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	<title>Luca Baiguini</title>
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	<description>Training - Management - Leadership</description>
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		<title>Come comunicare aspettative e obiettivi</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 06:38:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Goal setting]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Team management]]></category>
		<category><![CDATA[Effetto Pigmalione]]></category>
		<category><![CDATA[worklife balance]]></category>

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		<description><![CDATA[Settare aspettative elevate può essere un buono strumento di empowerment, visto che, per il meccanismo delle profezie che si autorealizzano, le persone tendono a riuscire a soddisfare le aspettative stesse. Ma come comunicare in maniera efficace obiettivi e aspettative?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Su Forbes.com, Sangeeth Varghese sta pubblicando una serie di articoli sul team management.<br />
Nel <a href="http://www.forbes.com/2009/12/14/self-fulfilling-prophecy-leadership-managing-varghese.htm" target="_blank">primo</a> ha spiegato come, attraverso il meccanismo della profezia che si autorealizza, comunicare obiettivi ed aspettative sfidanti possa condurre le persone a raggiungere gli obiettivi stessi.<br />
Ho parlato anch&#8217;io di questo effetto <a href="http://www.lucabaiguini.com/2008/05/pigmalione-ad-uso-dei-manager.html" target="_blank">qui</a>.<br />
Nel <a href="http://www.forbes.com/2010/07/12/expectations-challenge-demand-leadership-managing-varghese.html?" target="_blank">secondo articolo</a> della serie, pubblicato in questi giorni, si è concentrato su come comunicare questo tipo di obiettivi e di aspettative.</p>
<p><span id="more-1259"></span>Ecco, in sintesi, la sua ricetta:</p>
<ul>
<li><strong>Dichiara aspettative molto alte.</strong><br />
Ciò che pare impossibile è spesso più probabile che venga raggiunto. Aspettative ordinarie portano scarso impegno. L&#8217;importante è chiarire che ci si attende veramente risultati al di sopra dell&#8217;ordinario.</li>
<li><strong>Comunica le tue aspettative in maniera chiara.</strong><br />
Ci si deve assicurare che non ci siano ambiguità, che ciò che ci si attende sia descritto in maniera completa e positiva. Non ci deve essere confusione su ciò che si sta chiedendo ai propri collaboratori.</li>
<li><strong>Assicurati che le aspettative siano adatte alle persone che coinvolgi.</strong><br />
Questo significa che, nonostante possano sembrare estremamente sfidanti, le aspettative e gli obiettivi devono essere adatti al livello di competenza, al background e all&#8217;ambiente del gruppo che dovrà realizzarli.</li>
<li><strong>Comunica le tue aspettative ad ogni livello.</strong><br />
Un leader deve rinforzare le sue aspettative in maniera costante, sia in privato che in pubblico, formalmente ed informalmente, dentro e fuori dall&#8217;organizzazione. Ogni momento speso con una persona deve essere l&#8217;occasione per confermare la convinzione che l&#8217;interlocutore sarà in grado di realizzare quanto ci si aspetta da lui. E tutto questo deve essere confermato dall&#8217;intera organizzazione.</li>
<li><strong>Ri-conferma le tue aspettative costantemente.</strong><br />
Non ci si deve scoraggiare se qualcuno non è in grado immediatamente di raggiungere gli obiettivi. Piuttosto, va stimolato facendogli comprendere come le aspettative rimangano intatte.</li>
</ul>
<p>Come vedete, in questi giorni il tema del <a href="http://www.lucabaiguini.com/categoria/management/goal-setting" target="_blank">goal setting</a>, ma anche delle sue implicazioni sul <a href="http://www.lucabaiguini.com/?s=worklife+balance&amp;x=0&amp;y=0" target="_blank">worklife balance</a>, è all&#8217;ordine del giorno sul blog.</p>
<p>Ogni contributo è il benvenuto&#8230;</p>


<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol><li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/05/pigmalione-ad-uso-dei-manager.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Pigmalione ad uso dei manager'>Pigmalione ad uso dei manager</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Superwoman Syndrome</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2010/07/superwoman-syndrome.html</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 06:46:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[Gestione del tempo]]></category>
		<category><![CDATA[Self leadership]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro sotto]]></category>
		<category><![CDATA[stress]]></category>
		<category><![CDATA[worklife balance]]></category>

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		<description><![CDATA[Dena Patton chiama Superwoman Syndrome (rivolgendosi soprattutto alle donne) il fallimento nel gestire le proprie capacità e i propri limiti, rinunciando così ad uno stile di vita salutare e soddisfacente. E le conseguenze di questa rinuncia non sono da poco, sia sul piano fisico che su quello mentale e spirituale. In questo articolo su Entrepreneur.com [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dena Patton chiama Superwoman Syndrome (rivolgendosi soprattutto alle donne) il fallimento nel gestire le proprie capacità e i propri limiti, rinunciando così ad uno stile di vita salutare e soddisfacente. E le conseguenze di questa rinuncia non sono da poco, sia sul piano fisico che su quello mentale e spirituale.</p>
<p>In <a href="http://www.entrepreneur.com/worklife/worklifebalanceadvice/article207342.html" target="_blank">questo articolo</a> su Entrepreneur.com condivide la sua esperienza di business coach, con alcune indicazioni per ristabilire quei salutari confini che permettono di rivestire il propri ruoli con maggiore serenità e con il recupero di un salutare equilibrio.</p>
<p><span id="more-1256"></span>Ecco i suoi 10 trucchi per riuscire a creare (e a crearsi) dei limiti e dei confini:</p>
<p>1. Rendi onore a te stesso settando limiti realistici, gestendo le tue capacità e dicendo spesso &#8220;no&#8221;.<br />
2. Utilizza il tuo lavoro come piattaforma per donare gioia, spirito e amore ogni giorno.<br />
3. Crea un programma per prenderti cura di te, e mettilo in pratica. Se non stai bene, anche il tuo business non starà bene.<br />
4. Semplifica. Sbarazzati di tutto ciò che non è utile, bello, portatore di gioia e amore.<br />
5. Non farti dominare dai tuoi ruoli (imprenditore, moglie, madre). Abbandona questi ruoli almeno 10 minuti al giorno per pregare, meditare, fare il punto della situazione. Tu sei qualcosa di più dei ruoli che ricopri.<br />
6. Investi sul tuo futuro mantenendoti bilanciato, in salute e concentrato. Smettila di prenderti così sul serio.<br />
7. Sii il tuo primo sostenitore, non il nemico di te stesso.<br />
8. La gente non rispetterà i limiti che ti sei posto se non sarai tu il primo a farlo. Gli altri seguiranno.<br />
9. Crea divertimento (per i tuoi collaboratori, per i tuoi clienti) nel tuo business. Crescerà.<br />
10. Circondati da persone che ti onorano e che ti fanno crescere.</p>
<p>In queste caldo luglio e con le vacanze ormai alle porte, alcuni di questi punti potrebbero (almeno nel mio caso) diventare dei buoni propositi per la ripresa a settembre. Che ne dite?</p>


<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol><li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2009/04/worklife-balance.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Worklife Balance'>Worklife Balance</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2010/01/worklife-balance-la-felicita.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Worklife balance: la felicità sta dentro di noi'>Worklife balance: la felicità sta dentro di noi</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Groupthink</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2010/07/groupthink.html</link>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 06:30:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Team]]></category>
		<category><![CDATA[Team management]]></category>
		<category><![CDATA[Teamwork]]></category>
		<category><![CDATA[groupthink]]></category>

