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	<title>Luca Baiguini &#187; Basics</title>
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	<description>Luca Baiguini - Weblog and personal website</description>
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		<item>
		<title>I principali approcci al tema della leadership</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2009/09/i-principali-approcci-al-tema-della-leadership.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2009/09/i-principali-approcci-al-tema-della-leadership.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 16:41:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Modelli di leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Basics]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lucabaiguini.com/?p=289</guid>
		<description><![CDATA[Un articolo che illustra i principali approcci al tema della leadership che si possono ritrovare nella letteratura, evidenziando gli elementi su cui ciascun approccio si focalizza.
I principali approcci sono: l'approccio dei tratti, l'approccio comportamentale, le teorie contingenti, le teorie del processo, le teorie del risultato.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riprendo, dopo alcuni mesi, la rubrica &#8220;<a href="http://www.lucabaiguini.com/tag/basics" target="_blank">Basics</a>&#8220;, che ha come obiettivo l&#8217;illustrazione di alcuni &#8220;<i>fondamentali</i>&#8221; della formazione comportamentale, del comportamento organizzativo e del personal development.<br />E lo faccio dedicando alcuni post al tema della <a href="http://www.lucabaiguini.com/leadership/">leadership</a>, che mi pare riscuota sempre un certo interesse.</p>
<p>Parto, innanzitutto, da una definizione di leadership (tratta dal libro di Tosi e Pilati &#8220;<a href="http://www.ibs.it/code/9788823831148/tosi-henry-l-pilati/comportamento-organizzativo-attori-relazioni.html?shop=812" target="_blank">Comportamento organizzativo</a>&#8220;), che mi sembra comprenda tutti i principali elementi in gioco:</p>
<ul>
<p><i>La leadership è un processo di influenza sugli altri per far loro comprendere e accettare le decisioni che devono essere prese e le azioni che devono essere intraprese, facilitando gli sforzi individuali e collettivi per il raggiungimento di obiettivi comuni</i></p>
</ul>
<p><span id="more-289"></span></p>
<p>Muovendo da questa definizione, possiamo suddividere gli approcci al tema in cinque&nbsp;famiglie principali:</p>
<ol>
<li><b>L&#8217;approccio dei tratti</b><br />Concentra la propria attenzione su come un leader &#8220;<i>è</i>&#8220;.<br />Tenta quindi di produrre il ritratto del leader ideale, elencandone le caratteristiche ed individuando i tratti della personalità che impattano sull&#8217;efficacia della leadership.<br />La personalità dei leader efficaci, quindi, è diversa da quella di chi leader non è.<br />&nbsp;</li>
<li><b>L&#8217;approccio comportamentale</b><br />Concentra l&#8217;attenzione su ciò che il leader &#8220;<i>fa</i>&#8220;.<br />Analizza e spiega il grado di efficacia delle azioni, cercando all&#8217;interno dei comportamenti del leader alcune caratteristiche osservabili e dei modelli replicabili che consentano di trasferire (e di insegnare) la leadership.<br />I comportamenti che stanno alla base delle osservazioni hanno a che vedere con:</li>
<ul>
<li>distribuzione del <b>potere decisionale</b></li>
<li>attenzione al <b>compito</b></li>
<li>attenzione alla <b>relazione</b><br />&nbsp;</li>
</ul>
<li><b>Le teorie contingenti</b><br />I modelli possiamo definire come &#8220;teorie contingenti&#8221; postulano il fatto che situazioni diverse richiedono approcci alla leadership diversi.<br />Al centro di questi modelli stanno, quindi, dei fattori situazionali che impattano sull&#8217;efficacia dei comportamenti e determinano la relazione tra leader e follower.<br />&nbsp;</li>
<li><b>Le teorie del processo</b><br />Tutti gli approcci visti finora concentrano la loro attenzione principalmente sulla figura del leader (chi è, che cosa fa, in quali situazioni).<br />Le teorie del processo, invece, puntano l&#8217;osservazione sui processi per mezzo dei quali si sviluppa la relazione tra leader e follower (o potenziali follower).<br />&nbsp;</li>
<li><b>Le teorie del risultato</b><br />Queste teorie spostano il focus dagli input (attributi, processo, comportamenti) all&#8217;output della leadership: i risultati. <br />La leadership efficace, quindi, è il prodotto di attributi e risultati.<br />Lo studio dei risultati si basa su quattro criteri:</li>
<ul>
<li><b>Equilibrio</b> nelle dimensioni della performance organizzativa</li>
<li><b>Strategicità</b></li>
<li><b>Durata</b></li>
<li><b>Selfless</b> (sostegno all&#8217;intera organizzazione e non soltanto all&#8217;interesse del leader)</li>
</ul>
</ol>
<p>Nei prossimi <a href="http://www.lucabaiguini.com/tag/basics">basics</a> approfondirò alcune di queste teorie e modelli.</p>
<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Strategie di decision making</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2009/01/strategie-di-decision-making.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2009/01/strategie-di-decision-making.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 22 Jan 2009 08:18:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Change management]]></category>
		<category><![CDATA[Decision making]]></category>
		<category><![CDATA[Negoziazione]]></category>
		<category><![CDATA[Basics]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lucabaiguini.com/?p=225</guid>
		<description><![CDATA[Una sintesi delle cinque principali strategie di decision making: ottimizzante, euristica, incrementale, cibernetica, casuale
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel libro &#8220;<a href="http://www.ibs.it/code/9788883636400/mariani-marco/decidere-e-negoziare-concetti.html?shop=812">Decidere e negoziare. Concetti e strumenti per l&#8217;azione manageriale</a>&#8221; di Marco Mariani, ho trovato una bella sintesi delle principali strategie di <a href="http://www.lucabaiguini.com/decision-making/">decision making</a>.<br />In un <a href="http://www.lucabaiguini.com/2009/01/logiche-di-decision-making.html">articolo</a>&nbsp;di qualche giorno fa ho trattato&nbsp;delle principali logiche di decision making (la <b>logica della conseguenza</b>&nbsp;e la <b>logica dell&#8217;appropriatezza</b>)<br />Qui, invece, si tratta di classificare l&#8217;approccio all&#8217;<b>elaborazione delle informazioni</b>, alla <b>definizione dei problemi e degli obiettivi</b>, alla <b>ricerca delle alternative e alla loro valutazione</b> e, infine, alla <b>scelta tra le alternative presenti</b> e all&#8217;<b>apprendimento</b> che ne deriva.</p>
<p><span id="more-225"></span></p>
