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	<title>Luca Baiguini &#187; Varie</title>
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	<description>Luca Baiguini - Weblog and personal website</description>
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		<title>Come la polpa di un&#8217;albicocca</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Mar 2012 21:12:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[Tabucchi]]></category>

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		<description><![CDATA[Un piccolo omaggio ad Antonio Tabucchi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è un sentimento, non necessariamente piacevole, ma intenso, che associo alla lettura. Sono quei momenti in cui leggi qualcosa e provi il desiderio netto e distinto non dico di averlo scritto tu (sarebbe troppo), ma almeno, quello sì, di averlo pensato.<br />
E invece, prima di te, lo ha pensato, e lo ha scritto, qualcun altro.<br />
Non necessariamente bello, questo sentimento, dicevo.<br />
Perché è, almeno per me, difficile dissociarlo da una punta d&#8217;invidia.</p>
<p>Ecco, questo sentimento per me ha un giorno d&#8217;inizio. Nel senso che, se mi guardo indietro, posso ricordare, distintamente, quando, molti anni fa, l&#8217;ho provato per la prima volta con quell&#8217;intensità che ti costringe a classificare quella cosa lì come un sentimento.<br />
È stato quando ho letto uno scritto di due paginette scarse, dentro ad un libro altrettanto piccolo.<br />
Posso anche isolare un singolo istante, pur dentro a quei pochi minuti di lettura. E quel singolo istante è una frase:</p>
<blockquote><p>e quella era la migliore di tutte le notti, perché era una notte liquida, come la polpa di un&#8217;albicocca.</p></blockquote>
<p>Il racconto si chiama &#8220;<em>Messaggio dalla penombra</em>&#8220;.<br />
Il libro &#8220;<em>I volatili del Beato Angelico</em>&#8220;.<br />
L&#8217;autore Antonio Tabucchi.<br />
Che, da qualche ora, non c&#8217;è più.</p>
<p>Ecco, solo per dire che l&#8217;invidia può anche diventare gratitudine.<br />
Specie in una notte liquida, come la polpa di un&#8217;albicocca.</p>
<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Un pensiero</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 02:14:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>

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		<description><![CDATA[Una circostanza che non ho cercato mi porta, questa notte, al fare una cosa che non facevo da un tempo sufficiente da non ricordare nemmeno se l&#8217;ho mai fatta, una cosa così. Sì, forse, a pensarci bene, una volta. Ma non ne sono sicuro. E questa cosa è ripetere lo stesso gesto. Minuti. Poi ore. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una circostanza che non ho cercato mi porta, questa notte, al fare una cosa che non facevo da un tempo sufficiente da non ricordare nemmeno se l&#8217;ho mai fatta, una cosa così. Sì, forse, a pensarci bene, una volta. Ma non ne sono sicuro.<br />
E questa cosa è ripetere lo stesso gesto.<br />
Minuti. Poi ore.<br />
Guardare, a voler entrare nel dettaglio, è il gesto. Ma non credo che conti. Guardare un viso fino a intuire i movimenti da nulla degli occhi sotto le palpebre di chi dorme. E quelli più ampi che portano il collo e le spalle a un leggero sussulto.<br />
Fare questa cosa abbastanza a lungo da pensare, a un dato momento, di poterli anticipare, questi movimenti, di un attimo. E che quell&#8217;attimo di attesa confermata è tutto. Proprio tutto, ciò che si possa volere.<br />
Non è questo, il pensiero. Qui non ce n&#8217;è, di pensieri.<br />
Il pensiero è che tra qualche ora si torna al mondo. E che quel mondo mi sembrerà un po&#8217; (ma poco) più lontano.</p>
<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Succede&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 07:20:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>

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		<description><![CDATA[La riscoperta di quello che è stato un grande amico ed oggi è una grande persona]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Succede che, al liceo, si sia un gruppo di amici.<br />