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		<description><![CDATA[Da un articolo di Art Petty, sei modi per disinnescare i meccanismi che portano un gruppo alla ricerca del consenso, al conformismo e al groupthink]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un <a href="http://artpetty.com/2010/07/08/6-steps-for-avoiding-groupthink-on-your-team/" target="_blank">bell&#8217;articolo</a> sul suo <a href="http://artpetty.com/" target="_blank">blog</a>, Art Petty illustra i rischi del groupthink e sei strategie per evitare la tendenza al conformismo che è alla radice di questo bias.<br />
La ricerca irrazionale e acritica del consenso, infatti, è l&#8217;essenza di questa trappola nel processo di decision making.<br />
E il tutto si esplicita in una serie di caratteristiche:</p>
<ul>
<li>la soppressione dei reality test</li>
<li>la censura dei dubbi</li>
<li>la sottovalutazione delle informazioni che arrivano dall&#8217;esterno</li>
<li>l&#8217;eccessiva sicurezza di sé</li>
<li>il senso di invulnerabilità e di onnipotenza</li>
</ul>
<p>Tutto questo crea un gruppo chiuso, isolato e con sempre più scarsi contatti con la realtà, nel quale si alza molto il rischio di un&#8217;escalation dell&#8217;impegno.</p>
<p><span id="more-1252"></span>Come prevenire una situazione di questo tipo?<br />
Petty suggerisce sei passi da compiere:</p>
<p>1. <strong>Anticipare il Groupthink nella propria analisi dei rischi.</strong></p>
<p>2. <strong>Limitare il numero di partecipanti </strong>ad un gruppo a meno di dieci persone, e, soprattutto, definire regole e modalità di inclusione, visto che questo limita la possibilità di fare pressione alla ricerca del consenso.</p>
<p>3. <strong>Invitare persone che possano fornire un parere esterno</strong> in varie parti del processo, stabilendo come proteggere questi esterni dalle pressioni e come, successivamente, incorporare i loro suggerimenti.</p>
<p>4. <strong>Allungare la fase della discussione</strong>, usando metodologie strutturate di verifica della questione. In particolare, è utile ritardare il momento del giudizio, utilizzando metodologie, come per esempio <em>I sei cappelli per pensare</em>, che consentono un processo di discussione strutturato.</p>
<p>5. <strong>Sviluppare una seconda soluzione.</strong> Si può anche sfidare il team assumendo che il management rifiuterà la prima soluzione. In questo modo si stimola la ricerca di una soluzione alternativa e ci si prepara a difenderla.</p>
<p>6. <strong>Istituire un avvocato del diavolo.</strong> Una persona che, per partito preso, punti la sua attenzione sulle criticità e sui punti deboli del pensiero o del progetto del gruppo può fare da contraltare al conformismo.</p>


<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Libri in valigia 2010 &#8211; Ecco la lista</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2010/07/libri-lista.html</link>
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		<pubDate>Thu, 15 Jul 2010 12:48:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[vacanza]]></category>

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		<description><![CDATA[I suggerimenti di lettura per quest'estate dagli avventori del blog lucabaiguini.com]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anche quest&#8217;estate con <a href="http://www.lucabaiguini.com/2010/07/libri-in-valigia-2010.html" target="_blank">questo post</a> vi ho chiesto di inviarmi alcuni suggerimenti di lettura per le vacanze.<br />
Come sempre, molti e interessanti i libri che avete consigliato.<br />
Di seguito la lista dei libri da mettere in valigia.<br />
Naturalmente, se ci sono ulteriori segnalazioni, aggiungetele pure nei commenti.</p>
<p>Grazie a tutti!</p>
<p><span id="more-1245"></span></p>
<p><strong><a href="http://www.ibs.it/code/9788875270971/truby-john-audino/anatomia-di-una-storia.html?shop=812" target="_blank">Anatomia di una storia</a> </strong>di John Truby<br />
<strong><a href="http://www.ibs.it/code/9788817025492/ariely-dan/prevedibilmente-irrazionale.html?shop=812" target="_blank">Prevedibilmente irrazionale</a> </strong>di Dan Ariely<br />
sono i libri che ho suggerito io</p>
<p><a href="http://www.ibs.it/code/9788846498571/galleri-marco/prima-cassetta-degli-attrezzi.html?shop=812" target="_blank"><strong>La prima cassetta degli attrezzi</strong></a> di Marco Galleri<br />
<a href="http://www.ibs.it/code/9788804569220/friedman-thomas-l/mondo-egrave-piatto-breve.html?shop=812" target="_blank"><strong> Il mondo è piatto. Breve storia del ventesimo secolo</strong></a> di Thomas L. Friedman<br />
<a href="http://www.ibs.it/code/9788804568407/collins-jim/o-meglio-o-niente.html?shop=812" target="_blank"><strong> O meglio o niente</strong></a> di Jim Collins<br />
suggeriti da Valerio</p>
<p><a href="http://www.problemsolvingtoolbox.com/" target="_blank"><strong>Problem Solving 101</strong></a> di Ken Watanabe<br />
<a href="http://www.ibs.it/code/9788846101105/saffirio-silvio/anni-ruggenti-della-pubblicit-agrave.html?shop=812" target="_blank"><strong> Gli anni ruggenti della pubblicit</strong>à</a> di Silvio Saffirio<br />
<a href="http://www.ibs.it/code/9788807171871/salviato-fabio/ho-sognato-una-banca.html?shop=812" target="_blank"><strong> Ho sognato una banca</strong></a> di Fabio Salviato<br />
ce li suggerisce Massimo</p>
<p><a href="http://www.ibs.it/code/9788861900714/ainis-michele/cura.html?shop=812" target="_blank"><strong>La cura</strong></a> di Michele Ainis<br />
da parte di Sara</p>
<p><a href="http://www.ibs.it/code/9788804598602/calabresi-mario/fortuna-non-esiste-storie.html?shop=812" target="_blank"><strong>La fortuna non esiste</strong></a> di Mario Calabresi<br />
<a href="http://www.ibs.it/code/9788879468121/malaguti-elena/educarsi-alla-resilienza-come.html?shop=812" target="_blank"><strong> Educarsi alla resilienza</strong></a> di Elena Malaguti<br />
<a href="http://www.ibs.it/code/9788804593683/rampini-federico/slow-economy-rinascere-con.html?shop=812" target="_blank"><strong> Slow economy</strong></a><strong> </strong>di Federico Rampini<br />
<a href="http://www.ibs.it/code/9788807017841/tabucchi-antonio/tempo-invecchia-in-fretta.html?shop=812" target="_blank"><strong> Il tempo invecchia in fretta</strong></a> di Antonio Tabucchi<br />
<a href="http://www.ibs.it/code/9788807018060/saramago-jos-eacute/caino.html?shop=812" target="_blank"><strong> Caino</strong></a> di José Saramago<br />
<a href="http://www.ibs.it/code/9788862150026/garavaglia-susanna/stavolta-sar-ograve-femmina.html?shop=812" target="_blank"><strong> Stavolta sarò femmina</strong></a> di Susanna Garavaglia<br />
tutti suggeriti da Giulia</p>
<p><a href="http://www.ibs.it/code/9788845923630/hillman-james/codice-dell-anima-carattere-vocazione.html?shop=812" target="_blank"><strong>Il codice dell’anima</strong></a> di James Hillman<br />
suggerito da Fabrizio</p>
<p><a href="http://www.ibs.it/code/9788863450477/jack-o-selz/zzzoot-fulminati-in-azienda.html?shop=812" target="_blank"><strong>Zzzoot Fulminati in azienda</strong></a> di Jack O. Selz<br />
suggerito da Claudia</p>
<p><a href="http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=344046" target="_blank"><strong>La colomba e il vendicatore</strong></a> di Francesca Luisa Bianchi<br />
suggerito da Alberto (via mail)</p>
<p><a href="http://www.ibs.it/code/9788804409342/calvino-italo/prima-che-tu-dica.html?shop=812" target="_blank"><strong>Prima che tu dica pronto</strong></a> di Italo Calvino<br />
<a href="http://www.ibs.it/code/9788860301994/montague-read/perch-eacute-l-hai-fatto-come.html?shop=812" target="_blank"><strong> Perchè l&#8217;hai fatto</strong></a> di Read Montague<br />
<a href="http://www.ibs.it/code/9788804586500/gyatso-tenzin-dalai-lama/emozioni-distruttive-liberarsi-dai.html?shop=812" target="_blank"><strong> Emozioni distruttive</strong></a> di Daniel Goleman con il Dalai Lama<br />
suggeriti da Giorgia (via mail)</p>
<p>Ancora grazie a tutti e&#8230; buona lettura!</p>


<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Educare il cliente</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2010/07/educare-il-cliente.html</link>
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		<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 07:01:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Managerial skills]]></category>
		<category><![CDATA[Businessweek]]></category>

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		<description><![CDATA[Dall'esempio di una cooperativa americana di produttori di cibo biologico, una strategia per superare la crisi istruendo i propri potenziali clienti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Avevo già sottolineato <a href="http://www.lucabaiguini.com/2009/11/competere-insegnando.html">qui</a> come l&#8217;insegnare possa diventare una questione di posizionamento.</p>
<p>Su <a href="http://www.businessweek.com/" target="_blank">Bloomberg Businessweek</a>, un <a href="http://www.businessweek.com/smallbiz/running_small_business/archives/2010/06/educating_customers.html" target="_blank">breve articolo</a> di John Tozzi illustra come George Siemon, CEO di <a href="http://www.organicvalley.coop/">Organic Valley Co-op</a>, una cooperativa di agricoltori produttori di cibi biologici, abbia affrontato la recessione proprio mettendo in campo un programma di educazione dei propri potenziali clienti.</p>
<p><span id="more-1237"></span></p>
<p>Tozzi ne parla così:</p>
<blockquote><p>L&#8217;educazione è una parte del marketing, ma è anche qualcosa di più. Il marketing è creare percezione su un prodotto e posizionare un brand. Ma l&#8217;educazione ha a che vedere con l&#8217;insegnare alle persone qualcosa di utile per loro &#8211; e anche trasformarli in potenziali clienti. <a href="http://tv.winelibrary.com/">Gary Vaynerchuk</a> ha aiutato ad educare migliaia di amanti del vino, cosa che dà un vantaggio al suo business anche se la maggior parte di loro non ha mai comprato una bottiglia da lui. Puoi partecipare a workshop gratuiti sul software in un Apple Store oppure imparare tecniche per migliorare la tua abitazione da Home Depot. Le librerie ospitano club di lettori e alcuni negozi di biciclette mettono a disposizione servizi di riparazione. Tutte queste cose espandono il numero di clienti istruiti offrendo loro dei vantaggi.</p>
<p>Parte della strategia di Siemon consiste nel raggiungere un maggior numero di clienti attraverso l&#8217;informazione sui cibi biologici, incluso un fantastico viaggio in bus programmato per quest&#8217;estate. &#8220;Viviamo in una società che è molto distante dal cibo e dall&#8217;agricoltura&#8221; dice &#8220;ci sono molte persone istruite e benestanti che non stanno provando cibo biologico&#8221;. Lui li potrebbe chiamare futuri clienti.</p></blockquote>


