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	<title>Luca Baiguini &#187; Modelli di leadership</title>
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	<description>Training - Management - Leadership</description>
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		<title>I principali approcci al tema della leadership</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2009/09/i-principali-approcci-al-tema-della-leadership.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2009/09/i-principali-approcci-al-tema-della-leadership.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 16:41:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Modelli di leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Basics]]></category>

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		<description><![CDATA[Un articolo che illustra i principali approcci al tema della leadership che si possono ritrovare nella letteratura, evidenziando gli elementi su cui ciascun approccio si focalizza.
I principali approcci sono: l'approccio dei tratti, l'approccio comportamentale, le teorie contingenti, le teorie del processo, le teorie del risultato.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riprendo, dopo alcuni mesi, la rubrica &#8220;<a href="http://www.lucabaiguini.com/tag/basics" target="_blank">Basics</a>&#8220;, che ha come obiettivo l&#8217;illustrazione di alcuni &#8220;<i>fondamentali</i>&#8221; della formazione comportamentale, del comportamento organizzativo e del personal development.<br />E lo faccio dedicando alcuni post al tema della <a href="http://www.lucabaiguini.com/leadership/">leadership</a>, che mi pare riscuota sempre un certo interesse.</p>
<p>Parto, innanzitutto, da una definizione di leadership (tratta dal libro di Tosi e Pilati &#8220;<a href="http://www.ibs.it/code/9788823831148/tosi-henry-l-pilati/comportamento-organizzativo-attori-relazioni.html?shop=812" target="_blank">Comportamento organizzativo</a>&#8220;), che mi sembra comprenda tutti i principali elementi in gioco:</p>
<ul>
<p><i>La leadership è un processo di influenza sugli altri per far loro comprendere e accettare le decisioni che devono essere prese e le azioni che devono essere intraprese, facilitando gli sforzi individuali e collettivi per il raggiungimento di obiettivi comuni</i></p>
</ul>
<p><span id="more-289"></span></p>
<p>Muovendo da questa definizione, possiamo suddividere gli approcci al tema in cinque&nbsp;famiglie principali:</p>
<ol>
<li><b>L&#8217;approccio dei tratti</b><br />Concentra la propria attenzione su come un leader &#8220;<i>è</i>&#8220;.<br />Tenta quindi di produrre il ritratto del leader ideale, elencandone le caratteristiche ed individuando i tratti della personalità che impattano sull&#8217;efficacia della leadership.<br />La personalità dei leader efficaci, quindi, è diversa da quella di chi leader non è.<br />&nbsp;</li>
<li><b>L&#8217;approccio comportamentale</b><br />Concentra l&#8217;attenzione su ciò che il leader &#8220;<i>fa</i>&#8220;.<br />Analizza e spiega il grado di efficacia delle azioni, cercando all&#8217;interno dei comportamenti del leader alcune caratteristiche osservabili e dei modelli replicabili che consentano di trasferire (e di insegnare) la leadership.<br />I comportamenti che stanno alla base delle osservazioni hanno a che vedere con:</li>
<ul>
<li>distribuzione del <b>potere decisionale</b></li>
<li>attenzione al <b>compito</b></li>
<li>attenzione alla <b>relazione</b><br />&nbsp;</li>
</ul>
<li><b>Le teorie contingenti</b><br />I modelli possiamo definire come &#8220;teorie contingenti&#8221; postulano il fatto che situazioni diverse richiedono approcci alla leadership diversi.<br />Al centro di questi modelli stanno, quindi, dei fattori situazionali che impattano sull&#8217;efficacia dei comportamenti e determinano la relazione tra leader e follower.<br />&nbsp;</li>
<li><b>Le teorie del processo</b><br />Tutti gli approcci visti finora concentrano la loro attenzione principalmente sulla figura del leader (chi è, che cosa fa, in quali situazioni).<br />Le teorie del processo, invece, puntano l&#8217;osservazione sui processi per mezzo dei quali si sviluppa la relazione tra leader e follower (o potenziali follower).<br />&nbsp;</li>
<li><b>Le teorie del risultato</b><br />Queste teorie spostano il focus dagli input (attributi, processo, comportamenti) all&#8217;output della leadership: i risultati. <br />La leadership efficace, quindi, è il prodotto di attributi e risultati.<br />Lo studio dei risultati si basa su quattro criteri:</li>
<ul>
<li><b>Equilibrio</b> nelle dimensioni della performance organizzativa</li>
<li><b>Strategicità</b></li>
<li><b>Durata</b></li>
<li><b>Selfless</b> (sostegno all&#8217;intera organizzazione e non soltanto all&#8217;interesse del leader)</li>
</ul>
</ol>
<p>Nei prossimi <a href="http://www.lucabaiguini.com/tag/basics">basics</a> approfondirò alcune di queste teorie e modelli.</p>


<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lucabaiguini.com/2009/09/i-principali-approcci-al-tema-della-leadership.html/feed</wfw:commentRss>
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		</item>
		<item>
		<title>Leadership e network</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2009/06/leadership-e-network.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2009/06/leadership-e-network.html#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2009 06:01:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Change management]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Managerial skills]]></category>
		<category><![CDATA[Modelli di leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Teamwork]]></category>
		<category><![CDATA[network]]></category>
		<category><![CDATA[organizzazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lucabaiguini.com/?p=265</guid>
		<description><![CDATA[Le dinamiche di leadership applicate ad modello organizzativo tipo 'network' possono essere inquadrate secondo due variabili caratteristiche: la numerosità delle relazioni con i nodi della rete nel tempo eil valore aggiunto nella comunicazione tra nodi. Un nodo può essere inserito in una matrice le cui dimensioni sono la velocità di reazione / risposta (alta o bassa) e il valore aggiunto della risposta (contributo attivo al flusso informativo e/o decisionale). Si individuano così nodi centrali, nodi periferici, nodi ripetitori, nodi morti.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una delle cose belle del fare formazione è il continuo e fecondo scambio che nasce tra chi conduce e chi&nbsp;partecipa ai percorsi formativi.<br />È questo il caso di un modulo su <b>Leadership e Teamwork</b> che ho tenuto qualche settimana fa.<br />A Nicola Santangelo devo queste riflessioni su un modello di leadership adatto ad organizzazioni che operano come network.<br />Le condivido volentieri con voi: mi pare ci sia materiale per una riflessione.</p>
<p><span id="more-265"></span></p>
<h2>Alcune premesse<br /></h2>
<p>Le dinamiche di leadership applicate ad modello organizzativo tipo &#8216;<i>network</i>&#8216; possono&nbsp;essere inquadrate secondo due&nbsp;variabili caratteristiche:</p>
<ul>
<li>la numerosità delle relazioni con i nodi della rete nel tempo</li>
<li>il valore aggiunto nella comunicazione tra nodi</li>
</ul>
<p>In sintesi: un una rete con centinaia di nodi il flusso informativo tende a indirizzarsi verso quel/quei nodi che danno:</p>
<ul>
<li>risposte pronte, un nodo che non risponde viene aggirato</li>
<li>risposte soddisfacenti, se non lo sono il nodo viene aggirato</li>
<li>risposte con valore aggiunto: il contenuto dell&#8217;informazione nel transitare tra nodi accresce.</li>
</ul>
<p>Un insieme di nodi con queste caratteristiche genera un polo di eccellenza (efficacia ed efficienza), che, da un punto di vista diverso,&nbsp;possiamo definire&nbsp;come un polo di leadership: la rete si indirizza verso questo polo e lo segue in quanto gli riconosce&nbsp;autorevolezza.<br />I nodi che non rispondono vengono aggirati e, col tempo, non essendo sollecitati, tendono ad inaridirsi.</p>
<h2>La matrice dei nodi</h2>
<p>Fatte queste premesse, un nodo può essere inserito in una matrice le cui dimensioni sono:</p>
<ul>
<li>velocità di reazione / risposta (alta o bassa)</li>
<li>valore aggiunto della risposta (contributo attivo al flusso informativo e/o decisionale)</li>
</ul>
<p>che individua quattro tipologie di nodi all&#8217;incrocio di queste due dimensioni.</p>
<p><img alt="Leadership e network" src="http://www.lucabaiguini.com/storage/leadership-network.gif" border="0" /></p>
<ol type="A">
<li>Alta velocità di reazione, ma basso valore aggiunto: <b>Nodi ripetitori<br /></b>Si limitano a riflettere informazioni, senza aggiungere contributi originali</li>
<li>Alta velocità di reazione, alto valore aggiunto: <b>Nodi centrali</b><br />Forniscono informazioni / decisioni rapide e aggiungono valore. Sono i leader di fatto del network.</li>
<li>Bassa velocità di reazione, alto valore aggiunto: <b>Nodi periferici </b>(specialisti)</li>
<li>Bassa velocità di reazione, basso valore aggiunto: <b>Nodi morti </b>(il network si occupa di isolarli)</li>
</ol>
<p>Mi pare un approccio meritevole di ulteriori approfondimenti.</p>
<p>Che ne dite?</p>