Molto amici, se ha senso misurare.<br />
Succede che si passino le serate dentro al discutere fitto del presente e del futuro. Di passato, poco, allora.<br />
Di donne, certo. Ma anche di politica, letteratura, religione, del pallone.<br />
Della vita, insomma.</p>
<p>Succede che ci sia uno di noi che guarda il mondo dentro alle palle degli occhi, con la lucidità che manca a tutti gli altri.<br />
Va più vicino alla verità, semplicemente.</p>
<p>Succede, poi, che una cosa stupida separi le strade.<br />
L&#8217;ho fatta io, a voler essere precisi, la cosa stupida. Che scemo.</p>
<p>Succede che le strade non si incontrino più.<br />
Lui continua a fare quello che faceva allora, andare un pezzetto più vicino alla verità.<br />
Lo so perché, ogni tanto, do un&#8217;occhiata in rete, digito il suo nome e credo, in questo modo, di farmi un&#8217;idea della sua vita.</p>
<p>Succede che, ieri sera, sto guardando mia figlia che ripassa la costruzione di un pentagono-regolare-dato-il-lato, e nel mentre <a href="http://www.ilpost.it/2012/01/27/ziguli-libro-massimiliano-verga/" target="_blank">leggo robe qua e là</a>.<br />
L&#8217;occhio mi cade su un nome.<br />
Il suo.</p>
<p>Scopro che in una scala da uno a dieci, lui, oggi, è incazzato undici. E ne ha tutte le ragioni.<br />
Le ha messe in un <a href="http://www.ibs.it/code/9788804615835/verga-massimiliano/zigul-igrave-la-mia-vita.html" target="_blank">libro</a>, le sue ragioni.<br />
Dicono, i giornalisti, che, ancora una volta, ha guardato il mondo dentro le palle degli occhi.</p>
<p>Leggo che sarà ospite in TV, più tardi.</p>
<p>Esito, poi accendo.</p>
<p>Non è cambiato tanto, Massimiliano.<br />
In queste occasioni si dice che le persone cambiano, ma gli occhi no.<br />
Ma a vent&#8217;anni di distanza, chi se li ricorda più, gli occhi.</p>
<p>Parla di sé, parla di Moreno.</p>
<p>Succede che ci pensi una notte. Cerchi e non trovi.</p>
<p>Succede che, oggi, non avrò la forza di leggerlo, il libro di Massimiliano. Non oggi. A proposito di coraggio. E di verità.</p>
<p>Succede che mi alzi dal letto, è sabato, accompagni una figlia, quella del pentagono, a scuola.</p>
<p>Poi provi a scriverci su qualcosa.</p>
<p>Qualcosa bisognava pur fare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Chi si guarda nel cuore</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 22:23:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[Fossati]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo un concerto di Ivano Fossati, alcune sensazioni da condividere.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non capisco di musica, l&#8217;ho già detto.<br />
Che cosa ci facessi, ieri sera, al concerto di Fossati, per il suo tour d&#8217;addio, non è stato chiaro nemmeno a me, per lo meno fino a <em>La pianta del tè</em>.<br />
Non che non volessi esserci, anzi.<br />
Mi stavo divertendo, e a tratti era proprio commozione.<br />
Fossati la musica la sa fare, e anche chi non ci capisce, in qualche modo, va al traino.</p>
<p>Poi, appunto, <em>La pianta del tè</em>.</p>
<p>Ci sono alcune parole, lì dentro.<br />
Fanno così:</p>
<blockquote><p>Chi si guarda nel cuore<br />
sa bene quello che vuole<br />
e prende quello che c&#8217;è</p></blockquote>
<p>Mi sono ricordato, allora, del perché fossi lì.</p>
<p>Era un omaggio (non parliamo di inchino, di questi tempi) a uno che forse più di ogni altro, con le sue parole, è riuscito nella mia vita a dare un nome a un&#8217;idea e (più spesso) a un sentimento.<br />
Succede, no, di avere qualcosa dentro, che finché non ha un nome fa anche più fatica ad uscire.<br />
Ecco, Fossati tante volte ha battezzato quella roba lì.<br />
E la musica fa il suo lavoro.<br />
Non so bene come dirlo, e allora lo chiamo &#8220;togliere la gravità alle parole&#8221;.<br />
Che, francamente, se le stesse fossero state su un libro mi sarebbero parse saccenti e un po&#8217; spocchiose.<br />
Con intorno la musica, no.</p>
