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	<title>Luca Baiguini &#187; Public Speaking</title>
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	<description>Luca Baiguini - Weblog and personal website</description>
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		<title>Un modo di stare nel tempo</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 10:12:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Public Speaking]]></category>
		<category><![CDATA[storytelling]]></category>

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		<description><![CDATA[Dalla presentazione di Alessandro Baricco del suo romanzo "Mr. Gwyn", un'idea sul come lo storytelling influisce nella relazione con il pubblico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel fine settimana ho letto l&#8217;ultimo romanzo di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alessandro_Baricco" target="_blank">Alessandro Baricco</a>, <a href="http://www.ibs.it/code/9788807018626/baricco-alessandro/mr-gwyn.html?shop=812" target="_blank">Mr. Gwyn</a>. Mi è piaciuto. E ci sono alcune cose su cui vorrei tornare nei prossimi giorni. Ve ne darò notizia, se ne escono pensieri di un qualche interesse.<br />
Per ora, una cosa che ho tratto da una <a href="http://www.youtube.com/watch?v=VDTyka2pBSY" target="_blank">presentazione</a>  dello stesso libro, dello stesso Baricco.<br />
Alla Feltrinelli, a Milano, a un certo punto dice questa cosa:</p>
<blockquote><p> [...] questa roba è una roba che io amo, perché penso che sia una delle cose che noi cerchiamo nei libri, nei libri belli (mi spingo fin qua): cioè che i libri ci danno idee, insegnamento, risate, pianti, eccetera, ma sempre, i bei libri, ci danno anche un modo di stare nel tempo. Loro decidono una velocità, diciamo. Nei libri scritti in maniera mediocre, la velocità la scegli tu quando leggi. Un libro scritto bene, lui decide a che velocità leggi. Noi abbiamo dei margini, anche leggendo semplicemente in maniera silente, da soli, noi possiamo leggere a diverse velocità. E ci sono dei libri che, immancabilmente, dopo una pagina, decidono per te a che velocità leggi, pensi, ti emozioni. E questo è un tratto dello scrivere libri e del leggere libri che io adoro, perché è una vendetta contro la vita quotidiana, che, invece, ti direbbe &#8220;c&#8217;è quel tempo lì, e non c&#8217;è niente da fare&#8230; vai a scuola alle 8 e devi andare a scuola alle 8&#8230; c&#8217;hai 50 anni, e c&#8217;hai 50 anni&#8221;. La vita è così. Ma poi ci sono tutta una serie di espedienti con cui noi la freghiamo e stabiliamo temporalità diverse.</p></blockquote>
<p>Continua ancora un po&#8217;, su questo ragionamento, Baricco.<br />
Chiama in causa anche Proust.</p>
<p>Quello che mi interessa, in questa cosa, è che mi sembra, tradotto, un bel modo per spiegare come lo storytelling (quello fatto bene) agisce sulla relazione con il pubblico.<br />
Credo che chi ha fatto l&#8217;esperienza di parlare davanti ad un pubblico l&#8217;abbia in qualche modo provata, questa cosa: c&#8217;è una specie di battaglia in atto, tra la tua velocità nello spiegare alcune cose, e la velocità del pensiero di chi ti sta di fronte. Se sei bravo, detti i tempi. Se sei mediocre, te li fai dettare, oppure, più spesso, perdi il contatto e l&#8217;attenzione. Ecco.<br />
Quella volta che l&#8217;atto di raccontare una storia, dentro ad un processo di comunicazione, ti riesce bene, la sensazione precisa che emerge è proprio quella di dettare, senza fatica, il tempo.<br />
Qualche volta è anche questa una forma di vendetta.<br />
Altre, più semplicemente, un buon modo per rimettere insieme i pezzi, e magari metterne lì di nuovi. Pezzi di idee, pensieri, magari emozioni.<br />
Un modo di stare nel tempo.</p>
<p>Se fatto bene.<br />
Appunto.</p>