<p>Ecco, parafrasando&nbsp;le definizioni date da Mariani, le principali caratteristiche di ogni strategia,&nbsp;e uno schema di sintesi finale che riassume gli elementi in gioco.</p>
<h2>Strategie di ottimizzazione</h2>
<ul>
<li>si basano sul principio di razionalità perfetta</li>
<li>tendono ad assumere la &#8220;forma&#8221; del processo decisionale razionale puro</li>
<li>il problema viene&nbsp;definito in modo strutturato</li>
<li>gli obiettivi vengono esplicitati con precisione</li>
<li>le alternatitive sono&nbsp;finite e definite</li>
<li>i confini del problema vengono definitivi dalla esplicitazione delle alternative ritenute rilevanti</li>
<li>gli obiettivi e le alternative in gioco sono misurabili</li>
</ul>
<h2>Strategie euristiche</h2>
<ul>
<li>si fondano sul criterio di scelta del soddisfacimento anzichè dell&#8217;ottimizzazione</li>
<li>vi è&nbsp;conflittualità tra obiettivi e/o sono presenti obiettivi non misurabili</li>
<li>può esservi molteplicità di decisori</li>
<li>il problema e l&#8217;obiettivo giungono ad una sufficiente strutturazione soltanto in itinere</li>
</ul>
<h2>Strategie incrementali</h2>
<ul>
<li>i problemi sono complessi e non permettono una strutturazione</li>
<li>i decisori sono inesperti</li>
<li>il principio decisionale di fondo è quello del minimo rischio accettabile</li>
<li>le alterantive generalmente sono imitative e/o esperimenti pilota</li>
<li>la strategia di decisione risulta scollegata dai problemi, dagli obiettivi e dalle alternative ipotizzabili, mentre è&nbsp;streattmanete collegata alle decisioni precedenti</li>
<li>l&#8217;apprendimento si focalizza più sul &#8220;come decidere&#8221; che sul &#8220;che cosa decidere&#8221;</li>
</ul>
<h2>Strategie cibernetiche</h2>
<ul>
<li>sono strategie conservative (anche più delle strategie incrementali)</li>
<li>hanno come obiettivo la minimizzazione del rischio e della complessità del problema</li>
<li>puntano alla creazione di automatismi</li>
<li>cercano risposte ai problemi, ma non le ragioni della loro adeguatezza, accontendandosi di discriminare le risposte per le decisioni future</li>
<li>tendono a creare routine</li>
<li>la regola di base è l&#8217;imitazione</li>
</ul>
<h2>Strategie casuali</h2>
<ul>
<li>la regola decisionale è il caso</li>
<li>sono frequenti in situazioni di elevata incertezza</li>
<li>valutano le alternative in modo indifferente, non espimono preferenze</li>
</ul>
<h2>Schema di sintesi</h2>
<p>Riporto integralmente una tabella pubblicata da Mariani sugli elementi in gioco nelle varie strategie</p>
<table cellspacing="0" bordercolordark="white" width="650" bordercolorlight="black" border="1">
<tbody>
<tr>
<td width="197"><b><i>Strategia decisionale</i></b></td>
<td width="197">
<p align="center"><b>Ottimizzante</b></p>
</td>
<td width="197">
<p align="center"><b>Euristica</b></p>
</td>
<td width="197">
<p align="center"><b>Incrementale</b></p>
</td>
<td width="197">
<p align="center"><b>Cibernetica</b></p>
</td>
<td width="197">
<p align="center"><b>Causale</b></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="197"><b><i>Principio fondamentale</i></b></td>
<td width="197">
<p align="center">Razionalità perfetta</p>
</td>
<td width="197">
<p align="center">Razionalità limitata</p>
</td>
<td width="197">
<p align="center">Minimo rischio accettabile</p>
</td>
<td width="197">
<p align="center">Rinforzo</p>
</td>
<td width="197">
<p align="center">Caos</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="197"><b><i>Alternative</i></b></td>
<td width="197">
<p align="center">Note</p>
</td>
<td width="197">
<p align="center">Ipotizzate</p>
</td>
<td width="197">
<p align="center">Non note</p>
</td>
<td width="197">
<p align="center">Consolidate</p>
</td>
<td width="197">
<p align="center">Non note</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="197"><b><i>Incertezza</i></b></td>
<td width="197">
<p align="center">Assente</p>
</td>
<td width="197">
<p align="center">Elevata</p>
</td>
<td width="197">
<p align="center">Molto elevata</p>
</td>
<td width="197">
<p align="center">Molto elevata</p>
</td>
<td width="197">
<p align="center">Totale</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="197"><b><i>Regola di scelta</i></b></td>
<td width="197">
<p align="center">Ottimizzazione</p>
</td>
<td width="197">
<p align="center">Soddisfacimento</p>
</td>
<td width="197">
<p align="center">Imitazione</p>
</td>
<td width="197">
<p align="center">Imitazione</p>
</td>
<td width="197">
<p align="center">Caso</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="197"><b><i>Logica di fondo</i></b></td>
<td width="197">
<p align="center">Conseguenza</p>
</td>
<td width="197">
<p align="center">Conseguenza</p>
</td>
<td width="197">
<p align="center">Appropriatezza</p>
</td>
<td width="197">
<p align="center">Appropriatezza</p>
</td>
<td width="197">
<p align="center">Appropriatezza</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="197"><b><i>Efficacia</i></b></td>
<td width="197">
<p align="center">Molto alta</p>
</td>
<td width="197">
<p align="center">Alta</p>
</td>
<td width="197">
<p align="center">Media</p>
</td>
<td width="197">
<p align="center">Bassa</p>
</td>
<td width="197">
<p align="center">Molto bassa</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="197"><b><i>Efficienza</i></b></td>
<td width="197">
<p align="center">Molto bassa</p>
</td>
<td width="197">
<p align="center">Bassa</p>
</td>
<td width="197">
<p align="center">Media</p>
</td>
<td width="197">
<p align="center">Alta</p>
</td>
<td width="197">
<p align="center">Molto alta</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="197"><b><i>Capacità di soluzione dei conflitti</i></b></td>
<td width="197">
<p align="center">Bassa</p>
</td>
<td width="197">
<p align="center">Media</p>
</td>
<td width="197">
<p align="center">Alta</p>
</td>
<td width="197">
<p align="center">Molto alta</p>
</td>
<td width="197">
<p align="center">Assoluta</p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2009/01/logiche-di-decision-making.html' rel='bookmark' title='Logiche di decision making'>Logiche di decision making</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Logiche di decision making</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2009/01/logiche-di-decision-making.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2009/01/logiche-di-decision-making.html#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 16 Jan 2009 07:22:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Change management]]></category>
		<category><![CDATA[Decision making]]></category>
		<category><![CDATA[Negoziazione]]></category>
		<category><![CDATA[Basics]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lucabaiguini.com/?p=222</guid>