<p>Dare un nome, quindi.<br />
Ricordo una conferenza di Ernesto Balducci, molti anni fa.<br />
Lui diceva che dare un nome è un po&#8217; come voler possedere. Una cosa non bella, insomma.<br />
Qui, no.</p>
<p>Vediamo se riesco a spiegarlo: mi ricorda un po&#8217; certe scene dei film, quelle in cui uno è sdraiato a terra, ferito grave.<br />
Arriva uno sconosciuto a soccorrerlo e la prima, assurda cosa che fa è chiedergli <em>Come ti chiami?<br />
</em>E poi lo chiama per nome.</p>
<p>Alla fine, di solito, nei film, il poveraccio schiatta.</p>
<p>Ecco, forse: più che dare un nome ai sentimenti, Fossati, i miei, li ha <em>chiamati per nome.</em></p>
<p>La maggior parte di questi sentimenti, come nei film, sono schiattati, in questi vent&#8217;anni e anche di più.</p>
<p>Ieri sera alcuni sono tornati ad affacciarsi.<br />
Ma non erano fantasmi.<br />
No.<br />
Perché ho un nome con cui chiamarli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Capolavori</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 21:29:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[capolavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Da una visita al museo di una chiesa, una piccola idea su che cosa sia un capolavoro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi è successo, in questi giorni, di poter visitare alcuni monumenti che credo possano essere definiti &#8220;capolavori&#8221;.<br />
C&#8217;è una cosa che mi ha colpito: mi sono trovato ad osservare nel dettaglio, nel museo adiacente ad una chiesa, alcuni mosaici asportati dalla loro sede originale per motivi legati alla loro conservazione.<br />
Sono rimasto a bocca aperta di fronte all&#8217;abilità dell&#8217;artista nel definire, con il gioco delle tessere, i dettagli di visi e figure, i panneggi delle vesti, le sfumature degli sfondi.<br />
La cosa che mi ha colpito, però, non è questa.<br />
È il fatto che questi dettagli, nella collocazione originale del mosaico, nessuno avrebbe mai potuto coglierli: il punto di osservazione più vicino stava a diverse decine di metri dalle figure.</p>
<p>Ecco, forse proprio questa è una delle caratteristiche di un capolavoro.<br />
Non so come definirla con chiarezza, ma se dovessi provarci, la chiamerei una sorta di legame esclusivo tra l&#8217;artista e la sua opera, che sfugge alla logica, o, meglio, che vive di una logica sua.<br />
E questa logica, però, ti consente, a centinaia di anni di distanza, di apprezzare il panneggio di un abito, di pensare &#8220;<em>ma chi glielo ha fatto fare</em>&#8220;, e di cogliere così, in maniera cristallina, la differenza tra il tuo modo di guardare le cose e quello di un artista in grado di produrre capolavori.</p>
<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Buon anno, bambine</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Jan 2012 08:00:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>

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		<description><![CDATA[Una lettera alle mie due figlie, un augurio per l'anno che sta per iniziare]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Letizia, Giulia,</em></p>
<p><em>in questi giorni di pranzi in famiglia e di momenti con gli amici ho sentito una cosa che mi ha fatto pensare a voi.</em><br />
<em> Un signore di mezza età ha detto una frase: &#8220;Come mi diceva sempre mio padre…&#8221;</em><br />
<em> Ho pensato, non so perché, a quando succederà (se succederà) a voi di pronunciare queste parole.</em><br />
<em> E ho pensato a che cosa mi piacerebbe che ci fosse dopo.</em><br />
<em> Mi è venuta in mente una cosa di cui abbiamo parlato ogni tanto: la differenza tra essere contenti ed accontentarsi.</em></p>
<p><em>Ve le ricordate, tutte le volte che dalla scuola ci portate una prova di verifica da rivedere insieme a casa?</em><br />
<em> I voti sono quasi sempre molto buoni.</em><br />
<em> La gioia che leggete negli occhi miei e della mamma quando firmiamo un buon voto: questo intendo per essere contenti.</em><br />
<em> Eppure la nostra attenzione si sofferma più sugli errori (magari pochi) che su tutte le cose che avete fatto bene.</em><br />