<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Tassonomia del follower</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2009/06/tassonomia-del-follower.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2009/06/tassonomia-del-follower.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2009 07:30:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dinamiche di potere]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Modelli di leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Boas Shamir]]></category>
		<category><![CDATA[follower]]></category>

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		<description><![CDATA[Boas Shamir propone una tassonomia dei follower basata sulle leve motivazionali che portano ad un sentimento di lealtà verso il leader.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho <a href="http://www.lucabaiguini.com/2008/07/elogio-del-follower.html">già sottolineato</a> come molti studi sulla leadership puntino in realtà la loro attenzione sulla figura del gregario, del follower.<br />Via <a href="http://lescienze.espresso.repubblica.it/edicola/MENTE&amp;CERVELLO" target="_blank">Mente &amp; Cervello</a> ho trovato questa tassonomia del follower, basata sulle leve motivazionali, che trovo piuttosto interessante.<br />L&#8217;autore è <a href="http://sites.huji.ac.il/htbin/people/newsegele/175140" target="_blank">Boas Shamir</a>, della <a href="http://www.huji.ac.il/" target="_blank">Hebrew University</a> di Gerusalemme.<br />A seconda del loro orientamento rispetto alla motivazione, e dei comportamenti conseguenti, Shamir distingue cinque tipologie di follower.</p>
<p><span id="more-263"></span></p>
<p>Eccole:</p>
<ol>
<li><b>Follower orientati alla posizione</b><br />Il rispetto dell&#8217;influenza del leader si basa sulla posizione che il leader stesso ricopre nella gerarchia organizzativa interna.</li>
<li><b>Follower calcolatori</b><br />La lealtà è vista in funzione dei propri obiettivi e dell&#8217;aiuto che il leader può fornire per un più rapido raggiungimento degli stessi</li>
<li><b>Follower orientati all&#8217;identità</b><br />La lealtà deriva dal desiderio di accrescere la consapevolezza di sè e della propria identità, a partire da un&#8217;identificazione con il leader (che viene percepito come potente e, quindi, attraente)</li>
<li><b>Follower orientati alla sicurezza</b><br />Il leader viene visto come il mezzo per garantirsi stabilità. Potrebbero somigliare a dei follower calcolatori, ma in questo caso la motivazione non è razionale ma emotiva.</li>
<li><b>Follower orientati al senso</b><br />La lealtà si basa sulla percezione del leader come portatore di senso, di ordine e come colui che detta le priorità.</li>
</ol>
<p>Lo stesso Shamir sottolinea come tutte queste motivazioni hanno alla base la fiducia del follower nel leader.<br />Nel primo caso la fiducia si basa sul rapporto con l&#8217;istituzione che genera la gerarchia, negli altri casi sul grado di competenza e integrità attribuita al leader.</p>


<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Il legame tra leadership e intelligenze</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2009/04/il-legame-tra-leadership-e-intelligenze.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2009/04/il-legame-tra-leadership-e-intelligenze.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2009 23:10:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership development]]></category>
		<category><![CDATA[Modelli di leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Scienze cognitive]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza emotiva]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza sociale]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenze multiple]]></category>

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		<description><![CDATA[Le ricerche sulla relazione tra le varie forme di intelligenza (intelligenza verbale, intelligenza emotiva, intelligenza sociale) e il tema della leadership si muovono su un terreno giovane, ma ricco di potenzialità
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ronald Riggio inizia <a href="http://blogs.psychologytoday.com/blog/cutting-edge-leadership/200903/the-multiple-intelligences-leaders" target="_blank">questo articolo</a> su <a href="http://www.psychologytoday.com/" target="_blank">Psychology Today</a> con una domanda: le persone intelligenti sono leader migliori?<br />La risposta è, naturalmente, &#8220;dipende&#8221;.<br />Dipende, innanzitutto, da che cosa si intende per intelligenza. <br />Se si intende l&#8217;intelligenza misurata dal Quoziente d&#8217;Intelligenza, le ricerche paiono mostrare che il legame tra un alto QI e il raggiungimento di posizioni di leadership è da debole a moderato.<br />Del resto, chiunque può riconoscere il fatto che essere un genio non significa necessariamente essere un buon leader. E, dall&#8217;altra parte, il mondo ci appare pieno di leader che di geniale non paiono avere granché. Il QI, quindi, conta, ma non in maniera così decisiva.<br />Ci sono, però, come ha evidenziato <a href="http://www.howardgardner.com/" target="_blank">Howard Gardner</a>, altre tipologie di intelligenza.</p>
<p><span id="more-249"></span></p>
<p>Negli anni scorsi, sulla scorta degli studi di Daniel Goleman, si è posto l&#8217;accento sul concetto di intelligenza emotiva. <br />L&#8217;intelligenza emotiva ha a che vedere con la capacità di comunicare con gli altri ad un livello emotivo, di utilizzare le emozioni per indirizzare l&#8217;assunzione di decisioni, di conoscere e regolare le emozioni.<br />C&#8217;è certamente un legame tra intelligenza emotiva e leadership: si tratta di un ingrediente essenziale per creare una relazione buona tra leader e follower, e i leader carismatici spesso mostrano grande abilità nella comunicazione a livello emotivo (su questo punto, peraltro, vedo un legame forte con il modello dei <a href="http://www.lucabaiguini.com/2008/04/self-leadership-secondo-dilts.html">Livelli di pensiero</a> elaborato da Robert Dilts).<br />Anche in questo caso, però, secondo Riggio, il legame tra intelligenza emotiva e leadership certamente esiste, ma non è poi così forte.</p>
<p>C&#8217;è una terza forma di intelligenza su cui puntare l&#8217;attenzione: l&#8217;intelligenza sociale. Si tratta della capacità di comprendere le situazioni sociali, di attenersi alle loro regole, di comprendere la prospettiva altrui, di mappare le norme complesse e astratte che dominano una situazione sociale. Le ricerche di Riggio giungono alla conclusione che questo tipo di intelligenza sembra essere quella che ha un maggiore impatto sulla leadership.</p>
<p>L&#8217;approccio proposto in questo articolo (e, immagino, nel libro di Riggio, Murphy, Pirozzolo &#8220;<i>Multiple intelligences and leadership</i>&#8220;) pare ricordare&nbsp;il cosiddetto &#8220;<i>trait approach</i>&#8221; alla leadership (quell&#8217;approccio che si focalizza sul tracciare un &#8220;ritratto del leader&#8221; elencandone le caratteristiche). In realtà, come l&#8217;autore stesso sottolinea, piuttosto che concentrare la propria attenzione su una serie di concettualizzazioni delle caratteristiche di un leader, questo approccio mira a rappresentare una complessa costellazione di abilità: le diverse intelligenze &nbsp;possono rendere un leader efficace in situazioni diverse, perché includono l&#8217;abilità di adattarsi ad una grande varietà di situazioni sociali e interpersonali. Una combinazione, quindi, delle varie tipologie di intelligenza potrebbe rappresentare un buon indizio per individuare un potenziale leader. Siamo soltanto all&#8217;inizio di un percorso di studio organico delle relazioni tra le molteplici forme dell&#8217;intelligenza e la leadership. Sembra, però, un filone ricco di potenzialità.</p>