		<description><![CDATA[Un processo di decision making si può basare su due diverse logiche: la logica della conseguenza e la logica dell'appropriatezza. In questo articolo si mettono in evidenza gli elementi in gioco nelle due logiche.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un breve <a href="http://www.lucabaiguini.com/tag/basics">basic</a> sulle due possibili logiche sulle quali si basa un processo decisionale, e sugli elementi che entrano in gioco:</p>
<ol>
<li><b>La logica della conseguenza</b></li>
<li><b>La logica dell&#8217;appropriatezza</b></li>
</ol>
<p><span id="more-222"></span></p>
<h2>La logica della conseguenza</h2>
<p>Si tratta di quella logica perseguita dalle procedure di decision making razionali, che pongono la scelta nei termini di risposta a quattro questioni fondamentali:</p>
<ol>
<li>Le <b>alternative</b> possibili</li>
<li>Le <b>aspettative</b>, cioè le conseguenze attese di ciascuna delle alternative e la probabilità del verificarsi di ciascuna di queste conseguenze</li>
<li>Le <b>preferenze</b>, cioè il valore attribuito dal decision maker a ciascuna delle alternative</li>
<li>Le <b>regole di scelta</b>: le modalità con cui viene effettuata una scelta tra le varie alternative in gioco</li>
</ol>
<p>Si tratta di una logica razionalistica, che sta alla base dei modelli microeconomici di allocazione delle risorse.</p>
<h2>La logica dell&#8217;appropriatezza</h2>
<p>Un secondo tipo di logica è, invece, quello dell&#8217;appropriatezza, che sta alla base delle decisioni assunte sulla base dell&#8217;identità, secondo regole e procedure considerate appropriate al contesto.<br />In questo caso la decisione si basa su questioni che hanno a che vedere:</p>
<ol>
<li>il <b>riconoscimento</b> della situazione e del contesto</li>
<li>l&#8217;<b>identità</b> del decisore o dell&#8217;organizzazione</li>
<li>le <b>regole</b> ritenute appropriate in quel contesto per quel decisore in quell&#8217;organizzazione</li>
</ol>
<p>Secondo la logica dell&#8217;appropriatezza, quindi, un processo di decision making non avviene in maniera neutra, ma all&#8217;interno di ruoli e di copioni dettati da regole e consuetudini.</p>
<p>In un certo senso, si potrebbe dire che entrambe le logiche potrebbero essere un caso particolare dell&#8217;altra (la conseguenza come caso particolare dell&#8217;appropriatezza e viceversa).<br />Mi pare utile, comunque, conoscere queste due logiche e considerarle in un&#8217;ottica di complementarietà nello spiegare il processo (sempre complesso) che porta all&#8217;assunzione delle decisioni.</p>
<p>Altri post della rubrica <a href="http://www.lucabaiguini.com/tag/basics">basics</a> si trovano <a href="http://www.lucabaiguini.com/tag/basics">qui</a></p>
<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2009/01/strategie-di-decision-making.html' rel='bookmark' title='Strategie di decision making'>Strategie di decision making</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Il processo di apprendimento</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2008/11/il-processo-di-apprendimento.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2008/11/il-processo-di-apprendimento.html#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 08 Nov 2008 14:15:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[Change management]]></category>
		<category><![CDATA[Training]]></category>
		<category><![CDATA[Basics]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lucabaiguini.com/?p=197</guid>
		<description><![CDATA[Un articolo che schematizza il processo di apprendimento di un'abilità comportamentale e, quindi, i passaggi per il suo insegnamento.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dedichiamo questo <a href="http://www.lucabaiguini.com/tag/basics">basic</a><sup>(*)</sup> al processo di apprendimento ed alle sue varie fasi.<br />Questa breve analisi ci serve per spiegare il senso di alcune pratiche formative di carattere comportamentale, che si basano sull&#8217;acquisizione della capacità di osservare i propri comportamenti da una posizione percettiva esterna, in modo da poterli valutare in maniera consapevole.<br />Proprio questa valutazione riporta l&#8217;attenzione su processi che normalmente vengono svolti in maniera inconsapevole. A questo punto è possibile innestare un nuovo apprendimento, che poi l&#8217;esercizio riporterà a livello di competenza inconsapevole.</p>
<p><span id="more-197"></span></p>
<p>Il processo di apprendimento di un&#8217;abilità, dunque,&nbsp;normalmente avviene in quattro fasi:</p>
<ol>
<li><b>Incompetenza inconsapevole</b>: non si sa fare, e non ci si pone nemmeno il problema di acquisire un&#8217;abilità perché non se ne conoscono l&#8217;esistenza e/o l&#8217;utilità.<br />Per esempio, un abitante di un villaggio sperduto dell&#8217;Amazzonia con tutta probabilità non sa guidare un&#8217;automobile, e nemmeno si pone il problema di imparare, visto che non sa che cosa sia un&#8217;automobile. </li>
<li><b>Incompetenza consapevole</b>: non si sa fare, ma si riconosce la necessità, o&nbsp;l&#8217;utilità, di imparare un&#8217;abilità.<br />Non si è in grado di guidare un&#8217;automobile, ma si sa che l&#8217;automobile esiste e si ritiene utile o necessario imparare.<br />Questa è normalmente la condizione con cui si affronta un processo formativo.</li>
<li><b>Competenza consapevole</b>: si sa fare, ma il processo richiede di essere affrontato in maniera consapevole, pensando ai passaggi che il processo stesso richiede.<br />È la condizione del principiante, che deve &#8220;pensare&#8221; a ciò che sta facendo per riuscire a guidare un&#8217;automobile, ed è completamente assorbito dalla guida, tanto che difficilmente riesce a svolgere altre attività contemporaneamente.</li>
<li><b>Competenza inconsapevole</b>: si sa fare, ed il saper fare è ormai un automatismo che non richiede particolare attenzione.<br />Il guidatore provetto riesce a guidare e contemporaneamente è in grado di fare altre cose, perché la sua attenzione non è completamente concentrata sul processo di guida.</li>
</ol>
<p>Schematizzando:</p>
<p><img height="497" alt="Processo di apprendimento" src="http://www.lucabaiguini.com/storage/processo-di-apprendimento.gif" width="566" align="bottom" border="0" /></p>
<p>Come si vede nella&nbsp;figura, mentre le prime due fasi del processo sono unidirezionali (dalla incompetenza inconsapevole alla incompetenza consapevole e dalla incompetenza consapevole alla competenza consapevole), per la terza fase la freccia è bidirezionale. <br />E proprio in questo consiste il processo di formazione comportamentale, specialmente per quei tipi di capacità (comunicazione, leadership, gestione del tempo, teamwork) che vengono già praticate nella vita di tutti i giorni, pur senza una consapevolezza diretta dei processi che vengono messi in atto.<br />Il percorso formativo dovrebbe, quindi, in prima battuta riportare alla consapevolezza le competenze (e questo giustifica anche un iniziale peggioramento nella messa in pratica delle capacità), su questa consapevolezza si dovrebbe innestare&nbsp;il nuovo apprendimento, che poi, per essere sfruttato appieno dovrà diventare nuovamente competenza inconsapevole, in modo da poter mettere in campo i processi in maniera fluida e naturale.<br />In questo senso, il processo formativo non si conclude in aula, visto che il passaggio verso la riconquista della competenza inconsapevole richiede esercizio e pratica costanti.</p>