<em> Insieme a voi cerchiamo di capire dove avete sbagliato, e come fare meglio la prossima volta.</em><br />
<em> Questo, invece, intendo per non accontentarsi.</em></p>
<p><em><span id="more-2258"></span></em></p>
<p><em>Essere contenti ha a che fare con il passato, con il godere di quanto si è fatto, di quanto si ha e, soprattutto, di quanto si è.</em></p>
<p><em>Non accontentarsi ha a che fare con il futuro, con ciò che si farà, si avrà, ma soprattutto, si sarà.</em></p>
<p><em>Mettere bene insieme queste due cose ha a che fare con il presente, con questo momento unico.</em></p>
<p><em>Lo so che non è facile da capire. Qualche volta, forse, non è facile nemmeno da digerire.</em><br />
<em> Un buon voto è un buon voto, no? Punto e basta.</em></p>
<p><em>Non è facile, ma è importante.</em><br />
<em> Molte delle cose importanti della vita non sono facili da capire.</em></p>
<p><em>Il fatto che puntiamo lo sguardo sugli errori, che vi chiediamo di ritornarci sopra, di fare ancora meglio la prossima volta non toglie nulla alla gioia di un buon risultato.</em><br />
<em> Anzi.</em><br />
<em> Le dà un senso ancora più profondo. E così facendo ne prepara altre.</em></p>
<p><em>Nello stesso tempo, il solo non accontentarsi non basta.</em></p>
<p><em>Se no poi si finisce per essere sempre di rincorsa, e invece che preparare nuove gioie, il non accontentarsi costruisce piccole o grandi prigioni.</em></p>
<p><em>Ecco, è importante capirla, questa cosa: non basta essere contenti, non basta non accontentarsi.</em><br />
<em> In ogni momento ci deve essere un po&#8217; di entrambe queste cose, come in ogni boccone si fondono diversi ingredienti.</em></p>
<p><em>Così, mi piacerebbe che, un Natale lontano, a tavola, con le persone che avrete scelto per passare un giorno importante, vi venga magari in mente questa cosa.</em><br />
<em> &#8220;Come mi diceva sempre mio padre… non basta essere contenti, non basta non accontentarsi. Servono entrambe queste cose&#8221;.</em></p>
<p><em>Una seconda cosa: questa è una lettera per voi.</em><br />
<em> Di quelle che si dovrebbero mettere dentro ad una busta con sopra i nomi scritti a penna, in un cassetto.</em></p>
<p><em>Io, invece, la scrivo qui, a disposizione di chi legge.</em><br />
<em> E la leggeranno in parecchi.</em><br />
<em> Anche se la sto scrivendo solo per voi.</em></p>
<p><em>È che in questi ultimi anni ho imparato che non è per nulla facile trovare le parole per lasciarvi qualcosa di vero da mettere nella bisaccia che vi porterete dietro quando non mi cercherete più (perché non potrete o, magari, perché non vorrete).</em><br />
<em> Tra coloro che leggeranno queste righe, forse, qualcuno potrebbe suggerirmi la parola giusta, quella che in questo momento non mi viene in mente.</em><br />
<em> E, forse, proprio in questo momento, qualcuno potrebbe essere alla ricerca delle parole che ho scritto a voi.</em><br />
<em> Per questo, invece che dentro ad una busta, questa cosa la scrivo qui.</em><br />
<em> Spero capiate.</em></p>
<p><em>Terza cosa. L&#8217;ultima, davvero.</em><br />
<em> Vi ho detto una cosa che mi piacerebbe metteste dietro alle parole &#8220;Come mi diceva sempre mio padre…&#8221;.</em><br />
<em> Ecco, quelle parole usatele soltanto in tempo di Natale, ai pranzi con i parenti e gli amici.</em></p>
<p><em>Per il resto dell&#8217;anno, usate le vostre, di parole. E, soprattutto, di idee. Non accontentatevi delle mie.</em></p>
<p><em>Buon 2012, bambine.</em></p>
<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Auguri, tanta fortuna</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2011/12/auguri-fortuna-preparazione.html</link>
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		<pubDate>Sun, 25 Dec 2011 21:19:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[Goal setting]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[fortuna]]></category>
		<category><![CDATA[preparazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Il successo è l'incontro tra fortuna e preparazione.