<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Fenomenologia dell&#8217;imprenditore</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2010/07/imprenditorialita-fattori.html</link>
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		<pubDate>Fri, 09 Jul 2010 06:35:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Managerial skills]]></category>
		<category><![CDATA[Self leadership]]></category>
		<category><![CDATA[imprenditorialità]]></category>

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		<description><![CDATA[Una ricerca del Guardian Life Small Business Research Institute ha identificato le sei dimensioni che caratterizzano gli imprenditori di successo a capo di quelle che in Italia chiameremmo PMI. Questi imprenditori sono collaborivi, realizzati, concentrati sul futuro, curiosi, comprendono la tecnologia e sono orientati all'azione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una ricerca del <a href="http://www.smallbizdom.com/" target="_blank">Guardian Life Small Business Research Institute</a> (citata da <a href="http://www.inc.com" target="_blank">inc.com</a>) ha identificato le sei dimensioni che caratterizzano gli imprenditori di successo a capo di quelle che in Italia chiameremmo PMI (in questo caso il discrimine è il numero dei dipendenti: da 2 a 99).<br />
L&#8217;orientamento al successo di questi imprenditori si basa essenzialmente sul desiderio di garantire la longevità, l&#8217;aumento dei redditi e delle dimensioni delle loro imprese.</p>
<p>Queste sei dimensioni, che a loro volta si basano sulla valutazione di 60 fattori, dipingono un ritratto sfumato e profondo di questi imprenditori</p>
<p><span id="more-1215"></span>Ecco l&#8217;elenco delle sei caratteristiche:</p>
<ul>
<li><strong>Collaborativi</strong><br />
Comprendono come delegare in maniera efficace e come costruire relazioni forti con il team di management, i collaboratori, i consulenti, i venditori e i clienti. Sono impegnati a &#8220;creare opportunità per gli altri&#8221;.</li>
<li> <strong>Realizzati</strong><br />
Danno valore alla gratificazione che le loro aziende forniscono loro, al fatto di essere artefici del proprio successo e del proprio benessere economico.</li>
<li><strong>Concentrati sul futuro</strong><br />
Pianificano sia nel breve che nel lungo termine.</li>
<li><strong>Curiosi<br />
<span style="font-weight: normal;">Sono aperti a comprendere come gli altri portano avanti il loro business. Sono alla ricerca attiva di best practice e suggerimenti su management, innovazione e su tutti gli aspetti della gestione delle risorse umane. </span></strong></li>
<li><strong>Comprendono la tecnologia</strong><br />
Per loro la tecnologia è uno dei punti leva per il successo del business, e ne curano con attenzione lo sviluppo.</li>
<li><strong>Orientati all&#8217;azione</strong><br />
Sono proattivi nel prendere iniziative che facciano crescere il loro business, lo facciano alzare di livello, lo differenzino dai competitors. Vedono le avversità come (letteralmente) &#8220;un calcio nel sedere che aiuta a muoversi in avanti&#8221;. Si preoccupano meno degli altri imprenditori (e questo non sorprende) dello stato globale dell&#8217;economia.</li>
</ul>
<p>Ritratto interessante.<br />
Naturalmente, si tratta di una ricerca americana.</p>
<p>Sarà tutto valido anche per gli imprenditori nostrani (che, peraltro, nel nostro modello di sviluppo occupano un ruolo ancora più centrale rispetto ai colleghi americani)?</p>


<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol><li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/06/decidere-prima-di-capire.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Decidere prima di capire'>Decidere prima di capire</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Business school in classifica 2010</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2010/07/business-school-espansione.html</link>
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		<pubDate>Thu, 08 Jul 2010 07:32:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Formazione manageriale]]></category>
		<category><![CDATA[Business school]]></category>
		<category><![CDATA[Espansione]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>

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		<description><![CDATA[L'annuale classifica delle business school italiane conferma il MIP al secondo posto dopo SDA Bocconi, con un avvicinamento delle posizioni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come ogni anno, Espansione pubblica il ranking delle business school italiane, classificate secondo cinque criteri: notorietà, qualità della docenza, vicinanza al mondo aziendale, qualità dei partecipanti ai master, internazionalità.<br />
L&#8217;indagine è stata realizzata su un campione di 50 intervistati tra associati di Aidp, head hunter e selezionatori del personale.<br />
I punteggi vanno da 1 a 5 per ogni criterio, così come nel giudizio complessivo.</p>
<p>MIP è sempre seconda dopo SDA Bocconi, rosicchia a quest&#8217;ultima un po&#8217; del vantaggio e mantiene il primato per quanto riguarda qualità dei partecipanti e vicinanza alle imprese.</p>
<p><span id="more-1208"></span>Ecco la classifica completa:</p>
<table border="0">
<tbody>
<tr style="height: 30px;">
<td>1.</td>
<td style="width: 150px;"><a href="http://www.sdabocconi.it" target="_blank">SDA Bocconi</a></td>
<td>4,47</td>
</tr>
<tr style="height: 30px;">
<td>2.</td>
<td><a href="http://www.mip.polimi.it" target="_blank">MIP</a></td>
<td>4,43</td>
</tr>
<tr style="height: 30px;">
<td>3.</td>
<td><a href="http://www.lbs.luiss.it" target="_blank">Luiss</a></td>
<td>3,72</td>
</tr>
<tr style="height: 30px;">
<td>4.</td>
<td><a href="http://www.cuoa.it" target="_blank">Cuoa</a></td>
<td>3,58</td>
</tr>
<tr style="height: 30px;">
<td>5.</td>
<td><a href="http://www.scuoladipaloalto.it" target="_blank">Palo Alto</a></td>
<td>3,55</td>
</tr>
<tr style="height: 30px;">
<td>6.</td>
<td><a href="http://www.istud.it" target="_blank">Istud</a></td>
<td>3,51</td>
</tr>
<tr style="height: 30px;">
<td>7.</td>
<td><a href="http://www.formazione.ilsole24ore.com" target="_blank">Sole 24 Ore</a></td>
<td>3,50</td>
</tr>
<tr style="height: 30px;">
<td>8.</td>
<td><a href="http://www.mib.edu" target="_blank">MIB</a></td>
<td>3,47</td>
</tr>
<tr style="height: 30px;">
<td>9.</td>
<td><a href="http://www.almaweb.unibo.it" target="_blank">Alma</a></td>
<td>3,38</td>
</tr>
<tr style="height: 30px;">
<td>10.</td>
<td><a href="http://www.unicatt.it" target="_blank">Cattolica</a></td>
<td>3,21</td>
</tr>
</tbody>
</table>


<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Leadership mindset</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2010/07/leadership-mindset.html</link>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 09:24:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership development]]></category>
		<category><![CDATA[Self leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Team]]></category>
		<category><![CDATA[Team management]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[Center for Creative Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[talento]]></category>

