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	<title>Luca Baiguini &#187; Comunicazione</title>
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	<description>Training - Management - Leadership</description>
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		<title>Professione speechwriter</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 13:37:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Public Speaking]]></category>
		<category><![CDATA[potere]]></category>
		<category><![CDATA[speechwriting]]></category>

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		<description><![CDATA[Da un articolo su Newstatesman, alcune considerazioni sull'importanza della figura dello speechwriter nella democrazia americana, e sulle differenze con la situazione britannica e italiana]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un <a href="http://www.newstatesman.com/uk-politics/2010/02/speech-obama-blair-british" target="_blank">bell&#8217;articolo</a> su <a href="http://www.newstatesman.com/" target="_blank">Newstatesman</a>, Sophie Elmhirst rende conto di alcune interviste a famosi speechwriters, descrive questa professione e sottolinea le molte differenze nei modi in cui questo mestiere viene interpretato negli Stati Uniti rispetto alla Gran Bretagna.<br />
Le pagine sono ricche di spunti interessanti.</p>
<p><span id="more-680"></span>La retorica, sottolinea l&#8217;autrice, era nell&#8217;antica Grecia uno dei tre pilastri dell&#8217;apprendimento, insieme alla grammatica e alla logica. Aristotele ha postulato le tre dimensioni della retorica: <em>l&#8217;ethos</em>, la credibilità dello speaker, il <em>pathos</em>, la relazione emotiva; e il <em>logos</em>, le argomentazioni logiche. La retorica era un&#8217;arte, una complessa espressione di sé. Oggi, invece, chi utilizza la retorica è guardato con sospetto, e viene spesso accusato di essere &#8220;tutto fumo e niente arrosto&#8221; (lo hanno fatto Hillary Clinton contro Barak Obama e Gordon Brown contro David Cameron).</p>
<p>Sussistono comunque grosse differenze tra la cultura britannica e quella statunitense. Negli USA gli speechwriter della Casa Bianca sono quasi delle superstar, che vivono a stretto contatto con il Presidente.<br />
Il White House Office of Speechwriting, durante la presidenza Clinton, era costituito da un numero variabile da quattro a sei persone. Ogni speech veniva assegnato ad un autore, che consultava tutte le persone che, nell&#8217;amministrazione, potessero dargli delle idee dei contenuti. Per i discorsi più importanti gli speechwriter lavoravano in coppie e per i discorsi sullo Stato dell&#8217;Unione veniva coinvolto tutto lo staff già diverse settimane prima della scadenza.<br />
Poi il discorso veniva sottoposto al Presidente, che spesso apportava cambiamenti anche sostanziali, e quindi rifinito fino all&#8217;ultimo momento.<br />
Più o meno lo stesso vale anche per Barak Obama, che supervisiona scrupolosamente le fasi dello speechwriting.<br />
Tutto questo dà l&#8217;idea di quanto questi speech vengano considerati dai Presidenti Americani come una parte rilevante e impattante della loro attività.</p>
<p>La situazione a Westmister sembra diversa. Non c&#8217;è un vero e proprio &#8220;Speechwriting office&#8221; e i collaboratori che preparano i discorsi di Gordon Brown godono di uno status ben diverso dai loro colleghi americani. Lo stesso Primo Ministro si spende molto meno durante il processo di scrittura di un discorso. Naturalmente, la qualità del lavoro fatto ne risente, e con essa il suo impatto dei discorsi.</p>
<p>Devo dire che questo articolo mi ha molto incuriosito. Mi domando che cosa abbia di particolare e di diverso la democrazia americana rispetto a quella inglese.</p>
<p>E, ma questo lo chiedo a voi, quale sia la situazione in Italia. Qualcuno vuole condividere qualche notizie e osservazione?</p>


<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol><li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2009/01/la-leadership-secondo-barak-obama-2.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: La leadership secondo Barak Obama [2]'>La leadership secondo Barak Obama [2]</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/11/la-leadership-secondo-barak-obama.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: La leadership secondo Barak Obama'>La leadership secondo Barak Obama</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/10/comunicare-una-decisione-difficile.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Comunicare una decisione difficile'>Comunicare una decisione difficile</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;antivenditore</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2010/02/lantivenditore.html</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 15:19:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Negoziazione]]></category>
		<category><![CDATA[Scienze cognitive]]></category>
		<category><![CDATA[ancoraggio]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>

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		<description><![CDATA[Su Vendere di Più un mio articolo che, mettendosi nei panni dell'acquirente, svela come i venditori utilizzino l'ancoraggio per vincere la resistenza all'acquisto]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Inizia dal numero pubblicato in questi giorni la mia collaborazione con la rivista &#8220;<a href="http://www.venderedipiu.it/" target="_blank">Vendere di più</a> &#8211; Strumenti e idee per venditori&#8221;.<br />
Mi pare si tratti di una bella idea, realizzata bene sia dal punto di vista dei contenuti, che del contenitore.<br />
Non essendo io un venditore (e nemmeno occupandomi di formazione delle forze vendita), ho deciso di chiamare la mia rubrica, in maniera un po&#8217; provocatoria,  &#8221;L&#8217;antivenditore&#8221;, assumendo così il punto di vista di chi, come me, vede il processo dal punto di vista di chi acquista (e, magari, si vuole difendere da qualche venditore particolarmente scaltro).</p>
<p><span id="more-653"></span>Questo primo numero della rubrica è dedicato all&#8217;ancoraggio ed all&#8217;uso che molti venditori ne fanno.</p>
<p>L&#8217;ancoraggio è quel bias del processo decisionale dovuto al fatto che il nostro cervello si avvicina alle decisioni complesse selezionando un punto di riferimento iniziale (l&#8217;àncora) e scostandosi poi da esso soltanto con piccoli cambiamenti nel momento in cui vengono rese disponibili ed analizzate nuove informazioni.<br />
Come tutti i processi euristici e automatici, pur funzionando egregiamente nella maggior parte dei casi, anche l&#8217;ancoraggio ha un suo lato oscuro e nasconde qualche rischio, che molti venditori sanno sfruttare magistralmente.</p>
<p>La logica che sta dietro ai saldi, per esempio, o all&#8217;ordine con cui un commesso ci presenta gli articoli che vogliamo acquistare (partendo sempre dal più caro), hanno a che vedere proprio con il processo di ancoraggio.</p>
<p>Su Vendere di più il resto del ragionamento&#8230;</p>


<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Tesi, antitesi e sintesi nel processo formativo</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2010/02/formazione-tesi-antitesi-e-sintesi.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2010/02/formazione-tesi-antitesi-e-sintesi.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 25 Feb 2010 07:30:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Change management]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Decision making]]></category>
		<category><![CDATA[Training]]></category>
		<category><![CDATA[brainstorming]]></category>

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		<description><![CDATA[Il processo di tesi, antitesi, sintesi, quando viene reso esplicito all'interno di una discussione ha il potere di spostare l'attenzione dal piano del contenuto al piano del processo, permettendo al processo comunicativo di non incastrarsi in una escalation senza vie d'uscita.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche tempo fa vi ho lasciato una <a href="http://www.lucabaiguini.com/2009/03/tesi-antitesi-sintesi.html">riflessione</a> circa il processo decisionale basato su tesi, antitesi e sintesi invece che sulla valutazione equanime delle alternative in gioco, sottolineando alcune applicazioni attuali e potenziali di questo tipo di setting di discussione.</p>
<p>In questi giorni mi è capitato, durante una lezione, di volere spiegare perché, di fronte ad alcune specifiche domande, insistessi nell&#8217;adottare un atteggiamento da &#8220;avvocato del diavolo&#8221;, utilizzando deliberatamente argomentazioni controintuitive e provocatorie. Ho fatto ricorso proprio a questa distinzione nei modelli di decision making.</p>
<p>Vorrei condividere un paio di riflessioni su quanto è accaduto.</p>
<p><span id="more-644"></span>La prima riflessione ha a che vedere con il fatto che i partecipanti al percorso formativo hanno intuito immediatamente come il processo di tesi, antitesi, sintesi sia un potente antidoto al <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Groupthink" target="_blank">groupthink</a>. Il fatto che qualcuno reciti la parte dell&#8217;avvocato del diavolo, insomma, rende il processo decisionale meno soggetto agli errori figli della mancanza di un contraddittorio dovuta al desiderio di minimizzare il contrasto ed il conflitto.<br />
Ed il fatto che il pensiero di molte persone sia corso proprio lì la dice lunga su quanto questo problema sia sentito.</p>
<p>La seconda riflessione, invece, attiene più al processo formativo.<br />
Di fronte ad alcune tipologie di obiezione che rischiano di avvitarsi in discussioni sterili (spesso per il semplice e comunissimo fatto che le due ragioni speculari hanno entrambe elementi di verità), lo stratagemma retorico di esplicitare il valore di un processo di tesi, antitesi, sintesi, ha il potere di spostare in maniera rapida l&#8217;attenzione dal piano del contenuto al piano del processo (non ti sto contraddicendo perché non sono d&#8217;accordo con te, ti sto contraddicendo perché, così facendo, potremo arrivare entrambi ad un livello di sintesi superiore).<br />
Nonostante non fosse questa l&#8217;intenzione con cui ho utilizzato l&#8217;argomento, mi pare un modo elegante per uscire da situazioni spinose in cui spesso (in aula come in altri contesti) ci si viene a trovare.</p>