Alcune riflessioni su questa convinzione, che diventano auguri.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tra gli effetti collaterali (desiderati) di tenere un blog, c&#8217;è quello di intrattenere delle conversazioni con i lettori. Qualche volta avvengono nei commenti ai post. Altre (spesso) via mail.<br />
Recentemente ho scambiato alcuni pareri con un giovane studente.<br />
La domanda, in sintesi: vale la pena darsi pena per studiare, prepararsi, acquisire capacità, quando sembra che i criteri per ottenere successo siano altri (affiliazione, per lo più)?</p>
<p>Ho risposto manifestando alcune mie convinzioni.<br />
Tra queste, un punto fermo che mi ha trasmesso un mio maestro: ogni successo è l&#8217;incontro tra un colpo di fortuna e la meticolosa preparazione allo stesso. Uno solo dei due ingredienti non basta.<br />
La risposta che ho ricevuto mi ha fatto riflettere.<br />
Si tratta della storia di un tale.<br />
Si potrebbe riassumerla così (le parole sono mie, ma il senso generale è questo):</p>
<p><em>Un tale frequenta un corso di laurea in ingegneria.<br />
Arriva regolarmente in ritardo a lezione, non partecipa a lavori di gruppo, disturba i colleghi e perfino i professori.</em><br />
<em> Dà pochissimi esami.<br />
Addirittura, durante un incontro in aula con imprenditori e istituzioni economiche locali viene rimproverato perché sta giocando a carte. Ebbene, costui ha recentemente vinto un importante torneo di poker, guadagnando in pochissimo tempo una somma che chiunque dei suoi colleghi impiegherà alcuni anni a guadagnare.</em></p>
<p><em>Morale: l&#8217;impegno e una pianificazione attenta non potranno mai sostituire&#8230; il fattore C.</em></p>
<p><span id="more-2243"></span></p>
<p>Mi ha fatto riflettere, dicevo.</p>
<p>Ecco, senza la pretesa di dare risposte definitive ad una questione di questo peso, i miei due cents.</p>
<p>La prima cosa a colpirmi è stato il fatto che io non avevo mai pensato seriamente se l&#8217;affermazione secondo cui ogni successo è un incontro di fortuna e preparazione fosse o meno vera. Quindi, non avevo mai cercato prove a favore o contro.</p>
<p>Il fatto che il mio interlocutore lo avesse fatto ha messo in evidenza due modi diversissimi di pensare: per me l&#8217;equazione &#8220;successo = fortuna + preparazione&#8221; rappresenta una convinzione che funziona bene per stimolarmi a lavorare per raggiungere i miei obiettivi, ma anche per dare la giusta dimensione ai momenti in cui gli obiettivi non arrivano. Non m&#8217;importa che sia o meno confermata dalla realtà.<br />
Peraltro, è espressa in modo talmente (abilmente) vago per cui, se volessimo farne un&#8217;analisi distaccata, si potrebbe dimostrarne la veridicità in qualsiasi circostanza. Perfino fare bingo è un incontro tra fortuna (i numeri giusti) e preparazione (giocare, prima di tutto, e poi attenzione ai numeri estratti, e anche la voglia di esporsi al pubblico nel momento in cui si ritiene di aver vinto. Con il rischio, magari, di vedersi messi in ridicolo se si fosse commesso un errore).<br />
Anche un gioco, quindi, apparentemente basato soltanto sulla fortuna, in realtà contiene una dose (non preponderante, forse, ma c&#8217;è) di preparazione.<br />
Banale, ma vero.<br />
E, fateci caso, non particolarmente interessante.<br />
La cosa interessante, nell&#8217;accogliere questa convinzione, sono le sue conseguenze.<br />
Se ci si comporta &#8220;come se&#8221; questa convinzione fosse cosa acclarata, si mantiene la consapevolezza che nei propri successi la buona stella ha giocato la sua parte, senza eccesso d&#8217;esaltazione. Ma anche, nel momento in cui il successo tarda ad arrivare, si tiene presente come non tutto dipenda da noi. E, soprattutto, si tiene l&#8217;occhio puntato su ciò che è nella sfera d&#8217;influenza di ciascuno di noi: la preparazione.</p>
<p>La seconda riflessione: il poker non è come il bingo. Nel poker la fortuna gioca, senza dubbio, la sua parte. Ma alla lunga si vince soltanto se si è preparati. Può darsi che la partita finale di un torneo possa essere vinta per pura fortuna. Ma arrivare a giocarla, quella finale, non può essere soltanto questione di fortuna.</p>