<p><sup><font style="FONT-SIZE: 0.8em">(*)</font></sup> <font style="FONT-SIZE: 0.8em">La rubrica <b><a href="http://www.lucabaiguini.com/tag/basics">Basics</a></b> raccoglie una serie di post che illustrano i &#8220;fondamentali&#8221; della formazione manageriale, dei comportamenti organizzativi e del personal development</font></p>
<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/09/lapprendimento-esperienziale-secondo-kolb-1.html' rel='bookmark' title='L&#8217;apprendimento esperienziale secondo Kolb [1]'>L&#8217;apprendimento esperienziale secondo Kolb [1]</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/09/lapprendimento-esperienziale-secondo-kolb-2.html' rel='bookmark' title='L&#8217;apprendimento esperienziale secondo Kolb [2]'>L&#8217;apprendimento esperienziale secondo Kolb [2]</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/04/livelli-di-apprendimento.html' rel='bookmark' title='Livelli di apprendimento'>Livelli di apprendimento</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lucabaiguini.com/2008/11/il-processo-di-apprendimento.html/feed</wfw:commentRss>
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		</item>
		<item>
		<title>Big Five</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2008/10/big-five.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2008/10/big-five.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 16 Oct 2008 07:29:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[Self leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Basics]]></category>
		<category><![CDATA[Big Five]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lucabaiguini.com/?p=185</guid>
		<description><![CDATA[Il modello Big Five individua i cinque principali tratti della personalità: nevroticismo, estroversione, apertura, amabilità, coscienziosità
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Continuo con la serie <a href="http://www.lucabaiguini.com/tag/basics">Basics</a>, che vedo essere gradita da molti lettori (i post in genere suscitano pochi commenti, visto che sono di carattere più dichiarativo che interlocutorio, ma sono davvero molto letti).</p>
<p>Qui si parla del <strong>Modello Big Five</strong>.</p>
<p><span id="more-185"></span></p>
<p>In questo <a href="http://www.lucabaiguini.com/2008/07/le-determinanti-del-comportamento.html">Basic</a>&nbsp;ho delineato i principali elementi in gioco quando si parla di comportamento.<br />Lo studio dei tratti e dei fattori della personalità si inserisce proprio in questo contesto, ove per personalità intendiamo <i>l&#8217;insieme relativamente stabile deelle caratteristiche psicologiche di una persona, ossia un modello duraturo di caratteristiche che definiscono l&#8217;unicità di una persona e che influenzano il modo in cui interagisce con gli altri e l&#8217;ambiente</i><sup><i>(1)</i></sup>.</p>
<p>Nel corso del tempo, molti studiosi hanno elaborato definizioni specifiche di tratti della personalità, e si è sviluppata anche una certa competizione per affinare le metodologie di analisi e di individuazione dei fattori disposizionali che caratterizzano i tratti della personalità. Recentemente&nbsp;lo studio di questi tratti della personalità ed il loro raggruppamento ad un livello superiore di classificazione ha portato all&#8217;identificazione dei cosiddetti <b>Big Five</b>, i cinque grandi fattori, che si sono dimostrati altamente affidabili nello studio della struttura della personalità ed hanno dimostrato di mantenere un buon grado di stabilità per tutto l&#8217;arco dell&#8217;età adulta, oltre ad evidenzaire un&#8217;elevata congruenza tra eterovalutazioni e autovalutazioni utilizzando questionari e/o liste di aggettivi.</p>
<p>I cinque tratti della personalità evidenziati dal modello <b>Big Five</b> sono:</p>
<ol>
<li><b>Nevroticismo</b></li>
<li><b>Estroversione</b></li>
<li><b>Apertura</b></li>
<li><b>Amabilità</b></li>
<li><b>Coscienziosità</b></li>
</ol>
<h2>Caratteristiche dei tratti del Big Five</h2>
<p>Riprendo dal testo già citato di Tosi e Pilati la tabella che dettaglia questi tratti.</p>
<table width="95%" border="1">
<tbody>
<tr>
<td width="33%" bgcolor="#990000">
<p align="center"><b><font color="white">Caratteristiche di chi <br />totalizza punteggi alti</font></b></p>
</td>
<td width="33%" bgcolor="#990000">
<p align="center"><b><font color="white">Scale dei tratti</font></b></p>
</td>
<td width="33%" bgcolor="#990000">
<p align="center"><b><font color="white">Caratteristiche di chi <br />totalizza punteggi bassi</font></b></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="33%">
<p align="center">Preoccupato, nervoso, emotivo, insicuro, inadeguato, ipocondriaco</p>
</td>
<td width="33%">
<p align="center"><b>Nevroticismo</b><br />Valuta l&#8217;adattamento in relazione all&#8217;instabilità emotiva. Identifica individui predisposti a stress psicologici, idee non realistiche, desideri o impulsi eccessivi e risposte di disadattamento</p>
</td>
<td width="33%">
<p align="center">Calmo, rilassato, non emotivo, duro, sicuro, soddisfatto</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="33%">
<p align="center">Socievole, attivo, loquace, interessato alle persone, ottimista, ama divertirsi, affettuoso</p>
</td>
<td width="33%">
<p align="center"><b>Estroversione</b><br />Valuta la qualità e l&#8217;intensità dei rapporti interpersonali, il livello di attività, il bisogno di stimoli, la capacità di provare gioia</p>
</td>
<td width="33%">
<p align="center">Riservato, sobrio, non esuberante, distaccato, impegnato nel dovere, chiuso, tranquillo</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="33%">
<p align="center">Curioso, di ampi interessi, creativo, originale, ricco di immaginazione, anticonformista</p>
</td>
<td width="33%">
<p align="center"><b>Apertura</b><br />Valuta la ricerca proattiva e apprezza l&#8217;esperienza spontanea, la tolleranza e il piacere di esplorare ciò che non è familiare</p>
</td>
<td width="33%">
<p align="center">Conformista, con i piedi per terra, interessi ristretti, non creativo, non analitico</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="33%">
<p align="center">Gentile, di animo buono, fiducioso, disponibile, indulgente, ingenuo, leale</p>
</td>
<td width="33%">
<p align="center"><b>Amabilità</b><br />Valuta la qualità degli orientamenti interpersonali in una serie ininterrotta di pensieri, sentimenti e azioni che vanno dalla compassione all&#8217;antagonismo</p>
</td>