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		<description><![CDATA[Carol Dweck spiega come le persone in genere mostrino due possibili approcci: quello che lei chiama un "growth mindset" oppure un "fixed mindset". Adottare uno o l'altro di questi approcci ha un'influenza fondamentale sulla propria visione della leadership e del suo sviluppo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Su <a href="http://www.businessweek.com/" target="_blank">Bloomberg Businessweek</a>, <a href="http://www.businessweek.com/bios/John_R._Ryan.htm" target="_blank">John R. Ryan</a> del <a href="http://www.ccl.org/" target="_blank">Center for Creative Leadership</a> espone un <a href="http://www.businessweek.com/managing/content/jun2009/ca20090619_819188.htm?chan=careers_managing+your+company+page_top+stories" target="_blank">punto di vista generale sul tema della leadership</a>, partendo da una domanda: perché in alcune organizzazioni, quando chiedi &#8220;<em>Chi di voi vuole essere un leader?</em>&#8221; tutti alzano la mano, mentre in altre risponde positivamente alla domanda soltanto una minoranza?<br />
La questione, secondo Ryan, è nella concezione stessa della <a href="http://www.lucabaiguini.com/categoria/leadership" target="_blank">leadership</a> trasmessa dai due tipi di organizzazioni: nel primo caso la leadership viene intesa come un percorso a cui tutti sono chiamati, in qualunque ruolo, in qualunque momento e, soprattutto, nel quale chiunque si può e si deve cimentare.<br />
Nel secondo caso, invece, la leadership è intesa come una capacità innata, che non è possibile sviluppare, e forse nemmeno utile, visto che è un&#8217;esclusiva dei livelli più alti della gerarchia organizzativa.<br />
Una questione di talento, dunque, più che di percorsi di sviluppo.</p>
<p><span id="more-1201"></span>Questi due differenti approcci, spiega Ryan, trovano una spiegazione in una interessante distinzione posta da <a href="http://www-psych.stanford.edu/~dweck/" target="_blank">Carol Dweck</a> in &#8220;<a href="http://mindsetonline.com/" target="_blank">Mindset: The New Psychology of Success</a>&#8220;.<br />
L&#8217;autrice spiega come le persone in genere mostrino due possibili approcci: quello che lei chiama un &#8220;growth mindset&#8221; (approccio di crescita) oppure un &#8220;fixed mindset&#8221; (approccio di staticità).</p>
<blockquote><p>Coloro che adottano un &#8220;growth mindset&#8221; credono di poter migliorare in ciò che fanno, di avere, quindi, una riserva di potenziale inespresso. E realizzano questa promessa lavorando duro e producendo miglioramenti incrementali nel tempo, sia che siano atleti, scrittori o chirurghi.</p>
<p>Coloro che adottano un &#8220;fixed mindset&#8221;, invece, credono di poter arrivare soltanto fino a dove le loro abilità naturali li potranno condurre. Pensano che sia il talento, più che il duro lavoro, la componente fondamentale del successo. Hanno spesso paura di sfidare se stessi perché sono terribilmente spaventati dal fallimento &#8211; che, nelle loro menti, è un indicatore delle loro capacità piuttosto che una opportunità per imparare e fare meglio la prossima volta.</p></blockquote>
<p>Questa distinzione presenta delle implicazioni essenziali in ottica di cultura della leadership, e determina la risposta a queste tre, fondamentali, domande:</p>
<ul>
<li>Quanto efficacemente stai gestendo il talento nella tua organizzazione?</li>
<li>La cultura della tua organizzazione favorisce l&#8217;assunzione di rischio e gli errori?</li>
<li>Come leader, stai dormendo sugli allori?</li>
</ul>
<p>Il mindset rispetto alla leadership (growth oppure fixed) determina la risposta a queste domande e, quindi, la possibilità o meno di sviluppare un&#8217;efficace cultura della leadership, sia individuale che collettiva.</p>


<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol><li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2009/11/carenza-di-leadership-nel-presente-e-nel-futuro.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Carenza di leadership, nel presente e nel futuro'>Carenza di leadership, nel presente e nel futuro</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2009/12/la-crisi-come-occasione-di-apprendimento-e-crescita.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: La crisi come occasione di apprendimento e crescita'>La crisi come occasione di apprendimento e crescita</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Mind reading</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2010/07/mind-reading.html</link>
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		<pubDate>Mon, 05 Jul 2010 06:15:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Public Speaking]]></category>
		<category><![CDATA[Chittaro]]></category>
		<category><![CDATA[PNL]]></category>

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		<description><![CDATA[Da un articolo di Luca Chittaro, alcune considerazioni sulla capacità di valutare le nostre performance in ottica di public speaking adottando la posizione percettiva del pubblico]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sul suo <a href="http://lucachittaro.nova100.ilsole24ore.com/" target="_blank">blog</a> per Nòva100, Luca Chittaro sviluppa un <a href="http://lucachittaro.nova100.ilsole24ore.com/2010/06/telepatia-una-semplice-strategia-per-svilupparla.html" target="_blank">ragionamento interessante</a>, a partire dalle capacità telepatiche. A quel che dice, le nostre scarse capacità di &#8220;leggere nel pensiero&#8221; altrui, specie per quanto riguarda i loro giudizi nei nostri confronti (metapercezione), avrebbero a che vedere con la differenza tra il modo con cui ragioniamo su noi stessi e quello con cui ragioniamo sugli altri.<br />
In particolare, quando ragioniamo su noi stessi tendiamo ad essere estremamente specifici, a concentrarci sui dettagli, a tenere conto dell&#8217;influenza del contesto.<br />
Quando ragioniamo sugli altri, al contrario, tendiamo a generalizzare e ad astrarre.<span id="more-1182"></span></p>
<p>Credo che questo concetto trovi un facile riscontro nell&#8217;esperienza di ciascuno: guardiamo a noi stessi in ottica di complessità, agli altri in ottica di semplificazione.<br />
Ora, interessante la considerazione di Chittaro a proposito di public speaking:</p>
<blockquote><p>Ad esempio, se dobbiamo fare una presentazione in pubblico, noi come relatori tenderemo a valutare le specifiche parole scelte, le singole frasi formulate, ogni piccolo dettaglio visivo delle trasparenze proiettate; chi ci sta invece a sentire tenderà a valutare di più il nostro messaggio complessivo e lo stile generale di presentazione.</p></blockquote>
<p>Per rispondere in maniera realistica ad una domande del tipo &#8220;<em>che impressione sto dando?</em>&#8221; oppure &#8220;<em>che cosa stanno pensando di me?</em>&#8220;, quindi, è importante riuscire ad astrarre dal modo in cui vediamo noi stessi, per adottare le strategie che di solito utilizziamo per costruire le nostre visioni e rappresentazioni degli altri.<br />
Operazione, in sé, non semplicissima.<br />
Si tratta, infatti, di utilizzare un tipo di &#8220;lente&#8221; che abbiamo a disposizione (il nostro modo di guardare agli altri), applicando questa stessa lente, però, a noi stessi e alla propriocezione.<br />
Chittaro offre anche un suggerimento:</p>
<blockquote><p>La principale tecnica concreta sperimentata è stata quella del “<em>pensare a sé, ma guardandosi dal futuro</em>”.<br />
In letteratura è stato infatti documentato come l’immaginare di essere nel futuro,  guardando al momento presente come se fosse nel passato, ci fa ragionare su noi stessi in termini più astratti.</p></blockquote>
<p>Vale a dire, pensando a sè, ma immaginando di guardare la propria performance oratoria (nel nostro esempio) come se essa fosse accaduta nel passato attiva i filtri della generalizzazione e dell&#8217;astrazione facendoli agire in maniera abbastanza naturale anche su noi stessi (e gli esperimenti illustrati nell&#8217;articolo lo dimostrano). Si avvicina, in questo modo,la nostra percezione di noi stessi con quella altrui.</p>
<p>In Programmazione Neurolinguistica questi tipi tecniche hanno a che vedere con la capacità di modificare la propria posizione percettiva dalla prima posizione (io stesso) alla seconda posizione (mi metto &#8220;nei panni&#8221; del mio interlocutore o dei miei interlocutori).<br />
Credo che queste considerazioni possano dare ulteriore spessore a queste strategie e tecniche.</p>


<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Libri in valigia 2010</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2010/07/libri-in-valigia-2010.html</link>
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		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 08:08:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[vacanza]]></category>

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		<description><![CDATA[In vista delle vacanze, alcuni libri da mettere in valigia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si avvicinano le vacanze, e mi piace l&#8217;idea di replicare il post dello <a href="http://www.lucabaiguini.com/2009/06/libri-in-valigia.html">scorso anno</a>, di <a href="http://www.lucabaiguini.com/2008/07/in-lettura.html" target="_blank">due</a> e <a href="http://www.lucabaiguini.com/2007/08/qualche-libro-tra-costumi-e-salviette.html">tre</a> anni fa, con il quale condividere la lista dei libri che ciascuno di noi si metterà in valigia, con l&#8217;auspicio di approfittare di qualche giorno di calma per poterli leggere (o ri-leggere).</p>
<p>Ecco che cosa ho preparato:</p>
<p><a href="http://www.ibs.it/code/9788875270971/truby-john-audino/anatomia-di-una-storia.html?shop=812" target="_blank"><strong>Anatomia di una storia</strong></a><br />
di John Truby</p>
<p>Il tema dello storytelling mi intriga sempre di più, e <a href="http://www.ibs.it/editore/Audino/audino.html?shop=812" target="_blank">Audino</a> editore presenta molti testi davvero interessanti.</p>
<p><a href="http://www.ibs.it/code/9788817025492/ariely-dan/prevedibilmente-irrazionale.html?shop=812" target="_blank"><strong>Prevedibilmente irrazionale</strong></a><br />
di Dan Ariely</p>
<p>Ariely è una <a href="http://www.lucabaiguini.com/?s=ariely&amp;x=0&amp;y=0">vecchia conoscenza</a> per gli avventori di questo blog.<br />
Mi interessa approfondire in maniera più sistematica il suo pensiero.</p>
<p>Nella mia valigia c&#8217;è ancora spazio.<br />
Che cosa mi suggerite? (magari anche qualche bel testo narrativo!)<br />
E voi, che cosa vi portate?</p>
<p>(La lista completa, compresi i suggerimenti dei lettori, del 2009 la trovate <a href="http://www.lucabaiguini.com/2009/07/libri-in-valigia-ecco-la-lista.html">qui</a>)</p>