<p>Ho pensato, quindi, che <em>fortuna</em> è spesso il nome che noi diamo alla preparazione altrui. E quanto più sentiamo distante quell&#8217;altrui (nella cultura, negli atteggiamenti, nei valori), tanto più cadiamo in questa trappola.</p>
<p>Pensate se il giocatore di poker, invece che di carte, fosse stato appassionato, che so, di informatica. E se  fosse stato descritto in questo modo:</p>
<p><em>Addirittura, durante un incontro in aula con imprenditori e istituzioni economiche locali viene rimproverato perché sta scrivendo righe di codice battendo rumorosamente sulla tastiera del suo portatile. Ebbene, costui ha recentemente venduto un brevetto, guadagnando in pochissimo tempo una somma che chiunque dei suoi colleghi impiegherà alcuni anni a guadagnare.</em></p>
<p>Credo che, detto così, qualcuno avrebbe scomodato (per un qualche paragone) Bill Gates, Steve Jobs, o qualche altro guru (preferibilmente dalla giovinezza un po&#8217; ribelle e scapestrata). E il suo esempio sarebbe valso a dimostrare quanto il nostro sistema scolastico sia inadeguato rispetto alle sfide dei nostri giorni etc. etc.</p>
<p>Non voglio essere qualunquista: non credo che dedicare gli anni migliori al poker o al bingo sia la stessa cosa di una laurea in ingegneria a pieni voti.<br />
No.<br />
Però, niente alibi.<br />
Raccontarsi che impegno e pianificazione non potranno mai sostituire il <em>fattore C</em> è un alibi.<br />
Punto.</p>
<p>Terza, e ultima, riflessione.<br />
Mi è parso che questo fosse un buon modo per farvi i miei auguri per questo Natale, questa fine d&#8217;anno e per quello che sta per cominciare.</p>
<p>Auguro a me, alle persone a cui tengo, a tutti voi la fortuna di non darle troppo peso, alla fortuna.</p>
<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Best of 2011</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 08:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[best of]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli articoli che, sul blog, hanno suscitato più interesse e dibattito nel 2011.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come d&#8217;abitudine, a fine dicembre, dedichiamo un post alla &#8220;classifica&#8221; degli articoli e degli argomenti più letti e più commentati sul blog durante l&#8217;anno che volge al termine.</p>
<p>Innanzitutto, ha suscitato parecchio interesse il tema dello storytelling, declinato in ambiti e modi diversi.</p>
<p>Gli articoli che trattano questo tema sono elencati <a href="http://www.lucabaiguini.com/tag/storytelling">qui</a>.</p>
<p>Questi, in particolare, i più recenti:</p>
<ul>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2011/02/narrare-il-consumo-video.html">Narrare il consumo [video]</a></li>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2011/04/minimal-stories.html">Minimal stories</a></li>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2011/05/convinzioni-simboli.html">Contro le convinzioni, simboli</a></li>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2011/08/baricco-selby.html">Un grido in cerca di una bocca</a></li>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2011/08/narrazioni-politiche.html">Narrazioni politiche, nemici e costruzione dell’identità</a></li>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2011/10/narrative-case-studies.html">Narrative case studies</a></li>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2011/12/baricco-mr-gwyn.html">Un modo di stare nel tempo</a></li>
</ul>
<p>Qui, invece, alcune delle narrazioni che sono finite in questo blog:</p>
<ul>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2010/03/sindrome-sul-blog-di-harvard.html">Sindrome sul blog di Harvard</a></li>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2010/06/too-good.html">Too good</a></li>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2007/06/altari-da-costruire-e-pozioni-magiche.html">Altari da costruire e pozioni magiche</a></li>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2011/01/sagrada-familia.html">Il capolavoro di Antoni Gaudí</a></li>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2010/10/tecnica-interpretazione.html">Tra diteggiatura e interpretazione</a></li>
</ul>
<p>Altro tema molto letto e commentato è quello della procrastinazione:</p>