<td width="33%">
<p align="center">Cinico, rude, sospettoso, non collaborativo, vendicativo, crudele, irritabile, manipolatore</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="33%">
<p align="center">Organizzato, affidabile, lavoratore, autodisciplinato, puntuale, scrupoloso, ordinato, ambizioso, perseverante</p>
</td>
<td width="33%">
<p align="center"><b>Coscienziosità</b><br />Valuta il grado di organizzazione degli individui, di perseveranza e impulso a un comportamento che va diritto allo scopo.<br />Contrappone le persone sicure ed esigenti a quelle trasandate e indolenti</p>
</td>
<td width="33%">
<p align="center">Privo di scopi, inaffidabile, pigro, trascurato, molle, negligente, con volontà debole, edonista</p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><sup><font size="1">(1) </font></sup><font size="1">Tosi, Pilati &#8211; Comportamento organizzativo &#8211; Egea</font></p>
<p><font size="1"></font>&nbsp;</p>
<p>Gli altri post della rubrica Basics sono <a href="http://www.lucabaiguini.com/tag/basics">qui</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Obiettivi ben formati</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2008/10/obiettivi-ben-formati.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2008/10/obiettivi-ben-formati.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 13 Oct 2008 10:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gestione del tempo]]></category>
		<category><![CDATA[Goal setting]]></category>
		<category><![CDATA[Basics]]></category>
		<category><![CDATA[Dilts]]></category>
		<category><![CDATA[obiettivi ben formati]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lucabaiguini.com/?p=182</guid>
		<description><![CDATA[Le teorie degli obiettivi ben formati (goal setting) servono a permettere di formulare gli obiettivi in un modo che ne faciliti il raggiungimento. In questo articolo vengono messe a confronto due di queste teori di goal setting.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un nuovo <a href="http://www.lucabaiguini.com/tag/basics">basic</a>, che questa volta ha a che vedere con il&nbsp;<b>goal setting</b>, più precisamente con il tema degli <b>obiettivi ben formati</b>.</p>
<h2>Obiettivi S.M.A.R.T.</h2>
<p>Le teorie sulla costruzione di obiettivi ben formati sono parecchie.<br />La più famosa è quella secondo cui gli obiettivi che poniamo a noi stessi o ad altri dovrebbero essere &#8220;<b>S.M.A.R.T.</b>&#8220;.</p>
<p><span id="more-182"></span><br />
L&#8217;acronimo (per la verità se ne trovano interpretazioni diverse a seconda dei testi) in genere&nbsp;sta per:</p>
<p><b>Specific (specifico): </b>cioè definito in termini concreti e chiari<b><br />Measurable (misurabile): </b>cioè definito in termini di risultati osservabili<b><br />Agreed (concordato): </b>cioè condiviso da tutti gli attori in gioco<b><br />Realistic (realizzabile): </b>cioè raggiungibile tenendo conto di quali sono i vincoli e quali le risorse (la lettera R spesso sta per <b>Relevant</b>, pertinente)<b><br />Time-bound (tempificato): </b>il cui raggiungimento deve avvenire entro un tempo determinato.</p>
<h2>Gli obiettivi ben formati secondo Dilts</h2>
<p>In realtà, io preferisco (ed utilizzo nei miei corsi sul time management, nei quali dedichiamo una quota rilevante di risorse proprio al tema degli obiettivi e del goal setting)&nbsp;la definizione di <a href="http://www.nlpu.com/" target="_blank">Dilts</a> di <b>obiettivo ben formato</b>, per un motivo che spiegherò.</p>
<p>Secondo questa definizione gli&nbsp;obiettivi sono&nbsp;tanto meglio formati quanto più:</p>
<ol>
<li><b>Sono espressi in positivo</b></li>
<li><b>Il loro raggiungimento è verificabile (anche sensorialmente)</b></li>
<li><b>Sono realizzabili autonomamente</b></li>
<li><b>Preservano gli effetti positivi della situazione attuale</b></li>
<li><b>Sono contestualizzati in modo appropriato</b></li>
</ol>
<p>Vediamo in dettaglio queste caratteristiche:</p>
<p><b>Sono espressi in positivo </b><br />La nostra mente non processa in maniera immediata&nbsp;la negazione. <br />Questo significa che esprimere un obiettivo in termini di negazione (Non voglio&#8230; Voglio evitare di&#8230;) significa focalizzare la propria attenzione proprio nella direzione di ciò che si vuole evitare.</p>
<p><b>Il loro raggiungimento è verificabile sensorialmente </b><br />Stabilire un obiettivo può diventare utile soltanto nella misura in cui si ha la concreta possibilità di percepire e valutare i propri progressi mentre si sta tentando di realizzarlo, e di percepire il fatto di averlo finalmente raggiunto. <br />Ci dobbiamo, quindi, chiedere: &#8220;In che modo avrò la dimostrazione di aver raggiunto l&#8217;obiettivo (o una tappa intermedia)?&#8221;</p>
<p><b>Sono realizzabili autonomamente </b><br />Un obiettivo è tanto meglio formato quanto più la realizzazione dello stesso è possibile con le risorse interne alla persona o al gruppo, e non dipende da fattori esterni non controllabili o influenzabili.</p>
<p><b>Preservano gli effetti positivi della situazione attuale </b><br />La situazione attuale con tutta probabilità porta con sé degli effetti positivi. <br />Spesso, quando l&#8217;effetto positivo non viene tenuto concretamente in considerazione nella definizione dello stato desiderato, le persone e le organizzazioni assumono dei comportamenti sostitutivi che diventano problematici.</p>
<p><b>Sono contestualizzati in modo appropriato </b><br />Molto spesso le persone e le organizzazioni esprimono i loro obiettivi in forma di assoluti o di &#8220;quantificatori universali&#8221;. In questi casi, si assume di voler realizzare quel risultato in tutti i contesti e in tutte le circostanze, quando invece, nella realtà, il vecchio comportamento potrebbe rivelarsi utile ed efficace in alcune situazioni e, al contrario, quello desiderato può risultare inappropriato e problematico in altre. Per contestualizzare in maniera appropriata l&#8217;obiettivo ci si deve, dunque, chiedere: &#8220;<i>Qualcun altro o qualcos&#8217;altro potrebbe essere influenzato dal raggiungimento dell&#8217;obiettivo? A quali condizioni vorresti che questo obiettivo venisse raggiunto e a quali condizioni vorresti che non venisse raggiunto?</i>&#8220;</p>
<p>La mia preferenza rispetto a questo modello ha a che vedere con il fatto che, una volta analizzato un obiettivo con questa lente, esiste la possibilità concreta di prevedere quali saranno le difficoltà che si incontreranno sulla strada verso il raggiungimento dell&#8217;obiettivo.<br />La mancanza o carenza di una di queste caratteristiche, infatti, genera problemi specifici ed individuabili.</p>
<ol>
<li>Se un obiettivo non è <b>espresso in positivo</b>, il problema è lo scarso coinvolgimento delle risorse inconsce verso la realizzazione dell&#8217;obiettivo stesso</li>