<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Lunch time</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2010/06/time-management-pausa-pranzo.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2010/06/time-management-pausa-pranzo.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 11:46:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gestione del tempo]]></category>
		<category><![CDATA[Team management]]></category>
		<category><![CDATA[Harvard Business Review]]></category>

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		<description><![CDATA[Da un articolo di Tony Schwartz sul blog di Harvard Business Review, l'idea che "Riprendersi indietro il pranzo è il primo step per riprendersi indietro la propria vita".]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sul <a href="http://blogs.hbr.org/" target="_blank">blog</a> di Harvard Business Review &#8220;The conversation&#8221;, Tony Schwartz ha scritto un <a href="http://blogs.hbr.org/cs/2010/06/take_back_your_lunch_and_trans.html" target="_blank">articolo</a> con una provocazione: <strong>riprendersi indietro la pausa pranzo</strong>.<br />
L&#8217;idea nasce dalla constatazione che molti manager con cui Schwartz ha lavorato denunciano il fatto di non potersi nemmeno permettere il lusso di staccare per mezz&#8217;ora a pranzo.<br />
Consumano, così, uno spuntino alla scrivania e riprendono immediatamente il lavoro.<br />
La proposta prende le mosse da una constatazione: un momento di stacco è necessario per poter ricominciare il pomeriggio con le energie mentali necessarie a fare un buon lavoro.</p>
<p><span id="more-1166"></span>E l&#8217;autore fa una proposta concreta:</p>
<blockquote><p><a href="http://www.theenergyproject.com/?gclid=CI31vcu1saICFSQ65QodZ0p-Rw">The Energy Project</a>, l&#8217;organizzazione che dirigo, ha recentemente condotto un sondaggio su Huffington Post, circa la vita sul posto di lavoro. Il 60% delle 1200 persone che hanno risposto ha detto di prendersi meno di 20 minuti per la pausa pranzo. Il 20% meno di 10 minuti. Un quarto sostiene di non alzarsi per nulla dalla scrivania.</p>
<p>Questi risultati concordano con uno <a href="http://www.mentalfloss.com/blogs/archives/24789">studio</a> condotto dalla American Dietetic Association, che ha constatato come il 75% delle persone che lavorano in ufficio consuma il pranzo alla scrivania almeno due o tre giorni alla settimana.</p>
<p>I risultati di questo sondaggio sono stati l&#8217;ispirazione per un movimento che The Energy Project sta per lanciare. Il concetto non potrebbe essere più semplice. Lo stiamo chiamando <a href="http://www.TakeBackYourLunch.com/">Take Back Your Lunch</a>. Inizia questo mercoledì, tra mezzogiorno e le due, in alcuni luoghi sparsi per il Paese, e continua ogni mercoledì per quest&#8217;estate. <a href="http://www.meetup.com/Take-Back-Your-Lunch/">Trova dove sono i punti di ritrovo</a> oppure <a href="http://www.meetup.com/Take-Back-Your-Lunch/">organizza un Take Back Your Lunch </a>Meetup nella tua città.</p>
<p>Molti di noi &#8211; manager o collaboratori &#8211; sono vittime della convinzione che il miglior modo per rispondere alle attese sia quello di lavorare tutto il tempo.</p>
<p>Che cosa accadrebbe se tu rappresentassi un esempio per le persone che dirigi riprendendoti la tua pausa pranzo &#8211; e incoraggiandoli a fare lo stesso?</p>
<p>A un livello più pratico, lasciare l&#8217;ufficio per il pranzo è un&#8217;opportunità per rilassarsi, rilasciare qualsiasi tipo di stress accumulato durante la mattina, e ritornare al lavoro sentendosi più carichi, più concentrati e più coinvolti nel pomeriggio.</p>
<p>Riprendersi indietro il pranzo è il primo step per riprendersi indietro la propria vita.</p></blockquote>
<p>Mi sembra che il tutto vada nella direzione di alcune cose dette <a href="http://www.lucabaiguini.com/2009/12/time-management-disponibilita-produttivita.html">qui</a> e <a href="http://www.lucabaiguini.com/2010/05/pit-stop.html">qui</a>.</p>
<p>Buon pranzo!</p>


<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol><li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2010/05/pit-stop.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Pit-stop'>Pit-stop</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2009/12/time-management-disponibilita-produttivita.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: 24/7: il mito della produttività'>24/7: il mito della produttività</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2010/02/motivazione-progresso.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Sono i progressi a motivare'>Sono i progressi a motivare</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Cialdini e il principio del consenso</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2010/06/consenso-cialdini.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2010/06/consenso-cialdini.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 28 Jun 2010 06:59:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Negoziazione]]></category>
		<category><![CDATA[Public Speaking]]></category>
		<category><![CDATA[Cialdini]]></category>
		<category><![CDATA[persuasione]]></category>
		<category><![CDATA[vendere di più]]></category>

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		<description><![CDATA[Da una intervista a Robert Cialdini, alcune considerazioni sull'utilizzo dei casi di successo nel processo di persuasione in ottica di vendita o di public speaking]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il nuovo numero di <a href="http://www.venderedipiu.it/" target="_blank">Vendere di più</a> ospita una interessante intervista a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Robert_Cialdini" target="_blank">Robert Cialdini</a>, autore del notissimo <strong><a href="http://www.ibs.it/code/9788809748675/cialdini-robert-b/armi-della-persuasione-come.html?shop=812" target="_blank">Influence: how and why people agree to things</a>, </strong>testo nel quale vengono enumerati i 6 principi psicologici che portano le persone a rispondere &#8220;Sì&#8221; ad una richiesta.<br />
Mi capita spesso di ripercorrere questo testo, ricco di spunti e di ispirazioni.<br />
Durante l&#8217;intervista a Mirco Gasparotto, lo stesso Cialdini riassume i suoi 6 principi.</p>
<p><span id="more-1156"></span>Mi soffermo, in particolare, sul quarto: <strong>il consenso</strong>.<br />
Ecco come lo definisce Cialdini:</p>
<blockquote><p>Le persone desiderano seguire la leadership dei loro simili. Che cosa hanno fatto gli altri in merito a quel prodotto o servizio? È molto importante per i venditori acquisire le informazioni su cosa altri clienti, simili ai loro, stanno scegliendo, aiutando i propri clienti a ridurre le incertezze su cosa dovrebbero fare. Per esempio, recentemente ho letto un articolo scientifico a Pechino che dichiarava: &#8220;Se il proprietario di un ristorante scrive sul menù &#8216;Questi sono i piatti preferiti&#8217;, immediatamente essi subiranno una crescita delle ordinazioni del 25%&#8221;.<br />
Quindi un&#8217;altra cosa che il venditore può fare prima di iniziare a vendere è dire al cliente quali altri l&#8217;hanno acquistato, specialmente quei clienti che si trovano in condizioni di acquisto simili al cliente in questione.</p></blockquote>
<p>Mi capita spesso di discutere, durante i corsi sul public speaking, di situazioni in cui è opportuno utilizzare dei &#8220;<strong>casi di successo</strong>&#8220;, secondo un processo di comunicazione simile a quello descritto da Cialdini nelle ultime righe. In particolare, suggerisco di sfruttare questo strumento nei casi in cui si incontrano delle convinzioni nel pubblico che sono da ostacolo verso il raggiungimento dell&#8217;obiettivo di comunicazione.<br />
La domanda è, allora, <strong>come costruire un caso di successo efficace</strong>?<br />
Le convinzioni che possono generare dei problemi in quest&#8217;ottica sono di solito di due tipologie. La prima tipologia ha a che vedere con le convinzioni circa la <strong>possibilità</strong>: che cosa è possibile o non possibile fare in assoluto (per esempio, <em>Non è possibile implementare questo progetto in meno di quattro mesi</em>).<br />
Un caso di successo, in quest&#8217;ottica, può mostrare come altre aziende siano riuscite a implementare progetti simili con successo in meno di quattro mesi, persuadendo, quindi, della fattibilità del progetto stesso.</p>
<p>Bisogna tenere conto, però, anche di un secondo tipo di convinzioni, quelle circa le proprie <strong>capacità</strong>. Cioè, un soggetto o un gruppo potrebbero anche acconsentire sulla possibilità in assoluto, ma sostenere la non realizzabilità nel loro contesto specifico (<em>È possibile implementare questo progetto in meno di quattro mesi, ma noi non ne saremmo capaci, </em>oppure, <em>ma non in questa azienda</em>).</p>
<p>Solitamente, quando si costruiscono dei casi di successo da mettere nella &#8220;valigetta&#8221; dei venditori, si punta soprattutto a superare il primo tipo di obiezione (quella circa la possibilità), mentre si sottovaluta il secondo.<br />
La conseguenza è quella puntare su casi di successo che non sono sufficientemente contestualizzati (spesso perché si vogliono mettere in mostra i propri casi e clienti &#8220;migliori&#8221;).<br />
In questo senso, credo che (a parità di alcune altre condizioni sulle quali tornerò in una prossima occasione) sia meglio un caso il più possibile contestualizzato piuttosto che un caso da &#8220;fiore all&#8217;occhiello&#8221;.</p>


