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Vivo con prudenza

Il Vangelo di questa domenica propone la parabola delle dieci vergini.

Mi è piaciuto molto un commento: a fare la differenza tra le vergini sagge e le vergini stolte è la prudenza, più che la volontà.
Tutte si sono assopite.
Ma le vergini sagge, prima di assopirsi, hanno provveduto all’olio per la lampada. Le stolte no. Per questo, all’arrivo dello sposo, le prime sono pronte, le seconde sono dovute uscire a cercare l’olio e restano irreparabilmente escluse dalle nozze.

È una bella virtù, la prudenza, che comprende la capacità di prevedere (lo sposo potrebbe tardare), ma anche di agire di conseguenza (porto con me una riserva d’olio).

Mi sono ricordato di una strofa di una canzone di Fossati:

Vivo con prudenza
come un buon mercante in un grande affare.
Più spesso, come i topi,
sento la mia ombra fra i muri
scivolare.

Si tratta di una canzone di guerra. E la prudenza ha tutto un suo senso.
Non ci ho pensato, però, nel ricordarmela.

Se la devo dire tutta, ho pensato, invece, che mi succede spesso di sentirmi più topo che buon mercante…

Frasi sismiche

Riemergo proprio ora dalla lettura di “I pesci non chiudono gli occhi“, di Erri De Luca.

L’ho trovato un libro bellissimo e rivelatore. Non so, tra questi aggettivi, quale sia la causa e quale l’effetto. Se bello perché rivelatore, o viceversa.

Alcune righe per spiegarmi:

Ho ricopiato una frase: “Il rimorso non tormenta chi l’ha fatta franca”. Oggi so che è vera. Allora fu la scossa che scombinò le notizie religiose. Rimorso, confessione erano conseguenze inevitabili del crimine. Invece il libro diceva niente strascico di pena a chi la passa liscia. Esisteva una variante per la quale il delitto non comportava peso. Fu una scossa da sottoterra. S’incontrano, leggendo, frasi sismiche.

Ecco.
Proprio così.

 

Non era una questione di prodotti. Si parlava di futuro.

Non era una questione di prodotti. Si parlava di futuro.

Ho atteso qualche giorno. Credo di non avere nulla di originale da dire sulla morte (anzi, meglio, sulla vita) di Steve Jobs.
Utilizzo i prodotti pensati da lui e dalla sua azienda, ma non sono ciò che si può definire un fan (anche se trovo il mio MacBook Pro il migliore compagno di lavoro inanimato che abbia mai avuto).
Mi infastidisce, però, una certa saccenza che si incontra qua e là in rete. Condivido, allora, i miei due cents.

Il primo: su twitter ho postato questo

Stavo pensando ad un aggettivo che potesse descrivere Steve Jobs. Mi è venuto “rinascimentale”. 

Credo che questo sia la prima lezione: per lui non era una questione di prodotti, era una questione di visione del futuro. E una visione del futuro, se vuole essere tale, è per forza di cose interdisciplinare, contaminata, vorrei dire universalistica. In questo senso, rinascimentale.
E per realizzarla c’è bisogno di presidiare quotidianamente la visione, ma vale altrettanto l’intervento sul piccolo dettaglio. Perché una cosa come questa non la realizzi da solo. E, allora, ogni occasione è buona per trasmetterne un pezzo, anche piccolo, a qualcun altro.

Continua…

Squadre che puntano in alto

Squadre che puntano in alto

Il prossimo 14 ottobre, insieme a Mauro Berruto (head coach della Nazionale Italiana di Volley), un evento molto interessante.