<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol><li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2009/03/tesi-antitesi-sintesi.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Tesi, antitesi, sintesi'>Tesi, antitesi, sintesi</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/11/il-processo-di-apprendimento.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Il processo di apprendimento'>Il processo di apprendimento</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Avatar: la preminenza del come</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jan 2010 10:52:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[storytelling]]></category>

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		<description><![CDATA[Dalla visione di Avatar di James Cameron, alcune considerazioni su come sta cambiando il rapporto con la narrazione, i suoi elementi di contenuto e gli elementi di struttura]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri ho assistito alla proiezione di <a href="http://www.google.it/url?sa=t&amp;source=web&amp;ct=res&amp;cd=1&amp;ved=0CBQQFjAA&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.avatarmovie.com%2F&amp;ei=Pg9US6bmFMSPsAaStP3YCw&amp;usg=AFQjCNHgly_CKc3kX7ul2hRCvaB5fRLglg&amp;sig2=7m_nAFC9UTTzQzVTsxZRag" target="_blank">Avatar</a> di James Cameron.<br />
Idea non particolarmente originale&#8230;<br />
Non sono un cinefilo, quindi è probabile che queste note pecchino della stessa mancanza di originalità.<br />
Voglio, comunque, condividere una considerazione con voi.<br />
Uscendo dalla proiezione, ieri sera, mi sono detto che la trama è, se non banale, senz&#8217;altro troppo frequentata per riuscire ad avvincere completamente. Tanto che, dopo la prima mezz&#8217;ora, il finale è già scontato.<br />
I personaggi sono piuttosto piatti, e gli stereotipi la fanno da padroni (gli scienziati fanno gli scienziati, i militari i militari e  i cinici i cinici, in modo quasi grottesco).<br />
Oltretutto, su Pandora, un pianeta in cui le montagne sono sospese nell&#8217;aria e la natura è così eccezionalmente (e creativamente) diversa da quella che conosciamo, i Na&#8217;vi (la razza aliena che abita il pianeta) sono semplicemente troppo simili a.<br />
Detto questo, non sono riuscito a dire a me stesso che il film non valesse il prezzo del biglietto: mi sono chiesto perché.</p>
<p><span id="more-560"></span>E il perché ha a che vedere con il fatto che i mezzi utilizzati per produrre questo film sono a tratti semplicemente affascianti, per lo meno chi, come me, non frequenta le nuove tecnologie in maniera assidua e non ama i videogames.<br />
Mi riferisco alla cura dei dettagli, agli effetti sorprendenti, all&#8217;ampiezza delle visioni e dei paesaggi.<br />
E, si badi, la sorpresa non deriva dall&#8217;effetto roller coaster di un ritmo tambureggiante e di continui fuochi artificiali.<br />
No.<br />
Le sorprese spesso stanno proprio nei momenti di quiete (per inciso, se c&#8217;è una cosa che mi è piaciuta è proprio l&#8217;alternanza nei ritmi del racconto).<br />
Proprio in queste fasi più riflessive il &#8220;come&#8221; della narrazione, il discorso e le strutture di trasmissione fanno la differenza.</p>
<p>Da qui, la domanda, probabilmente ingenua, che mi sono posto: se, nel giudizio che mi sono trovato a dare su una narrazione, gli elementi della storia, il &#8220;che cosa&#8221; (eventi, azioni, personaggi) possono aver pesato meno degli elementi del discorso, del &#8220;come&#8221; (le strutture di trasmissione), non è che qualcosa di profondo sta cambiando nel rapporto con la narrazione stessa?<br />
E questo che impatto potrà avere sul modo con cui le storie vengono e verranno costruite?</p>
<p>Pensieri &#8220;under construction&#8221;, che fanno il paio con alcune delle considerazioni che ho sviluppato <a href="http://www.lucabaiguini.com/2010/01/comunicazione-internet-blog-riflessioni-grezze.html" target="_blank">qui</a>.</p>
<p>Mi piacerebbe molto sentire le vostre idee e considerazioni.</p>


<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Comunicazione, internet, blog: riflessioni grezze</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2010/01/comunicazione-internet-blog-riflessioni-grezze.html</link>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 07:15:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[network]]></category>

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		<description><![CDATA[Alcune riflessioni sul rapporto tra rete, identità, comunicazione]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vorrei condividere alcune riflessioni (ancora allo stato grezzo) che mi frullano in testa in questi giorni, partendo da un paio di premesse.</p>
<p>Prima premessa: qualche giorno fa ho sottoscritto il manifesto di <a href="http://www.internetforpeace.org/" target="_self">internet for peace</a>, che propone di assegnare a internet il prossimo Premio Nobel per la Pace.</p>
<p>Ho esitato un po&#8217; nel farlo.<br />
La riflessione, banale, era: internet non è soltanto un mezzo (un contatto, avrebbe detto Jakobson)?<br />
La vera differenza non la fa l&#8217;uso che si fa di quel mezzo? D&#8217;accordo, sappiamo da tempo che il mezzo influenza ilmessaggio stesso, ma da questo a dire che il mezzo sia, in sè e per sè, uno strumento di pace, ce ne passa.</p>
<p><span id="more-530"></span></p>
<p>Seconda premessa: guardando indietro all&#8217;anno passato e al lavoro fatto, mi sono reso conto che, negli ultimi dodici mesi, quando mi è capitato di parlare in pubblico non in un contesto di formazione (non, quindi, in aula), nella grande maggioranza dei casi ho parlato ad una qualche forma di network.<br />
Ad aggregazioni, quindi, nate per lo più in rete e &#8220;dal basso&#8221;.</p>
<p>Andiamo da un network dei responsabili delle corporate universities italiane, ad un gruppo su Linkedin, ad un network di informatici, ad uno di studenti&#8230;</p>
<p>Effetto, questo (almeno così mi pare), della mia presenza comunque piuttosto articolata in rete (questo blog con la sua <a href="http://www.facebook.com/blog.lucabaiguini" target="_self">pagina su Facebook</a>, il mio profilo personale su <a href="http://www.linkedin.com/in/lucabaiguini" target="_self">Linkedin</a>, <a href="http://www.facebook.com/lucabaiguini">Facebook</a>, <a href="http://www.anobii.com/people/lucabaiguini/" target="_self">Anobii</a>, gli aggiornamenti di <a href="http://twitter.com/lucabaiguini" target="_self">Twitter</a>, le slide di <a href="http://www.slideshare.net/lucabaiguini" target="_self">Slideshare</a>, eccetera).</p>
<p>Insomma,  mi sembra di poter concludere che le dinamiche della rete stanno cambiando il mio pubblico.</p>
<p>Ho rivisto, poi, le slide e le mappe mentali con cui ho preparato alcuni di questi interventi, confrontandole con gli analoghi materiali preparati per convegni a cui ho partecipato e che erano organizzati, invece, da istituzioni o università.<br />
Il linguaggio, come è facile immaginare, è diverso.<br />
Ed anche gli argomenti, o, per lo meno, il taglio che ho dato a questi argomenti.<br />
Innanzitutto il linguaggio: più confidenziale, piano, mi viene quasi da dire &#8220;pop&#8221;.<br />
Poi il set creato: quasi sempre interattivo, con ampio spazio alla socializzazione di idee, contenuti, metodi.<br />
Mi ricordo, a questo proposito, di un incontro in cui, alla fine della mia presentazione e del dibattito che ne è seguito, una persona dal pubblico si è alzata e mi ha fatto notare come quella presentazione avesse generato un serie di commenti su Twitter, che erano diventati aggiornamenti su Facebook, a loro volta commentati da gente che nemmeno c&#8217;era, all&#8217;incontro.<br />
Insomma, una parte del dibattito si stava sviluppando al di fuori di quelle quattro mura e, quindi, della mia consapevolezza (per non dire, naturalmente, del mio controllo).<br />
Questa cosa, peraltro, mi ha da un lato entusiasmato, dall&#8217;altro anche un po&#8217; spaventato.<br />
&#8220;<em>Devo stare più attento a non dire stupidaggini</em>&#8220;, ricordo di essermi detto sottovoce.</p>
<p>La conclusione: se internet sta cambiando il mio pubblico, e questo sta cambiando il mio linguaggio e il mio modo di approcciare gli argomenti, non è che sta cambiando me?<br />
Non è, quindi, che il mezzo sta cambiando il mittente?</p>
<p>Che detto così sembra niente, ma&#8230;.</p>


<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Bach, la tecnica e l&#8217;arte</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2010/01/storytelling-tecnica-e-arte.html</link>
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		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 07:15:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Public Speaking]]></category>
		<category><![CDATA[storytelling]]></category>