<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol><li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/10/il-potere-delle-storie.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Il potere delle storie'>Il potere delle storie</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2010/05/public-speaking-incongruit.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Incongruità'>Incongruità</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2010/03/vendere-di-piu-1.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Questione di àncore (e di un po&#8217; di rancore)'>Questione di àncore (e di un po&#8217; di rancore)</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Too good</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2010/06/too-good.html</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Jun 2010 07:24:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gestione del tempo]]></category>
		<category><![CDATA[Harvard Business Review]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualche volta il fatto che un prodotto faccia troppo bene il suo lavoro può essere una fonte di problemi più che di vantaggi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una piccola provocazione.<br />
Leggendo questo <a href="http://blogs.hbr.org/bregman/2010/06/why-i-returned-my-ipad.html" target="_blank">post</a> di Peter Bregman sul blog di <a href="http://blogs.hbr.org/" target="_blank">Harvard Business Review</a>, mi è tornato in mente un episodio piccolo piccolo, ma che forse ha un significato.<br />
Con un buon mese di ritardo per via di questo tempo inclemente, la piscina ha ritrovato il suo posto nel mio cortile.<br />
Dopo il montaggio e il riempimento, lunedì pomeriggio è stato il momento della pulizia delle pareti esterne.<br />
Un amico mi ha consigliato una particolare spugna che, a quanto mi ha detto, fa miracoli in questo tipo di pulizie, per di più senza l&#8217;utilizzo di detergenti.<br />
Detto fatto: supermarket, acquisto spugnetta, inizio lavori.<br />
E, in effetti, la spugnetta è una cosa fantastica.</p>
<p><span id="more-1149"></span></p>
<p>Toglie perfino le macchie che lo scorso anno non c&#8217;era stato verso di levare!<br />
E lo fa velocemente.<br />
<em>Bene</em>, penso, <em>quanto tempo e fatica risparmiati!</em><br />
E continuo a pulire.<br />
L&#8217;operazione termina circa due ore dopo (la mia piscina non è grande, ma nemmeno tanto piccola&#8230;).<br />
Due ore&#8230; mezz&#8217;ora in più di quanto avevo impiegato lo scorso anno, senza la spugnetta.<br />
Perché?<br />
Beh, chi ha fatto le pulizie almeno una volta nella vita può immaginare il motivo: con uno strumento così efficace per le mani, sono andato a pulire tutti gli angoli, anche i più reconditi, anche quelli che lo scorso anno non avevo nemmeno guardato (anche perché adesso che tutto il resto della piscina risplende di luce propria rende il fatto che siano sporchi una cosa insopportabile).<br />
Anche quegli angoli che è assolutamente inutile pulire.<br />
E così ho impiegato più tempo dello scorso anno per ottenere, certamente, un risultato molto migliore, ma che non serve a nulla.<br />
Non solo, il tutto ha alzato l&#8217;asticella delle aspettative per il prossimo anno.<br />
Insomma, proprio come l&#8217;iPad per Peter Bregman, il problema della spugnetta sta proprio nel fatto che fa troppo bene il suo mestiere.<br />
Comunque, onde evitare problemi il prossimo anno, ho fatto una scorta di spugnette&#8230;</p>


<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		<title>The Fundamental Attribution Error</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jun 2010 12:14:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Gestione del tempo]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Team management]]></category>
		<category><![CDATA[bias]]></category>

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		<description><![CDATA[Su FastCompany.com, un articolo di Dan Heath sul Fundamental Attribution Error, definito come la tendenza a sottostimare l'impatto dei fattori situazionali come causa dell'altrui comportamento, e la conseguente sovrastima del ruolo dei fattori legati alla personalità.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Su <a href="http://www.fastcompany.com/" target="_blank">FastCompany.com</a>, un <a href="http://www.fastcompany.com/1657515/a-theory-called-a-fundamental-attribution-error" target="_blank">articolo</a> (con video) di Dan Heath sul <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Fundamental_attribution_error" target="_blank">Fundamental Attribution Error</a>, definito come la tendenza a sottostimare l&#8217;impatto dei fattori situazionali come causa dell&#8217;altrui comportamento, e la conseguente sovrastima del ruolo dei fattori legati alla personalità.<br />
Heath porta un esempio relativo ad Amanda, una donna che lavora per Nike in Vietnam.</p>
<p><span id="more-1143"></span>La manager lavora molto, e spesso porta il lavoro a casa. Nonostante ciò, Amanda vuole essere sempre a disposizione dei suoi collaboratori, e proprio per questo motivo, la sua porta è sempre aperta e lei stessa ha invitato i suoi riporti a relazionarsi con lei in qualsiasi momento.<br />
Potete, quindi, immaginare la sua sorpresa quando, al momento di valutare le sue performance, scopre che i suoi collaboratori si lamentano del fatto che lei non li ascolta.<br />
Indaga quindi la questione e si accorge che questo giudizio da parte dei suoi collaboratori deriva dal fatto che lei, mentre loro le parlano, spesso fissa il monitor con le email in entrata e qualche volta ne approfitta per rispondere ad alcune di esse.<br />
Per lei questo è soltanto multitasking, ma evidentemente la percezione dei collaboratori è ben diversa.</p>
<p>Ora, di fronte a questo problema, sostiene Heath, gli approcci possibili sono due: l&#8217;approccio situazionista e l&#8217;approccio legato alle teorie della personalità.<br />
Secondo quest&#8217;ultimo approccio, le conclusioni potrebbero essere <em>&#8220;Amanda non è empatica. Non è in grado di ascoltare. Forse non è tagliata per un ruolo manageriale&#8221;</em>.<br />
Chiaramente, da qui parte un percorso che, attraverso formazione e coaching, dovrebbe portare la manager ad accrescere la propria capacità di ascolto.<br />
Il primo approccio (quello situazionista), invece, si concentra sul &#8220;<em>come</em>&#8221; piuttosto che sul &#8220;<em>perché</em>&#8220;.<br />
Per scoprire, magari, che semplicemente cambiando la disposizione dell&#8217;ufficio di Amanda e creando uno &#8220;spazio di ricevimento&#8221; dei suoi collaboratori lontano dal PC e dalle sue conseguenti distrazioni, le sue capacità di ascolto potrebbero aumentare in maniera eclatante in pochissimo tempo.</p>
<p>Naturalmente, l&#8217;esempio è provocatorio.</p>
<p>La domanda finale di Heath lo è altrettanto:</p>
<blockquote><p>Amanda era una brava manager con un problema &#8220;situazionale&#8221;: aveva bisogno di eliminare le distrazioni.<br />
Ciò che ci appare come un problema di persone è spesso un problema di situazioni.<br />
Come puoi migliorare i tuoi collaboratori al lavoro cambiando il loro ambiente?</p></blockquote>


<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Reincorniciare</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2010/06/reincorniciare.html</link>
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		<pubDate>Fri, 18 Jun 2010 08:49:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Dilts]]></category>
		<category><![CDATA[PNL]]></category>