<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol><li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/10/leadership-e-intelligenza-sociale.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Leadership e intelligenza sociale'>Leadership e intelligenza sociale</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>La gestione dei collaboratori</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2009/03/la-gestione-dei-collaboratori.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2009/03/la-gestione-dei-collaboratori.html#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2009 11:24:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dinamiche di potere]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Modelli di leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Team]]></category>
		<category><![CDATA[Team building]]></category>
		<category><![CDATA[Team management]]></category>
		<category><![CDATA[Teamwork]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo risorse umane]]></category>

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		<description><![CDATA[Slide del workshop tenuto da Luca Baiguini per l'Ordine dei Dottori Commercialisti di Brescia
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri ho tenuto, per l&#8217;Ordine dei Commercialisti di Brescia, un workshop di mezza giornata&nbsp;sulla <b>gestione dei collaboratori</b>.<br />I temi: teamworking, team management, team building, leadership.<br />Ho utilizzato, per la prima volta, il film d&#8217;animazione Ratatouille come filo conduttore della lezione.</p>
<p><span id="more-245"></span><br />
Ecco le slide:</p>
<div id="__ss_1140887" style="WIDTH: 425px; TEXT-ALIGN: left"><a title="La gestione dei collaboratori" style="DISPLAY: block; MARGIN: 12px 0px 3px; FONT: 14px Helvetica,Arial,Sans-serif; TEXT-DECORATION: underline" href="http://www.slideshare.net/lucabaiguini/la-gestione-dei-collaboratori-1140887?type=powerpoint">La gestione dei collaboratori</a><embed src="http://static.slideshare.net/swf/ssplayer2.swf?doc=090312-teamwork-090313061443-phpapp02&amp;rel=0&amp;stripped_title=la-gestione-dei-collaboratori-1140887" width="425" height="355" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></p>
<div style="FONT-SIZE: 11px; PADDING-TOP: 2px; FONT-FAMILY: tahoma,arial; HEIGHT: 26px">View more <a style="TEXT-DECORATION: underline" href="http://www.slideshare.net/">presentations</a> from <a style="TEXT-DECORATION: underline" href="http://www.slideshare.net/lucabaiguini">lucabaiguini</a>.</div>
</div>
<p>Se qualcuno dei partecipanti volesse lasciare un commento circa la giornata, questo è il luogo adatto per farlo.</p>


<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol><li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/07/le-10-sfide-nella-gestione-dei-talenti.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Le 10 sfide nella gestione dei talenti'>Le 10 sfide nella gestione dei talenti</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>La leadership secondo Barak Obama [2]</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2009/01/la-leadership-secondo-barak-obama-2.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2009/01/la-leadership-secondo-barak-obama-2.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 29 Jan 2009 07:41:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Change management]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Modelli di leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Public Speaking]]></category>
		<category><![CDATA[Obama]]></category>
		<category><![CDATA[stili di leadership]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lucabaiguini.com/?p=229</guid>
		<description><![CDATA[Da un articolo di John Baldoni, alcuni tratti dello stile di leadership espresso da Barak Obama
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le analisi sullo <a href="http://www.lucabaiguini.com/leadership/modelli-di-leadership/">stile di leadership</a> espresso da Barak Obama in questo periodo, naturalmente, si sprecano.<br />Ne ho parlato anche in <a href="http://www.lucabaiguini.com/2008/11/la-leadership-secondo-barak-obama.html">questo post</a> sul suo discorso di insediamento.<br />Del resto, il personaggio sicuramente merita attenzione. <br />John Baldoni, in <a href="http://discussionleader.hbsp.com/baldoni/2009/01/the_many_communication_styles.html" target="_blank">questo articolo</a> sul suo <a href="http://blogs.harvardbusiness.org/baldoni/" target="_blank">blog</a> per Harvard Business Pubblishing, propone le sue idee.</p>
<p><span id="more-229"></span></p>
<p>Ecco le componenti dello stile di leadership di Obama, come sintetizzate nell&#8217;articolo:</p>
<ul>
<li><b>Sfidare</b><br />Fin dal motto della sua campagna elettorale (<i>Yes, we can</i>), Barak Obama ha fatto capire di essere disponibile a raccogliere la sfida, ma di non volerlo fare da solo. Il messaggio è: <i>se volete un&#8217;America diversa, dovete essere disponibili a lavorare per ottenerla</i>. Lui guiderà il cambiamento, ma c&#8217;è bisogno di&nbsp;supporto. Questo messaggio, sostiene Baldoni, vivrà la sua sfida decisiva nel momento in cui dovrà prendere delle decisioni che irriteranno i suoi sostenitori. In quel momento dovrà essere in grado di sfidarli nello stesso modo in cui ha sfidato lo status quo.</li>
<li><b>Domandare</b><br />Obama ama vedere messe in discussione&nbsp;le sue idee, per aggiungere punti di vista diversi. Spesso è lui stesso a provocare il dibattito. E dimostra grande capacità di ascolto.<br />Questa abilità gli sarà cruciale quando avrà bisogno di un appoggio bipartisan alle sue iniziative.</li>
<li><b>Spettacolarizzare</b><br />Obama, anche attraverso un uso sapiente della spettacolarizzazione, ha creato grandi attese e attenzione sulle sfide che la sua amministrazione dovrà affrontare.<br />Il senso di speranza è una leva politica importante, specie nel momento in cui si devono affrontare situazioni&nbsp;difficili.</li>
<li><b>Essere reale</b><br />Obama ha mostrato un ritratto di uomo reale, non ha nascosto la sua passione&nbsp;per lo sport, ha preso posizione su questioni non particolarmente rilevanti, ma vicine alla realtà di tutti i giorni, non si è vergognato nell&#8217;esprimere il suo amore per moglie e figlie. <br />Ha mostrato, insomma,&nbsp;di conoscere i problemi che ciascuno si trova ad affrontare tutti i giorni.</li>
<li><b>Decidere</b><br />Insieme con la sua capacità di ascoltare, ha mostrato di avere capacità decisionali. <br />Il messaggio è: s<i>o ciò che voglio e non ho paura di usare le risorse e il potere in mio possesso per ottenerlo.</i></li>
<li><b>Ispirare</b><br />Nei suoi discorsi Obama si è spesso ispirato all&#8217;esempio di Lincoln ed alla sua retorica, invocando la storia per sostenere la capacità degli Americani di superare gli ostacoli e farne il trampolino di lancio per prendere le decisioni giuste e per progredire.</li>
</ul>
<p>Infine, sottolinea Baldoni, c&#8217;è un&#8217;ulteriore caratteristica che ha fatto apparire Obama come l&#8217;uomo adatto a traghettare l&#8217;America fuori dalle secche: la sua <b>compostezza</b>, che è servita&nbsp;a rassicurare circa le sue capacità, nonostante l&#8217;età e l&#8217;esperienza politica relativamente breve.<br />Per supportare uno stile di questo tipo è necessaria una disciplina rigorosa e una grande capacità di rimanere &#8220;sul pezzo&#8221;.</p>
<p>Baldoni ha scritto l&#8217;articolo prima del discorso di insediamento.<br />Rileggendolo, mi pare,&nbsp;si ritrovano questi temi e questo stile.</p>
<p>Naturalmente, ora tutto questo è alla prova dei fatti&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>


<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol><li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/11/la-leadership-secondo-barak-obama.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: La leadership secondo Barak Obama'>La leadership secondo Barak Obama</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2010/06/turpiloqui.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Turpiloqui'>Turpiloqui</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Macro e micro-culture aziendali</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Nov 2008 14:32:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Change management]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Modelli di leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Team management]]></category>
		<category><![CDATA[Dilts]]></category>
		<category><![CDATA[mission]]></category>
		<category><![CDATA[valori]]></category>
		<category><![CDATA[vision]]></category>