Gli argomenti e le parole chiave della giornata:

    • La differenza tra Potenziale e Risultato
    • Come creare un ambiente motivante:
      • Da risolvere a allenare a risolvere
      • Da vincere a convincere
      • Dalla centralità del capo alla centralità del gruppo
    • Le lezioni che il volley ci può trasmettere:
      • Collaborazione, sincronia, senso del team
      • La squadra come organismo
      • Il cambiamento come opportunità
      • Lo sviluppo del’l’autostima
    • La squadra: come costruirla
      • La mission, lo scopo, la strategia, i valori
      • Gli atteggiamenti
    • Scegliere i giocatori
      • La fame di vittorie
      • Atteggiamento, atteggiamento, atteggiamento
    • Costruire una Mentalità vincente
      • L’ossessione per il miglioramento
      • Debellare la cultura degli alibi
      • Il desiderio di sfidare i migliori

Il programma completo lo trovate qui.

Se la cosa vi interessa, potete rivolgervi ad Assocamuna.

Incompiuto

In questi giorni alcuni avvenimenti mi hanno fatto riflettere sul significato della parola “capolavoro“.

È duplice:

  • un’opera di primaria importanza per un autore, artista, artigiano
  • una prova di abilità a cui un artigiano si deve sottoporre per ottenere la qualifica.
    In questo caso il capolavoro deve rispettare dei requisiti tecnici ed estetici fissati dalle corporazioni stesse.

Ho sempre associato alla parola “capolavoro” il senso della compiutezza. Per essere un capolavoro, un’opera deve essere portata a termine. Soltanto così può dispiegare in pieno il suo significato.

Poi, mi è tornata alla mente un’opera, che ho sempre considerato un capolavoro (non solo io, a dire il vero): la Pietà Rondanini di Michelangelo.
Si tratta di un incompiuto.
Eppure, capolavoro.
E mi sono detto che non c’è necessità, per un capolavoro, dell’ultima pennellata o dell’ultima levigatura sul marmo.
E che un capolavoro è tale non per la sua compiutezza, ma per la sua capacità di suscitare un’emozione.

Come la Pietà Rondanini.

E come tante opere che magari non trovano il suggello della completezza, ma che hanno suscitano un’emozione, spesso non malgrado, ma proprio per la loro incompiutezza.

Quattro chiacchiere con…

Quattro chiacchiere con…

Da una conversazione con l’amico Mauro Berruto, un’idea: fare un paio di domande “in parallelo” ai lettori dei nostri blog (quello di Mauro lo trovate qui).

Vi chiedo, dunque:

1) Se tu potessi sederti a fare quattro chiacchiere con un personaggio contemporaneo e vivente, chi vorresti incontrare?

2) Che cosa vorresti chiedergli/le?

Anch’io sto stilando le mie liste (di persone e di domande).

Che condividerò qui, naturalmente, una volta raccolti i vostri suggerimenti.

Ditemi, allora…

 

Un grido in cerca di una bocca

Ho letto questo brano di Baricco molti anni fa.
Mi era piaciuto, molto.
In questi giorni mi è ritornato in mente a proposito di quanto avevo scritto lo scorso aprile in questo post.

L’inizio è un qualcosa di molto vicino a ciò che volevo dire e che mi si agita in testa in questi giorni:

Ha un bello spremersi, il mondo tutto, per intrattenerti con il suo grande show quotidiano, a suon di dollari lacrime e sangue, ma poi c’è sempre la volta che a inchiodarti per la meraviglia è il niente di una frase, letta per caso, lunga poche parole, un’inezia.

Ecco, proprio questo: a volte a inchiodarti è il niente di una frase, o di un episodio, o di una storia minima.
Un’inezia.

Che, però, ti cambia un pezzo di vita. O, per lo meno, il tuo modo di guardarlo, quel pezzo di vita.
E non è nemmeno tanto importante se, dentro di te, sei d’accordo oppure no con quel modo di guardarlo, e se qualcun altro lo sarà (d’accordo, intendo).
Perché quell’inezia ti ha tolto un po’ di ingenuità (o di immaturità?). Per sempre.

A questo sto pensando, forse perché è vacanza, e non c’è di meglio da fare.
O, forse, perché è vacanza e non c’è di peggio da fare.

Sperimentalismo, avanguardia, o che cosa?

Ieri ho passato mezza giornata al MART (Museo di arti moderna e contemporanea), a Rovereto.
Un po’ di tempo ad osservare le opere, un po’ le facce di chi osservava le opere.