<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2010/01/storytelling-tecnica-e-arte.html' rel='bookmark' title='Bach, la tecnica e l&#8217;arte'>Bach, la tecnica e l&#8217;arte</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2009/01/larte-di-raccontare-storie.html' rel='bookmark' title='L&#8217;arte di raccontare storie'>L&#8217;arte di raccontare storie</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2009/12/corporate-storytelling-obiettivi.html' rel='bookmark' title='Storytelling: tra obiettivi e gusto del raccontare'>Storytelling: tra obiettivi e gusto del raccontare</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Narrative case studies</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2011/10/narrative-case-studies.html</link>
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		<pubDate>Thu, 06 Oct 2011 14:08:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Public Speaking]]></category>
		<category><![CDATA[Financial Times]]></category>
		<category><![CDATA[storytelling]]></category>

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		<description><![CDATA[Da Financial Times, un paio di stimoli sullo storytelling]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Su <a href="http://www.ft.com" target="_blank">Financial Times</a>, un <a href="http://www.ft.com/intl/cms/s/0/24252b00-e5fa-11e0-b196-00144feabdc0.html#axzz1a0XfLXpt" target="_blank">articolo</a> di Emma Jacobs sullo storytelling e sul suo utilizzo in ambito manageriale.<br />
Nulla di nuovo rispetto a quanto abbiamo <a href="http://www.lucabaiguini.com/?s=storytelling&amp;x=0&amp;y=0" target="_blank">già scritto più volte</a>, se non in due passaggi che mi paiono interessanti.</p>
<p>Il primo ha a che vedere con il valore delle storie negative:</p>
<blockquote><p>Le storie negative […] suscitano spesso nelle organizzazioni più discussioni rispetto alle storie positive &#8211; per esempio quelle sugli esuberi e i conflitti di cultura dovuti ad una fusione.</p></blockquote>
<p>Rimane da chiedersi a quali condizioni sia meglio utilizzare una storia negativa invece che una positiva (o viceversa). Mi propongo di tornare su questo punto.</p>
<p>Il secondo passaggio:</p>
<blockquote><p>Lo storytelling viene spesso liquidato come una &#8220;sciocchezza&#8221; da uomini di business focalizzati sui risultati, sostiene Jones, che confessa di non utilizzare il termine &#8220;storytelling&#8221; con manager di alto livello. Piuttosto, preferisce i più ricercati &#8220;executive presence&#8221; o &#8220;narrative case studies&#8221;. &#8220;A loro piace così&#8221;, sorride.</p></blockquote>
<p>Narrative case studies. Mi piace, credo lo utilizzerò.</p>
<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/10/il-potere-delle-storie.html' rel='bookmark' title='Il potere delle storie'>Il potere delle storie</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2009/12/corporate-storytelling-obiettivi.html' rel='bookmark' title='Storytelling: tra obiettivi e gusto del raccontare'>Storytelling: tra obiettivi e gusto del raccontare</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2009/01/larte-di-raccontare-storie.html' rel='bookmark' title='L&#8217;arte di raccontare storie'>L&#8217;arte di raccontare storie</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Nemmeno uno straccio di Powerpoint</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2011/10/slide-powerpoint.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2011/10/slide-powerpoint.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 03 Oct 2011 08:53:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Public Speaking]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>

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		<description><![CDATA[Dalla partecipazione ad una conferenza con molti relatori, alcuni suggerimenti per la costruzione di una strategia di public speaking]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono reduce da una bella conferenza durata tre giornate e mezza. Le tematiche erano legate alla valutazione dei rischi occupazionali. Io mi sono concentrato sullo sviluppo delle capacità manageriali nei Responsabili dei Servizi Prevenzione e Protezione.</p>
<p>È stata un’esperienza davvero interessante: molti relatori preparati e capaci, con qualcosa di consistente da raccontare.</p>