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		<description><![CDATA[Quale relazione esiste tra fredda tecnicalità ed espressione artistica, con particolare riferimento al public speaking ed allo storytelling?
Cerco di rispondere con una metafora che parla di una pianista, delle sue dita, del suo cuore.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quello della relazione tra fredda tecnicalità e arte è un argomento ricorrente quando si parla di <a href="http://www.lucabaiguini.com/categoria/management/comunicazione" target="_blank">comunicazione</a> (nel mio caso, quasi sempre di <a href="http://www.lucabaiguini.com/categoria/management/comunicazione/public-speaking" target="_blank">comunicazione in pubblico</a>) e di <a href="http://www.lucabaiguini.com/tag/storytelling" target="_blank">storytelling</a>.<br />
La domanda è quasi sempre, più o meno, la stessa:</p>
<blockquote><p><span style="color: #333333;"><em>Che c’azzeccano gli aspetti puramente (e spesso freddamente) tecnici con quel gesto in certo modo artistico che è comunicare in pubblico con profondità, efficacia, empatia?<br />
E perché alcune persone, pur dominando in maniera esemplare la tecnica, non riescono comunque a instaurare una vera relazione con chi sta loro di fronte, tanto da suscitare reazioni del tipo “lezioncina ben recitata, ma nulla di più”?</em></span></p></blockquote>
<p><span id="more-521"></span></p>
<p>Di solito, in situazioni di questo tipo, me la cavo raccontando una piccola storia.</p>
<blockquote><p><em>Mi è capitato, un giorno, di assistere alle prove di una pianista.<br />
Come prima cosa, appena si è messa di fronte allo strumento, ha attaccato con una serie di esercizi di diteggiatura. Non so se vi è mai capitato di sentire degli esercizi di diteggiatura: è quanto di più noioso (almeno per me) si possa immaginare.<br />
Si tratta (spero di non dirla in maniera troppo semplicistica) di eseguire una serie di scale che permettono di perfezionare il movimento delle dita sui tasti. E questa cosa la si fa… per molti minuti che possono diventare (o sembrare) ore.</em></p>
<p><em>Poi, a un certo punto, la pianista ha attaccato con una sonata di Bach. Terminata l’esecuzione ha cercato di spiegare, a me profano, come la velocità di esecuzione che aveva scelto e l’accentuazione di alcuni passaggi volessero tradurre le sensazioni, le idee, i sentimenti che la animavano in quel momento.</em></p>
<p><em>A quel punto le ho chiesto: ma che c’azzecca tutta quella fredda diteggiatura con la finezza e l’intensità di una interpretazione come questa.</em></p>
<p><em>La sua risposta: senza tutta quella diteggiatura le mie dita non sarebbero state in grado di stare dietro alla mia testa ed al mio cuore.</em></p></blockquote>
<p>Ecco, quando devo spiegare questa cosa, io la spiego così.</p>
<p>La tecnica (nel parlare in pubblico, come nel raccontare storie) serve a che le dita stiano dietro alla testa e al cuore… naturalmente, bisogna supporre che davanti a quelle dita una testa ed un cuore ci siano.</p>
<p>Altrimenti la tecnica non è soltanto fredda: è sterile.</p>


<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol><li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2009/01/larte-di-raccontare-storie.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: L&#8217;arte di raccontare storie'>L&#8217;arte di raccontare storie</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2009/12/corporate-storytelling-obiettivi.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Storytelling: tra obiettivi e gusto del raccontare'>Storytelling: tra obiettivi e gusto del raccontare</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Storytelling: tra obiettivi e gusto del raccontare</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2009/12/corporate-storytelling-obiettivi.html</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Dec 2009 08:47:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Creatività]]></category>
		<category><![CDATA[Public Speaking]]></category>
		<category><![CDATA[storytelling]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel corporate storytelling, la costruzione di una storia  legata a filo doppio all'obiettivo per il quale la storia stessa è nata. Eppure, per raccontare con efficacia una storia ci si deve lasciare rapire dal gusto del racconto. In questa dinamica tra aderenza all’obiettivo e gusto del raccontare sta il gioco che può portare lo storytelling da tecnica a forma d’arte, da strumento a vero stile comunicativo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La mia partecipazione, qualche giorno fa, ad un dibattito / talk show con <a href="http://www.ladivinaavventura.it" target="_blank">Enrico Cerni</a> e <a href="http://corporate-storytelling.blogspot.com/" target="_blank">Andrea Fontana</a> sul Corporate <a href="http://www.lucabaiguini.com/tag/storytelling" target="_blank">Storytelling</a> ha messo in moto alcune riflessioni che vorrei condividere in questo e altri post di fine anno e inizio 2010.</p>
<p>La prima riflessione ha a che vedere con il rapporto tra il gusto di raccontare storie e l’obiettivo per raggiungere il quale le storie prendono forma.</p>
<p>Enrico ha sottolineato, giustamente, in apertura del dibattito, come il legame tra storia e obiettivo sia, in ottica di storytelling d’impresa, praticamente inscindibile. Concordo con questa visione, aggiungendo, però, una nota: qualche tempo fa, durante un percorso formativo sul public speaking, ho analizzato in classe alcuni grandi storyteller per tentare di estrarre le strategie che fanno la differenza in termini di efficacia ed impatto sul pubblico.</p>
<p><span id="more-476"></span></p>
<p>La caratteristica principale emersa dall’analisi è che gli storyteller più efficaci dimostravano un grande gusto per il racconto, che sembra prescindere dall’obiettivo del raccontare stesso. Tanto che tutti questi storyteller aggiungono una serie di dettagli completamente inutili nell’economia del racconto, ma che donano vita e godibilità alla storia.<br />
Sembrano, quindi, perdere di vista l’obiettivo per immergersi nel gusto del raccontare, lasciandosi assorbire dalla storia, e assorbendo così anche l’emotività del pubblico.<br />
In questo senso, mi pare che possano valere alcune considerazioni fatte <a href="http://www.lucabaiguini.com/2009/10/pianificazione-e-zen.html" target="_blank">qui</a>: <em>la vera arte</em>, dicevamo, <em>è senza scopo e senza intenzione</em>.<br />
Il raccontare aziende e prodotti, quindi, per penetrare la cortina difensiva che ciascuno erige anche di fronte ad una storia, deve essere, in una certa misura, fine a se stesso.<br />
In questa dinamica tra aderenza all’obiettivo e gusto del raccontare credo stia il gioco che può portare lo storytelling da tecnica a forma d’arte, da strumento a vero stile comunicativo.</p>
<p>Non facile, ma, mi pare, appassionante.</p>
<p>Che ne dite?</p>


<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol><li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2009/01/larte-di-raccontare-storie.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: L&#8217;arte di raccontare storie'>L&#8217;arte di raccontare storie</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/10/il-potere-delle-storie.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Il potere delle storie'>Il potere delle storie</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2010/01/storytelling-tecnica-e-arte.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Bach, la tecnica e l&#8217;arte'>Bach, la tecnica e l&#8217;arte</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Hans Rosling: le belle statistiche</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2009/12/public-speaking-statistiche.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2009/12/public-speaking-statistiche.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 06:06:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Public Speaking]]></category>
		<category><![CDATA[Hans Rosling]]></category>

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		<description><![CDATA[Hans Rosling ha inventato Gapminder, uno strumento particolarmente efficace ed elegante per comunicare visivamente fenomeni ed evoluzioni complesse.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nei miei corsi sul <a href="http://www.lucabaiguini.com/categoria/management/comunicazione/public-speaking">public speaking</a> presento spesso alcuni speech di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Hans_Rosling" target="_blank">Hans Rosling</a>, per mostrare come uno strumento di supporto ad una presentazione, una volta che si sono focalizzati correttamente gli obiettivi, può diventare un potente agente di comunicazione.<br />
Devo dire, però, che ha sorpreso anche me vederlo al 96° posto della classifica dei <a href="http://www.foreignpolicy.com/articles/2009/11/30/the_fp_top_100_global_thinkers" target="_blank">Top 100 global thinkers</a> che hanno influenzato il mondo nel 2009, redatta da Foreign Policy.</p>
<p><span id="more-424"></span>Rosling è docente di Global development al Karolinska Institute di Stoccolma, e, constatato il fatto che persiste un&#8217;ignoranza diffusa (di più, un pregiudizio diffuso) circa l&#8217;evoluzione delle dinamiche di sviluppo, specialmente dagli anni &#8216;60 in poi, ha creato uno strumento di comuncazione di questi fenomeni davvero elegante.</p>
<p>Si può vedere Rosling in azione nei video dei suoi speech, tenuti per lo più per <a href="http://www.ted.com/" target="_blank">TED</a>.<br />
Sicuramente la sua energia personale conferisce ancora più fascino e vivacità alla presentazione.<br />
Bisogna dire, però, che <a href="http://www.gapminder.org/" target="_blank">Gapminder</a>, lo strumento messo a punto da Rosling e il suo staff e utilizzabile gratuitamente, offre una visione sintetica, sinottica e dinamica di fenomeni complessi con un grado di efficacia che raramente mi è capitato di incontrare.</p>
<p>La comunicazione di concetti e dinamiche complesse con strumenti grafici è un campo di ricerca davvero affascinante. E chi, come Rosling, è in grado di trasformare i dati in storie da narrare merita di entrare tra i 100 pensatori più influenti dell&#8217;anno.</p>