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		<description><![CDATA[In un'organizzazione vision, mission e valori restano lettera morta se non vengono esplicitate le convizioni che sostanziano i valori affermati dall'organizzazione o dal gruppo.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sul numero 75 di&nbsp;<a href="http://www.francoangeli.it/Riviste/sommario.asp?idRivista=17" target="_blank">For &#8211; Rivista per la Formazione</a>, in un articoletto interessante <a href="http://www.psicologia.unipd.it/home/personale.php?idalberomaterie=49&amp;idpers=169&amp;idalbero=51&amp;lingua=1" target="_blank">Massimo Bruscaglioni </a>si pone alcune domande:</p>
<ul>
<li>Perché i <b>valori</b> (e le <b>competenze distintive</b>, i <b>modelli di leadership</b>, la <b>mission</b>, la <b>vision</b>), nonostante siano esplicitamente definiti e diffusi capillarmente, sono così poco pregnanti?</li>
<li>Perché incidono così poco nella realtà e nella percezione delle persone?</li>
<li>Perché non riescono a pervadere il quotidiano, l&#8217;agire concreto delle persone e dei rapporti reali?</li>
<li>Perché risultano poco significativi nel rappresentare il patto di alleanza tra azienda e persone e tra le persone fra di loro?</li>
</ul>
<p><span id="more-198"></span></p>
<p>Bruscaglioni risponde sostenendo che alla <b>macro-cultura</b> aziendale (quella che definisce, appunto, vision, mission e valori) dovrebbe accompagnarsi una <b>micro-cultura</b>: una cultura&nbsp;del &#8220;come&#8221;, rispetto ai grandi &#8220;cosa&#8221; definiti dai valori.</p>
<p>Mi capita spesso, in aula, di raccogliere lamentele da parte di manager che mi raccontano esattamente di questa frattura&nbsp;tra affermazioni di principio e comportamenti quotidiani.<br />Di solito, a quel punto, mostro il <a href="http://www.lucabaiguini.com/2008/04/self-leadership-secondo-dilts.html">modello dei livelli di pensiero</a> elaborato da <a href="http://www.nlpu.com/" target="_blank">Robert Dilts</a>.</p>
<h2>Valori e convinzioni</h2>
<p>In questo modello, lo snodo fondamentale è quello del livello dei <b>valori</b> e delle <b>convinzioni</b>. <br />Entrambi rispondono alla domanda &#8220;<i>perché le persone e le organizzazioni adottano determinati&nbsp;comportamenti, capacità, ambienti?</i>&#8220;. <br />La cosa interessante è il fatto che, mentre i valori (ciò che le persone e le organizzazioni ritengono <i>giusto</i>) sono quasi sempre esplicitati, lo sono molto meno le convinzioni (ciò che si ritiene <i>vero</i>).<br />Agli stessi valori possono corrispondere convinzioni molto diverse, anche opposte.<br />Per esempio, lo stesso valore della sicurezza, potrebbe celare convinzioni diametralmente opposte: una persona potrebbe essere convinta di essere tanto più al sicuro quanto più è isolata dagli altri, un&#8217;altra persona potrebbe essere convinta di essere tanto più al sicuro quanto più ampio è il suo network di conoscenze e frequentazioni.<br />Le conseguenze di convinzioni tanto diverse, naturalmente, impattano in maniera decisiva sui livelli di pensiero inferiori (capacità, comportamenti, ambiente), generando culture profondamente diverse.<br />Questo, secondo me, è il punto (e mi pare che, in modo diverso, sia quanto sostiene anche Bruscaglioni).<br />Finchè non vengono esplicitate, condivise, se il caso anche negoziate, le convinzioni che sostanziano i valori, si percerpirà una frattura tra le affermazioni di principio e la pratica quotidiana, tra macro e micro-cultura aziendale.<br />E vision, mission, valori resteranno delle belle affermazioni scritte su pannelli e libretti, senza alcun impatto concreto sul quotidiano.</p>


<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol><li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/04/self-leadership-secondo-dilts-2.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Self leadership secondo Dilts [2]'>Self leadership secondo Dilts [2]</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/07/sognatore-realista-critico.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Sognatore, realista, critico'>Sognatore, realista, critico</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2010/03/leadership-stati-interni.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Come voglio sentirmi?'>Come voglio sentirmi?</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Leadership e intelligenza sociale</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2008/10/leadership-e-intelligenza-sociale.html</link>
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		<pubDate>Sat, 18 Oct 2008 07:37:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership development]]></category>
		<category><![CDATA[Modelli di leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Self leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Boyatzis]]></category>
		<category><![CDATA[Goleman]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza sociale]]></category>

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		<description><![CDATA[In un articolo su HBR Italia Goleman e Boyatzis presentano le basi biologiche dell'intelligenza sociale e il suo impatto sull'efficacia della leadership
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sul numero di ottobre di <b><a href="http://www.hbritalia.it/" target="_blank">HBR Italia</a></b>, un articolo di <a href="http://www.danielgoleman.info/" target="_blank">Daniel Goleman</a> e <a href="http://weatherhead.case.edu/research/faculty/profile.cfm?id=5212" target="_blank">Richard Boyatzis</a> mette in primo piano l&#8217;importanza dell&#8217;<b>intelligenza sociale</b> per lo sviluppo di un esercizio efficace della <a href="http://www.lucabaiguini.com/leadership/">leadership</a>.<br />Partendo dalle scoperte più recenti delle neuroscienze (neuroni specchio, cellule a fuso, oscillatori), gli autori sostengono che l&#8217;intelligenza sociale sia un insieme complesso (e non facilmente assimilabile) di competenze relazionali e interpersonali costruite all&#8217;interno di specifici circuiti neurali. </p>
<p><span id="more-187"></span><br />
L&#8217;intelligenza sociale ha, dunque, solide basi biologiche e comportamenti come il mostrare empatia o il mettersi in sintonia con gli altri influenzano la chimica cerebrale sia del leader che del follower.<br />Citando gli autori:</p>
<ul>
<p><i>[...] i ricercatori sono giunti alla conclusione che la dinamica leader-collaboratore non rientra nella tipologia dell&#8217;interazione conscia di due o più cervelli indipendenti, ma che piuttosto le due singole menti si fondono in qualche modo in un unico sistema. I grandi leader sono coloro che con il proprio comportamento attivano al massimo questo sistema di interconnessione cerebrale.</i></p>
<p><em></em>&nbsp;</p>
</ul>
<h2>L&#8217;inventario delle competenze emotive e sociali</h2>
<p>Per valutare l&#8217;intelligenza sociale e creare piani di sviluppo, Goleman e Boyatzis propongono uno strumento di valutazione comportamentale basato su sette capacità: l&#8217;<b>inventario delle competenze emotive e sociali</b>.</p>
<p>Ecco le sette capacità oggetto di analisi e di misurazione:</p>
<ol>
<li><b>Empatia</b><br />Saper capire che cosa motiva gli altri, anche coloro che provengono da ambienti ed esperienze diversi, sviluppare sensibilità ai loro bisogni</li>
<li><b>Sintonizzazione</b><br />Ascoltare con attenzione,&nbsp;pensare a come si sentono gli altri, sintonizzarsi sui loro umori</li>
<li><b>Consapevolezza oganizzativa<br /></b>La capacità di apprezzare la cultura dell&#8217;organizzazione e di comprenderne reti sociali e regole esplicite e implicite</li>
<li><b>Influenza<br /></b>La capacità di persuadere e di raccogliere il sostegno delle persone chiave</li>
<li><b>Crescita degli altri<br /></b>Abilità relative al <a href="http://www.lucabaiguini.com/coaching/">coaching</a>, al mentoring, al fornire feedback utili ed efficaci</li>
<li><b>Ispirare gli altri<br /></b>Elaborazione di una visione convincente, costruzione di un tono emotivo positivo, capacità di infondere orgoglio e trarre il meglio dalle persone</li>
<li><b>Lavoro di gruppo<br /></b>Incoraggiamento alla partecipazione ed alla collaborazione da parte di tutti i membri del team</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p>La conclusione dell&#8217;articolo mi pare di grande attualità:</p>
<ul>
<p><i>I manager incalliti possono pensare che sia assurdamente autoindulgente e finanziariamente improponibile occuparsi di queste teorie in un mondo in cui i risultati di bilancio sono la pietra di paragone del successo. Tuttavia, man mano che nuovi metodi di misurazione scientifica dello sviluppo umano vanno a confermare quelle teorie e le mettono in relazione diretta con le prestazioni, il cosiddetto lato soft del business dopo tutto comincia ad apparire meno soft.</i></p>
</ul>
<p>&nbsp;</p>


<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol><li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2009/04/il-legame-tra-leadership-e-intelligenze.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Il legame tra leadership e intelligenze'>Il legame tra leadership e intelligenze</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Total leadership [2]</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2008/05/total-leadership-2.html</link>
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		<pubDate>Mon, 26 May 2008 08:03:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership development]]></category>
		<category><![CDATA[Modelli di leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Self leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Stewart D. Friedman]]></category>

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		<description><![CDATA[L'assunto base della Total Leadership, così come l'ha definita Stewart D. Friedman, è che l'equilibrio tra lavoro, attenzione alla comunità, casa e vita personale non è necessariamente un gioco a somma zero.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In <a href="http://www.lucabaiguini.com/2008/05/total-leadership-1.html">questo post</a>, ho già parlato dell&#8217;approccio alla leadership di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Stewart_D._Friedman" target="_blank">Stewart D. Friedman</a>: la Total Leadership, e della sua metodologia di leadership development basata su esperimenti piccoli e reversibili.<br />Secondo le ricerche di Friedman, gli esperimenti di maggior successo combinano elementi&nbsp;di nove macro categorie</p>
<ul>
<li><b>Rilevazione e riflessione</b><br /><i>Tenere una registrazione delle attività, dei pensieri e dei sentimenti al fine di valutare i progressi compiuti verso i propri obiettivi, accrescendo l&#8217;autoconsapevolezza e mantenendo il focus sulle priorità</i></li>
<li><b>Pianificazione e organizzazione</b><br /><i>Azioni che hanno per obiettivo un miglior uso del tempo</i></li>
<li><b>Ringiovanire e riprendersi</b><br /><i>Curare mente e spirito per migliorare energica e focalizzazione</i></li>
<li><b>Apprezzare e prendersi cura</b><br /><i>Far crescere la fiducia attraverso le relazioni e la socializzazione</i></li>
<li><b>Focalizzazione e concentrazione</b><br /><i>Essere totalmente presenti (sia fisicamente che mentalmente) nei momenti in cui è necessario dedicare attenzione alle persone che contano di più</i></li>
<li><b>Rivelarsi e impegnarsi</b><br /><i>Dimostrare rispetto per le persone nella loro totalità, aprendosi maggiormente agli altri</i></li>
<li><b>Cambiare orari e modalità</b><br /><i>Mettere in discussione i ritmi e le modalità tradizionali per sperimentare nuove operatività</i></li>
<li><b>Delega e sviluppo</b><br /><i>Mettere in campo un processo di delega che consenta di concentrare le proprie energie sulle attività prioritarie</i></li>
<li><b>Esplorazione e ricerca</b><br /><i>Dare spazio a nuove opportunità sia professionali che personali e sociali</i></li>
</ul>
<p>Gli esperimenti meglio riusciti solitamente sono, secondo Friedman, un mix tra diversi di questi elementi.</p>


<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol><li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/05/total-leadership-1.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Total Leadership [1]'>Total Leadership [1]</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Total Leadership [1]</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2008/05/total-leadership-1.html</link>
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		<pubDate>Wed, 21 May 2008 11:59:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership development]]></category>
		<category><![CDATA[Modelli di leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Self leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Stewart D. Friedman]]></category>

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		<description><![CDATA[L'assunto base della Total Leadership, così come l'ha definita Stewart D. Friedman, è che l'equilibrio tra lavoro, attenzione alla comunità, casa e vita personale non è necessariamente un gioco a somma zero.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Su <a href="http://www.hbritalia.it/" target="_blank">HBR Italia</a>, nel numero di maggio, un articolo piuttosto interessante: <i>Siate un leader migliore avrete una vita più ricca</i>, di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Stewart_D._Friedman" target="_blank">Stewart D. Friedman</a>.<br />L&#8217;assunto di base è che, nonostante le tensioni e i conflitti che si possono generare, l&#8217;equilibrio tra lavoro, attenzione alla comunità, casa e vita personale non è necessariamente un gioco a somma zero. Nel senso che, se correttamente contestualizzato, lo sviluppo di uno di questi ambiti può impattare positivamente anche sugli altri.</p>
<p>Friedman suggerisce (con un ottica per molti aspetti simile a quella del problem solving strategico) di introdurre dei piccoli cambiamenti nell&#8217;organizzazione della vita, e di valutare l&#8217;impatto di questi cambiamenti in maniera sistemica, su tutti i quattro ambiti elencati prima. Si tratta di &#8220;esperimenti reversibili&#8221;, nel senso che una valutazione pragmatica e realizzata passo passo consente di verificare se l&#8217;esperimento sta portando o meno i frutti desiderati. In questo modo si possono selezionare e portare a termine soltanto quegli esperimenti che hanno un impatto positivo su tutti gli ambiti, magari anche applicando un processo di correzione e di aggiustamenti successivi.</p>
<p><span id="more-121"></span></p>
<p>Friedman definisce questo approccio &#8220;Total leadership&#8221;.<br />La Total Leadership si fonda su tre principi:</p>
<ul>
<li><b>Realismo</b>: si deve agire con onestà intellettuale nel definire ciò che per ciascuno è importante</li>
<li><b>Unitarietà</b>: si deve agire con sipirito di integrità, rispettando la persona nella sua totalità</li>
<li><b>Innovatività</b>: si deve agire con creatività sperimentando nuovi modi di fare le cose</li>
</ul>
<p>In questo modo si possono progettare degli esperimenti che consentano di perseguire dei miglioramenti su tutti i quattro fronti.<br />Dice Friedman</p>
<ul>
<p><i>Perseguire una vittoria su quattro fronti significa produrre un cambiamento finalizzato a realizzare più obiettivi che riguardano tutti gli ambiti della vostra vita. [...] </i><i><br />Quando riflettete sugli obiettivi da promuovere negli esperimenti, tenete nella dovuta considerazione gli interessi e le opinioni dei vostri referenti principali, e di chiunque possa risentire dei cambiamenti che avete in mente.&nbsp;[...] <br />Alcuni esperimenti giovano direttamente a un solo ambito, pur producendo benefici indiretti negli altri ambiti. Altre attività [...] coprono simultaneamente tutti e quattro gli ambiti</i></p>
</ul>
<p>L&#8217;aspetto più interessante di questo approccio, mi pare, è l&#8217;approccio pragmatico al cambiamento, che si muove per piccoli passi.</p>
<ul>
<p><i>Per vincere su quattro fronti occorre anzitutto sviluppare una visione ben precisa di ciò che volete ottenere da, e apportare a, ciascun ambito della vostra vita, oggi e in futuro, alla luce di un&#8217;approfondita riflessione sulle persone che contano di più per voi e sulle reciproche aspettative.<br /></i><i>Seguono la progettazione e l&#8217;implementazione sistematica di esperimenti specifici &#8211; si tratta di fare una determinata cosa per un breve periodo, per capire come incide su tutti e quattro gli ambiti. Se un esperimento non funziona, lo potete interrompere o modificare, senza grosse perdite. Se funziona, avrete ottenuto una piccola vittoria; con il tempo le piccole vittorie si sommano, e quindi i vostri sforzi complessivi diventano sempre più focalizzati su chi e su cosa conta di più. E, in un modo o nell&#8217;altro, imparate meglio a gestire tutte le componenti della vostra vita.</i></p>
</ul>
<p>In un prossimo post, vorrei dare una descrizione più specifica di ciò che Friedman intende per &#8220;esperimento&#8221;.<br />Stay tuned!</p>


<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol><li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/05/total-leadership-2.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Total leadership [2]'>Total leadership [2]</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Self leadership secondo Dilts [2]</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2008/04/self-leadership-secondo-dilts-2.html</link>
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		<pubDate>Wed, 30 Apr 2008 08:10:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Goal setting]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Modelli di leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Self leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Dilts]]></category>

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		<description><![CDATA[Il modello di self leadership sviluppato da Robert Dilts e l'impatto del modello dei livelli di pensiero.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In <a href="http://www.lucabaiguini.com/2008/04/self-leadership-secondo-dilts-1.html">questo post</a> ho accennato alla definizione di self leadership data da <a href="http://www.nlpu.com/" target="_blank">Robert Dilts</a>.<br />A completare il quadro, il modello dei &quot;livelli di pensiero&quot; delinea una mappa precisa di quali sono i livelli dell&#8217;organizzazione coinvolti nella gestione degli obiettivi e del cambiamento.</p>
<p>In sintesi, nel momento in cui un&rsquo;organizzazione si pone un obiettivo (o avvia un processo di cambiamento), entrano in gioco diversi fattori, che si collocano a diversi livelli:</p>
<ul>
<li>I <strong>fattori ambientali</strong> determinano le opportunit&agrave; che si presentano all&rsquo;esterno o i limiti che gli individui o le organizzazioni devono riconoscere e a cui &egrave; necessario reagire (<em>dove, quando</em>).</li>
<li>I <strong>fattori comportamentali</strong> sono le azioni specifiche che si intraprendono allo scopo di raggiungere efficacemente un obiettivo (<em>che cosa</em>).</li>
<li>Le <strong>capacit&agrave;</strong> sono connesse alle mappe, ai piani ed alle strategie mentali che portano ad agire con successo. Esse governano il modo in cui le azioni vengono selezionate e monitorate (<em>come</em>).</li>
<li>I <strong>valori</strong> e le <strong>convinzioni</strong> forniscono il rinforzo che supporta o, al contrario, inibisce particolari capacit&agrave;. Alle convinzioni e ai valori sono collegati il perch&eacute; si scelga un determinato percorso e le ragioni pi&ugrave; profonde che portano le persone e le organizzazioni ad agire e perseverare (<em>perch&eacute;</em>).</li>
<li>L&rsquo;<strong>identit&agrave;</strong> riguarda il senso che le persone e le organizzazioni hanno del proprio ruolo e della propria mission. Essa deriva dal modo in cui un singolo individuo o un gruppo percepisce se stesso (<em>chi</em>).</li>
<li>I <strong>fattori spirituali</strong> riguardano la vision che le persone e le organizzazioni hanno rispetto al pi&ugrave; ampio sistema di cui fanno parte. Questi fattori si riferiscono al per chi e al per che cosa si siano intraprese determinate azioni o percorsi (<em>il fine</em>).</li>
</ul>
<p>Uno dei compiti principali del leader &egrave;, secondo Dilts, quello di mantenere allineati questi livelli, di mantenere, cio&egrave;, la coerenza interna del sistema. <br />Diversamente, nasceranno&nbsp;dei sabotatori al processo di cambiamento, o dei &quot;killer&quot; che ostacolano il raggiungimento degli obiettivi.<br />L&#8217;essenza della leadership, quindi, consiste nel mantenere allineati i livelli di pensiero, garantendo&nbsp;in questo modo la coerenza del sistema rispetto agli obiettivi e al cambiamento auspicato.<br />Il mancato allineamento di uno qualsiasi di questi&nbsp;livelli con i restanti pu&ograve; determinare un&#8217;interferenza nel raggiungimento degli obiettivi, della vision e della mission organizzative.<br />Un esercizio efficace della leadership e, di conseguenza, del cambiamento organizzativo, richiedono la capacit&agrave; di riconoscere ed affrontare con strumenti specifici le questioni che sorgono a ciascuno di questi livelli.</p>
<p>&nbsp;</p>


<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol><li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/04/self-leadership-secondo-dilts-1.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Self leadership secondo Dilts [1]'>Self leadership secondo Dilts [1]</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/07/sognatore-realista-critico.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Sognatore, realista, critico'>Sognatore, realista, critico</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/11/macro-e-micro-culture-aziendali.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Macro e micro-culture aziendali'>Macro e micro-culture aziendali</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>La leadership secondo McCullough</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2008/04/la-leadership-secondo-mccullough.html</link>
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		<pubDate>Fri, 18 Apr 2008 09:38:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership development]]></category>
		<category><![CDATA[Modelli di leadership]]></category>
		<category><![CDATA[McCullough]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lucabaiguini.com/?p=12</guid>
		<description><![CDATA[Il modello di leadership delineato da David McCullough.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il numero di Aprile di <a href="http://www.hbritalia.it/" target="_blank">HBR Italia </a>&egrave; ricco di spunti interessanti, a cominciare da un &quot;Rapporto speciale sulla Formazione Manageriale 2008&quot;, di cui parler&ograve; nei prossimi giorni.</p>
<p>Prima, per&ograve;, alcune considerazioni dello storico americano <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/David_McCullough" target="_blank">David McCullough </a>su quella che egli definisce la &quot;Leadership senza tempo&quot;. <br />Ecco le caratteristiche che, secondo McCullogh, nel loro insieme ci danno una percezione chiara della prospettiva etica che accomuna i leader esemplari:</p>
<ul>
<li>
<div>Senso della Storia, perch&eacute; la Storia riguarda sia le persone, sia il rapporto tra causa ed effetto</div>
</li>
<li>
<div>Fortuna (il caso, la mano di Dio)</div>
</li>
<li>
<div>Capacit&agrave; di sfruttare i momenti favorevoli</div>
</li>
<li>
<div>Capacit&agrave; di riconoscere a prima vista il talento (e di giudicare le persone anche da come vivono l&#8217;insuccesso. I grandi leader non tollerano l&#8217;autocommiserazione, n&egrave; in se stessi n&egrave; negli altri)</div>
</li>
<li>
<div>Conoscenza, expertise, esperienza. Sapere, insomma, di che cosa si sta parlando (non solo accumulando informazioni, ma analizzando i problemi ed imparando a fare le cose sul campo)</div>
</li>
<li>Affidabilit&agrave;, spina dorsale, forza di carattere (che significa anche coraggio di circondarsi di collaboratori esperti e capaci)</li>
<li>Sincero interesse per i propri collaboratori</li>
<li>Capacit&agrave; di persuadere (Truman la definiva &quot;la capacit&agrave;&nbsp; di far fare agli altri ci&ograve; che dovrebbero saper fare senza bisogno di dirglielo&quot;)</li>
<li>Ascolto. Fare le domande giuste e recepire ci&ograve; che dicono gli altri</li>
<li>Repulsione per l&#8217;avidit&agrave;</li>
<li>Ambizione di eccellere</li>
</ul>
<p>Ce n&#8217;&egrave; per tutti i gusti, insomma.<br />Una volta<a href="http://www.nlpu.com/" target="_blank"> Robert Dilts </a>ha detto che il successo &egrave; l&#8217;incontro tra un momento di fortuna e la preparazione meticolosa a quel momento.<br />Anche McCullough dedica un punto del suo elenco alla fortuna. Un punto. Il resto &egrave; preparazione meticolosa.</p>
<p>&nbsp;</p>


<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Leadership dalle retrovie</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Apr 2008 07:07:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership development]]></category>
		<category><![CDATA[Modelli di leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Harvard Business Review]]></category>
		<category><![CDATA[Linda A. Hill]]></category>

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		<description><![CDATA[Linda A. Hill, responsabile didattica della Leadership Iniziative della Harvard Business School, intervistata da HBR, delinea il suo ritratto del leader del futuro.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://drfd.hbs.edu/fit/public/facultyInfo.do;jsessionid=HCj1FDhN9GyZLLqWHQhgnlsNpJshJWDPXL11LrrMTNkFTcJBlZ1N!817443209!706452095?facInfo=bio&#038;facEmId=lhill%40hbs.edu" target="_blank">Linda A. Hill</a>, responsabile didattica della Leadership Iniziative della <a href="http://www.hbs.edu/" target="_blank">Harvard Business School</a>, intervistata da HBR, delinea il suo ritratto del leader del futuro.<br />Innanzitutto, sostiene, dobbiamo mettere in discussione la nostra tradizionale concezione di un&nbsp;leader che guida un&#8217;organizzazione verso i suoi obiettivi, e pensare piuttosto che</p>
<blockquote><p>la leadership consiste nel creare delle connessioni psicolgiche per motivare e ispirare i collaboratori, e la nostra efficacia in questo campo ha ricche connotazioni culturali. Sappiamo dalle ricerche che le aspettative dei collaboratori in merito al comportamento dei leader variano da un Paese all&#8217;altro. Ma abbiamo bisogno di ulteriori indagini sugli elementi universali e sugli elementi &quot;locali&quot; della leadership.</p>
</blockquote>
<p>E, per superare gli stereotipi in cui il ruolo del leader &egrave; stato ingessato, la Hill propone due previsioni sulla natura della leadership nel prossimo mezzo secolo, che, a suo parere, sar&agrave; definita in parte da due concetti:</p>
<p><strong>Condurre da dietro<br /></strong>Il leader &egrave; una persona che sa come creare un contesto o una cultura in cui&nbsp;<em>altre </em>persone vogliono e possono esercitare la leadership. In questo senso la leadership &egrave; un&#8217;attivit&agrave; collettiva, in cui soggetti diversi, a seconda dei loro punti di forza, assumono in momenti diversi la direzione del gruppo per portarlo l&agrave; dove deve andare, anche senza dover attendere un segnale proveniente dall&#8217;alto. Per usare le parole della stessa Hill:</p>
<blockquote><p>In effetti, condurre da dietro &egrave; un lavoro complesso e comporta grosse responsabilit&agrave; e compiti strategici: stabilire chi deve (e, cosa altrettanto importante, chi non deve) fare parte del gruppo; definire i valori che informeranno il gruppo; sviluppare i talenti dei singoli componenti in moda che possano dare ottimi risultati nei rispettivi ruoli, fissare i confini delle attivit&agrave; del gruppo; e gestire le tensioni che sono insite nella vita del gruppo &#8211; decidendo, ad esempio, quando essere tollerante e quando essere severo, quando improvvisare e quando imporre una disciplina strutturata.</p>
</blockquote>
<p>Questo esercizio della leadership &quot;dalle retrovie&quot;, naturalmente, non &egrave; alternativo alla leadership tradizionale. Piuttosto, complementare. Certamente, per&ograve;, gli scenari che ci attendono richiedono sempre pi&ugrave; una leadership di questo tipo.</p>
<p><strong>La leadership come genio collettivo.</strong><br />Uno dei luoghi di elezione della leadership dalle retrovie &egrave; l&#8217;innovazione. L&igrave;, per definizione, nessuno sa dove si vuole andare con esattezza. E l&#8217;innovazione &egrave; quasi sempre un processo di carattere collettivo pi&ugrave; che individuale. Far funzionare un gruppo ad alto tasso di innovazione significa creare un ambiente in cui i componenti del team (che spesso sono delle vere e proprie star nei rispettivi campi) si sentano coinvolti nel costruire un vero e proprio talento collettivo, anche attraverso il ricambio nell&#8217;esercizio della leadership.</p>


<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol><li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2009/06/the-fundamental-state-of-leadership.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: The Fundamental State of Leadership'>The Fundamental State of Leadership</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Self leadership secondo Dilts [1]</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2008/04/self-leadership-secondo-dilts-1.html</link>
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		<pubDate>Tue, 01 Apr 2008 07:01:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Goal setting]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Modelli di leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Self leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Dilts]]></category>

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		<description><![CDATA[Il modello di self leadership creato da Robert Dilts e gli elementi chiave che il leader deve essere in grado di padroneggiare.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche tempo fa mi &egrave; capitato di sentire <a href="http://www.nlpu.com/" target="_blank">Robert Dilts </a>parlare di Self leadership e livelli logici.<br />E&#8217; stata una giornata interessante (con Dilts non &egrave; raro che accada).<br />Ecco alcuni spunti:</p>
<p><strong>Definizione di leadership<br /></strong>Nel suo senso pi&ugrave; ampio, la leadership pu&ograve; essere definita come l&#8217;abilit&agrave; di coinvolgere gli altri nel processo di perseguire un obiettivo all&#8217;interno di un sistema pi&ugrave; ampio o di un ambiente.<br />Schematizzando:</p>
<p><span class="full-image-float-none"><img style="width: 495px; height: 390px" alt="leadership_dilts.gif" src="/storage/leadership_dilts.gif" /></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per essere in grado di padroneggiare tutti gli aspetti chiave della leadership, si devono interiorizzare una serie di abilit&agrave;:</p>
<p><strong>Padroneggiare il s&egrave; (i propri stati interni)<br /></strong>Allineare la visione e l&#8217;azione<br />Essere congruenti con il proprio messaggio<br />Acquisire consapevolezza delle proprie mappe mentali e dei propri assunti</p>
<p><strong>Padroneggiare la comunicazione<br /></strong>Sviluppare abilit&agrave; di comunicazione verbale e non verbale<br />Utilizzare in maniera consapevole i canali rappresentazionali<br />Interpretare e gestire i metamessaggi</p>
<p><strong>Padroneggiare le relazioni<br /></strong>Essere in grado di assumere prospettive multiple<br />Comprendere i diversi stili di pensiero<br />Riconoscere le intenzioni positive</p>
<p><strong>Padroneggiare lo spazio problema (il sistema)<br /></strong>Effettuare un&#8217;analisi complessiva del sistema<br />Individuare gli elementi e le tematiche rilevanti<br />Spezzettare gli obiettivi (chunking)</p>
<p>Torner&ograve; sull&#8217;argomento con altri spunti.</p>


<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol><li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/04/self-leadership-secondo-dilts-2.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Self leadership secondo Dilts [2]'>Self leadership secondo Dilts [2]</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/11/macro-e-micro-culture-aziendali.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Macro e micro-culture aziendali'>Macro e micro-culture aziendali</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/07/sognatore-realista-critico.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Sognatore, realista, critico'>Sognatore, realista, critico</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Bastone e carota</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2008/03/bastone-e-carota.html</link>
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		<pubDate>Sat, 22 Mar 2008 11:34:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Modelli di leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Team]]></category>
		<category><![CDATA[Team building]]></category>
		<category><![CDATA[Team management]]></category>
		<category><![CDATA[compensation]]></category>
		<category><![CDATA[motivazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Da una ricerca di McKinsey risulta che In italia c'è una carenza nella politica di gestione delle persone. Ma non tutto può essere ridotto al dualismo "bastone" o "carota".
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sul <a href="http://www.corriere.it/" target="_blank">Corriere della Sera</a>, un <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2008/marzo/21/McKinsey_striglia_manager_piu_spazio_co_9_080321046.shtml" target="_blank">articolo </a>di Corinna De Cesare riporta una ricerca compiuta da McKinsey su 3.500 aziende manifatturiere&nbsp;da 50 a 5.000 dipendenti.</p>
<p>Risultato:</p>
<blockquote><p>&laquo;Il nostro &egrave; un Paese molto attento al prodotto, infatti pubblicizziamo il made in Italy&raquo;, spiega Gianfranco Scalabrini, Associate Principal di McKinsey, ma &laquo;non ci rendiamo conto che una migliore gestione delle persone, attraverso il loro coinvolgimento nelle fasi strategiche dell&#8217;azienda, la partecipazione a un sistema di coordinamento per obiettivi e l&#8217;applicazione di criteri meritocratici, aumenterebbe di molto la produttivit&agrave; aziendale&raquo;.</p>
<p>[...]</p>
<p>L&#8217;Italia come capacit&agrave; amministrativa del personale si posiziona agli ultimi posti dopo la Cina e davanti soltanto a India, Portogallo e Grecia.</p>
<p>[...]</p>
<p>In Italia, soprattutto nelle piccole e medie imprese, c&#8217;&egrave; una vera e propria carenza nella politica di gestione delle persone.</p>
</blockquote>
<p>La ricetta:</p>
<blockquote><p>Adottare insomma una politica da &quot;pi&ugrave; carota e meno bastone&quot; consentirebbe una maggiore produttivit&agrave; e l&#8217;ottenimento di migliori risultati. </p>
</blockquote>
<p>Proprio ieri ho affrontato questo argomento con un gruppo di giovani ingegneri di <a href="http://www.italcementi.it/" target="_blank">Italcementi</a>.<br />Mi pare una semplificazione eccessiva il ridurre le questioni relative alla gestione della performance individuale ed alla partecipazione dei collaboratori agli obiettivi aziendali alla formula &quot;pi&ugrave; carota e meno bastone&quot;.<br />La maturit&agrave; del collaboratore, il ciclo di vita del gruppo, l&#8217;equilibrio tra compito e relazione sono tutti fattori che impattano sulla scelta degli strumenti da utilizzare per favorire la costruzione di team orientati alla produttivit&agrave;. Paradossalmente (ma non poi tanto, credo che molti abbiano vissuto esperienze di questo tipo), un eccesso di carota potrebbe portare un team a chiudersi e a generare resistenza al cambiamento. Come un eccesso di bastone porta conflittualit&agrave; latente nel team.<br />L&#8217;equilibrio tra compito e relazione &egrave; un bell&#8217;esercizio di giocoleria a cui i manager sono chiamati.<br />Ed &egrave; importante conoscere quali sono le leve a disposizione per mantenere la barra del team puntata verso la produttivit&agrave;, in ogni fase della sua crescita sia nello sviluppo delle attivit&agrave; che nel ciclo delle dinamiche relazionali.</p>
<p>E poi, carota e bastone vanno bene per governare gli equini&#8230; e per chi ha a che fare con un team di aquile?</p>
<p style="text-align: right" align="right"><span class="sizeLess20">Tag: </span><a href="http://www.technorati.com/tag/teamwork" rel="tag"><span class="sizeLess20">teamwork</span></a><span class="sizeLess20">, </span><a href="http://www.technorati.com/tag/team+building" rel="tag"><span class="sizeLess20">team building</span></a><span class="sizeLess20">, </span><a href="http://www.technorati.com/tag/team+management" rel="tag"><span class="sizeLess20">team management</span></a><span class="sizeLess20">, </span><a href="http://www.technorati.com/tag/leadership" rel="tag"><span class="sizeLess20">leadership</span></a><span class="sizeLess20">, </span><a href="http://www.technorati.com/tag/team" rel="tag"><span class="sizeLess20">team</span></a></p>