<p>Certo, in alcuni casi (non moltissimi, a dire il vero), si è palesata una certa discrepanza tra la competenza tecnica e la capacità di comunicare. O, meglio, di costruire una strategia di comunicazione in pubblico e di metterla in campo.<br />
Mi sono chiesto, al di là dei singoli aspetti tecnici, quali fossero gli errori più macroscopici e come si potrebbero correggere.</p>
<p>Sono giunto ad una conclusione, su cui vi chiedo il vostro parere.</p>
<p><span id="more-2109"></span></p>
<p>I problemi principali sono due:</p>
<ul>
<li>l&#8217;uso delle slide come materiale di supporto non alla presentazione, ma all&#8217;intero processo di comunicazione. Di questo punto ho già parlato <a href="http://www.lucabaiguini.com/2010/12/slideslidumenti.html" target="_blank">qui</a></li>
<li>la mancanza di equilibrio tra esposizione dei dati ed esposizione dei significati. Mi spiego meglio: molti speaker hanno dedicato molto tempo ad illustrare tabelle (ma anche procedure o normative), per poi (visti i tempi contingentati) ritrovarsi a dover scorrere velocemente sulla loro interpretazione ed il significato attribuito a quegli stessi dati (vero cuore delle presentazioni).</li>
</ul>
<p>Peraltro, mi pare che il secondo punto sia una delle conseguenze del primo.</p>
<p>Il problema fondamentale è che per molti la costruzione di una presentazione in pubblico parte con la redazione delle slide, che dovrebbe essere, invece, l&#8217;ultimo dei momenti della preparazione dello speech.<br />
Tanto che, se dovessi dare un suggerimento agli organizzatori, sarebbe quello di tentare l&#8217;esperimento di una conferenza &#8220;slide-free&#8221;, in cui tornare all&#8217;uso della lavagna a fogli (soluzione estrema), oppure (soluzione intermedia) di invitare i partecipanti a fornire due versioni dei propri documenti: una da fornire al pubblico al termine del convegno (libera da limitazioni) ed una da utilizzare durante la presentazione, con un numero limitato di slide (direi non più di 10-15 per ogni ora)a cui siano applicate alcune delle indicazioni date <a href="http://www.lucabaiguini.com/2009/09/slide-pro-e-contro.html" target="_blank">qui</a>.</p>
<p>Certo, non sono soltanto i relatori a farsi trascinare dallo strumento (per inciso, mi è capitato più volte di vedere speaker che facevano da supporto alle slide invece del contrario), anche i partecipanti stanno sviluppando una strana forma di dipendenza. Tanto che, durante uno degli interventi che io ho trovato più interessanti e ricchi (non a caso sviluppato senza l&#8217;uso di slide) una persona vicino ha me ha commentato così: &#8220;<strong>Nemmeno uno straccio di Powerpoint!</strong>&#8220;</p>
<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2010/11/public-speaking-feedback-sicurezza.html' rel='bookmark' title='Il prezzo del feedback'>Il prezzo del feedback</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Prezi</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2011/07/prezi.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2011/07/prezi.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 25 Jul 2011 12:29:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Public Speaking]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[slide]]></category>

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		<description><![CDATA[Prezi è uno strumento per la creazione di presentazioni animate e non convenzionali]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni sto provando <a href="http://prezi.com/" target="_blank">Prezi</a>: uno strumento, mi pare, piuttosto intelligente per creare presentazioni con un modalità diverse rispetto a quelle di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Microsoft_PowerPoint" target="_blank">Powerpoint</a> o <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Keynote_(software)" target="_blank">Keynote</a>.</p>
<p>La logica della linearità delle slide è superata da strumenti più vicini al visual thinking ed al <a href="http://www.lucabaiguini.com/tag/mapping">mapping</a>.</p>
<p>Lo strumento va senza dubbio raffinato, ma presenta potenzialità interessanti, specie per presentazioni con alcune caratteristiche:</p>
<ul>
<li>necessità di passare frequentemente da visioni generali a visioni di dettaglio</li>