<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol><li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/05/comunicazione-e-metacomunicazione.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Comunicazione e metacomunicazione'>Comunicazione e metacomunicazione</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/06/comunicazione-e.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Comunicazione è&#8230;'>Comunicazione è&#8230;</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2009/09/sempre-sulle-slide.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Sempre sulle slide'>Sempre sulle slide</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Fattori di successo nel public speaking</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2009/12/public-speaking-fattori-successo.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2009/12/public-speaking-fattori-successo.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 02 Dec 2009 16:01:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Public Speaking]]></category>
		<category><![CDATA[trainer]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lucabaiguini.com/?p=414</guid>
		<description><![CDATA[I fattori di successo nel public speaking hanno a che vedere con:
1. La capacità di accogliere tutto ciò che accade come potenziale risorsa
2. La capacità di mettere qualità in ogni fase di una presentazione
3. La capacità di arricchire le mappe mentali di chi ascolta]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni, in preparazione del corso di public speaking avanzato che ho tenuto al <a href="http://www.mip.polimi.it" target="_blank">MIP</a>, ho riflettuto parecchio sulle caratteristiche degli speaker che hanno, in qualche modo, influenzato il mio modo di pensare attraverso le loro idee e la loro comunicazione.<br />
Insieme ai partecipanti al corso (a proposito, devo a tutti loro un ringraziamento per la disponibilità a mettersi in gioco) abbiamo poi elencato alcuni fattori di successo di una presentazione in pubblico.<br />
Ne sono uscite delle considerazioni che mi pare interessante condividere.</p>
<p><span id="more-414"></span>Credo che a fare da sfondo ad una presentazione di successo (messi da parte gli aspetti tecnici, sui quali mi sono soffermato <a href="http://www.lucabaiguini.com/categoria/management/comunicazione/public-speaking" target="_blank">più volte</a>), ci siano almeno tre elementi:</p>
<ol>
<li>la capacità di accogliere qualsiasi cosa accada durante la presentazione come una potenziale risorsa piuttosto che come un fastidio o una seccatura.<br />
È un atteggiamento mentale che ha come presupposto la grande flessibilità che soltanto chi padroneggia contenuto e struttura della comunicazione può avere.</li>
<li>la capacità di mantenere sullo sfondo l&#8217;obiettivo della propria comunicazione, facendo in modo, nello stesso tempo, di dedicare la propria attenzione totale al qui e ora. È una dinamica molto simile, per spiegarmi meglio, a quella che ho descritto <a href="http://www.lucabaiguini.com/2009/10/pianificazione-e-zen.html" target="_blank">in questo post</a>.</li>
<li>La capacità di allargare ed arricchire, in qualche senso, le mappe mentali di chi ascolta.<br />
Il focus è quasi sempre quello di fornire domande significative piuttosto che risposte preconfezionate.<br />
Su questo punto tornerò&#8230;</li>
</ol>
<p>Mi pare che queste caratteristiche possano aggiungere qualche stimolo anche a quanto scritto qualche giorno fa a proposito del <a href="http://www.lucabaiguini.com/2009/11/competere-insegnando.html" target="_blank">competere insegnando</a>.</p>


<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol><li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/06/comunicazione-e.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Comunicazione è&#8230;'>Comunicazione è&#8230;</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/05/comunicazione-e-metacomunicazione.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Comunicazione e metacomunicazione'>Comunicazione e metacomunicazione</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/11/lezione-sulle-tecniche-di-presentazione.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Lezione sulle tecniche di presentazione'>Lezione sulle tecniche di presentazione</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Addio alle etichette</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2009/11/addio-alle-etichette.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2009/11/addio-alle-etichette.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 09:17:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Self leadership]]></category>
		<category><![CDATA[self branding]]></category>
		<category><![CDATA[self marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Seth Godin]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lucabaiguini.com/?p=298</guid>
		<description><![CDATA[Seth Godin sul suo blog sostiene che è tempo di dire addio alle etichette. Certo, questo impatta sui concetti stessi di carriera e di self branding, ma anche sull'identità delle organizzazioni, specie di quelle che offrono servizi.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È tempo di dire addio alle etichette. Lo sostiene <a href="http://sethgodin.typepad.com/" target="_blank">Seth Godin</a> sul suo <a href="http://sethgodin.typepad.com/seths_blog/2009/11/ms-inbetween.html" target="_blank">blog</a>.<br />Diventa sempre più difficile nelle organizzazioni definire ruoli statici, job description vincolanti.<br />Le persone si abituano a portare cappelli diversi.<br />E se questo da un lato rende tutto più complesso, dall&#8217;altro apre le porte a nuove opportunità.<br />Il post di Seth Godin si conclude così:</p>
<ul>
<p><i>Se la sola ragione per cui stai indossando un solo cappello è che ha sempre indossato un solo cappello, questa non è una buona ragione.</i></p>
</ul>
<p><span id="more-298"></span></p>
<p>Mi sembrano conclusioni in linea con l&#8217;ultima parte dell&#8217;intervista a Drew Gilpin Faust di cui ho riportato <a href="http://www.lucabaiguini.com/2009/11/drew-gilpin-faust-guardate-alle-opportunita.html" target="_blank">alcuni brani</a> ieri.<br />E questo impatta&nbsp;sui concetti stessi di carriera e di self branding, ma anche sull&#8217;identità delle organizzazioni, specie di quelle che offrono servizi.<br />Credo, ma qui mi interessa molto la vostra opinione, che si tratti di pensare, agire e comunicare&nbsp;le proprie capacità ad un livello di pensiero&nbsp;superiore.<br />Il difficile è conciliare la generalità delle competenze con l&#8217;efficacia della comunicazione delle stesse, che implica una certa precisione.<br />Proprio in questi giorni mi sono trovato a dover spiegare che cosa fa <a href="http://www.mindpoint.it/" target="_blank">Mindpoint</a>.<br />I progetti che abbiamo messo in campo in questi anni vanno da un progetto&nbsp;per la <a href="http://www.lucabaiguini.com/2007/06/comunicare-la-sicurezza.html">comunicazione del rischio occupazionale</a> alla fornitura di contenuti per un <a href="http://www.lucabaiguini.com/2008/05/allenamente.html">progetto editoriale</a> alla formazione fino all&#8217;organizzazione di eventi di team building.<br />Qual è il filo rosso?<br />E come comunicarlo?<br />Forse la nostra specificità&nbsp;è quella di comprendere con profondità le esigenze del cliente e di attivare un network di risorse che possono veicolare queste esigenze.<br />Certo, non è facile farlo comprendere senza apparire dei tuttologi.<br />Suggerimenti?</p>


<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Sempre sulle slide</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2009/09/sempre-sulle-slide.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2009/09/sempre-sulle-slide.html#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 10:47:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Public Speaking]]></category>
		<category><![CDATA[slide]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lucabaiguini.com/?p=291</guid>
		<description><![CDATA[Da un articolo di Umberto Santucci e dalla discussione seguente, alcuni spunti su come preparare i materiali di supporto da trasmettere ad altri che ne dovranno fare uso per le proprie presentazioini.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A proposito di <a href="http://www.lucabaiguini.com/2009/09/slide-pro-e-contro.html">questo post</a> in cui si parlava dei pro e dei contro dell&#8217;utilizzo delle slide, <a href="http://www.umbertosantucci.it/" target="_blank">Umberto Santucci</a>, autore dell&#8217;articolo che ha ispirato il post, mi ha mandato un commento che pone una questione interessante.<br />Ecco che cosa scrive Umberto:</p>
<ul>
<p><i>Una sola osservazione su cui dovremmo riflettere.<br />Normalmente si pensa che l&#8217;oratore o il formatore usi le sue slide.<br />Tuttavia può capitare, in azienda, o anche nella professione libera (è capitato anche a me di dover usare slide &#8220;imposte&#8221; dal committente) di usare slide altrui o comunque supporti predisposti (pensiamo ai materiali di vendita dei rappresentanti, o a giovani formatori che devono usare slide standardizzate o comunque fatte dal senior).</i></p>
</ul>
<p><span id="more-291"></span></p>
<blockquote dir="ltr" style="MARGIN-RIGHT: 0px">
<p><i>In questi casi che si fa?</i></p>
</blockquote>
<ul>
<p><i>Un buon metodo sarebbe far vedere al conferenziere come vanno usate le slide, poi fargli fare tutta o parte della conferenza assistendolo, infine fargliela fare da solo. <br />Ma in quanti casi ci danno o si prendono tutto questo tempo?<br />Si dovrebbe quindi pensare a come fare una slide che deve usare un altro (nella mia posso metterci un gatto, perché so che cosa devo dire, ma ad un altro va spiegato da qualche parte (magari nelle note) che cosa deve dire e come deve usare la slide del gatto.<br />Chiedi: che cosa vedete? Come mai un gatto? Come lo mettete in relazione con quanto abbiamo detto?<br />Ecco dunque che oltre ad aver preparato la slide diamo anche un&#8217;indicazione su come &#8220;rompere le aspettative&#8221;, &#8220;ancorare&#8221; al gatto (come tu giustamente dici), e gestire in modo brillante la slide e la presentazione.</i></p>
<p><i>Che ne pensi?</i></p>
</ul>
<p>Il mio commento:</p>
<p>Credo che prima ancora delle slide vada assolutamente condivisa la strategia della presentazione, con i suoi obiettivi macro (espressi in termini di risultati attesi sull&#8217;uditorio: Druker diceva che &#8220;<i>Communication is what the listener does</i>&#8220;) e gli obiettivi micro che ogni fase della presentazione vuole perseguire.<br />Naturalmente, questa condivisione andrebbe fatta <i>de visu</i>, ma anche le note alle slide possono essere uno strumento, ove non vi sia la possibilità di una comunicazione più articolata o vi sia la necessità di una standardizzazione (per esempio, se lo stesso materiale deve essere passato a più interlocutori diversi in momenti diversi).<br />Poi, una volta chiarito l&#8217;obiettivo, il ruolo&nbsp;di ogni elemento contenuto nei materiali di supporto dovrebbe essere più semplice da comprendere.<br />In questo senso, può essere utile condividere <a href="http://www.lucabaiguini.com/2008/05/le-funzioni-delle-slides.html">l&#8217;elenco delle possibili funzioni delle slide</a>, in modo da assumere un linguaggio comune che, specie in organizzazioni in cui questa pratica è frequente.</p>
<p>Certo, servono due presupposti non banali:</p>
<ul>
<li>il primo: la disponibilità a utilizzare tempo ed energie per trasferire&nbsp;queste informazioni</li>
<li>il secondo, fondamentale: a monte ci deve essere una una visione &#8220;strategica&#8221; della comunicazione.<br />Perché se gli obiettivi e le funzioni di una slide non sono chiari a chi la produce, ben difficilmente potranno essere trasferiti all&#8217;utilizzatore finale.</li>
</ul>
<p>In questo senso, proprio il dover &#8220;trasmettere&#8221; i propri materiali di supporto a qualcun altro potrebbe essere una buona occasione per analizzare e rivedere la strategia di comunicazione che ci&nbsp;sta dietro. Perché, anche in questo caso, non si deve dimenticare che, se questi non sono strumenti al servizio di una strategia, il rischio di fare delle slide il proprio despota verrà ereditato da chi le slide le dovrà utilizzare.</p>
<p>Qualche altra idea in proposito?</p>


