è chi riuscirà ad avvicinarsi di più ai due terzi della media dei numeri scelti da tutti.

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IL potere delle aspettative

Un classico esperimento di Mark Snyder, Elizabeth Decker Tanke e Ellen Bersheid, realizzato nel 1977, mostra come le aspettative altrui influenzino il nostro comportamento.
Lo studio ha infatti dimostrato che le persone normalmente sono molto abili nel leggere le aspettative altrui e molto rapide nel conformare il proprio comportamento a queste aspettative.
Naturalmente, questa prospettiva getta una luce ulteriore sul ruolo che le aspettative e le convinzioni giocano nel determinare comportamenti diversi in situazioni diverse. Continua a leggere

Pigmalione ad uso dei manager

Il Professor Dov Eden, della Tel Aviv University, ha condotto alcune ricerche sul ruolo delle aspettative dei manager nel determinare la performance dei collaboratori.
I risultati sono interessanti:

    “Entra in azione una profezia che sia autoavvera.” dice Eden “I manager e i leader farebbero bene ad aspettarsi molto, e a fare in modo che le persone sappiano che loro si aspettano molto. Il messaggio dovrebbe essere genuino e coerente”.

In un esperimento, il prof. Eden ha diviso dei manager bancari in due gruppi. Ai manager di un gruppo ha detto che i loro collaboratori avevano delle grandi potenzialità, agli altri non è stato detto nulla. L’analisi delle performance e dei risultati hanno messo in evidenza delle notevoli differenze tra i due gruppi. I gruppi di collaboratori erano inizialmente omogenei, ma le aspettative dei manager hanno agito da propellente per le prestazioni del primo gruppo, portandolo ad ottenere risultati significativamente migliori rispetto al secondo gruppo.

Si tratta, evidentemente, di un “Effetto Pigmalione“, già descritto in questi due post:
Pigmalione
Ancora su Rosenthal e l’effetto Pigmalione

La ricetta di Eden suona così:

    Aspettati di più dalle persone. Otterrai di più. Costruisci aspettative alte e rinforzale con messaggi positivi ai collaboratori, anche se questo ti richiedesse di diventare un buon attore. […]

    I collaboratori otterranno un’accelerazione da 1 a 3 nel loro tasso di successo nella performance se il leader si aspetta di più da loro. Il successo è determinato da un certo numero di fattori rilevanti, come per esempio completare un corso, un indicatore di performance sul lavoro, o il voto in un programma formativo.
    Se un leader ha delle aspettative tre volte più alte circa un collaboratore, questo non significa che il collaboratore performerà tre volte di più, ma che avrà tre volte più probabilità di performare al di sopra della media.

Mi affascina sempre constatare come le nostre convinzioni e le nostre aspettative, oltre a fungere da filtri sulla realtà, spesso sono capaci di cambiare la realtà stessa.

Ancora su Rosenthal e l’Effetto Pigmalione

Il post sull’Effetto Pigmalione è da tempo uno dei più letti del blog. E mi capita di parlarne spesso anche durante i miei interventi formativi. C’è una distinzione che non è facile far comprendere e che è determinante per capire in pieno l’importanza degli esperimenti di Rosenthal: l’Effetto Pigmalione non riguarda solamente quanto le nostre convinzioni fungono da filtro nella nostra percezione della realtà, ma anche quanto le nostre convinzioni influenzano la realtà stessa.
Le insegnanti dell’esperimento, infatti, non soltanto avevano adattato il loro giudizio sui bambini in base alle loro convinzioni (istillate da Rosenthal stesso), ma avevano effettivamente influito fortemente sulle capacità espresse dai bambini stessi: ad un anno di distanza gli alunni che Rosenthal aveva indicato come i più dotati si erano effettivamente dimostrati i migliori della classe.
E non si trattava soltanto di un giudizio dato dalle insegnanti, i ragazzini in questione erano davvero migliorati in modo sorprendente.