<ul>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2008/08/procrastinazione.html">Procrastinazione</a></li>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2008/09/procrastinazione-e-perfezionismo.html">Procrastinazione e perfezionismo</a></li>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2008/09/decidere-costa-fatica.html">Decidere costa fatica</a></li>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2009/02/ce-obiettivo-e-obiettivo.html">C’è obiettivo e obiettivo</a></li>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2009/03/contro-la-procrastinazione-pensa-concreto.html">Contro la procrastinazione, pensa concreto!</a></li>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2009/04/la-formula-della-procrastinazione.html">La formula della procrastinazione</a></li>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2009/07/10-cose-da-sapere-sulla-procrastinazione.html">10 cose da sapere sulla procrastinazione</a></li>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2011/05/la-formula-della-procrastinazione-2.html">La formula della procrastinazione [2]</a></li>
</ul>
<div></div>
<p>Tra i più visti dell&#8217;anno, gli articoli:</p>
<ul>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2011/10/steve-jobs.html" target="_blank">Non era una questione di prodotti. Si parlava di futuro.</a><br />
Sulla vita di Steve Jobs.</li>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2011/10/slide-powerpoint.html" target="_blank">Nemmeno uno straccio di PowerPoint</a></li>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2011/02/sospensione-giudizio.html" target="_blank">Non giudicare</a></li>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2011/01/calvino-creativita.html" target="_blank">Cominciare e finire</a></li>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2011/01/propositi.html">La lista dei buoni propositi</a><br />
(particolarmente indicato in questi giorni)</li>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2011/01/bob-the-builder.html">Bob the builder</a></li>
</ul>
<p>Infine, i consigli di lettura stilati, come sempre, prima delle vacanze estive (e valido anche per quelle che ci aspettano): <a href="http://www.lucabaiguini.com/2011/07/libri-in-valigia-2011.html">Libri in valigia 2011</a>.</p>
<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		<title>5 anni e 16 giorni</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2011/12/5-anni-e-16-giorni.html</link>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 09:44:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel quinto anniversario di questo blog, alcune considerazioni sul perché tenerne uno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco, lo sapevo… mi è sfuggito.<br />
Il quinto compleanno di questo blog, intendo.</p>
<p>Il primo post risale, infatti, al 19 novembre 2006.</p>
<p>C&#8217;era scritto questo:</p>
<blockquote><p>Ci sono, forse, molti modi per aprire un blog.</p>
<p>Il mio è questo:</p>
<p><em>&#8220;La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla&#8221;</em><br />
(Gabriel Garcia Marquez)</p>
<p>Benvenuti&#8230;</p></blockquote>
<p>Lo scriverei, probabilmente, ancora così. Eppure molte cose sono cambiate, e anche molte delle mie idee.</p>
<p>E, a pensarci bene, sono cambiate grazie proprio a questo blog.</p>
<p>Qualche giorno fa un&#8217;amica mi ha riferito di un&#8217;intervista in cui Ivano Fossati, parlando della sua volontà di lasciare i palcoscenici dopo quest&#8217;ultima tournée, la spiega con il voler ritrovare il gusto di guardare le cose in modo &#8220;ingenuo&#8221; (sono parole mie, non di Fossati), di non dover più osservare incontri, eventi, la vita che ti viene incontro con il filtro di doverne per forza fare la fonte di ispirazione per la prossima canzone.<br />
Se è una forma di stanchezza, questa, mi pare una bella forma. Forse la più bella.</p>
<p>Che, però, non mi appartiene (ancora).<br />
Sarà che i vostri commenti, gli scambi che avvengono qui (ma anche fuori di qui, nelle mail che mi mandate, nelle richieste di un parere, nel darmi i vostri pareri) stanno, ancora, cambiando il mio modo di vedere il mondo e le cose.<br />
E di questo non sono (ancora) stanco.</p>
<p>Per questo, voglio continuare a guardare le cose cercando un&#8217;idea per il prossimo post.</p>