<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol><li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/11/le-funzioni-delle-slide-2.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Le funzioni delle slide [2]'>Le funzioni delle slide [2]</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/11/lezione-sulle-tecniche-di-presentazione.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Lezione sulle tecniche di presentazione'>Lezione sulle tecniche di presentazione</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Slide: pro e contro</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2009/09/slide-pro-e-contro.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2009/09/slide-pro-e-contro.html#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2009 15:44:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Public Speaking]]></category>
		<category><![CDATA[slide]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lucabaiguini.com/?p=290</guid>
		<description><![CDATA[Da un articolo di Umberto Santucci, alcuni suggerimenti per un uso strategico delle slide nelle presentazioni o durante sessioni di formazione.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.umbertosantucci.it/" target="_blank">Umberto Santucci</a> su <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/09/11/pregi-e-difetti-del-relatore-con-le-slide" target="_blank">Apogeonline</a> analizza pregi e difetti nell&#8217;uso delle slide in presentazioni o sessioni formative.<br />Il titolo dell&#8217;articolo offre&nbsp;già un&#8217;indicazione importante: &#8220;<b>Pregi e difetti del relatore con le slide</b>&#8220;, come a dire che è il relatore a determinare il buono e il cattivo dello strumento.<br />Sottoscrivo.</p>
<p><span id="more-290"></span></p>
<p>I principali limiti (secondo Santucci) dell&#8217;uso di Powerpoint (o di pressochè tutti gli altri software per la costruzione di slide):</p>
<ul>
<li>la facilità d&#8217;uso genera routine, mediocrità, uniformità di presentazioni</li>
<li>quando si è preparata una presentazione, si tende a seguirla in modo rigido e</li>
<ul>
<li>si perde di vista la visione strategica</li>
<li>non si costruisce la conoscenza insieme con i partecipanti</li>
<li>diventa monotona somministrazione di lezioni preconfezionate</li>
</ul>
<li>viene utilizzata come promemoria per l&#8217;oratore più che per facilitare la comprensione degli ascoltatori (e le slide si riempiono di testo)</li>
</ul>
<p>Indicazioni di Santucci per un &#8220;buon uso&#8221; delle slide (sempre in estrema sintesi):</p>
<ul>
<li>utilizzare brevi elenchi, parole chiave, frasi ad effetto</li>
<li>mischiare criteri diversi per sorprendere e spiazzare</li>
<li>evitare monotonia e ripetitività</li>
<li>usare supporti diversi</li>
<li>esplorare le alternative</li>
</ul>
<p>I miei commenti: sono, in linea generale, d&#8217;accordo con&nbsp;quanto scrive Santucci, con qualche aggiunta.</p>
<ol>
<li>Innanzitutto, si deve tenere assolutamente presente che <b>le slide sono a supporto del relatore</b>, e non viceversa.</li>
<li>Si deve aver ben chiaro l&#8217;obiettivo della presentazione (o della fase della presentazione), e fare, quindi, un uso coerente delle slide.<br />In questi due post ho sintetizzato gli usi possibili delle slide.<br /><a href="http://www.lucabaiguini.com/2008/05/le-funzioni-delle-slides.html">Le funzioni delle slide</a><br /><a href="http://www.lucabaiguini.com/2008/11/le-funzioni-delle-slide-2.html">Le funzioni delle slide [2]</a></li>
<li>Si deve fare uso del <b>telecomando per le slide</b>.<br />Questo consente di:</li>
<ul>
<li>non doversi avvicinare al PC per fare avanzare le slide</li>
<li>oscurare le slide (lo si può fare anche cliccando il tasto &#8220;b&#8221; o il tasto &#8220;.&#8221; sulla tastiera) nel momento in cui si vuole attrarre l&#8217;attenzione su altri elementi</li>
</ul>
<li>Si deve utilizzare la funzione &#8220;<b>Desktop esteso</b>&#8220;, in modo da poter lavorare sul PC e modificare l&#8217;ordine delle slide (e, magari, sopprimerne o aggiungerne qualcuna) durante le pause.<br />Inoltre, può essere utile dare una scorsa ogni tanto alle slide successive come promemoria.</li>
<li>Può essere utile <b>agire sulle slide</b> durante la presentazione, cerchiando un elemento, per esempio, oppure facendo un disegno. Con Powerpoint lo si può fare cliccando CTRL+P e utilizzando il mouse o una tavoletta grafica.<br />In questo modo addirittura le slide possono essere usate come alternativa alla lavagna a fogli e, comunque, si conferisce varietà alla presentazione.</li>
</ol>
<p>Sono soltanto alcune note sparse&#8230; credo che tornerò presto sull&#8217;argomento, magari in modo più organico.</p>


<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Metafore in aula (e non solo)</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2009/09/metafore-in-aula-e-non-solo.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2009/09/metafore-in-aula-e-non-solo.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2009 14:17:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Public Speaking]]></category>
		<category><![CDATA[Training]]></category>
		<category><![CDATA[metafora]]></category>
		<category><![CDATA[storytelling]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lucabaiguini.com/?p=288</guid>
		<description><![CDATA[Un articolo sul ruolo e le potenzialità dell'uso delle metafore nel public speaking in generale, ed in ambito formativo in particolare.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Su &#8220;Learning News&#8221; (newsletter di <a href="http://www.aifonline.it/" target="_blank">AIF</a>) di agosto, un breve e interessante articolo di <a href="http://www.giulioscaccia.it/" target="_blank">Giulio Scaccia</a> sul ruolo della metafora in ambito formativo.<br />Ho già dato alcuni stimoli sul ruolo delle metafore e delle storie nella <a href="http://www.lucabaiguini.com/comunicazione/">comunicazione</a> in generale e nel <a href="http://www.lucabaiguini.com/comunicazione/public-speaking/">public speaking</a> in particolare in questi articoli:</p>
<ul>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2009/01/larte-di-raccontare-storie.html">L&#8217;arte di raccontare storie</a></li>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2008/10/il-potere-delle-storie.html">Il potere delle storie</a></li>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2007/10/il-processo-del-rendere-ragion.html">Il processo del rendere ragione</a></li>
</ul>
<p>Riprendo alcuni concetti chiave di Scaccia che mi paiono interessanti:</p>
<p><span id="more-288"></span></p>
<ul>
<li>in ambito formativo, si agisce sull&#8217;apprendimento (e sul cambiamento) a livelli diversi:<br /><b>la teoria</b> stimola l&#8217;apprendimento cognitivo<br /><b>le esercitazioni</b> agevolano l&#8217;apprendimento esperienziale<br /><b>le metafore</b> e gli aforismi provocano l&#8217;apprendimento intuitivo<br />il successo di un&#8217;azione formativa dipende in parte anche dalla corretta calibrazione di questi livelli</li>
<li>in particolare nell&#8217;utilizzo di metafore, il <b>linguaggio</b> ha una funzione fondamentale e la forza suggestiva delle parole diventa vero e proprio strumento di apprendimento e di cambiamento.<br />La parole devono quindi avere il potere di facilitare associazioni e trasferimenti mentali verso &#8220;regioni&#8221; semantiche ed esperienziali potenzialmente ricche di futuri sviluppi;</li>
<li>la metafora porta alla condivisione, all&#8217;intreccio di obiettivi e aspettative tra il formatore e i partecipanti, nell&#8217;ottica di trasferire visioni e valori senza imposizione;</li>
<li>le metafore funzionano perché:</li>
<ul>
<li>parlano all&#8217;inconscio</li>
<li>usano un linguaggio universale</li>
<li>presentano opzioni</li>
<li>non attaccano direttamente il problema o le persone</li>
<li>risvegliano risorse sopite</li>
<li>rendono più consapevoli</li>
</ul>
<li>In aula la metafora può essere usata in vari modi:</li>
<ul>
<li>in apertura: per segnare il percoso e creare stati diversi (curiosità, motivazione, fiducia)</li>
<li>in chiusura: per lasciare aperte delle domande, o per fissare dei contenuti</li>
<li>prima o dopo un concetto: per fornire una visuale più ampia, più ricca, o semplicemente diversa</li>
</ul>
<li>Il formatore deve avere la capacità di cogliere il momento migliore per usare la metafora, quando i partecipanti sono più disposti ad entrare in questa dimensione analogica e simbolica.</li>
</ul>
<p>Certo, come abbiamo già visto più volte su questo blog, l&#8217;utilizzo di metafore e storie (in ambito formativo, ma, più in generale, nella comunicazione) ha a che vedere con il mondo della tecnica, ma anche (e forse di più) con il mondo dell&#8217;arte.</p>