<li>una scaletta non definita a priori e, quindi, la necessità di una gestione non strettamente cronologica</li>
<li>un elevato grado di interazione e di discussione, che può portare ad aggiungere e/o modificare contenuti</li>
</ul>
<div>La premessa è che il documento creato è puramente un supporto alla presentazione, non un documento da distribuire durante o dopo la presentazione stessa. Ma questo, secondo me, <a href="http://www.lucabaiguini.com/2010/12/slideslidumenti.html">come sapete</a>, vale anche per le slide.</div>
<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>A portata di mouse [3]</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2011/07/a-portata-di-mouse-3.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2011/07/a-portata-di-mouse-3.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 18 Jul 2011 12:41:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Public Speaking]]></category>
		<category><![CDATA[link]]></category>

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		<description><![CDATA[Alcuni segnalazioni da blog e siti interessanti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Apriamo anche questa settimana con alcuni articoli e letture che mi paiono interessanti:</p>
<p>dal <a href="http://blogs.hbr.org" target="_blank">blog</a> di HBR,<br />
<strong><a href="http://blogs.hbr.org/cs/2011/03/the_practical_art_of_persuasio.html" target="_blank">The Practical Art of Persuasion</a> </strong>[eng]<br />
di William Ellet<br />
Alcune delle domande da porsi per la creazione di una strategia di persuasione.<br />
Porrei alcune questioni in maniera un po&#8217; diversa. Articolo, comunque, interessante.</p>
<p>Dal blog di Sebastiano Zanolli,<br />
<strong><a href="http://www.sebastianozanolli.com/cms/?p=1706" target="_blank">Lo smeriglio del cervello<br />
</a></strong>Alcune considerazioni a valle di un incontro con alcuni studenti di una scuola professionale.<br />
Mi pare faccia il paio con quanto scritto <a href="http://www.lucabaiguini.com/2011/07/it-up-to-you.html" target="_blank">qui</a></p>
<p>Infine, sito e libro di Luca Sofri<br />
<a href="http://www.ungrandepaese.it/" target="_blank"><strong>Un grande Paese &#8211; L&#8217;Italia tra vent&#8217;anni</strong><br />
</a>Ho letto il libro qualche giorno fa: contiene alcuni concetti interessanti specialmente circa la relazione tra politici e cittadini. E anche qualche considerazione più generale sulla leadership.<br />
Concetti riassunti anche in questa citazione, presente sul blog:</p>
<blockquote><p>«La buona politica è anche rinnovata capacità di provare a dare l’esempio, di precedere e non sempre solo assecondare umori e atteggiamenti, in nome di una malintesa e fuorviante vicinanza ai cittadini. Noi non siamo diversi dai cittadini, ma per essere loro rappresentanti “autentici” dobbiamo sapere esercitare con responsabilità la nostra libertà di cittadini e di amministratori eletti»</p>
<div>
<p>(il nuovo sindaco di Bologna Merola nel suo discorso di insediamento)</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
</blockquote>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p>Gli altri &#8220;A portata di mouse&#8221;:</p>
<ul>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2011/07/a-portata-di-mouse-2.html">A portata di mouse [2]</a></li>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2011/05/a-portata-di-mouse.html">A portata di mouse [1]</a></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Narrare il consumo [video]</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2011/02/narrare-il-consumo-video.html</link>
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		<pubDate>Mon, 21 Feb 2011 10:39:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Formazione manageriale]]></category>
		<category><![CDATA[Public Speaking]]></category>
		<category><![CDATA[advertising]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[storytelling]]></category>

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		<description><![CDATA[Il mio intervento al convegno "Narrare il consumo - 2° Convegno Nazionale sulla narrazione d'impresa". 
Il titolo della mia relazione:
"Il consumo delle idee. Narrarsi tra insegnamento e posizionamento".]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho già <a href="http://www.lucabaiguini.com/2010/10/storytelling-consumo-delle-idee.html" target="_blank">fatto cenno</a> al mio intervento al Convegno &#8220;<strong>Narrare il consumo - 2° Convegno Nazionale sulla narrazione d&#8217;impresa</strong>&#8220;. Il titolo della mia relazione:</p>
<blockquote><p><strong>Il consumo delle idee. </strong><em><strong>Narrarsi tra insegnamento e posizionamento.</strong></em></p></blockquote>
<p>Ora, grazie all&#8217;<a href="http://www.storytellinglab.org" target="_blank">Osservatorio Storytelling</a>, è disponibile il video del mio intervento.</p>
<iframe width="550" height="330" src="http://www.youtube.com/embed/e5kDv6ox0vc" frameborder="0" type="text/html"></iframe><div style="text-align:right;"><a style="color:#aaa;font-size:9px" href="http://www.clickonf5.org/" title="IFRAME Embed for Youtube Free WordPress Plugin" target="_blank">IFRAME Embed for Youtube</a></div>
<p>Inoltre, sul mio <a href="http://www.vimeo.com/lucabaiguini" target="_blank">canale Vimeo</a> trovate il link anche ad una mia intervista registrata nello stesso giorno.</p>
<p>Le slide dell&#8217;intervento <a href="http://www.slideshare.net/lucabaiguini/storytelling-slideshare-5563651" target="_blank">le trovate qui</a></p>
<p>I video degli interventi degli altri relatori li trovate sul <a href="http://www.youtube.com/user/Storytellinglab" target="_blank">canale Youtube dell&#8217;Osservatorio</a>.</p>
<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2010/10/storytelling-consumo-delle-idee.html' rel='bookmark' title='Il consumo delle idee'>Il consumo delle idee</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2009/01/larte-di-raccontare-storie.html' rel='bookmark' title='L&#8217;arte di raccontare storie'>L&#8217;arte di raccontare storie</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2011/12/baricco-mr-gwyn.html' rel='bookmark' title='Un modo di stare nel tempo'>Un modo di stare nel tempo</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Costi opportunità</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2011/02/costi-opportunita.html</link>
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		<pubDate>Wed, 02 Feb 2011 07:36:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Negoziazione]]></category>
		<category><![CDATA[Public Speaking]]></category>
		<category><![CDATA[Harvard Business Review]]></category>
		<category><![CDATA[persuasione]]></category>

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		<description><![CDATA[Da un articolo di Shane Frederick per Harvard Business Review, alcune implicazioni interessanti sull'uso del costo opportunità come argomento di persuasione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Su <a href="http://www.hbritalia.it" target="_blank">Harvard Business Review Italia</a>, un bell&#8217;articoletto di <a href="http://mba.yale.edu/faculty/profiles/frederick.shtml" target="_blank">Shane Frederick</a> sul potere persuasivo dei costi opportunità.</p>
<p>Parte da un esempio: di fronte all&#8217;acquisto di uno stereo Frederick era indeciso se comprare un Pioneer da 1.000 dollari o un Sony da 700 dollari. Il commesso, allora, se ne esce con una frase del tipo:</p>
<blockquote><p>Beh, la pensi in questi termini: preferirebbe avere il Pioneer o il Sony con in più 300 dollari in CD?</p></blockquote>
<p>Ponendo la questione in termini di costo opportunità, la scelta diventa più chiara.</p>
<p><span id="more-1642"></span>Ed in effetti, quello del costo opportunità può diventare un argomento sorprendentemente efficace: precisare le implicazioni in termini di possibilità di acquisto può valorizzare o svalutare una differenza di costo.</p>
<p>In generale, sostiene Frederick, le aziende che vendono prodotti più economici dovrebbero puntare sul costo opportunità per rendere le loro offerte più attrattive (anche se il concetto va utilizzato con cautela, visto che lo stesso argomento potrà poi condizionare la scelta del cliente se si presenta un&#8217;offerta ancora più economica), mentre le aziende che vendono beni costosi dovrebbero evitare questa argomentazione, oppure dovrebbero ribaltarla mostrando ciò a cui si rinuncia (il costo opportunità, appunto) come qualcosa di poco attraente.</p>
<p>Un&#8217;altra idea interessante espressa da Frederick:</p>
<blockquote><p>Un concetto ampiamente accettato nel campo della ricerca sul processo decisionale è l&#8217;accettazione passiva da parte della gente del &#8220;quadro&#8221;, o caratterizzazione del problema, che a loro viene fornito. Questo conferisce potere a chi offre un quadro di riferimento.</p></blockquote>
<p>Naturalmente, il concetto di costo opportunità non si riferisce soltanto a valori monetari, ma a qualsiasi risorsa scarsa (pensiamo al tempo, per esempio).</p>
<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2010/06/consenso-cialdini.html' rel='bookmark' title='Cialdini e il principio del consenso'>Cialdini e il principio del consenso</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2010/05/public-speaking-incongruit.html' rel='bookmark' title='Incongruità'>Incongruità</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/10/il-potere-delle-storie.html' rel='bookmark' title='Il potere delle storie'>Il potere delle storie</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Slidumenti</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2010/12/slideslidumenti.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2010/12/slideslidumenti.html#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 07 Dec 2010 06:18:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Public Speaking]]></category>
		<category><![CDATA[slide]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel public speaking, va posta una distinzione netta tra le slide che vanno proiettate durante la presentazione e i documenti a supporto della presentazione stessa, che vengono distribuiti durante o dopo l'evento.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ultimamente, nei percorsi formativi sul <a href="http://www.lucabaiguini.com/categoria/management/comunicazione/public-speaking">public speaking</a>, insisto sempre molto sulla distinzione tra le slide che vanno proiettate durante la presentazione e i documenti a supporto della presentazione stessa, che vengono distribuiti durante o dopo l&#8217;evento.</p>
<p>Avendo obiettivi diversi, queste due tipologie di supporti, sono per natura diversi e spesso totalmente incompatibili.</p>
<p>Garr Reynolds, nel suo libro <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8871924932?ie=UTF8&amp;tag=lucabaig-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8871924932">Presentationzen</a> (di cui consiglio la lettura), chiama i tentativi di ibridazione <strong>Slidumenti</strong>.</p>
<p><span id="more-1520"></span>Ecco come spiega perché non usarli:</p>
<blockquote><p>Le slide sono slide. I documenti sono documenti. Non sono la stessa cosa. Ogni tentativo di fonderli sfocia in quello che io chiamo <em>slidumento</em>. La creazione dello slidumento scaturisce dal desiderio di risparmiare tempo. Le persone pensano così di essere efficienti e di semplificare le cose. Un approccio del tipo prendi-due-piccioni-con-una-fava o, in giapponese, <em>iiseki ni cho. </em>Purtroppo però (a ameno che non siate un piccione) l&#8217;unica a risentirne sarà l&#8217;efficacia della comunicazione. Le intenzioni sono buone, ma i risultati lasciano a desiderare. Questo tentativo di risparmaire tempo creando uno slidumento mi ricorda un proverbio giapponese: <em>nito o oumono wa itto mo ezu, </em>ovvero, &#8220;se insegui due lepri non ne prendi nessuna&#8221;.</p>
<p>Le slide proiettate dovrebbero essere il più possibile visive e supportare i vostri argomenti in modo pertinente, veloce ed efficace. Il contenuto, la dimostrazione e l&#8217;interesse/emozione verbali derivano soprattutto da quello che dite.</p></blockquote>
<p>Sottoscrivo, direi, parola per parola.</p>
<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Appunti sui tovagliolini</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2010/12/mapping-dan-roan.html</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Dec 2010 07:28:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Creatività]]></category>
		<category><![CDATA[Problem solving]]></category>
		<category><![CDATA[Public Speaking]]></category>
		<category><![CDATA[Training]]></category>
		<category><![CDATA[mapping]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal libero di Dan Roan "The Back of the Napkin", alcune riflessioni sul mapping e sul visual thinking]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Emergo ora dalla lettura di &#8220;<a href="http://www.amazon.it/gp/product/1591843065?ie=UTF8&amp;tag=lucabaig-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=1591843065" target="_blank">The Back of the Napkin: Solving Problems and Selling Ideas with Pictures</a><img style="border: none !important; margin: 0px !important;" src="http://www.assoc-amazon.it/e/ir?t=lucabaig-21&amp;l=as2&amp;o=29&amp;a=1591843065" border="0" alt="" width="1" height="1" />&#8220;.<br />
Libro interessante e a tratti divertente.<br />
Dan Roam si produce nel tentativo (spesso ben riuscito) di sistematizzare le dimensioni del cosiddetto &#8220;visual thinking&#8221;, quel corpus di strategie e tecniche utili a rappresentare pensieri e idee attraverso immagini, cui ho fatto cenno in <a href="http://www.lucabaiguini.com/?s=mapping&amp;x=0&amp;y=0">questi altri articoli</a>.<br />
Il focus del libro è sull&#8217;utilizzo del visual thinking in ottica di <a href="http://www.lucabaiguini.com/categoria/management/problem-solving">problem solving</a>, ma le stesse metodologie possono essere utilizzate in applicazioni diverse.</p>
<p><span id="more-1511"></span> Il frutto della sistematizzazione di Roam è una matrice nella quale, per scegliere la tipologia di immagine da utilizzare in maniera produttiva in ogni contesto, è sufficiente rispondere ad alcune domande e collocare così la propria rappresentazione all&#8217;interno della matrice stessa.</p>
<p>Le due dimensioni della matrice sono</p>
<ul>
<li><strong>Which framework?</strong> &#8211; a quale (o quali) tra le sei domande fondamentali deve rispondere la rappresentazione.<br />
Le domande sono: Chi/Che cosa? | Quanto? | Dove? | Quando? | Come? | Perché?</li>
<li><strong>Which version?</strong> &#8211; cioè, all&#8217;interno di una specie di mixer che Roam chiama SQVID, come si colloca il concetto da rappresentare nella 5 alternative tra:
<ul>
<li>Semplice | Elaborato</li>
<li>Qualità | Quantità</li>
<li>Visione | Esecuzione</li>
<li>Individuale | Comparativo</li>
<li>Cambiamento | Situazione attuale (As is). La D finale sta per Delta.</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p>Definite queste due dimensioni, la matrice riassuntiva del libro è questa:</p>
<div id="attachment_1512" class="wp-caption aligncenter" style="width: 547px"><a href="http://www.lucabaiguini.com/wp-content/uploads/2010/12/Matrice-Dan-Roan.png"><img class="size-full wp-image-1512 " title="Matrice-Dan-Roan" src="http://www.lucabaiguini.com/wp-content/uploads/2010/12/Matrice-Dan-Roan.png" alt="Matrice di Dan Roan" width="537" height="644" /></a><p class="wp-caption-text">La matrice Framework / Version di Dan Roan</p></div>
<p>La lettura è interessante e provocatoria anche in termini di esposizione delle idee in contesti di public speaking (a cui è dedicata una parte del libro), anche perché propone il passaggio dall&#8217;uso delle slide a supporto della presentazione, all&#8217;uso di disegni, per lo più creati al momento.</p>
<p>Back to the Flip chart, verrebbe da dire.<br />
E credo che in molti contesti il suggerimento abbia una sua validità.</p>
<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2010/05/mapping.html' rel='bookmark' title='Mapping'>Mapping</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2010/09/verbalizzazione-grafica.html' rel='bookmark' title='Verbalizzazione grafica'>Verbalizzazione grafica</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Il prezzo del feedback</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2010/11/public-speaking-feedback-sicurezza.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2010/11/public-speaking-feedback-sicurezza.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 10 Nov 2010 07:00:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Public Speaking]]></category>