<li>Se il suo raggiugimento è difficilmente <b>verificabile sensorialmente</b>, il problema che si può generare è quello di continuare a perseguire obiettivi che si sono già raggiunti, spesso per eccessivo perfezionismo.</li>
<li>Se non è <b>realizzabile autonomamente</b>, ci si può trovare nella situazione di aver fatto tutto per bene, ma di non aver raggiunto l&#8217;obiettivo (visto che il successo non dipendeva in maniera fondamentale dalla nostra azione).</li>
<li>Se non <b>preserva gli effetti positivi della situazione attuale</b>, certamente dovremo affrontare dei sabotatori (interni o esterni): si tratta di coloro che traggono dei vantaggi dagli effetti positivi della situazione attuale</li>
<li>Se non è <b>contestualizzato in modo appropriato</b>, la realizzazione dell&#8217;obiettivo in realtà potrebbe generare un problema più grande di quello che è andato a risolvere e per cui l&#8217;obiettivo è stato posto.</li>
</ol>
<p>Nei corsi sul time management invito gli allievi ad analizzare i loro obiettivi e a costuire un vero e proprio <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Radar_chart" target="_blank">radar-chart </a>&nbsp;misurando per ciascun ramo l&#8217;aderenza dei loro obiettivi alle caratteristiche elencate qui sopra.<br />Dove vengono individuate aree di debolezza, lì probabilmente nasceranno i problemi sulla via della realizzazione dell&#8217;obiettivo. E questo modello ci dà un&#8217;idea di quali tipi di problemi ci troveremo probabilmente ad affrontare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gli altri post della rubrica Basics sono <a href="http://www.lucabaiguini.com/tag/basics">qui</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;apprendimento esperienziale secondo Kolb [2]</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2008/09/lapprendimento-esperienziale-secondo-kolb-2.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2008/09/lapprendimento-esperienziale-secondo-kolb-2.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 17 Sep 2008 09:38:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[Training]]></category>
		<category><![CDATA[Basics]]></category>
		<category><![CDATA[kolb]]></category>
		<category><![CDATA[stile di apprendimento]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lucabaiguini.com/?p=173</guid>
		<description><![CDATA[La teoria di David Kolb sull'apprendimento porta a definire quattro stili di apprendimento: adattivo, convergente, divergente, assimilatore
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Completo <a href="http://www.lucabaiguini.com/2008/09/lapprendimento-esperienziale-secondo-kolb-1.html">il post sull&#8217;apprendimento esperienziale secondo Kolb</a>.<br />Oltre a definire il ciclo dell&#8217;apprendimento già illustrato, Kolb propone anche degli stili di apprendimento basati su due assi: il primo asse riferito alla preferenza per l&#8217;osservazione riflessiva (<i>guardare</i>) o per la sperimentazione attiva (<i>fare</i>); il secondo asse<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span>alla preferenza per l&#8217;esperienza concreta (<i>sentire</i>) o per la concettualizzazione astratta (<i>pensare</i>).</p>
<p><span id="more-173"></span></p>
<p>Dalla combinazione dei due assi derivano quattro stili di apprendimento:</p>
<p><h2><b>Lo stile adattivo</b></h2>
</p>
<p>Privilegia esperienza concreta e sperimentazione attiva. <br />Predilige i fatti alle parole, ha buone capacità di problem solving, si assume responsabilità, lavora per obiettivi che tende a non contestare.<br />Ha reazioni pronte e dimostra flessibilità e disponibilità al cambiamento, motivate dal suo interesse per il raggiungimento del risultato.<br />Dal punto di vista didattico, va incoraggiato alla scoperta indipendente, incoraggiandone intuizione e creatività. Partecipa attivamente all&#8217;apprendimento.<br />Ama rispondere a domande del tipo &#8220;Quali saranno le conseguenze di quest&#8217;azione?&#8221;</p>
<p><h2><b>Lo stile divergente</b></h2>
</p>
<p>Privilegia osservazione riflessiva ed esperienze concrete. <br />In genere è il proprio vissuto che genera il processo di apprendimento. Pone molta attenzione all&#8217;immaginazione e all&#8217;emotività. Tende a generare molte idee, ma ritiene meno interessante la loro realizzazione. Ha visione d&#8217;insieme e ottica sistemica, è interessato alle relazioni e presenta molteplici interessi.<br />Dal punto di vista didattico, ama trovare relazioni tra quanto appreso e la propria esperienza personale. <br />Gli interessa trovare risposte ai propri &#8220;<i>perchè</i>?&#8221;</p>
<p><h2><b>Lo stile convergente</b></h2>
</p>
<p>Privilegia concettualizzazione astratta e sperimentazione attiva. <br />Analizza le idee secondo il rapporto costi-benefici, valuta le conseguenze in maniera deduttiva. <br />Il processo di problem solving non si basa su creatività ed emotività, ma piuttosto sull&#8217;allargamento della propria visuale. <br />È veloce ed efficiente, ma rigido. Impara per prove ed errori, ed ama un ambiente in cui l&#8217;errore non viene sanzionato.</p>
<p><h2><b>Lo stile assimilatore</b></h2>
</p>
<p>Privilegia osservazione riflessiva e concettualizzazione astratta. <br />È portato per le scienze pure. Raccoglie dati, analizza, sceglie, astra, concettualizza ed elabora modelli. Ragiona in maniera induttiva e genera soluzioni teoriche. <br />È poco o nulla interessato agli aspetti pratici. Predilige le concettulizzazioni astratte alle relazioni. <br />Il suo sitle espositivo è molto strutturato, logico, organizzato. <br />Individua l&#8217;esperto come figura di riferimento in ottica di apprendimento.</p>
<p><img height="364" alt="Stili di apprendimento di Kolb" src="http://www.lucabaiguini.com/storage/080917.gif" width="576" border="0" /></p>
<p>Ognuno di questi stili presenta i propri punti di forza e punti deboli e, naturalmente, maggiore è la varietà di stili che un soggetto è in grado di mettere in campo, maggiore è la sua capacità di apprendere in situazioni e ambienti diversi. </p>
<p>Il primo passo è la riflessione sul proprio stile di apprendimento per sfruttare i punti di forza e minimizzare l&#8217;impatto dei punti deboli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Post correlati:<br /><a href="http://www.lucabaiguini.com/2008/09/lapprendimento-esperienziale-secondo-kolb-1.html">L&#8217;apprendimento esperienziale secondo Kolb [1]</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i><font size="2"><b>Altri Basics:</b></font></i></p>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2008/07/back-to-basics.html"><i><font size="2">Back to Basics</font></i></a>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2007/03/potere-intenzione-interesse.html"><i><font size="2">Potere, intenzione, interesse</font></i></a>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2007/08/lhindsight-bias.html"><i><font size="2">L&#8217;hindsight bias</font></i></a>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2007/09/confirmation-bias.html"><i><font size="2">Confirmation Bias</font></i></a>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2008/04/livelli-di-apprendimento.html"><i><font size="2">Livelli di apprendimento</font></i></a>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2008/07/sul-cambiamento.html"><i><font size="2">Sul cambiamento</font></i></a> </li>
