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Come comunicare aspettative e obiettivi

Su Forbes.com, Sangeeth Varghese sta pubblicando una serie di articoli sul team management.
Nel primo ha spiegato come, attraverso il meccanismo della profezia che si autorealizza, comunicare obiettivi ed aspettative sfidanti possa condurre le persone a raggiungere gli obiettivi stessi.
Ho parlato anch’io di questo effetto qui.
Nel secondo articolo della serie, pubblicato in questi giorni, si è concentrato su come comunicare questo tipo di obiettivi e di aspettative.

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Tutto in una frase

Bill Taylor, sul suo blog per Harvard Business Review, propone un articolo sull’importanza di condensare in una singola frase il senso della propria vision. Citando Clare Booth Luce dice “A great man is one sentence“.
E, sostiene, lo stesso deve valere per aziende e organizzazioni.

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Goal Setting: il lato oscuro

In questo working paper su HBR Working Knowledge, Lisa D. Ordóñez, Maurice E. Schweitzer, Adam D. Galinsky e Max H. Bazerman si premurano di mostrare con dovizia di particolari quali possono essere gli effetti collaterali negativi della pratica del goal setting.
Per molto tempo, infatti, il goal setting è stato promosso come strumento assolutamente risolutivo al fine di incrementare la motivazione dei collaboratori e la performance delle organizzazioni.
Le teorie sugli obiettivi e gli studi che le supportano, in particolare, illustrano i vantaggi offerti da obiettivi specifici e sfidanti, e come questi obiettivi motivano e stimolano molto più che generiche esortazioni a “fare del proprio meglio”.
C’è, però, un lato oscuro. O, meglio, più lati oscuri.

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Buoni propositi: meglio accogliere le resistenze

Sul suo blog su Psychology Today, Ronald Alexander propone una provocazione che ha a che vedere con i buoni propositi di fine anno. Perché, si chiede, questi propositi non sono spesso che la rivisitazione degli stessi propositi dello scorso anno, e magari dell’anno precedente?
Probabilmente perché alcune resistenze (consapevolmente o, più spesso, inconsapevolmente) si frappongono fra noi e il cambiamento desiderato.

Che farne, di queste resistenze?

Piuttosto che combatterle, sostiene Alexander, meglio accoglierle e farle diventare alleate del cambiamento.

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Warren Buffet e l’irrazionalità

Dan Ariely, sul suo blog per Psychology Today, narra un episodio divertente della vita di Warren Buffet, a dimostrare come anche un uomo che ha fatto della razionalità e della capacità di prevedere le conseguenze delle proprie azioni uno strumento per ottenere ricchezza e potere debba, a volte, mettere in campo delle strategie per vincere la propria irrazionalità.
Una premessa: l’abilità di sovraperformare rispetto al mercato richiede non soltanto grande capacità di analisi, ma anche grande controllo della propria emotività, per evitare di farsi trascinare dai momenti di euforia o deprimere dai momenti (inevitabili) di panico sul mercato. Seguire la regola dell’Oracolo di Omaha (così viene chiamato Buffet) “compra quando tutti gli altri vendono e vendi quando tutti gli altri comprano” richiede una grande quantità di self control.

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C’è obiettivo e obiettivo

Ci sono due modi diversi di porsi un obiettivo: uno è quello di orientare la formulazione dell’obiettivo stesso in termini di “che cosa si vuole ottenere“, l’altro è quello di pensare, invece, a “ciò che si vuole evitare“. In PNL questi due approcci vengono chiamati “Andare verso” e “Allontanarsi da“.
Il più delle volte uno stesso obiettivo può essere posto in entrambi i modi, a seconda di quale lato della medaglia si osservi.
Potrei voler iniziare una dieta per “rimettermi in forma e vivere in salute” oppure per “evitare malattie cardiocircolatorie“.
La domanda è: il modo di “incorniciare” l’obiettivo, ha una qualche influenza sul suo raggiungimento e sulla soddisfazione che ne deriva?

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Ancora sui buoni propositi

Chi, all’inizio dell’anno, non ha stilato la sua lista dei buoni propositi per il 2009 scagli la prima pietra.
Oggi, 28 gennaio, quanti di questi propositi sono sopravvissuti, per quanti si può registrare almeno un passo avanti?
Nel 1998 Elizabeth Miller e Alan Marlatt della University of Washington hanno condotto una ricerca per indagare quali sono i fattori che determinano una maggiore probabilità di soddisfare i buoni propositi e raggiungere gli obiettivi.

Hanno scoperto che le persone che mettono in campo un costante processo di revisione dei loro progressi e trovano il modo di superare gli ostacoli hanno più possibilità di farcela.

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Corso Time Management

Permettetemi un piccolo spot: Mindpoint organizza per il 14 e 15 novembre prossimi un corso aperto al pubblico.
Il titolo è “Time management. Come valorizzare al meglio il proprio tempo e le proprie risorse“.
La location è davvero bella e particolare: il Museo Mille Miglia di Brescia.
Il docente sono io…

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Obiettivi ben formati

Un nuovo basic, che questa volta ha a che vedere con il goal setting, più precisamente con il tema degli obiettivi ben formati.

Obiettivi S.M.A.R.T.

Le teorie sulla costruzione di obiettivi ben formati sono parecchie.
La più famosa è quella secondo cui gli obiettivi che poniamo a noi stessi o ad altri dovrebbero essere “S.M.A.R.T.“.

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Tentazioni e autocontrollo

Un paio di settimane or sono ho avuto l’opportunità di conoscere, peraltro in un contesto davvero bello, Alessandro Bucciol, giovane economista dell’Università di Padova, ora ad Amsterdam.
Una coincidenza davvero curiosa vuole che, proprio pochi minuti prima di incontrarlo, io avessi ceduto a quella che per me è la più insidiosa delle tentazioni: la cioccolata.
Eravamo, infatti, ad un party organizzato da un comune amico, ed un Maître Chocolatier stava deliziando gli ospiti con delle prelibatezze che solo a pensarci sento già nostalgia.
Come potete immaginare, ne avevo fatto incetta.
Ora, proprio di questo (tra altre cose) si occupa Alessandro: di tentazioni e di mancanza di autocontrollo.

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