Confirmation Bias

In questo post ho parlato di come spesso tendiamo a piegare la realtà alla teoria, piuttosto che il contrario.

Il Confirmation Bias è una delle strategie che utilizziamo: si tratta della tendenza a ricercare informazioni che provano, piuttosto che informazioni che confutano, la nostra teoria iniziale.

Peter Cathcart Wason fece un esperimento: mostrò a degli individui la tripletta di numeri 2 – 4 – 6, dicendo loro che questa tripletta era conforme ad una regola particolare. Il compito dei soggetti era quello di individuare quale fosse la regola. Per farlo potenvano generare altre triplette, e chiedere allo sperimentatore se soddisfacevano la regola o meno. Lo sperimentatore dava un feedback (regola soddisfatta o regola non soddisfatta) corretto.

Una volta che fossero stati sicuri di aver individuato la regola, i soggetti dovevano enunciarla.

Nonostante il fatto che la regola fosse semplicemente “qualsiasi sequenza ascendente”, i soggetti sembravano trovare grandi difficoltà nell’individuarla, enunciando spesso regole molto più complesse. La cosa più interessante è che i soggetti sembravano testare soltanto esempi “positivi”, che confermavano le loro ipotesi. Quello che non facevano era, invece, tentare di falsificare le proprie ipotesi testando triplette che non fossero conformi alla propria regola.

Il confirmation bias è una teoria utilizzata per comprendere perché le persone spesso credano e sostengano idee pseudoscientifiche.

Post (per qualche motivo) correlati:
Pigmalione
Leggenda metropolitana
L’hindsight bias
Teorie forti

Pigmalione

Questo post sul blog di Alfonso Fuggetta mi ha ricordato l’importanza di quello che gli psicologi chiamano “Effetto Pigmalione“.

Questa locuzione fu introdotta in ambito psicologico da Robert Rosenthal.

Pigmalione, re di Cipro e leggendario scultore, realizzò una statua di donna talmente bella che se ne innamorò. Chiese quindi a Venere di concedergli una sposa altrettanto bella e la dea esaudì la sua richiesta animando la statua stessa.

Tornando a Rosenthal, egli sottopose ad un test di intelligenza gli alunni di una scuola elementare della California. Quindi, prese un campione casuale tra questi bambini e disse alle loro insegnanti che si trattava di bambini che, secondo il test, erano risultati particolarmente dotati.

Ad un anno di distanza quegli alunni si erano effettivamente dimostrati i migliori della classe.
E non si trattava soltanto di un giudizio dato dalle insegnanti, i ragazzini in questione erano migliorati in modo sorprendente.

La spiegazione di quello che Rosenthal ha chiamato, appunto, effetto Pigmalione, è che le nostre aspettative possono influenzare in maniera radicale le nostre relazioni e le performance che possiamo ottenere dagli altri. Le insegnanti, credendo nell’alto potenziale di quei bambini, si comportarono con loro in modo diverso rispetto a quanto avrebbero fatto normalmente (più incoraggiamento, più stimoli…). E i bambini reagirono di conseguenza, ottenendo risultati migliori.
Il comportamento delle maestre aveva consentito ai bambini di mettere in campo il meglio delle loro capacità.

L’effetto Pigmalione influenza i rapporti umani, di qualunque natura essi siano, e purtroppo non sempre in maniera positiva.

E’ quella che Watzlawick chiamerebbe una “profezia che si autorealizza”.

Questo può spiegare anche perché alcune persone sembrano particolarmente sfortunate nei rapporti con gli altri: incontrano colleghi ipocriti, amici inaffidabili, partner egoisti, eccetera eccetera.

In realtà, vengono trattati come si aspettano di esserlo.
Chi si aspetta di essere tradito, mette in campo una serie di strategie che portano la dinamica relazionale proprio nella direzione che si vorrebbe evitare. In questo senso, la “profezia” del tradimento si “autorealizza”.

Per approfondire: