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	<title>Luca Baiguini &#187; Coaching</title>
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	<description>Luca Baiguini - Weblog and personal website</description>
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		<title>Auguri, tanta fortuna</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Dec 2011 21:19:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[Goal setting]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[fortuna]]></category>
		<category><![CDATA[preparazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Il successo è l'incontro tra fortuna e preparazione.
Alcune riflessioni su questa convinzione, che diventano auguri.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tra gli effetti collaterali (desiderati) di tenere un blog, c&#8217;è quello di intrattenere delle conversazioni con i lettori. Qualche volta avvengono nei commenti ai post. Altre (spesso) via mail.<br />
Recentemente ho scambiato alcuni pareri con un giovane studente.<br />
La domanda, in sintesi: vale la pena darsi pena per studiare, prepararsi, acquisire capacità, quando sembra che i criteri per ottenere successo siano altri (affiliazione, per lo più)?</p>
<p>Ho risposto manifestando alcune mie convinzioni.<br />
Tra queste, un punto fermo che mi ha trasmesso un mio maestro: ogni successo è l&#8217;incontro tra un colpo di fortuna e la meticolosa preparazione allo stesso. Uno solo dei due ingredienti non basta.<br />
La risposta che ho ricevuto mi ha fatto riflettere.<br />
Si tratta della storia di un tale.<br />
Si potrebbe riassumerla così (le parole sono mie, ma il senso generale è questo):</p>
<p><em>Un tale frequenta un corso di laurea in ingegneria.<br />
Arriva regolarmente in ritardo a lezione, non partecipa a lavori di gruppo, disturba i colleghi e perfino i professori.</em><br />
<em> Dà pochissimi esami.<br />
Addirittura, durante un incontro in aula con imprenditori e istituzioni economiche locali viene rimproverato perché sta giocando a carte. Ebbene, costui ha recentemente vinto un importante torneo di poker, guadagnando in pochissimo tempo una somma che chiunque dei suoi colleghi impiegherà alcuni anni a guadagnare.</em></p>
<p><em>Morale: l&#8217;impegno e una pianificazione attenta non potranno mai sostituire&#8230; il fattore C.</em></p>
<p><span id="more-2243"></span></p>
<p>Mi ha fatto riflettere, dicevo.</p>
<p>Ecco, senza la pretesa di dare risposte definitive ad una questione di questo peso, i miei due cents.</p>
<p>La prima cosa a colpirmi è stato il fatto che io non avevo mai pensato seriamente se l&#8217;affermazione secondo cui ogni successo è un incontro di fortuna e preparazione fosse o meno vera. Quindi, non avevo mai cercato prove a favore o contro.</p>
<p>Il fatto che il mio interlocutore lo avesse fatto ha messo in evidenza due modi diversissimi di pensare: per me l&#8217;equazione &#8220;successo = fortuna + preparazione&#8221; rappresenta una convinzione che funziona bene per stimolarmi a lavorare per raggiungere i miei obiettivi, ma anche per dare la giusta dimensione ai momenti in cui gli obiettivi non arrivano. Non m&#8217;importa che sia o meno confermata dalla realtà.<br />
Peraltro, è espressa in modo talmente (abilmente) vago per cui, se volessimo farne un&#8217;analisi distaccata, si potrebbe dimostrarne la veridicità in qualsiasi circostanza. Perfino fare bingo è un incontro tra fortuna (i numeri giusti) e preparazione (giocare, prima di tutto, e poi attenzione ai numeri estratti, e anche la voglia di esporsi al pubblico nel momento in cui si ritiene di aver vinto. Con il rischio, magari, di vedersi messi in ridicolo se si fosse commesso un errore).<br />
Anche un gioco, quindi, apparentemente basato soltanto sulla fortuna, in realtà contiene una dose (non preponderante, forse, ma c&#8217;è) di preparazione.<br />
Banale, ma vero.<br />
E, fateci caso, non particolarmente interessante.<br />
La cosa interessante, nell&#8217;accogliere questa convinzione, sono le sue conseguenze.<br />
Se ci si comporta &#8220;come se&#8221; questa convinzione fosse cosa acclarata, si mantiene la consapevolezza che nei propri successi la buona stella ha giocato la sua parte, senza eccesso d&#8217;esaltazione. Ma anche, nel momento in cui il successo tarda ad arrivare, si tiene presente come non tutto dipenda da noi. E, soprattutto, si tiene l&#8217;occhio puntato su ciò che è nella sfera d&#8217;influenza di ciascuno di noi: la preparazione.</p>
<p>La seconda riflessione: il poker non è come il bingo. Nel poker la fortuna gioca, senza dubbio, la sua parte. Ma alla lunga si vince soltanto se si è preparati. Può darsi che la partita finale di un torneo possa essere vinta per pura fortuna. Ma arrivare a giocarla, quella finale, non può essere soltanto questione di fortuna.</p>
<p>Ho pensato, quindi, che <em>fortuna</em> è spesso il nome che noi diamo alla preparazione altrui. E quanto più sentiamo distante quell&#8217;altrui (nella cultura, negli atteggiamenti, nei valori), tanto più cadiamo in questa trappola.</p>
<p>Pensate se il giocatore di poker, invece che di carte, fosse stato appassionato, che so, di informatica. E se  fosse stato descritto in questo modo:</p>
<p><em>Addirittura, durante un incontro in aula con imprenditori e istituzioni economiche locali viene rimproverato perché sta scrivendo righe di codice battendo rumorosamente sulla tastiera del suo portatile. Ebbene, costui ha recentemente venduto un brevetto, guadagnando in pochissimo tempo una somma che chiunque dei suoi colleghi impiegherà alcuni anni a guadagnare.</em></p>
<p>Credo che, detto così, qualcuno avrebbe scomodato (per un qualche paragone) Bill Gates, Steve Jobs, o qualche altro guru (preferibilmente dalla giovinezza un po&#8217; ribelle e scapestrata). E il suo esempio sarebbe valso a dimostrare quanto il nostro sistema scolastico sia inadeguato rispetto alle sfide dei nostri giorni etc. etc.</p>
<p>Non voglio essere qualunquista: non credo che dedicare gli anni migliori al poker o al bingo sia la stessa cosa di una laurea in ingegneria a pieni voti.<br />
No.<br />
Però, niente alibi.<br />
Raccontarsi che impegno e pianificazione non potranno mai sostituire il <em>fattore C</em> è un alibi.<br />
Punto.</p>
<p>Terza, e ultima, riflessione.<br />
Mi è parso che questo fosse un buon modo per farvi i miei auguri per questo Natale, questa fine d&#8217;anno e per quello che sta per cominciare.</p>
<p>Auguro a me, alle persone a cui tengo, a tutti voi la fortuna di non darle troppo peso, alla fortuna.</p>
<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Io penso positivo&#8230;</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2011/07/psicologia-positiva.html</link>
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		<pubDate>Sat, 30 Jul 2011 10:54:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[Scienze cognitive]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia positiva]]></category>

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		<description><![CDATA[Da uno speciale di Mente e Cervello, un elenco dei punti di forza del carattere che, coltivati, possono migliorare umore, vita personale, relazioni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230; è il titolo di uno speciale di <strong><a href="http://www.lescienze.it/" target="_blank">Mente e Cervello</a></strong> (numero di Agosto), nel quale si analizzano alcuni fondamenti della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Psicologia_positiva" target="_blank">psicologia positiva</a>.</p>
<p>Si tratta di quel ramo della psicologia che si occupa di individuare i meccanismi che contribuiscono al benessere psichico degli individui, del &#8220;funzionamento&#8221; ottimale delle persone e dei gruppi, piuttosto che concentrare l&#8217;attenzione sulla cura dei disturbi mentali e sul rimedio alle patologie sociali.</p>
<p>Naturalmente, si tratta di distinguere tra una ricerca con solide basi scientifiche e le molte banalizzazioni (a volte un po&#8217; cialtronesche) che affliggono questo campo.</p>
<p>Riprendo un passaggio del primo dei tre articoli dello speciale: <strong>Pensieri per stare bene</strong>.</p>
<p><span id="more-1957"></span></p>
<blockquote><p>Per identificare le patologie mentali l&#8217;American Psychiatric Association ha sviluppato un manuale diagnostico, il <em>Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders </em>(DSM), che classifica tutti i disturbi psicologici per facilitarne l&#8217;identificazione e il trattamento. Christopher Peterson, dell&#8217;Università del Michigan, ha opposto una versione positiva del DSM, vale a dire la classificazione delle 24 caratteristiche positive dell&#8217;essere umano che chiama «punti di forza del carattere». [...] Questa classificazione è stata elaborata attraverso le risposte di oltre 150.000 persone a un questionario psicometrico in 240 punti, e mira a favorire l&#8217;individuazione delle risorse psicologiche degli individui.</p></blockquote>
<p>Ed ecco l&#8217;elenco delle caratteristiche:</p>
<blockquote><p><strong>DSM positivo: i punti di forza del carattere</strong></p>
<p>I punti di forza del carattere rappresentano le disposizioni positive dell&#8217;essere umano. Coltivandoli si può migliorare l&#8217;umore, lo stato d&#8217;animo e il comportamento, con effetti positivi sulla vita personale e di relazione.</p>
<p><strong>Saggezza e sapere</strong></p>
<ul>
<li>Curiosità e interesse per il mondo</li>
<li>Desiderio di imparare</li>
<li>Giudizio, senso critico, apertura di spirito</li>
<li>Ingegnosità, originalità, intelligenza pratica</li>
<li>Lungimiranza, capacità di mettere in prospettiva gli eventi</li>
</ul>
<div><strong>Coraggio</strong></div>
<div>
<ul>
<li>Valore e coraggio</li>
<li>Perseveranza, assiduità, diligenza</li>
<li>Integrità, autenticità, sincerità</li>
<li>Entusiasmo</li>
</ul>
<div><strong>Giustizia</strong></div>
<div>
<ul>
<li>Senso della giustizia e del dovere, lealtà</li>
<li>Equità, imparzialità</li>
<li>Rispetto delle gerarchie</li>
</ul>
<div><strong>Moderazione</strong></div>
<div>
<ul>
<li>Capacità di perdono</li>
<li>Umiltà e modestia</li>
<li>Prudenza, discrezione, capacità di prendere precauzioni</li>
<li>Autocontrollo</li>
</ul>
<div><strong>Trascendenza</strong></div>
<div>
<ul>
<li>Apprezzamento della bellezza e dell&#8217;eccellenza</li>
<li>Gratitudine</li>
<li>Speranza, ottimismo e apertura verso il futuro</li>
<li>Gioia e senso dell&#8217;umorismo</li>
<li>Spiritualità, ricerca del senso della vita</li>
</ul>
</div>
</div>
</div>
</div>
</blockquote>
<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		<title>It&#8217; up to you</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2011/07/it-up-to-you.html</link>
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		<pubDate>Wed, 13 Jul 2011 07:41:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[Self leadership]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Il libro di Mario Calabresi "Cosa tiene accese le stelle" e gli stimoli a prendere in mano il proprio futuro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto in questi giorni &#8220;<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8804610212/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=lucabaig-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8804610212" target="_blank">Cosa tiene accese le stelle</a>&#8221; di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Calabresi" target="_blank">Mario Calabresi</a>.<br />
Mi è piaciuto, parecchio.<br />
Belle storie di chi crede che il futuro, in qualche modo, è nelle nostre mani.<br />
Mi ha colpito una ricerca (citata nel libro) effettuata nel 2007 dal <a href="http://pewresearch.org/" target="_blank">Pew Research Center </a>di Washinghton. Sono i risultati di un sondaggio fatto tra tutti i giovani del mondo. Devono, i giovani, rispondere alla domanda</p>
<blockquote><p>Quanto pensate che il vostro futuro e la vostra realizzazione dipendano da fattori esterni alla vostra volontà?</p></blockquote>
<p>Risultati (alcuni):</p>
<ul>
<li>Stati Uniti: 30%</li>
<li>Francia: 50%</li>
<li><strong>Italia: 70%</strong></li>
</ul>
<p>Da notare che siamo nel 2007, anno pre-crisi.<br />
Non ho dati per affermarlo, ma ho la sensazione che la situazione non possa che essere peggiorata.</p>
<p>Una percezione di questo tipo rispetto alla possibilità di determinare il proprio futuro non può che portare alla passività o alla aggressività. A rassegnarsi o incazzarsi. Mi pare che stia prevalendo la prima opzione.</p>
<p>Ben vengano, quindi, le scosse come quelle che ci danno Calabresi, le persone che intervista (dalla bambina marocchina che a scuola se la cava meglio di chiunque altro, al giovane che da Vinadio (Cuneo) conquista la Silicon Valley) e le storie che ci racconta.</p>
<p>E ben venga la citazione che sta verso la fine del libro. È di Mark Twain, e suona così:</p>
<blockquote><p>Tra vent&#8217;anni sarai più deluso dalle cose che non hai fatto che da quelle che hai fatto. E allora molla gli ormeggi. Lascia i porti sicuri. Lascia che gli alisei riempiano le tue vele. Esplora. Sogna.</p></blockquote>
<blockquote><p>&nbsp;</p></blockquote>
<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Leadership @ Googleplex</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2011/04/leadership-google.html</link>
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		<pubDate>Mon, 18 Apr 2011 07:23:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership development]]></category>
		<category><![CDATA[Team]]></category>
		<category><![CDATA[Team building]]></category>
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		<category><![CDATA[google]]></category>

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		<description><![CDATA[Da un articolo su New York Times, una ricerca condotta in Google per trovare le pratiche di management più impattanti sulla performance del gruppo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da un <a href="http://www.nytimes.com/2011/03/13/business/13hire.html?_r=2&amp;pagewanted=all" target="_blank">articolo</a> sul <a href="http://www.nytimes.com/" target="_blank">New York Times</a>, una ricerca condotta da Google per stabilire quali fossero i comportamenti dei teamleader che rendevano i gruppi di lavoro più efficaci.<br />
Ne è risultato un elenco di pratiche (in ordine di importanza) piuttosto interessante, per due motivi.</p>
<p>Il primo: niente di nuovo sotto il sole, verrebbe da dire.<br />
La cosa interessante, però, secondo gli autori della ricerca, è l&#8217;ordine di priorità con cui questo elenco di buone pratiche si presenta.</p>
<p>Il secondo: la frase di <a href="http://www.google.com/corporate/execs.html" target="_blank">Lazlo Bock</a>, citata nel finale dell&#8217;articolo.</p>
<blockquote><p>Non c&#8217;è bisogno di cambiare la persona. Questo significa che se sono un manager e voglio migliorarmi, e voglio ottenere di più dalle mie persone, e le voglio più felici, le due cose più importanti che posso fare sono semplicemente essere certo di trovare tempo per loro ed essere costante. E questo è più importante di tutto il resto.</p>
<p><span id="more-1820"></span></p></blockquote>
<p>Infine, ecco le 8 pratiche:</p>
<div>
<div>
<ul>
<li>Sii un buon coach</li>
<li>Fai crescere il tuo team e non dedicarti al micromanagement</li>
<li>Mostra interesse nel successo e nel benessere dei membri del tuo team</li>
<li>Non essere timido: sii produttivo e orientato al risultato</li>
<li>Sii un buon comunicatore e ascolta il tuo team</li>
<li>Aiuta i membri del tuo team nello sviluppo della loro carriera</li>
<li>Sviluppa una visione chiara e una strategia per il team</li>
<li>Sviluppa skill tecniche in modo da poter dare consigli</li>
</ul>
<p>Tutto l&#8217;articolo del New York Times, comunque, merita una lettura</p>
</div>
</div>
<div></div>
<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Essere bravi o essere i più bravi?</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2011/04/essere-bravi-o-essere-i-piu-bravi.html</link>
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		<pubDate>Mon, 04 Apr 2011 06:10:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[sport]]></category>

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		<description><![CDATA[Una riflessione sulla valutazione delle prestazioni e su due diversi set valutativi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una riflessione a caldo, senza struttura: ci sono delle volte in cui essere bravi è sufficiente, altre in cui essere bravi non serve a nulla, si deve per forza essere i più bravi o, per lo meno, più bravi di chi ci sta di fronte.</p>
<p>Una prestazione sportiva, per esempio.</p>
<p>Durante una partita di tennis, o di volley, o di calcio, il fatto di aver giocato bene non serve a nulla, se non si è giocato meglio degli avversari (ammesso che il giocare meglio porti di per sé alla vittoria, ma questo è tutt&#8217;altro paio di maniche).<br />
La misura della performance è una misura relativa che nasce soltanto dal confronto con la performance di qualcun altro.</p>
<p><span id="more-1794"></span>E questo non vale soltanto per lo sport.<br />
Vale in ogni situazione competitiva (sul mercato, all&#8217;interno di un gruppo per la conquista di una posizione, tra due eserciti in battaglia).</p>
<p>Ci sono, invece, situazioni che, per la loro assenza di competizione e, quindi, di confronto, richiedono una prestazione assoluta (nel senso di &#8220;non misurata relativamente ad altre prestazioni&#8221;).<br />
La valutazione di un libro, per esempio, oppure, nel mio caso, la valutazione che viene fatta dai partecipanti di una lezione o di un intervento ad un convegno.<br />
Questo giudizio avviene, per lo più, al di fuori del confronto.</p>
<p>Ora, non è detto che, in sé, un set competitivo porti a performance migliori perché confrontate con le prestazioni altrui. Certo, questo può rappresentare uno stimolo, ma anche un limite. Ci si può, infatti, accontentare di fare &#8220;un po&#8217; meglio&#8221; rispetto agli avversari (o al termine di confronto), senza esprimere appieno il proprio potenziale.</p>
<p>Ora, magari sarà un pensiero sterile, ma mi domando quali differenze possano esserci nella preparazione e nell&#8217;esecuzione di questi due diversi tipi di performance.</p>
<p>Idee?</p>
<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Gaudì&#8230; ad Harvard</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2011/03/harvard-gaudi.html</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Mar 2011 09:48:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership development]]></category>
		<category><![CDATA[Self leadership]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[Harvard Business Review]]></category>

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		<description><![CDATA[Il grande architetto Antoni Gaudì ed il suo capolavoro, la Sagrada Familia, ci insegnano qualcosa circa la leadership. Per questo ho dedicato a loro un articolo sul blog di Harvard Business Review.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Le riflessioni che abbiamo condiviso sulla mia visita alla Sagrada Familìa sono diventate un <a href="http://blogs.hbr.org/cs/2011/03/leadership_architected_by_gaud.html">post</a> per il <a href="http://blogs.hbr.org/" target="_blank">blog</a> di <a href="http://hbr.org/" target="_blank">Harvard Business Review</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’articolo lo trovate qui:</p>
<h1><a href="http://blogs.hbr.org/cs/2011/03/leadership_architected_by_gaud.html">Leadership, Architected by Gaudì</a></h1>
<p>&nbsp;</p>
<h3><a href="http://blogs.hbr.org/cs/2010/03/vanquish_the_time-management_v.html" target="_blank"></a></h3>
<p>Se volete lasciarmi dei commenti in inglese, vi chiedo di farlo direttamente sul blog di Harvard, mentre se volete commentare in italiano, questo è il posto adatto.</p>
<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2009/06/the-fundamental-state-of-leadership.html' rel='bookmark' title='The Fundamental State of Leadership'>The Fundamental State of Leadership</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2010/09/leadership-senior-manager.html' rel='bookmark' title='La leadership sull&#8217;esperienza'>La leadership sull&#8217;esperienza</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/07/leader-e-manager-come-gli-atleti.html' rel='bookmark' title='Leader e manager come gli atleti'>Leader e manager come gli atleti</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Non giudicare</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2011/02/sospensione-giudizio.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2011/02/sospensione-giudizio.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 28 Feb 2011 16:16:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Training]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lucabaiguini.com/?p=1706</guid>
		<description><![CDATA[La sospensione del giudizio come abilità che può far crescere il nostro impatto sul mondo che ci circonda.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa, durante un corso di formazione sul public speaking, ho raccontato un episodio, più o meno così:</p>
<blockquote><p>Stavo frequentando un workshop formativo a Firenze: un incontro di due giornate.<br />
Era primavera, l&#8217;aria era frizzante e profumata ed avevamo aperto le finestre della sala conferenze per poter godere della frescura.<br />
Il trainer ci stava conducendo attraverso un esercizio di rilassamento attraverso una visualizzazione.<br />
Ci descriveva un paesaggio montano, con un laghetto e ci invitava ad immaginare di camminare, respirando lentamente, verso lo specchio d&#8217;acqua.</p>
<p>&#8220;Ad ogni passo, ci diceva, sentite di entrare sempre più profondamente dentro voi stessi&#8221;.<br />
Ogni immagine descritta nella visualizzazione si concludeva con una frase del tipo &#8220;e questa visione vi aiuta ad entrare sempre più profondamente dentro voi stessi&#8221;.</p>
<p>A questo punto, fuori dalla finestra, nel cortile dell&#8217;hotel nel quale si teneva il corso, parte il rumore di un martello pneumatico.</p>
<p><span id="more-1706"></span>Il trainer, senza soluzione di continuità rispetto a quel che stava dicendo, alza la voce e scandisce la frase</p>
<p>&#8220;<em>Ed anche tutto ciò che accade fuori da questa stanza contribuisce a farvi entrare sempre più profondamente dentro voi stessi</em>&#8220;.</p></blockquote>
<p>Ho raccontato, in aula, come questo episodio mi avesse impressionato. E non per la capacità del trainer di reincorniciare un imprevisto. Ad impressionarmi è stata la velocità con cui ha reagito. Una velocità tale da implicare il fatto che (e qui sta il punto che ho voluto condividere con gli allievi del corso) avesse accolto questo imprevisto senza, nemmeno per un istante, giudicarlo. Un solo momento di giudizio (magari con relativa imprecazione interna) gli avrebbe tolto la capacità di reagire con quel tempismo.</p>
<p>Ieri, durante la Messa, nella Prima Lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi, un&#8217;esortazione a non giudicare neppure se stessi:</p>
<blockquote><p>A me però importa assai poco di venire giudicato da voi o da un tribunale umano; anzi, io non giudico neppure me stesso, perché, anche se non sono consapevole di alcuna colpa, non per questo sono giustificato. Il mio giudice è il Signore!<br />
Non vogliate perciò giudicare nulla prima del tempo, fino a quando il Signore verrà. Egli metterà in luce i segreti delle tenebre e manifesterà le intenzioni dei cuori; allora ciascuno riceverà da Dio la lode.</p></blockquote>
<p>Non voglio mischiare sacro e profano. Ed il messaggio di San Paolo va ben al di là dell&#8217;aspetto che sto sottolineando.</p>
<p>Mi chiedo soltanto quanto la sospensione del giudizio per affrontare la realtà qual è e non quale ci piacerebbe che fosse potrebbe far crescere il nostro impatto sul mondo che ci circonda.</p>
<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lucabaiguini.com/2011/02/sospensione-giudizio.html/feed</wfw:commentRss>
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		<title>La lista dei buoni propositi</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2011/01/propositi.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2011/01/propositi.html#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 07 Jan 2011 09:57:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[Goal setting]]></category>
		<category><![CDATA[Self leadership]]></category>
		<category><![CDATA[propositi]]></category>

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		<description><![CDATA[Un paio di ricerche mostrano come dovrebbero essere formulati i buoni propositi per essere più facilmente raggiungibili, sia per le singole persone che per i team.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alle 10.30 del primo gennaio, ho postato questo sul mio profilo Facebook:</p>
<blockquote><p>Quest&#8217;anno:<br />
- leggerò di più<br />
- scriverò di più<br />
- perderò peso<br />
- passerò più tempo con la mia famiglia<br />
- dedicherò più tempo a me stesso<br />
- farò più sport<br />
ma, soprattutto, stilerò più liste di buoni propositi che non riuscirò a realizzare.</p></blockquote>
<p>In realtà, si è già parlato, qui, di <a href="http://www.lucabaiguini.com/?s=propositi&amp;x=0&amp;y=0" target="_blank">buoni propositi</a>.<br />
Aggiungo alcune riflessioni di Steve Martin, che ha <a href="http://blogs.hbr.org/cs/2011/01/how_to_keep_those.html">affrontato l&#8217;argomento</a> sul <a href="http://blogs.hbr.org/" target="_blank">blog</a> di Harvard Business Review.</p>
<p><span id="more-1608"></span>Citando gli studi di <a href="http://www.richardwiseman.com/">Richard Wiseman</a>, Martin sostiene che:</p>
<ul>
<li>per gli uomini è importante settare obiettivi specifici e scriverli</li>
<li>per le donne, invece, è più importante rendere pubblici i propri obiettivi e condividerli con familiari e amici.</li>
</ul>
<p>È, in ogni caso, auspicabile utilizzare entrambe le strategie.</p>
<p>Inoltre, se il problema è invece quello di mantenere altre persone (i componenti del proprio team, per esempio) focalizzati sui propri obiettivi, allora è il caso di distinguere due dimensioni: il livello di motivazione ed il focus di attenzione.</p>
<p>Uno studio della <a href="http://www.chicagobooth.edu/">Chicago University&#8217;s Graduate School of Business</a>, infatti, pare dimostrare che gli individui e i team con un livello di motivazione basso perseguono con più efficacia i propri obiettivi quando vengono loro continuamente mostrati i progressi già fatti . Al contrario, adottare la stessa strategia con un gruppo motivato è meno produttivo: in questo caso è meglio focalizzare l&#8217;attenzione su quanto lavoro c&#8217;è ancora da fare per raggiungere l&#8217;obiettivo.</p>
<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Come comunicare aspettative e obiettivi</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2010/07/comunicare-obiettivi.html</link>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 06:38:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Goal setting]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Team management]]></category>
		<category><![CDATA[Effetto Pigmalione]]></category>
		<category><![CDATA[worklife balance]]></category>

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		<description><![CDATA[Settare aspettative elevate può essere un buono strumento di empowerment, visto che, per il meccanismo delle profezie che si autorealizzano, le persone tendono a riuscire a soddisfare le aspettative stesse. Ma come comunicare in maniera efficace obiettivi e aspettative?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Su Forbes.com, Sangeeth Varghese sta pubblicando una serie di articoli sul team management.<br />
Nel primo ha spiegato come, attraverso il meccanismo della profezia che si autorealizza, comunicare obiettivi ed aspettative sfidanti possa condurre le persone a raggiungere gli obiettivi stessi.<br />
Ho parlato anch&#8217;io di questo effetto <a href="http://www.lucabaiguini.com/2008/05/pigmalione-ad-uso-dei-manager.html" target="_blank">qui</a>.<br />
Nel <a href="http://www.forbes.com/2010/07/12/expectations-challenge-demand-leadership-managing-varghese.html?" target="_blank">secondo articolo</a> della serie, pubblicato in questi giorni, si è concentrato su come comunicare questo tipo di obiettivi e di aspettative.</p>
<p><span id="more-1259"></span>Ecco, in sintesi, la sua ricetta:</p>
<ul>
<li><strong>Dichiara aspettative molto alte.</strong><br />
Ciò che pare impossibile è spesso più probabile che venga raggiunto. Aspettative ordinarie portano scarso impegno. L&#8217;importante è chiarire che ci si attende veramente risultati al di sopra dell&#8217;ordinario.</li>
<li><strong>Comunica le tue aspettative in maniera chiara.</strong><br />
Ci si deve assicurare che non ci siano ambiguità, che ciò che ci si attende sia descritto in maniera completa e positiva. Non ci deve essere confusione su ciò che si sta chiedendo ai propri collaboratori.</li>
<li><strong>Assicurati che le aspettative siano adatte alle persone che coinvolgi.</strong><br />
Questo significa che, nonostante possano sembrare estremamente sfidanti, le aspettative e gli obiettivi devono essere adatti al livello di competenza, al background e all&#8217;ambiente del gruppo che dovrà realizzarli.</li>
<li><strong>Comunica le tue aspettative ad ogni livello.</strong><br />
Un leader deve rinforzare le sue aspettative in maniera costante, sia in privato che in pubblico, formalmente ed informalmente, dentro e fuori dall&#8217;organizzazione. Ogni momento speso con una persona deve essere l&#8217;occasione per confermare la convinzione che l&#8217;interlocutore sarà in grado di realizzare quanto ci si aspetta da lui. E tutto questo deve essere confermato dall&#8217;intera organizzazione.</li>
<li><strong>Ri-conferma le tue aspettative costantemente.</strong><br />
Non ci si deve scoraggiare se qualcuno non è in grado immediatamente di raggiungere gli obiettivi. Piuttosto, va stimolato facendogli comprendere come le aspettative rimangano intatte.</li>
</ul>
<p>Come vedete, in questi giorni il tema del <a href="http://www.lucabaiguini.com/categoria/management/goal-setting" target="_blank">goal setting</a>, ma anche delle sue implicazioni sul <a href="http://www.lucabaiguini.com/?s=worklife+balance&amp;x=0&amp;y=0" target="_blank">worklife balance</a>, è all&#8217;ordine del giorno sul blog.</p>
<p>Ogni contributo è il benvenuto&#8230;</p>
<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/05/pigmalione-ad-uso-dei-manager.html' rel='bookmark' title='Pigmalione ad uso dei manager'>Pigmalione ad uso dei manager</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Superwoman Syndrome</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2010/07/superwoman-syndrome.html</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 06:46:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[Gestione del tempo]]></category>
		<category><![CDATA[Self leadership]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro sotto]]></category>
		<category><![CDATA[stress]]></category>
		<category><![CDATA[worklife balance]]></category>

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		<description><![CDATA[Dena Patton chiama Superwoman Syndrome (rivolgendosi soprattutto alle donne) il fallimento nel gestire le proprie capacità e i propri limiti, rinunciando così ad uno stile di vita salutare e soddisfacente. E le conseguenze di questa rinuncia non sono da poco, sia sul piano fisico che su quello mentale e spirituale. In questo articolo su Entrepreneur.com [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dena Patton chiama Superwoman Syndrome (rivolgendosi soprattutto alle donne) il fallimento nel gestire le proprie capacità e i propri limiti, rinunciando così ad uno stile di vita salutare e soddisfacente. E le conseguenze di questa rinuncia non sono da poco, sia sul piano fisico che su quello mentale e spirituale.</p>
<p>In <a href="http://www.entrepreneur.com/worklife/worklifebalanceadvice/article207342.html" target="_blank">questo articolo</a> su Entrepreneur.com condivide la sua esperienza di business coach, con alcune indicazioni per ristabilire quei salutari confini che permettono di rivestire il propri ruoli con maggiore serenità e con il recupero di un salutare equilibrio.</p>
<p><span id="more-1256"></span>Ecco i suoi 10 trucchi per riuscire a creare (e a crearsi) dei limiti e dei confini:</p>
<p>1. Rendi onore a te stesso settando limiti realistici, gestendo le tue capacità e dicendo spesso &#8220;no&#8221;.<br />
2. Utilizza il tuo lavoro come piattaforma per donare gioia, spirito e amore ogni giorno.<br />
3. Crea un programma per prenderti cura di te, e mettilo in pratica. Se non stai bene, anche il tuo business non starà bene.<br />
4. Semplifica. Sbarazzati di tutto ciò che non è utile, bello, portatore di gioia e amore.<br />
5. Non farti dominare dai tuoi ruoli (imprenditore, moglie, madre). Abbandona questi ruoli almeno 10 minuti al giorno per pregare, meditare, fare il punto della situazione. Tu sei qualcosa di più dei ruoli che ricopri.<br />
6. Investi sul tuo futuro mantenendoti bilanciato, in salute e concentrato. Smettila di prenderti così sul serio.<br />
7. Sii il tuo primo sostenitore, non il nemico di te stesso.<br />
8. La gente non rispetterà i limiti che ti sei posto se non sarai tu il primo a farlo. Gli altri seguiranno.<br />
9. Crea divertimento (per i tuoi collaboratori, per i tuoi clienti) nel tuo business. Crescerà.<br />
10. Circondati da persone che ti onorano e che ti fanno crescere.</p>
<p>In queste caldo luglio e con le vacanze ormai alle porte, alcuni di questi punti potrebbero (almeno nel mio caso) diventare dei buoni propositi per la ripresa a settembre. Che ne dite?</p>
<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2009/04/worklife-balance.html' rel='bookmark' title='Worklife Balance'>Worklife Balance</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2010/01/worklife-balance-la-felicita.html' rel='bookmark' title='Worklife balance: la felicità sta dentro di noi'>Worklife balance: la felicità sta dentro di noi</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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