<li><i><font size="2"><a href="http://www.lucabaiguini.com/2008/07/le-determinanti-del-comportamento.html">Le determinanti del comportamento</a></font></i></li>
<li><i><font size="2"><a href="http://www.lucabaiguini.com/2008/09/lapprendimento-esperienziale-secondo-kolb-1.html">L&#8217;apprendimento esperienziale secondo Kolb [1]</a></font></i></li>
<p>&nbsp;</p>
<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/09/lapprendimento-esperienziale-secondo-kolb-1.html' rel='bookmark' title='L&#8217;apprendimento esperienziale secondo Kolb [1]'>L&#8217;apprendimento esperienziale secondo Kolb [1]</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/04/livelli-di-apprendimento.html' rel='bookmark' title='Livelli di apprendimento'>Livelli di apprendimento</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/11/il-processo-di-apprendimento.html' rel='bookmark' title='Il processo di apprendimento'>Il processo di apprendimento</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;apprendimento esperienziale secondo Kolb [1]</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2008/09/lapprendimento-esperienziale-secondo-kolb-1.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2008/09/lapprendimento-esperienziale-secondo-kolb-1.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 15 Sep 2008 10:18:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[Training]]></category>
		<category><![CDATA[Basics]]></category>
		<category><![CDATA[kolb]]></category>
		<category><![CDATA[stile di apprendimento]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lucabaiguini.com/?p=171</guid>
		<description><![CDATA[La teoria di David Kolb sull'apprendimento, che avviene in quattro stadi: esperienze concrete, osservazione riflessiva, concettualizzazione astratta, sperimentazione attiva.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Proseguo la serie <a href="http://www.lucabaiguini.com/tag/basics">Basics</a> con un post sull&#8217;apprendimento esperienziale come teorizzato da <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/David_A._Kolb" target="_blank">David Kolb</a>.</p>
<p>L&#8217;apprendimento esperienziale è un processo dove la costruzione della conoscenza avviene passando attraverso l&#8217;osservazione e la trasformazione dell&#8217;esperienza. Non, quindi, attraverso la passiva acquisizione di nozioni, concetti, relazioni.</p>
<p><span id="more-171"></span></p>
<p>Ecco, schematizzato, questo processo di apprendimento:</p>
<p><img height="411" alt="Il ciclo dell'apprendimento di Kolb" src="http://www.lucabaiguini.com/storage/080915.gif" width="585" border="0" /></p>
<p>Gli stadi dell&#8217;apprendimento sono, dunque, quattro:</p>
<ul>
<li><strong>stadio delle esperienze concrete</strong>, dove l&#8217;apprendimento deriva&nbsp;prevalentemente dalle percezioni e dalle reazioni alle esperienze</li>
<li><strong>stadio dell&#8217; osservazione riflessiva</strong>, dove l&#8217;apprendimento deriva&nbsp;prevalentemente dall&#8217;ascolto e dall&#8217;osservazione</li>
<li><strong>stadio della concettualizzazione astratta</strong>, dove l&#8217;apprendimento prende la forma soprattutto del pensiero e dell&#8217;analisi dei problemi in modo sistematico</li>
<li><strong>stadio della sperimentazione attiva</strong>, dove l&#8217;apprendimento deriva&nbsp;soprattutto dall&#8217;agire, dallo sperimentare, osservando i risultati.</li>
</ul>
<p>Nello <b>stadio delle esperienze concrete</b> l&#8217;apprendimento si focalizza sul coinvolgimento personale nelle esperienze.<br />Si enfatizzano i sentimenti (piuttosto che i pensieri), la complessità (piuttosto che la generalizzazione), l&#8217;approccio intuitivo.<br />In ottica di training, si utilizzano laboratori, attività sul campo, letture, simulazioni, giochi, video&#8230;</p>
<p>Nello<b> stadio dell&#8217;osservazione riflessiva</b> l&#8217;apprendimento si focalizza sulla comprensione dei significati attraverso l&#8217;osservazione imparziale e la descrizione.<br />Si enfatizzano la comprensione (piuttosto che l&#8217;applicazione), la profondità di analisi e la sua veridicità (piuttosto che la concreta applicabilità), la riflessione (piuttosto che l&#8217;azione).<br />Gli strumenti per il training sono: la lettura specialistica, la discussione, il brainstorming.</p>
<p>Nello <b>stadio della concettualizzazione astratta</b> l&#8217;apprendimento si focalizza sulla logica, la generalizzazione, la concettualizzazione.<br />Si enfatizzano il pensiero (piuttosto che il sentimento), l&#8217;elaborazione di teorie (piuttosto che l&#8217;intuizione), l&#8217;approccio scientifico.<br />Gli strumenti per il training sono: le lezioni, gli articoli, i modelli, la rappresentazione attraverso diagrammi.</p>
<p>Infine, nello <b>stadio della sperimentazione attiva</b> l&#8217;apprendimento si focalizza sul cambiamento e sull&#8217;evoluzione.<strong><br /></strong>Si enfatizzano le applicazioni (piuttosto che la riflessione), il pragmatismo, l&#8217;attenzione a ciò che funziona (piuttosto che a ciò che è vero), il fare.<strong><br /></strong>Gli strumenti per il training sono: simulazioni, casi, project work, laboratori, compiti concreti.</p>
<p>Questi quattro stadi sostengono un processo di apprendimento efficace e completo. È possibile iniziare l&#8217;apprendimento da qualsiasi punto del ciclo, e ciascuno stadio ha bisogno di abilità diverse per essere svolto nel migliore dei modi.</p>
<p>La predilezione per alcuni di questi stadi genera diversi stili di apprendimento. E questo sarà l&#8217;oggetto del prossimo <a href="http://www.lucabaiguini.com/tag/basics">basic</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Update: Ecco la seconda parte del post</strong></p>
<p><a href="http://www.lucabaiguini.com/2008/09/lapprendimento-esperienziale-secondo-kolb-2.html">L&#8217;apprendimento esperienziale secondo Kolb [2]</a><i><font size="2"><b></b></font></i></p>
<p><i><font size="2"><b></b></font></i>&nbsp;</p>