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		<description><![CDATA[Da un dialogo del film "Il padre dei miei figli", alcune riflessioni sui modelli linguistici Sleight of Mouth]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>Lo scorso sabato verso le 18 e 30, di ritorno da una lezione al <a href="http://www.mip.polimi.it" target="_blank">MIP</a>, mi sono imbattuto nella trasmissione &#8220;<a href="http://www.radio24.ilsole24ore.com/main.php?dirprog=La_rosa_purpurea" target="_blank">La rosa purpurea</a>&#8220;, su Radio24, un programma settimanale dedicato al cinema.</div>
<div>Tra le anticipazioni, “<strong>Il padre dei miei figli</strong>”, ritratto (drammatico e reale, visto che si è ispirato alla vita di Humbert Balsan) di un produttore cinematografico francese totalmente dedito al suo lavoro e alla sua famiglia, morto suicida.</div>
<div>
<p>La storia è narrata con gli occhi della moglie (lo si deduce dal titolo), interpretata da Chiara Caselli.</p>
<p><span id="more-1138"></span>Mi ha colpito un dialogo tra il produttore e la moglie:</p>
<blockquote><p>L’uomo: “<em>Non ce la faccio più: è finita</em>”<br />
La donna: “<em>Che cosa significa è finita</em>”<br />
L’uomo: “<em>Un totale fallimento</em>”<br />
La donna: “<em>È soltanto finanziario. Pensa a tutto quello che hai costruito finora, guarda quante opere esistono soltanto grazie a te, quanti registi hai reso famosi, e che ti sono riconoscenti</em>”.</p></blockquote>
<p>Questo è ciò che la Programmazione Neurolinguistica chiamerebbe un modello Sleight o Mouth <em>Un altro risultato</em>. Robert Dilts lo definisce così:</p>
<blockquote><p>Il modello Sleight of Mouth <em>Un altro risultato</em> implica la creazione di affermazioni che spostino l’attenzione delle persone su un obiettivo diverso piuttosto che su quello indirizzato da un particolare giudizio o da una particolare generalizzazione, o implicito in essi. Lo scopo del modello è mettere in discussione (o rinforzare) la pertinenza del giudizio o della generalizzazione.</p></blockquote>
<p>Si tratta di una manovra per nulla banale.</p>
<p>Ora, mentre ascoltavo il dialogo (sarà perché uscivo da una lezione in cui di strutture e modelli comunicativi si era parlato parecchio), mi sono subito ritrovato a pensare “ecco un buon esempio di modello Sleight of Mouth”, e a decodificarne la struttura.<br />
Il pensiero successivo è stato: “Ma come, di fronte ad un profondo atto d’amore, ed alla magia di una donna che, istintivamente, per supportare il marito in un momento così difficile, lo invita ad allargare il suo orizzonte di giudizio, il tuo pensiero va a quale modello linguistico ha utilizzato, e come?”</p>
<p>Mi è tornato in mente il titolo di uno dei libri fondativi della PNL, “<a href="http://www.ibs.it/code/9788834007006/bandler-richard-grinder-john/struttura-della-magia.html?shop=812">La struttura della magia</a>” di Bandler e Grinder.</p>
<p>E credo che nessun titolo lo avrebbe potuto spiegare meglio.</p>
</div>


<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Turpiloqui</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2010/06/turpiloqui.html</link>
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		<pubDate>Thu, 17 Jun 2010 06:25:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Public Speaking]]></category>
		<category><![CDATA[linguistica]]></category>
		<category><![CDATA[Obama]]></category>

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		<description><![CDATA[Quali obiettivi può avere l'uso di un registro linguistico basso e volgare in ottica di comunicazione e di leadership?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sul <a href="http://blogs.hbr.org/hbr/hbreditors/2010/06/do_good_leaders_swear.html" target="_blank">blog</a> di Harvard Business Review, un articolo molto interessante di Dan McGinn sull’uso strategico di un registro linguistico basso e volgare.</p>
<p>McGinn prende le mosse da una frase pronunciata da Obama durante un’intervista alla NBC circa il disastro ambientale del Golfo del Messico. Il Presidente ha detto che uno degli obiettivi che si è posto durante i meeting sulla crisi è quello di determinare<em> &#8220;</em><em>whose ass to kick</em><em>.&#8221;</em></p>
<p><em><span id="more-1132"></span></em></p>
<p>Partendo dal presupposto che non si sia trattato di uno scivolone (e, per quel poco che so di Obama, non posso che essere d’accordo), che senso può avere l’utilizzo di un linguaggio così inusuale nella comunicazione di un Presidente?</p>
<p>Una <a href="http://www.emeraldinsight.com/Insight/viewContentItem.do?contentType=Article&amp;contentId=1626521" target="_blank">ricerca</a> condotta da Yehuda Baruch e Stuart Jenkins della University of East Anglia (pubblicata sul Leadership and Organizational Development Journal), sottolinea i due possibili usi di un registro linguistico basso e volgare:</p>
<ol>
<li>Manifestare e segnalare solidarietà (social swearing)</li>
<li>Decomprimere e sfogare lo stress e la tensione (annoyance swearing)</li>
</ol>
<p>Naturalmente, delle due ipotesi quella interessante da un punto di vista della strategia di comunicazione è la prima.<br />
Potrebbe trattarsi, in questo senso, di una di quelle facce della comunicazione di un leader su cui vale la pena riflettere, e che non guadagnano spesso l&#8217;onore della cronaca.</p>
<p>In ottica di comunicazione politica, l’uso che ha fatto Obama di un linguaggio di questo tipo quali effetti può avere e quali reazioni può suscitare?</p>
<p>Da un certo punto di vista si tratta certamente di una “rottura di schemi” che, oltre a suscitare l’attenzione, tende indubbiamente a manifestare vicinanza e, per certi versi, candore, semplicità e un certo senso di partecipazione.</p>
<p>E devo dire che, in questo senso, mi capita spesso di variare il mio registro linguistico proprio con questi obiettivi, anche se a volte in maniera un po’ casuale.</p>
<p>Credo che il tutto meriti un approfondimento.</p>
<p>Esperienze o commenti?</p>


<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol><li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/11/la-leadership-secondo-barak-obama.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: La leadership secondo Barak Obama'>La leadership secondo Barak Obama</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2009/01/la-leadership-secondo-barak-obama-2.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: La leadership secondo Barak Obama [2]'>La leadership secondo Barak Obama [2]</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Il Centro mondiale delle domande</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2010/06/il-centro-mondiale-delle-domande.html</link>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 06:05:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Self leadership]]></category>
		<category><![CDATA[genio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lucabaiguini.com/?p=1125</guid>
		<description><![CDATA[Da un'intervista a John Brockman, un commento al progetto Edge]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Del mio preferire le domande alle risposte avevo già scritto <a href="http://www.lucabaiguini.com/2008/04/ci-si-inchina-solo-alle-domande.html" target="_blank">qui</a>.</p>
<p>Questa mattina, ascoltando il podcast del Festival delle Scienze 2010, un intervento di <a href="http://www.edge.org/3rd_culture/bios/brockman.html" target="_blank">John Brockman</a>, fondatore di <a href="http://www.edge.org" target="_blank">Edge</a>, mi ha molto colpito.<br />
Racconta proprio della nascita di Edge, e di come tutto il progetto si basi sull&#8217;importanza delle domande.</p>
<p><span id="more-1125"></span></p>
<p>Brockman ha detto (più o meno):</p>
<blockquote><p>Edge è il prodotto di un esperimento fallito, un esperimento artistico. Un artista ormai deceduto nel 1971 ha ideato il “centro mondiale delle domande”.<br />
Per trovare una eziologia della conoscenza mondiale non si possono leggere 6 milioni di libri nella biblioteca di Harvard.<br />
Si raccolgono le 100 menti più sofisticate del mondo, le si barrica dentro ad una stanza finché non si pongono le domande che in realtà pongono a loro stessi.<br />
E questo vi dà un’eziologia della conoscenza mondiale che non possono darvi né i database né tutti i libri del mondo.<br />
Io mi sono ispirato a questa idea 10 anni dopo. Ho creato il Reality Club che ha portato al sito web Edge.</p></blockquote>
<p>Mi paiono un bel concetto ed una bella e fertile curiosità: che cosa si chiedono le grandi menti?</p>
<p>Io avrei anche un’altra curiosità: che libri leggono o hanno letto le grandi menti?<br />
E, su questi libri, quali frasi sottolineano?<br />
Su che cosa puntano la loro attenzione?</p>
<p>E forse nel nostro piccolo, (in vista di un periodo con dei ritmi di lavoro un po&#8217; più rilassati) possiamo anche provarci a fare un cosa così.<br />
Voi, che domande vi state ponendo? (Qualsiasi tipo di domanda…)<br />
E che libri state leggendo?<br />
E quali frasi sottolineate su questi libri?</p>