A un certo punto, mi è tornato in mente Umberto Eco, con la sua distinzione tra sperimentalismo e avanguardia:

L’avanguardia agita una poetica, rinunciando per amor suo alle opere, e produce piuttosto manifesti, mentre lo sperimentalismo produce l’opera e solo da essa estrae o permette poi che si estragga una poetica. Lo sperimentalismo tende a una provocazione interna al circuito dell’intertestualità, l’avanguardia a una provocazione esterna, nel corpo sociale. Quando Piero Manzoni produceva una tela bianca faceva sperimentalismo, quando vendeva ai musei una scatoletta con merda d’artista faceva della provocazione avanguardista.
(Il gruppo 63 quarant’anni dopo, in Costruire il nemico)

Ora, di fronte ad alcune delle opere, mi sono detto che non ho capito bene se l’autore volesse fare sperimentalismo, avanguardia, o che altro.

Resta il fatto che, qualunque fosse la strada che stava percorrendo, i casi sono due: o l’ha percorsa troppo velocemente per le mie capacità (ma anche, a giudicare dalle facce, per le capacità di qualcun altro), oppure, qui, qualcuno sta davvero esagerando…

Libri in valigia 2011

Libri in valigia 2011

Puntuale, di questa stagione, il post con il quale mi piacerebbe condividere la lista dei libri che ciascuno di noi, quest’anno, si porterà in valigia, approfittando della frescura della montagna o del lettino al mare (o di qualsiasi altra cosa, ovunque siate) per leggere e, nel caso, ri-leggere.

Per ora, ho preparato questi:

Umberto Eco
Costruire il nemico – e altri scritti occasionali

Mi interessa esplorare la logica della dinamica amico-nemico e della creazione del consenso attraverso la costruzione di nemici da temere.

Come scrive Eco sulla quarta di copertina

“Per tenere i popoli a freno, di nemici bisogna sempre inventarne, e dipingerli in modo che suscitino paura e ripugnanza”

Guy Kawasaki
Enchantment
The art of changing hearts, minds and actions

Non ho ancora letto nulla di questo autore, ho voglia di capire che cosa ha da raccontare.

Mario Calabresi
Cosa tiene accese le stelle
Storie di italiani che non hanno mai smesso di credere nel futuro

Mi piace molto il suo modo di dirigere La Stampa.

Vincenzo Latronico
La cospirazione delle colombe

Sono stato attratto dal risvolto di copertina:

Lottiamo ogni giorno per inseguire il successo, il denaro, la felicità. Ma cosa fare quando il talento non basta e il gioco pulito non conduce a niente? Quanti fallimenti ci vogliono perché una colomba si trasformi in falco?

Ho ancora un po’ di posto: suggerimenti?

Voi, che cosa vi portate?

 


Per chi volesse altri suggerimenti, i libri degli scorsi anni: 2010200920082007


Fil rouge

Fil rouge

In questo periodo mi sono mosso un po’ in giro per l’Italia per alcune lezioni.
In particolare, nelle ultime due settimane mi sono trovato a passeggiare a Roma, a Piombino e nei pressi di Urbino.
Venerdì, partendo proprio per Urbino, ho scattato una foto al lago d’Iseo, dove vivo.

Messe insieme, le fotografie di questi luoghi formano un quadretto davvero niente male.

In mezzo a questi scatti, mi sono ricordato di un pensiero di Mauro, affidato qualche giorno fa alla sua pagina facebook:

Da Taormina a Trieste, i suoi caffè, la sua atmosfera letteraria e cosmopolita, Joyce, Svevo, Saba immobilizzati nelle loro statue, Magris e la sua libera intelligenza che diventerà Nobel, la bellezza di Piazza dell’Unità d’Italia, l’orrore ancora chiuso dentro alle mura della Risiera di S.Sabba. Ora Padova: altri capolavori, storia, arte. Sarò retorico, pazienza. La ricchezza del nostro paese è nelle sue differenze.

Continua…