<p>Per il resto, solo grazie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Delle regole e delle possibilità</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2011/11/abravanel.html</link>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 07:58:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Change management]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[Abravanel]]></category>
		<category><![CDATA[MIP]]></category>

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		<description><![CDATA[Da un incontro con Roger Abravanel, una riflessione sul regole e possibilità di ripresa del nostro Paese.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri, alla <a href="http://www.som.polimi.it/whoweare/">School of Management del Politecnico di Milano</a>, un interessante incontro con <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Roger_Abravanel">Roger Abravanel</a>, <a href="http://people.forbes.com/profile/andrea-guerra/50336">Andrea Guerra</a>, <a href="http://www.unicreditgroup.eu/it/About_us/Roberto_Nicastro.htm">Roberto Nicastro</a>.<br />
Si parlava di come conciliare crescita ed austerità.<br />
Oggi riassumo un paio di concetti espressi da Abravanel che mi hanno solleticato. In un prossimo post, invece, mi dedicherò ad una questione di fondo che, un po&#8217; sottotraccia, ha percorso il dibattito e che mi pare meriti un discorso a sé.</p>
<p>Le due idee di Abravanel hanno a che vedere con il tema delle regole (argomento del suo ultimo libro) e con quello delle possibilità di ripresa del nostro Paese.<span id="more-2170"></span></p>
<p>Sulle regole, ecco, più o meno, che cosa dice Abravanel:</p>
<p>in un sistema sano (Abravanel parla di &#8220;capitalismo moderno&#8221;, ma mi pare che il concetto possa essere esteso), non è vero che le regole nascono sempre giuste ed eque.<br />
Nascono spesso sbagliate esattamente come in un sistema bacato.<br />
La differenza è che vengono rispettate comunque, e questo crea la possibilità di cambiare le regole per migliorarle tenendo presente l&#8217;obiettivo per cui queste regole sono nate.</p>
<p>In un sistema bacato, le regole nascono sbagliate ed inique.<br />
Questa volta, però, non vengono rispettate.<br />
Nascono, quindi, nuove regole che hanno come obiettivo non un sistema migliore, ma la punizione di chi non rispetta le regole.<br />
E queste regole sono, per lo più, assurde.<br />
Il circolo vizioso prosegue: regole assurde generano legittimazione per chi non le rispetta e, di conseguenza, un gran numero di individui che non le rispettano.<br />
A questo punto è impossibile punire tutti coloro che non rispettano le regole, e l&#8217;avvitamento del sistema è garantito.</p>
<p>Mi pare che questo valga sia a livello macro (di società o di Paese), ma anche a livello micro (di gruppo, di azienda, di organizzazione).<br />
Il mancato rispetto di regole non giuste ed eque, paradossalmente, genera un problema molto maggiore di quello che risolve, perché crea un contesto nel quale non è più possibile migliorare le regole tenendo presente l&#8217;obiettivo per cui sono nate.</p>
<p>La seconda idea (che, più che un&#8217;idea, è una provocazione) è la conclusione del suo intervento: non tutto è perduto, proprio perché abbiamo grandi sacche di inefficienza.<br />
Cito a memoria:</p>
<blockquote><p>Noi ne possiamo uscire. Ne possiamo uscire anche meglio rispetto agli Stati Uniti. Gli Stati Uniti, per esempio, sulle università non possono fare molto perché sono private, sull&#8217;evasione fiscale non possono fare nulla, perché pagano le tasse, sulla flessibilità del mercato del lavoro non possono fare nulla, perché hanno un mercato del lavoro flessibile. Noi abbiamo un sacco di gradi di libertà.</p></blockquote>
<p>Umberto Bertelè ha chiosato l&#8217;intervento citando un alto dirigente che, si narra, disse ad Agnelli, durante una delle crisi della Fiat, &#8220;<em>abbiamo così tante cose da mettere a posto, che siamo fortunati</em>&#8220;.</p>
<p>Non è granché, forse è un po&#8217; autoconsolatorio, ma, con i tempi che corrono, mi pare già qualcosa&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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