<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Ariely sulla performance</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2010/06/ariely-sulla-performance.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2010/06/ariely-sulla-performance.html#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 09:42:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Scienze cognitive]]></category>
		<category><![CDATA[Team management]]></category>
		<category><![CDATA[Ariely]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lucabaiguini.com/?p=1119</guid>
		<description><![CDATA[Gli esseri umani regolano i loro comportamenti in base ai parametri ai quali sono assoggettati. Tutto quello che misuriamo spingerà una persona a ottimizzare il suo punteggio su questa scala. Per questo, la scelta delle metriche è fondamentale per dirigere la performance]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Dan_Ariely" target="_blank">Dan Ariely</a>, professore di Economia Comportamentale alla <a href="http://www.duke.edu/" target="_blank">Duke University</a> e autore del best seller <a href="http://www.ibs.it/code/9788817025492/ariely-dan/prevedibilmente-irrazionale.html?shop=812" target="_blank">Predictably Irrational</a>, esprime su <a href="http://www.hbritalia.it" target="_blank">Harvard Business Review</a> un concetto che mi pare davvero interessante.<br />
I CEO (e  i manager in generale) prestano attenzione e mostrano interesse per le dimensioni su cui vengono valutati.<br />
E questo non è dovuto (o non soltanto) al fatto che i loro premi verranno erogati sulla base di questi indicatori.</p>
<p><span id="more-1119"></span>Per usare le parole dello stesso Ariely,<em> </em><em>gli esseri umani regolano i loro comportamenti in base ai parametri ai quali sono assoggettati. Tutto quello che misuriamo spingerà una persona a ottimizzare il suo punteggio su questa scala. Ciò che misuriamo è ciò che otterremo. Punto.</em></p>
<p>Se si vuole, quindi, cambiare il comportamento dei CEO bisogna cambiare il loro focus di interesse, e, quindi, ciò che abbiamo l&#8217;abitudine di misurare e monitorare.</p>
<p>Certo, misurare le performance con indicatori economico / finanziari è molto più semplice che trovare indicatori qualitativi condivisi.<br />
Ma, conclude sempre Ariely, <em>se misuriamo solo ciò che è più facile, finiremo col massimizzare solo ciò che è facile</em>.</p>


<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>MBA: sì, ma quando?</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2010/06/mba-quando-2.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2010/06/mba-quando-2.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 14:06:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Formazione manageriale]]></category>
		<category><![CDATA[Training]]></category>
		<category><![CDATA[Business education]]></category>
		<category><![CDATA[Business school]]></category>
		<category><![CDATA[Master of Business Administration]]></category>
		<category><![CDATA[MBA]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lucabaiguini.com/?p=1110</guid>
		<description><![CDATA[Un MBA va affrontato subito dopo l'università oppure dopo un periodo di esperienza lavorativa? Oppure sono ipotizzatibili modelli ibridi che contemperino entrambe le esigenze? Da un articolo di Scott Rostan, alcuni spunti di riflessione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È questa la domanda a cui cerca di rispondere, sul <a href="http://blogs.wsj.com/hire-education/2010/06/03/mba-now-or-later/" target="_blank">blog</a> del <a href="http://blogs.wsj.com" target="_blank">Wall Street Journal</a>, Scott Rostan.<br />
In particolare, è meglio affrontare un MBA dopo aver raccolto una o più esperienze professionali, oppure immediatamente dopo la fine del percorso universitario?<br />
Secondo Rostan, questa seconda via merita una riflessione, nonostante molte business school richiedano un periodo minimo di lavoro per accettare gli studenti agli MBA.</p>
<p><span id="more-1110"></span>Ci sono, infatti, delle condizioni in cui l&#8217;affrontare un MBA subito dopo la laurea può avere un senso, pur ammettendo che un&#8217;esperienza lavorativa precedente permette di contestualizzare al meglio l&#8217;apprendimento e, quindi, di trarre il massimo da ciò che la faculty può offrire (si hanno a disposizione, infatti, in questo caso, molti elenti in più rispetto al puro sapere universitario).<br />
La precondizione è di avere già in mente che tipo di carriera si intende seguire.<br />
Questa situazione, secondo Rostan, iniziare subito dopo l&#8217;univarsità un percorso MBA permette di iniziare la propria carriera partendo da un livello superiore, con un migliore salario e più responsabilità. Inoltre dedicare uno o due anni allo studio può essere meno complicato a 25 che a 30 anni, sia da un punto di vista personale che familiare. Anche dal punto di vista economico, il gap di salario può essere utilizzato per pagare più rapidamente il debito con la Business school.</p>
<p>Dall&#8217;altra parte, se rimangono incertezze sul tipo di carriera da intraprendere, allora è decisamente meglio fare esperienze che consentano di focalizzare il progetto di carriera, per poi utilizzare l&#8217;MBA come acceleratore nel momento in cui si è trovata la propria strada.</p>
<p>Un paio di considerazioni mie:</p>
<ol>
<li>Contestualizzati in Italia forse alcuni di questi argomenti non sono così convincenti</li>
<li>Credo (e Rostan lo fa in alcuni punti dell&#8217;articolo) che pensare ad una soluzione mista che contemperi entrambe le esigenze potrebbe rappresentare un&#8217;opportunità di differenziazione dell&#8217;offerta da parte delle business school. Certo, serve un po&#8217; di creatività per immaginare modelli che vadano al di là dei classici MBA full time o executive.</li>
</ol>


<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol><li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2009/08/il-futuro-degli-mba.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Il futuro degli MBA'>Il futuro degli MBA</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/11/mba-or-not-mba.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: MBA or not MBA?'>MBA or not MBA?</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2010/01/un-mba-rende-migliore-un-ceo.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Un MBA rende migliore un CEO?'>Un MBA rende migliore un CEO?</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Borges, un&#8217;idea della letteratura (e, forse, della comunicazione)</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2010/06/comunicazione-borges.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2010/06/comunicazione-borges.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 14:32:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Public Speaking]]></category>
		<category><![CDATA[Borges]]></category>
		<category><![CDATA[storytelling]]></category>

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		<description><![CDATA[Da un racconto di Borges, ripreso da un articolo su Mente e Cervello, alcune riflessioni sulla letteratura che spiega la scienza]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Su <a href="http://lescienze.espresso.repubblica.it/edicola/Mente&amp;Cervello" target="_blank">Mente e Cervello</a> di giugno, uno speciale dedicato al tema della memoria, con alcuni articoli interessanti (che magari riprenderò nei prossimi giorni).<br />
Mi è piaciuto particolarmente il pezzo di Sebastian Dieguez che analizza il celebre racconto di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jorge_Luis_Borges" target="_blank">Borges</a> &#8220;<em>Funes, o della memoria</em>&#8221; (&#8220;<em>Funes el memorioso</em>&#8221; nel titolo originale), svelando come il grande scrittore, con il suo linguaggio immaginifico, riveli una conoscenza profonda dei meccanismi della memoria, e di tutti i problemi connessi a questi meccanismi.</p>
<p><span id="more-1098"></span>Del resto, Borges è un maestro proprio nel tracciare, attraverso le sue immagini e i suoi racconti, questo tipo di prospettive, che spesso sfociano nella vertigine.<br />
So poco di letteratura: una cosa, però, mi affascina nel lavoro di Borges, ma anche in quello di Calvino e di altri scrittori: la loro capacità di portare nella dimensione narrativa concettualizzazioni complesse, e di renderle evidenti attraverso il raccontare.<br />
Dieguez, però, sembra adombrare in una frase qualcosa di più.<br />
Scrive, ad un certo punto:</p>
<blockquote><p>Essendo una creazione letteraria di registro fantastico, Funes forse non è plausibile dal punto di vista scientifico. Molto più importante, sotto questo profilo, è il lavoro di scrittura di Borges, che rivela una conoscenza del soggetto profonda quanto quella dei ricercatori contemporanei. Il tema della memoria, e i testi classici che vi fanno riferimento, non gli era affatto ignoto. La struttura stessa del racconto è un ammirevole resoconto dei diversi meccanismi della memoria.</p></blockquote>
<p>E prosegue descrivendo come la struttura del racconto vada a cogliere i meccanismi essenziali della memoria e dei differenti tipi di memoria, nel gioco tra la memoria dell&#8217;autore e quella, infallibile ma proprio per questo inutile, di Funes.<br />
L&#8217;ibridazione dei linguaggi non è soltanto, dunque, nei contenuti, ma anche nella struttura stessa della costruzione letteraria.<br />
Intendo dire che non è soltanto una questione di uso della lingua, ma di vera e propria azione sugli elementi di strutturazione narrativa.<br />
Che, mi pare (e spero di non essere troppo vago), aggiunga qualcosa alla riflessione (e un po&#8217; più di ammirazione per Borges e per chi, come lui, riesce in questo tipo di operazioni comunicative).<br />
Si tratta di un pensiero ancora piuttosto informe, me ne rendo conto.<br />
Per questo vi chiedo il vostro contributo.</p>


<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol><li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2009/01/larte-di-raccontare-storie.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: L&#8217;arte di raccontare storie'>L&#8217;arte di raccontare storie</a></li>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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