Rewind

orologi.jpgMi hanno raccontato una storia, questa mattina.

Parla di un luogo in cui le persone vivono la loro vita in ordine inverso.
Come prima cosa, muoiono, e si sbarazzano subito di questa spinosa questione.
Passano i primi anni della loro vita in case di riposo, stanchi del mondo e delle relazioni, con gli occhi persi di chi non aspetta perchè non ha più niente da aspettare.
Poi, col crescere, diventano più giovani e, quando è giunta l’ora, lasciano la casa di riposo. Qualcuno gli regala un orologio d’oro e iniziano a lavorare. Nei primi anni, gli pare d’aver già fatto tutto quel che c’era da fare, e che non potrebbero dare alcun contributo di novità. Anzi, a guardar bene, la novità un po’ li spaventa. Ma più passa il tempo, e più diventano entusiasti, creativi, alcuni addirittura incendiari, rivoluzionari. Il lavoro sembra, ora, una fantastica avventura.

Viene, a questo punto, il tempo di lasciare il lavoro per andare a scuola, per imparare qualcosa su se stessi, sul mondo, e su se stessi dentro al mondo.
Succede, a molti, allora, di vivere una fase di confuso cambiamento, in cui non ci si sente più, ma non si è ancora. Si chiama adolescenza. E per attraversare questa fase molti di loro si aggrappano al ricordo delle loro esperienze di adulti, vissute anni prima.
Arriva infine l’infanzia. I loro occhi si spalancano sulle meraviglie del mondo. Le loro energie crescono, le convinzioni su ciò che è possibile si espandono insieme alla loro flessibilità. Passano, questi esseri, gli ultimi mesi della loro vita in un ambiente caldo e morbido, in un luogo in cui ogni loro desiderio è soddisfatto.
E tutto si conclude nello scintillio d’occhi di uno sconosciuto.

 

L’ha raccontata, con parole a tratti un po’, a tratti molto diverse, Robert Dilts nel suo libro "Changing Beliefs Systems with NLP".
Mi pare una di quelle storie che adesso non le capisci fino in fondo, ma che verrà un giorno in cui dovrò spiegare una cosa alle mie figlie, e dirò loro: "Mia hanno raccontato una storia, un giorno. Parla di un luogo in cui…"

[Immagine: Orologi, di Salvador Dalì]

 

Leggenda metropolitana…

 

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In "The fact & the book", semplicemente, vengono accostati un fatto ed un libro. O, almeno, alcune righe di un libro. Per stimolare la riflessione e, per chi lo desidera, il dibattito. Potete commentare, oppure aggiungere altri fatti a questo libro, o altri libri a questo fatto…

The fact
Interno sera, cena tra amici e parenti. Qualcuno mi racconta la storia di una bambina, una mamma, un supermarket e delle zingare. Le ultime, dentro al penultimo, hanno cercato di rapire la prima approfittando di un attimo di distrazione della seconda. È successo ad un loro lontano parente due settimane or sono. Pochi secondi e la bambina era in bagno con le zingare, già rasata, cambiata, truccata e pronta per essere portata via. Per fortuna arrivano i nostri, chiudono tutte le uscite del supermarket e salvano la bambina.
Loro (chi me lo racconta) credono che sia vero.
Non lo è.
Si tratta di una leggenda metropolitana, che circola periodicamente su e giù per l’Europa e che, sembra, viene dagli Stati Uniti.

The book
“Sempre così affannati, e con lunghi arti che spesso agitano. E come sono poco rotondi, senza la maestosità delle forme compiute e sufficienti, ma con una piccola testa mobile nella quale pare si concentri tutta la loro strana vita. Arrivano scivolando sul mare, ma non nuotando, quasi fossero uccelli, e danno la morte con facilità e graziosa ferocia. Stanno a lungo in silenzio, ma poi tra loro gridano con furia improvvisa, con un groviglio di suoni che quasi non varia e ai quali manca la perfezione dei nostri suoni essenziali: richiamo, amore, pianto di lutto. E come dev’essere penoso il loro amarsi: e ispido, quasi brusco, immediato, senza una soffice coltre di grasso, favorito dalla loro natura filiforme che non prevede l’eroica difficoltà dell’unione né i magnifici e teneri sforzi per conseguirla.
Non amano l’acqua, e la temono, e non si capisce perché la frequentino. Anche loro vanno a branchi, ma non portano femmine, e si indovina che esse stanno altrove, ma sono sempre invisibili. A volte cantano, ma solo per sé, e il loro canto non è un richiamo ma una forma di struggente lamento. Si stancano presto, e quando cala la sera si distendono sulle piccole isole che li conducono e forse si addormentano o guardano la luna. Scivolano via in silenzio e si capisce che sono tristi”.

Una balena vede gli uomini
Tratto da “Donna di Porto Pim
di Antonio Tabucchi
Sellerio editore, 1983

Gabo… per iniziare.

Ci sono (forse) molti modi per aprire un blog.
Il mio è questo:

"La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla".

Gabriel Garcia Marquez

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Benvenuti….

 

[Autografo di Marquez: http://www.purplehousepress.com]