<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol><li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/10/il-potere-delle-storie.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Il potere delle storie'>Il potere delle storie</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/04/ci-si-inchina-solo-alle-domande.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Ci si inchina solo alle domande'>Ci si inchina solo alle domande</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/10/the-ten-habits-of-high-effective-trainers.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: The ten habits of high effective trainers'>The ten habits of high effective trainers</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Modelli, complessità e vulgata</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2009/08/modelli-complessita-e-vulgata.html</link>
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		<pubDate>Fri, 07 Aug 2009 08:42:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Managerial skills]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[Festival dell'Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Spaventa]]></category>

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		<description><![CDATA[Da un intervento di Luigi Spaventa al Festival dell'Economia di Trento, alcune riflessioni sul rapporto tra creazione di modelli, riduzione della complessità e traduzione dei modelli stessi in strumenti concreti di intervento e, quindi, in prodotti pronti per l'uso.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho ascoltato, in questi giorni, alcuni degli interventi dello scorso&nbsp;<a href="http://2009.festivaleconomia.eu/" target="_blank">Festival dell&#8217;Economia di Trento</a>.<br />Alcuni mi hanno interessato particolarmente. Uno di questi è un intervento di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Spaventa" target="_blank">Luigi Spaventa</a> in una sessione chiamata &#8220;<a href="http://2009.festivaleconomia.eu/multimedia/audio?page=9" target="_blank">Processo ai controllori&nbsp;e ai politici</a>&#8220;.<br />Il format era quello di un vero e proprio processo, con un&#8217;accusa ed una difesa. Spaventa rappresentava l&#8217;accusa, appunto, ai contollori e ai politici, che poco o nulla avrebbero fatto per prevenire la crisi.<br />Voglio sottolineare, in particolare, un passaggio che riguarda, più che le autorità politiche e di controllo, gli economisti, perché mi sembra vi si esprima un concetto interessante.</p>
<p><span id="more-281"></span></p>
<p>Ecco che cosa dice Spaventa verso la fine del suo <i>J&#8217;accuse</i>:</p>
<ul>
<p><i>&#8220;Ormai si legge ovunque che l&#8217;approccio della&nbsp;supervisione si basava su premesse fallaci: mercati in grado di autocorreggersi, capacità e interesse del management a evitare i rischi, vantaggi di uno sviluppo senza ostacoli dei mercati finanziari, dunque, come ha scritto&nbsp;Henry Kaufman, l&#8217;accettazione da parte della FED di un </i>libertarian dogma<i>.</i></p>
<p><i>Allora, mi chiedo, qual era la fonte di questa diffusa saggezza convenzionale recepita da Banca Centrale e regolatori (la quale saggezza convenzionale coincideva, si dà il caso, con gli interessi dei regolati)?<br />In realtà questo fa parte di uno </i>Zeitgeist<i>, di uno spirito del tempo, il quale era lo spirito del tempo della grande moderazione, di quegli anni d&#8217;oro in cui tutto andava bene, un sentimento di fine della storia economica, un Fukujama con immediati effetti, con il macroeconomista come ingegnere, come scrisse Greg Mankiw. </i></p>
<p><i>Ieri furono processati gli economisti, oggi me ne dovrò occupare da un altro versante. Non il versante deplorevole dove l&#8217;ideologia viene motivata con la scienza e la scienza si corrompe in ideologia, che pure è frequentissimo. Neppure quello assolutorio, che in parte era quello di Perotti ieri, che ci dice che la letteratura tratta e modella ogni sorta di&nbsp;eccezione all&#8217;ipotesi di razionalità e di perfetta informazione.</i></p>
<p><i>Quel che conta, e ben dovrebbero saperlo gli economisti, non è quel che fanno nei loro studi, dove vedono tutto, per carità, ma è la </i>vulgata<i> della teoria che viene trasmessa e che ha bisogno di prodotti pronti per l&#8217;uso. Ben se ne accorsero Keynes e gli economisti keynesiani quando la vulgata keynesiana diventò volgare, se ne dovrebbero accorgere, oggi, gli economisti di altra confessione&#8221;.</i></p>
</ul>
<p>Spaventa prosegue, quindi, dando due esempi di recepimento di proposizioni economiche nella vulgata.</p>
<p>Il concetto interessante è questo: gli economisti (così mi pare di capire da quanto dice Spaventa) non dovrebbero limitarsi a produrre teorie e spiegazioni aderenti alla realtà. Dovrebbero occuparsi anche di come questi modelli vengono recepiti e tradotti in strumenti concreti di intervento (la <i>vulgata</i>) e, quindi, delle conseguenze pratiche del loro pensiero.<br />E, quindi, di come il loro pensiero impatta sullo Zeitgeist, sullo spirito del tempo.<br />Mi capita spesso di parlare di modelli, e di sottolineare come ogni modello sia, in sé, un riduttore di complessità. La contropartita di questa riduzione della complessità è la disponibilità di strumenti concreti di intervento sulla realtà che il modello stesso descrive (e, in questo senso, interpreta).<br />Direi che Spaventa percorre la stessa strada, pur da premesse diverse.<br />Mi pare un concetto fecondo di conseguenze, e, naturalmente, valido non soltanto per gli economisti.<br />Che ne dite?</p>


<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Public speaking e Time management in luglio</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2009/06/public-speaking-e-time-management-in-luglio.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2009/06/public-speaking-e-time-management-in-luglio.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2009 13:26:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gestione del tempo]]></category>
		<category><![CDATA[Public Speaking]]></category>
		<category><![CDATA[corso]]></category>
		<category><![CDATA[mindpoint]]></category>

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		<description><![CDATA[Due percorsi formativi a luglio 2009 per Mindpoint
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un paio di segnalazioni su percorsi formativi che ho in programma per le prossime settimane con <a href="http://www.mindpoint.it/" target="_blank">Mindpoint</a>:</p>
<p><i>9-10-11 Luglio &#8211; Brescia</i><br /><b>Il pubblico nelle tue mani</b><br />L&#8217;obiettivo è il trasferimento delle tecniche più efficaci per affrontare con successo presentazioni pubbliche, per gestire una riunione, per comunicare con efficacia informazioni ed idee.<br />Il corso ha un&#8217;impostazione pratica e pragmatica, ed è diretto a tutti coloro che affrontano presentazioni nei diversi ambiti e contesti (riunioni ristrette o allargate, convegni, meeting &#8230;) e che desiderano migliorare le proprie performance di comunicazione in pubblico.<br />Tutti i dettagli qui</p>
<p><i>17-18 Luglio &#8211; Brescia</i><br /><b>Priorità 1: il tempo</b><br />L&#8217;obiettivo, in questo caso, è il trasferimento pratiche che consentano di valorizzare al meglio il proprio tempo, in funzione degli obiettivi da raggiungere. Questo programma basa la propria efficacia su un mix di competenze centrate sia sulla gestione del tempo che sulla capacità di stabilire e perseguire i propri obiettivi. <br />Durante l&#8217;intero percorso formativo&nbsp;viene posta grande attenzione al processo soggettivo di valorizzazione del tempo, al fine di individuare insieme punti di forza e aree di miglioramento rispetto alle attuali strategie.<br />I dettagli sono qui</p>


<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Lontani dalle etichette, specialmente in tempi di crisi</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2009/05/lontani-dalle-etichette-specialmente-in-tempi-di-c.html</link>
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		<pubDate>Mon, 18 May 2009 17:10:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Creatività]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Managerial skills]]></category>
		<category><![CDATA[Team]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lucabaiguini.com/?p=259</guid>
		<description><![CDATA[John Baldoni, in un interessante articolo, sostiene come, specialmente in tempi di crisi, i manager dovrebbero evitare di pensare e comunicare in termini di etichette e generalizzazioni, per evitare di minare la coesione dell'organizzazione
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <a href="http://blogs.harvardbusiness.org/baldoni/" target="_blank">blog di John Baldoni</a> offre spesso degli spunti interessanti. Uno mi pare quello contenuto nell&#8217;articolo <a href="http://blogs.harvardbusiness.org/baldoni/2009/05/avoid_labeling_when_you_are_fi.html" target="_blank"><i>In a crisis, avoid labeling</i></a>.<br />La tesi è questa: i politici utilizzano spesso la pratica di etichettare i problemi. <br />Un esempio: l&#8217;assistenza alle aziende in crisi può essere definita da qualcuno &#8220;nazionalizzazione&#8221;, da altri &#8220;stabilizzazione&#8221;.<br />Queste semplificazioni hanno il chiaro fine di indirizzare il consenso. E funzionano perché parlano a dei seguaci più che a degli individui.<br />I manager dovrebbero evitare questa pratica, che comprime gli spazi del dibattito interno e sfavorisce l&#8217;emergere di una intelligenza collettiva e di modi alternativi di pensare, specialmente nei momenti di crisi.</p>
<p><span id="more-259"></span></p>
<p>E per evitare le etichette dovrebbero</p>
<ol>
<li><b>Evitare le generalizzazioni</b> (arrivando anche a mettere in discussione i processi decisionali)</li>
<li><b>Evitare il linguaggio delle ingiurie</b> (guardando ai problemi ed alle decisioni come momenti in cui il contributo di tutti è utile, evitando di pensare in termini di amico/nemico)</li>
<li><b>Evitare la censura</b> (sia da parte dei manager verso gli esecutori, che viceversa)</li>
<li><b>Non spersonalizzare</b> (guardando agli individui più che ai ruoli o alla gerarchia)</li>
</ol>
<p>Naturalmente, il processo di creazione delle etichette non è in sè negativo (anche perché questi meccanismi linguistici rappresentano un riduttore di complessità che, seppur nasconda delle insidie, è senz&#8217;altro utile). <br />Specialmente in momenti di crisi, però, gli svantaggi in termini di</p>
<ul>
<li>rottura del dialogo tra i livelli della gerarchia</li>
<li>perdita di domande preziose (o di risposte preziose)</li>
<li>erosione della coesione dell&#8217;organizzazione</li>
<li>divisione degli individui in amici / nemici</li>
</ul>
<p>sono ampiamente superiori ai vantaggi, perché minano ciò di cui c&#8217;è più bisogno nei momenti di difficoltà.</p>
<p>La mia opinione: l&#8217;articolo centra perfettamente alcuni aspetti (anche linguistici) che impattano fortemente sulle dinamiche di gruppo. <br />Certo, tra il dire e il fare, in questo caso, il mare è piuttosto ampio. <br />Anche perché non è facile evitare le generalizzazioni che stanno alla base delle etichette, visto che la loro generazione ha radici profonde negli stili di apprendimento, decisione, comunicazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Link all&#8217;articolo originale: <a href="http://blogs.harvardbusiness.org/baldoni/2009/05/avoid_labeling_when_you_are_fi.html" target="_blank">In a crisis, avoid labeling</a></p>