<p><i><font size="2"><b>Altri Basics:</b></font></i></p>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2008/07/back-to-basics.html"><i><font size="2">Back to Basics</font></i></a><i><font size="2"></font></i>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2007/03/potere-intenzione-interesse.html"><i><font size="2">Potere, intenzione, interesse</font></i></a> <i><font size="2"></font></i>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2007/08/lhindsight-bias.html"><i><font size="2">L&#8217;hindsight bias</font></i></a> <i><font size="2"></font></i>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2007/09/confirmation-bias.html"><i><font size="2">Confirmation Bias</font></i></a> <i><font size="2"></font></i>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2008/04/livelli-di-apprendimento.html"><i><font size="2">Livelli di apprendimento</font></i></a> <i><font size="2"></font></i>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2008/07/sul-cambiamento.html"><i><font size="2">Sul cambiamento</font></i></a> </li>
<li><i><font size="2"><a href="http://www.lucabaiguini.com/2008/07/le-determinanti-del-comportamento.html">Le determinanti del comportamento</a></font></i></li>
<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/09/lapprendimento-esperienziale-secondo-kolb-2.html' rel='bookmark' title='L&#8217;apprendimento esperienziale secondo Kolb [2]'>L&#8217;apprendimento esperienziale secondo Kolb [2]</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/04/livelli-di-apprendimento.html' rel='bookmark' title='Livelli di apprendimento'>Livelli di apprendimento</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/11/il-processo-di-apprendimento.html' rel='bookmark' title='Il processo di apprendimento'>Il processo di apprendimento</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Le determinanti del comportamento</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2008/07/le-determinanti-del-comportamento.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2008/07/le-determinanti-del-comportamento.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 31 Jul 2008 09:27:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[Basics]]></category>
		<category><![CDATA[personalità]]></category>
		<category><![CDATA[situazionismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Uno schema generale delle determinanti del comportamento e delle retroazioni generate dagli effetti del comportamento.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Proseguo la serie dei <a href="http://www.lucabaiguini.com/tag/basics">Basics</a> con uno schema generale che inquadra i principali elementi in gioco quando si parla di comportamento.</p>
<p><img height="292" src="http://www.lucabaiguini.com/storage/080731.gif" width="609" border="0" /></p>
<p>Il comportamento è determinato dall&#8217;interazione tra le caratteristiche della persona e le variabili di carattere ambientale.</p>
<p><span id="more-160"></span></p>
<p>A loro volta, le caratteristiche della persona sono il frutto dell&#8217;interazione tra elementi genetici (innati) e apprendimento e socializzazione.</p>
<p>Le diverse teorie e modelli sul comportamento puntano l&#8217;attenzione su uno di questi aspetti:</p>
<ul>
<li>la <b>prospettiva genetica</b> punta l&#8217;attenzione sugli elementi genetici che determinano la personalità: tratti, disposizioni e tendenze &nbsp;innati.</li>
<li>la <b>prospettiva cognitiva</b> punta l&#8217;attenzione su&nbsp;apprendimento e socializzazione: la personalità si sviluppa sulla base di apprendimenti ed educazione.</li>
<li>la <b>prospettiva situazionale</b> mette in evidenza l&#8217;influenza dell&#8217;ambiente e dei fattori esterni nel determinare i comportamenti (la <a href="http://www.lucabaiguini.com/2007/01/il-potere-del-contesto.html">teoria delle finestre rotte</a> ne è un esempio)</li>
</ul>
<p>Come evidenziano le frecce di feedback, gli effetti generati da un comportamento retroagiscono e&nbsp;impattano sia sull&#8217;individuo (attraverso l&#8217;apprendimento) sia sull&#8217;ambiente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr align="left" width="50%" color="#cccccc" noShade size="1">
<p><i><font size="2"><b>Altri Basics:</b></font></i></p>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2008/07/back-to-basics.html"><i><font size="2">Back to Basics</font></i></a><i><font size="2"></font></i></li>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2007/03/potere-intenzione-interesse.html"><i><font size="2">Potere, intenzione, interesse</font></i></a> <i><font size="2"></font></i></li>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2007/08/lhindsight-bias.html"><i><font size="2">L&#8217;hindsight bias</font></i></a> <i><font size="2"></font></i>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2007/09/confirmation-bias.html"><i><font size="2">Confirmation Bias</font></i></a> <i><font size="2"></font></i>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2008/04/livelli-di-apprendimento.html"><i><font size="2">Livelli di apprendimento</font></i></a> <i><font size="2"></font></i>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2008/07/sul-cambiamento.html"><i><font size="2">Sul cambiamento</font></i></a></li>
<hr align="left" width="50%" color="#cccccc" noShade size="1">
<p>&nbsp;</p>
<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Back to basics</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2008/07/back-to-basics.html</link>
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		<pubDate>Wed, 30 Jul 2008 09:27:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[Basics]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lucabaiguini.com/?p=159</guid>
		<description><![CDATA[Raccolta di articoli sui fondamentali di formazione comportamentale, comportamenti organizzativi, personal development
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alcuni di voi (lettori e&nbsp;partecipanti a corsi) mi hanno chiesto di dedicare qualche post ai &#8220;<i>fondamentali</i>&#8221; della formazione comportamentale, dei comportamenti organizzativi e del personal development. <br />Obbedisco.<br />Marcherò i post relativi a questa specie di rubrica con il tag <b><a href="http://www.lucabaiguini.com/tag/basics">Basics</a></b>, in modo da renderli facilmente rintracciabili.</p>
<p><span id="more-159"></span><br />
Poi, quando avremo raggiunto un certo numero di articoli, magari creerò un percorso di lettura che inquadri definizioni e modelli in un contesto preciso.</p>
<p>Per ora, tra i post pubblicati in precedenza, direi che possono fare parte di questa rubrica:</p>
<ul>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2007/03/potere-intenzione-interesse.html">Potere, intenzione, interesse</a></li>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2007/08/lhindsight-bias.html">L&#8217;hindsight bias</a></li>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2007/09/confirmation-bias.html">Confirmation Bias</a></li>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2008/04/livelli-di-apprendimento.html">Livelli di apprendimento</a></li>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2008/07/sul-cambiamento.html">Sul cambiamento</a></li>
</ul>
<p>Presto nuove puntate&#8230;.</p>
<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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