		<category><![CDATA[Self leadership]]></category>
		<category><![CDATA[feedback]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lucabaiguini.com/?p=1468</guid>
		<description><![CDATA[Da un articolo di Peter Bregman, alcune indicazioni su come raccogliere feedback senza per questo intaccare troppo la fiducia in sé.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Uno degli articoli più commentati e letti in questi giorni tra i blog di <a href="http://blogs.hbr.org/" target="_blank">Harvard Business Review</a> è <a href="http://blogs.hbr.org/bregman/2010/11/how-to-teach-yourself-to-trust.html" target="_blank">questo</a> di <a href="http://www.peterbregman.com/" target="_blank">Peter Bregman</a>.<br />
L&#8217;ho trovato interessante, per tre aspetti.</p>
<p>Il primo ha a che vedere con il messaggio di fondo dell&#8217;articolo: chiedere suggerimenti e feedback su un proprio lavoro presenta molti vantaggi, ma ha anche dei costi.<br />
Il più rilevante di questi costi è la perdita di sicurezza in sé. La conseguenza di questa perdita è che, spesso, ci appiattiamo sui desideri, le preferenze, le aspettative altrui, perdendo la nostra autenticità. Su questa strada si può arrivare alla paralisi creativa, e all&#8217;incapacità di fare scelte controcorrente.</p>
<p><span id="more-1468"></span>Il secondo aspetto interessante: l&#8217;esempio da cui Bregman parte.<br />
Racconta un episodio: siamo durante una commemorazione, vari relatori sono già intervenuti, la platea è in preda ad un calo di attenzione.<br />
Quando arriva il suo turno, Jerry Hoosen Coovadia decide di catturare l&#8217;attenzione rivoluzionando completamente il proprio intervento e dimostrando, in questo modo, da un lato flessibilità, ma dall&#8217;altro anche una grande sicurezza nei propri mezzi espressivi.<br />
Durante i corsi sul public speaking, nei quali viene sviluppata una strategia per la comunicazione in pubblico, una delle domande più frequenti è:</p>
<blockquote><p>Non è che preparare una strategia dettagliata per un intervento in pubblico toglie flessibilità?</p></blockquote>
<p>La mia risposte è, invariabilmente:</p>
<blockquote><p>Una strategia la può cambiare chi ce l&#8217;ha, non chi non ce l&#8217;ha.<br />
L&#8217;assenza di strategia non porta flessibilità, porta soltanto improvvisazione (nell&#8217;accezione negativa del termine).</p></blockquote>
<p>Terza ed ultima idea, dall&#8217;ultima parte dell&#8217;articolo di Bregman, quando descrive di come, mentre preparava uno speech per TEDx, l&#8217;eccessiva ricerca di feedback e di consenso lo avesse privato della sicurezza delle sue argomentazioni e delle sue possibilità di fare un buon lavoro.</p>
<blockquote><p>C&#8217;è un rimedio semplice &#8211; prosegue &#8211; all&#8217;insicurezza nell&#8217;essere sé stessi: smettere di chiedere.</p>
<p>Piuttosto, prenditi il tempo, e la calma, per decidere che cosa pensi. È così che ritroviamo la parte di noi stessi a cui abbiamo rinunciato. È così che diventiamo efficaci, creativi, intelligenti e profondi. È così che troviamo il nostro punto di vista. [...]</p>
<p>Non sto suggerendo di ignorare i feedback. È utile conoscere le reazioni degli altri al nostro lavoro. Dopo aver completato la mia revisione, ho provato lo speech molte volte davanti ad audience diverse.</p>
<p>Ma questa volta non ho chiesto loro di commentare il mio messaggio. Ho chiesto loro di commentare il modo in cui lo comunicavo. Che cosa traevano dal mio discorso? Stavo trasmettendo il mio messaggio in modo da riuscire a comunicare la mia passione?</p></blockquote>
<p>Ecco, mi pare interessante questa distinzione, nella raccolta dei feedback, tra il contenuto dei messaggi e il processo di delivery degli stessi. Ancora una volta, per raccogliere feedback di qualità bisogna saper porre le domande giuste.</p>
<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2011/10/slide-powerpoint.html' rel='bookmark' title='Nemmeno uno straccio di Powerpoint'>Nemmeno uno straccio di Powerpoint</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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