<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol><li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/09/incentivi-coordinamento-e-teamwork.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Incentivi, coordinamento e teamwork'>Incentivi, coordinamento e teamwork</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/05/sugli-incentivi.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Sugli incentivi'>Sugli incentivi</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2010/02/motivazione-progresso.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Sono i progressi a motivare'>Sono i progressi a motivare</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Leadership e identità</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2007/10/leadership-e-identita.html</link>
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		<pubDate>Tue, 23 Oct 2007 09:54:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dinamiche di potere]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership development]]></category>
		<category><![CDATA[Modelli di leadership]]></category>

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		<description><![CDATA[Un interessante articolo sul ruolo dell'identità di gruppo nello sviluppo, nel mantenimento e nell'esercizio della leadership.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Su <a href="http://lescienze.espresso.repubblica.it/edicola_mese/MENTE&amp;CERVELLO/1314369" target="_blank"><strong>Mente e Cervello </strong></a>di ottobre, un articolo interessante: <strong>I nuovi leader</strong>.<br />
Si tratta di una disamina di come è cambiato il concetto di leadership e di quali siano le caratteristiche di un leader efficace.</p>
<p>Un passaggio mi è piaciuto molto:</p>
<blockquote><p>Negli anni settanta, Henri Tajfel e John C. Turner, allora all&#8217;università di Bristol, condussero studi decisivi sul modo in cui i gruppi ristrutturano la psicologia individuale. Tajfel coniò il termine &#8220;identità sociale&#8221; per riferirsi a quella parte del senso del sè di un individuo che viene definita dal gruppo. L&#8217;identità sociale, osservava Turner, consente inoltre alle persone di identificarsi e di agire insieme in qualità di membri di un gruppo: per esempio come cattolici, come americani o come tifosi di una certa squadra di calcio. Le identità sociali rendono così possibile il comportamento di gruppo: ci permettono di raggiungere il consenso su quello che riteniamo importante, di coordinare le nostre azioni con quelle altrui e di impegnarci su obiettivi condivisi. [...]<br />
Tempo fa dimostrammo l&#8217;importanza delle identità sociali per la leadership in un esperimento battezzato <em>BBC Prison Study</em>, un&#8217;indagine sul comporatamento sociale all&#8217;interno di un ambiente carcerario simulato. Dopo aver diviso un gruppo di volontari in &#8220;prigionieri&#8221; e &#8220;guardie&#8221;, scoprimmo che tra i prigionieri emergeva una leadership significativa ed efficace, ma non tra le guardie, perché solo i primi sviluppavano un forte senso di identità sociale condivisa, fondato sul comune desiderio di resistere all&#8217;autorità. Le guardie, invece, erano prive di un&#8217;identità di gruppo, in parte perché alcune di loro non si sentivano a proprio agio in una posizione di autorità; di conseguenza, non sviluppavano una leadership efficace, e finirono per crollare come gruppo.<br />
Quando c&#8217;è un&#8217;identità sociale condivisa, chi riesce a rappresentarla meglio avrà la maggiore influenza sui membri del gruppo e sarà il leader più efficace.</p></blockquote>
<p>E, ancora, a conclusione dell&#8217;articolo:</p>
<blockquote><p>La nuova analisi psicologica ci dice che affinché la leadership funzioni bene, capo e seguaci devono essere legati da un&#8217;identità condivisa che serve da base per l&#8217;azione.<br />
La responsabilità di questa identità può variare. Negli scenari più autoritari, i leader possono pretendere giurisdizione assoluta sull&#8217;identità, e punire chiunque dissenta. In quelli più democratici, i leader possono impegnare la popolazione in un dialogo sulla loro identità condivisa e i loro obiettivi comuni. In entrambi i casi, lo sviluppo di un&#8217;identità sociale condivisa è la base della leadership influente e creativa. Chi controlla la definizione di identità può cambiare il mondo.</p></blockquote>
<p>Proprio recentemente, durante un corso di formazione, mi è capitato di condividere alcune considerazioni su quanto sia importante per un leader leggere gli elementi costituenti dell&#8217;identità del gruppo. E di valutare come i cambiamenti che egli auspica e promuove impattano su questa identità. Una sottovalutazione di questo impatto genera nel gruppo livelli di resistenza al cambiamento molto, molto difficili da superare.</p>


<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Il ritratto del leader</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2007/09/il-ritratto-del-leader.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2007/09/il-ritratto-del-leader.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 20 Sep 2007 05:30:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Modelli di leadership]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lucabaiguini.com/?p=80</guid>
		<description><![CDATA[Articolo sulle principali caratteristiche di un leader efficace, viste dal lato dei collaboratori
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Su<a href="http://www.ilsole24ore.com/" target="_blank"> IlSole24ore</a>, i risultati di una ricerca condotta su un campione di lavoratori. E&#8217; stato chiesto di dipingere il ritratto del <strong>capo ideale</strong>.</p>
<p>Ne è uscito un uomo italiano, cinquantenne, con la capacità di:</p>
<ol>
<li>
<div><strong>Supportare la ricerca di soluzioni</strong> innovative attraverso la sintesi e la sperimentazione</div>
</li>
<li>
<div><strong>Valorizzare le idee</strong> dei collaboratori e dare la possibilità di <strong>lavorare in autonomia</strong></div>
</li>
<li>
<div><strong>Valorizzare il contributo di tutti</strong> per l&#8217;efficace gestione delle riunioni</div>
</li>
<li>
<div><strong>Valutare i propri collaboratori</strong> gestendo il processo di feedback e misurando i risultati portati da ognuno</div>
</li>
<li>
<div><strong>Agire da coach</strong> valorizzando il potenziale</div>
</li>
<li>
<div><strong>Stimolare il miglioramento</strong> trasferendo delle certezze</div>
</li>
<li>
<div><strong>Gestire i collaboratori</strong> creando spirito di squadra e appianando i conflitti</div>
</li>
<li>
<div><strong>Valorizzare i risultati</strong> della squadra anche verso gli altri capi</div>
</li>
</ol>
<p>Secondo voi, cos&#8217;altro?</p>
<p style="text-align: right;">


<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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