<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol><li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2009/08/leadership-in-tempo-di-crisi.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Leadership in tempo di crisi'>Leadership in tempo di crisi</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2009/12/la-crisi-come-occasione-di-apprendimento-e-crescita.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: La crisi come occasione di apprendimento e crescita'>La crisi come occasione di apprendimento e crescita</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/12/manager-2009.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Manager 2009'>Manager 2009</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Tesi, antitesi, sintesi</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2009/03/tesi-antitesi-sintesi.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2009/03/tesi-antitesi-sintesi.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2009 08:31:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Change management]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Creatività]]></category>
		<category><![CDATA[Problem solving]]></category>
		<category><![CDATA[brainstorming]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lucabaiguini.com/?p=242</guid>
		<description><![CDATA[Ci sono due modi per valutare un'idea, un progetto, un fatto: uno si basa sull'equanimità della valutazione, l'altro sul principio tesi, antitesi, sintesi. In questo articolo si esaminano le potenzialità di questa seconda modalità.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I commenti all&#8217;articolo sul <a href="http://www.lucabaiguini.com/2009/02/critica-del-brainstorming.html">brainstorming</a> mi hanno portato a riflettere, in questi giorni, su un aspetto collaterale (ma forse non poi tanto) che ha a che vedere con la valutazione di un&#8217;idea o di un progetto, e con i relativi processi di decision making.<br />Normalmente un singolo o un team che valutano un&#8217;idea o un&nbsp;progetto cercano di ponderarne punti di forza e punti deboli, opportunità e minacce (nell&#8217;analisi SWOT, ad esempio), vantaggi e svantaggi, costi e opportunità nella maniera più equanime possibile.<br />Il presupposto è che ciascuno assuma&nbsp;una posizione obiettiva, onesta, equidistante.<br />Nel caso di una valutazione effettuata da un team, la somma di queste equidistanze dovrebbe portare alla decisione migliore.<br />Questo è un modo di procedere. <br />Ne esiste, però, un altro, che ha una lunga tradizione nella storia del pensiero e, come vedremo, larga applicazione.<br />Si tratta del metodo basato su <b>tesi, antitesi, sintesi.</b></p>
<p><span id="more-242"></span></p>
<p>È su questo principio che poggiano, ad esempio,&nbsp;i dialoghi platonici.<br />Ed è sullo stesso principio che si basa la procedura penale o civile: due tesi contrapposte da cui ci si attende emerga una sintesi che porti alla verità dei fatti.<br />Hegel ha eletto questo processo a principio di realtà: non è soltanto il processo comunicativo&nbsp;che funziona per tesi, antitesi e sintesi, ma l&#8217;evoluzione della realtà stessa si fonda su questa dinamica.<br />C&#8217;è un presupposto interessante, ben visibile nelle aule dei tribunali: <b>dalle due parti non ci si attende equanimità e obiettività</b>.<br />Il &#8220;gioco delle parti&#8221;, anzi, si basa proprio sulla parzialità delle tesi contrapposte.<br />Nessuno si attende dall&#8217;avvocato dell&#8217;accusa equilibrio nella valutazione degli elementi di prova. Piuttosto, ci si aspetta grande abilità nel&nbsp;&#8221;<i>tirare l&#8217;acqua al proprio mulino</i>&#8220;.<br />Il principio che anima questa aspettativa&nbsp;è semplice: otterrò&nbsp;un risultato migliore dalla contrapposizione di&nbsp;due parzialità dichiarate rispetto alla somma di più imparzialità.<br />Due fazioni ciascuna delle quali espone le proprie ragioni parziali con la forza generata proprio da questa parzialità porteranno a sviscerare la realtà in modo così approfondito da generare una sintesi efficace. La sintesi, poi, potrà essere generata dalle parti a seguito della discussione, oppure da un terzo che abbia raccolto le ragioni della tesi e dell&#8217;antitesi.</p>
<p>Mi domando se questo principio possa trovare una qualche applicazione pratica nei processi di decision making nelle organizzazioni&#8230;</p>
<p>Che ne pensate? (Naturalmente, dividetevi&nbsp;in due fazioni per nulla equanimi!)</p>


<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol><li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2010/02/formazione-tesi-antitesi-e-sintesi.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Tesi, antitesi e sintesi nel processo formativo'>Tesi, antitesi e sintesi nel processo formativo</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;inner game della comunicazione in pubblico</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2009/03/linner-game-della-comunicazione-in-pubblico.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2009/03/linner-game-della-comunicazione-in-pubblico.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 02 Mar 2009 08:05:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Public Speaking]]></category>
		<category><![CDATA[inner game]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lucabaiguini.com/?p=241</guid>
		<description><![CDATA[Anche il discorso meglio preparato e pronunciato (e tecnicamente più valido) non può sfuggire al rischio di apparire non sincero e "artificiale". Che fare, allora, per recuperare autenticità e attenzione?
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Su <a href="http://www.hbritalia.it/" target="_blank">HBR Italia</a> di gennaio/febbraio, un articolo di Nick Morgan intitolato &#8220;<b>Come diventare grandi speaker</b>&#8220;.<br />L&#8217;autore parte dall&#8217;assunto che anche il discorso meglio preparato e pronunciato (e tecnicamente più valido) non può sfuggire al rischio di apparire non sincero e &#8220;artificiale&#8221;.<br />È una tesi che sostengo spesso anch&#8217;io nei corsi di public speaking: oratori tecnicamente perfetti, chirurgici nell&#8217;applicare metodi e strategie, che però creano nell&#8217;uditorio un senso di diffidenza (<i>non so bene perché, ma ho la sensazione che non me la racconti giusta</i>).<br />Il motivo di questa diffidenza si basa sul fatto che i micro-segnali non verbali non sono controllabili da parte dell&#8217;oratore, e vengono, invece, recepiti dal pubblico.<br />Non c&#8217;è modo, quindi, di dissimularli con un non verbale studiato a tavolino.</p>
<p><span id="more-241"></span></p>
<p>Se non è possibile, dunque, nascondere una certa artificialità nei discorsi in pubblico, quale strategia attuare per apparire autentici (e, in questo momento, di fronte alla diffidenza che questa congiuntura economica suggerisce, il bisogno di autenticità è davvero alto)?<br />Morgan suggerisce semplicemente di ribaltare i termini della questione: invece di tentare di essere autentici, è meglio concentrarsi su come esprimere sinceramente sentimenti, motivazioni, passioni.<br />In questo modo il linguaggio del corpo non dovrà più essere controllato, ma semplicemente seguirà gli stati interni, rinforzando il messaggio.<br />E per farlo, anziché provare gesti che facciano sembrare sincero un discorso, è meglio puntare su quattro obiettivi fondamentali:</p>
<ul>
<ol>
<li>Essere aperti con gli ascoltatori</li>
<li>Instaurare un contatto con il pubblico</li>
<li>Essere appassionati dell&#8217;argomento</li>
<li>Ascoltare il pubblico</li>
</ol>
</ul>
<p>Il discorso, quindi, dovrebbe essere provato per quattro volte: ciascuna dovrebbe focalizzare uno di questi obiettivi, e simulare una situazione che &#8220;costringa&#8221; a dare il meglio su questo fronte.</p>
<h2>Essere aperti con gli ascoltatori</h2>
<p>Si potrebbe, per esempio, immaginare di fare la presentazione davanti a qualcuno con cui ci si sente a proprio agio (familiari, amici), e sentire quali sensazioni produce questa immagine mentale, per poi ricrearle nel momento in cui ci si trova, invece, davanti ad un pubblico con cui il grado di confidenza è molto meno elevato.<br />Da notare il fatto che il focus va soprattutto sulle sensazioni. &#8220;<i>Non ragionateci troppo:</i> &#8211; suggerisce Morgan &#8211; <i>è un po&#8217; come esercitarsi in uno swing a golf o in una battuta a tennis. Anche se potreste prendere piccoli appunti mentali su cosa state facendo, questo non deve distogliervi dal riconoscere una sensazione che potete cercare di replicare più tardi</i>&#8220;.</p>
<p>È una questione, insomma, di <a href="http://www.lucabaiguini.com/2008/01/perdere-lo-swing.html">inner game</a>.<br />E dell&#8217;inner game rispetta regole e cornici, valide sia per questo obiettivo che per gli altri tre successivi.</p>
<h2>Instaurare un contatto con il pubblico</h2>
<p>Questa volta la visualizzazione potrebbe avere a che vedere, per esempio, con un bambino che conosciamo&nbsp;e che non vuole ascoltare ciò che gli vogliamo dire. <br />In questo modo si possono generare strategie creative per attrarre l&#8217;attenzione. <br />Si tratta, poi, di mantenere l&#8217;attenzione. <br />E in questo caso si potrebbe immaginare di voler comunicare con un adolescente (notoriamente facile alla distrazione).</p>
<h2>Essere appassionati dell&#8217;argomento</h2>
<p>Qui si tratta di fare emergere le emozioni di fondo, ciò che appassiona, i motivi fondanti di questa passione. <br />Si potrebbe, suggerisce Morgan, immaginare che qualcuno nel pubblico possa avere il potere di togliervi tutto, se non viene conquistato dalla presentazione. <br />(Da notare che in questo caso il processo motivazionale generato da questa visualizzazione ha a che vedere con un &#8220;allontanarsi da&#8221; piuttosto che con un &#8220;andare verso qualcosa&#8221;. Per qualcuno questo approccio&nbsp;potrebbe non essere appropriato. Si tratta, allora, di generare una visualizzazione più consona).</p>
<h2>Ascoltare il pubblico</h2>
<p>In questo caso, è bene immaginare di osservare il proprio pubblico da vicino, cogliendo gli stessi segnali non verbali che loro sono in grado di cogliere nello speaker.<br />Questo potrebbe portare anche a modificare il <a href="http://www.lucabaiguini.com/2008/05/comunicazione-e-metacomunicazi.html">setting</a> della presentazione, offrendo maggiori spazi allo scambio di idee e di feedback.<br />Naturalmente, sempre compatibililmente con il nostro <a href="http://www.lucabaiguini.com/2008/06/comunicazione-e.html">obiettivo</a> e la <a href="http://www.lucabaiguini.com/2008/04/pubblico-e-pubblici.html">profilazione</a> del pubblico.</p>


<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol><li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/05/comunicazione-e-metacomunicazione.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Comunicazione e metacomunicazione'>Comunicazione e metacomunicazione</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2009/01/bush-e-il-linguaggio-della-politica.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Bush e il linguaggio della politica'>Bush e il linguaggio della politica</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/06/comunicazione-e.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Comunicazione è&#8230;'>Comunicazione è&#8230;</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Leadership: questione di quantità</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Feb 2009 07:11:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Dinamiche di potere]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Team]]></category>
		<category><![CDATA[Team management]]></category>
		<category><![CDATA[Teamwork]]></category>
		<category><![CDATA[Time]]></category>

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		<description><![CDATA[Uno studio mostra come i gruppi scelgano i loro leader sulla base di quanto ogni persona contribuisce alla discussione nel gruppo, anche quando questi contributi non dimostrano una reale competenza delle persone stesse.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Su <a href="http://www.time.com/" target="_blank">Time</a>, un interessante <a href="http://www.time.com/time/health/article/0,8599,1878358,00.html">resoconto</a> di una ricerca svolta alla <a href="http://berkeley.edu/" target="_blank">University of California, Berkeley</a> da Cameron Anderson e Gavin Kilduff.<br />Lo studio mostra&nbsp;come i gruppi scelgano i loro leader sulla base di quanto ogni persona contribuisce alla discussione nel gruppo, anche quando questi contributi non dimostrano una reale competenza delle persone stesse.</p>
<p><span id="more-236"></span></p>
<p>Un campione di studenti divisi in gruppi di quattro doveva simulare una competizione per strutturare un&#8217;immaginaria organizzazione no-profit dedita all&#8217;ambiente. Un&nbsp;premio di 400 dollari sarebbe toccato alla migliore organizzazione (a giudizio degli stessi ricercatori). L&#8217;obiettivo era osservare come, all&#8217;interno dei gruppi stessi, emergesse una leadership.</p>
<p>Al termine del loro lavoro nei team, i membri di ogni squadra hanno espresso un giudizio sui loro compagni di lavoro, sia sul livello di influenza sul gruppo, sia (più importante) sul livello di competenza. Anche un gruppo di osservatori indipendenti ha espresso&nbsp;la stessa valutazione, e lo stesso hanno fatto&nbsp;Anderson e Kilduff. Ebbene, tutti i tre gruppi sono giunti alla stessa conclusione: le persone che avevano parlato di più durante le sessioni di teamwork erano valutati meglio sia a livello di &#8220;intelligenza in generale&#8221; che a livello di &#8220;affidabilità ed autodisciplina&#8221;. Le persone che avevano parlato meno, invece, venivano giudicate mediamente più &#8220;convenzionali e non creative&#8221;.</p>
<p>Gli individui dominanti nel gruppo ottenevano, quindi, un&#8217;alta capacità di influenzare perché erano percepiti come più competenti degli altri.<br />Ma era vero?<br />Per comprenderlo gli sperimentatori hanno ripetuto un esperimento simile, questa volta su un oggetto&nbsp;più facilmente misurabile: la matematica.<br />Questa volta, quindi, i team dovevano risolvere problemi matematici.<br />Di nuovo, gli individui che avevano parlato di più erano più facilmente descritti dai loro pari come leader, ma anche come persone competenti (in questo caso in campo matematico).<br />Ed a contare, ancora una volta, sembrava essere la quantità delle risposte date più che la loro qualità. I partecipanti all&#8217;esperimento, infatti, sembravano assegnare riconoscimento sia a chi rispondeva per primo, che a chi rispondeva per secondo o per terzo ad un quesito, e magari aggiungeva pochissimo rispetto a quanto detto prima.<br />Il risultato era che spesso chi veniva classificato come molto competente non era colui che aveva dato il maggior numero di risposte corrette. E nemmeno colui che, in altri test matematici, aveva ottenuto il punteggio più alto. Era semplicemente colui che aveva dato il maggior numero di risposte.</p>
<p>Le conclusioni degli autori: &#8220;<i>Gli individui dominanti si erano comportati in modo da apparire competenti, al di sopra ed oltre le loro reali competenze</i>&#8220;.</p>


<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol><li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/06/la-leadership-sulle-greggi.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: La leadership sulle greggi'>La leadership sulle greggi</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/06/gruppi-contenuto-processo.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Gruppi, contenuto, processo'>Gruppi, contenuto, processo</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/05/pigmalione-ad-uso-dei-manager.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Pigmalione ad uso dei manager'>Pigmalione ad uso dei manager</a></li>
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		<title>Percorsi di lettura</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 07:20:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Public Speaking]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[Basics]]></category>

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		<description><![CDATA[Percorsi di lettura attraverso le tematiche trattate dal blog www.lucabaiguini.com
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questi ultimi giorni ho aggiunto al blog, in fondo alla homepage, una sezione intitolata &#8220;Percorsi di lettura&#8221;.<br />Si tratta di alcuni argomenti chiave del blog, sviluppati in modo da dare&nbsp;una certa unitarietà e organicità al susseguirsi dei post che, per come sono nati e per la logica stessa di un blog, organici non sono.</p>
<p><span id="more-234"></span></p>
<p>Ho tentato, quindi, di costruire un fil-rouge che consenta di muoversi all&#8217;interno dell&#8217;argomento con gradualità, suddividendo gli stimoli in famiglie e tipologie.<br />Al di là, quindi, dell&#8217;ordinamento puramente cronologico degli archivi per categoria che trovate nella sezione a destra.<br />Mi pare che questo approccio possa essere utile sia ai nuovi lettori (che in questo periodo sono parecchi), sia agli avventori abituali, che possono trovare così qualche spunto in più, magari rimasto nascosto negli archivi.</p>
<p>Per ora i percorsi sono:</p>
<p><b><a href="http://www.lucabaiguini.com/percorsi/leadership.html">Leadership</a><br /><i>Teorie, pratiche, esempi</i></b><br />Un percorso di lettura su una delle tematiche più scottanti, specie nei tempi di crisi, con articoli, libri, riflessioni, il tutto suddiviso in aree tematiche.</p>
<p><b><a href="http://www.lucabaiguini.com/percorsi/basics.html">Basics</a></b><br /><b><i>Concetti e teorie fondamentali</i></b><br />Una rubrica dedicata ai &#8220;fondamentali&#8221; del personal development e dei comportamenti organizzativi, per acquisire alcuni dei concetti base di queste discipline.</p>
<p><b><a href="http://www.lucabaiguini.com/percorsi/public-speaking.html">Public Speaking</a><br /><i>Strategie di comunicazione in pubblico</i></b><br />Un percorso dedicato alla comunicazione in pubblico tra tecnica e arte, per sottolineare come presentare in modo&nbsp;efficace le proprie idee e progetti sia un <i>sapere</i>, ma anche un <i>saper fare</i> ed un <i>saper essere</i>.</p>
<p>Naturalmente, se qualcuno avesse delle idee su&nbsp;argomenti o modalità per proseguire questo piccolo esperimento, ogni vostro suggerimento sarà il benvenuto.</p>


<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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