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	<title>Luca Baiguini &#187; Modelli di leadership</title>
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	<description>Luca Baiguini - Weblog and personal website</description>
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		<title>Narrazioni politiche, nemici e costruzione dell&#8217;identità</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2011/08/narrazioni-politiche.html</link>
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		<pubDate>Tue, 23 Aug 2011 21:33:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Modelli di leadership]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione politica]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[storytelling]]></category>

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		<description><![CDATA[Da un'analisi della struttura della narrazione politica, alcune considerazioni sparse sul modello narrativo dei politici nostrani]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La lettura quasi contestuale di questi due post (<a href="http://www.alfonsofuggetta.org/?p=10202" target="_blank">1</a> e <a href="http://www.alfonsofuggetta.org/?p=10204" target="_blank">2</a>) di Alfonso e di <a href="http://www.nytimes.com/2011/08/07/opinion/sunday/what-happened-to-obamas-passion.html" target="_blank">questo articolo</a> del New York Times (ripreso anche da <a href="http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/414922/" target="_blank">La Stampa</a>) mi ha fatto riflettere (di nuovo) su una questione su cui sto insistendo da un po&#8217;: se è vero (come sostiene Drew Westen) che</p>
<blockquote><p>Le storie che i nostri leader ci raccontano contano probabilmente quasi quanto le storie che i nostri genitori ci raccontano da bambini, perché ci orientano su come stanno le cose, come potrebbero andare e come dovrebbero andare; sulla visione del mondo di cui sono portatori e sui valori che considerano sacri. I nostri cervelli si sono evoluti per &#8220;aspettarsi&#8221; storie con una particolare struttura, con dei protagonisti e dei cattivi, una salita da scalare o una battaglia da combattere. La nostra specie è esistita per più di 100.000 anni prima dei primi segni di alfabetizzazione, ed altri 5.000 anni sono passati prima che la maggioranza degli umani imparasse a leggere e scrivere.</p>
<p>Le storie sono il primo modo con cui i nostri antenati hanno trasmesso conoscenze e valori.</p></blockquote>
<p>allora, non esiste leadership senza narrazione.</p>
<p><span id="more-2002"></span>Ora, lasciando da parte per un attimo il caso di Barak Obama (su cui magari tornerò per un commento più esteso in un post successivo), mi pare che le considerazioni di Alfonso riportino al fatto che le narrazioni nostrane poggiano completamente su uno degli elementi cardine della struttura narrativa illustrata da Westen: i cattivi. Per cui la costruzione identitaria che passa attraverso la narrazione è soltanto costruzione per differenza rispetto al cattivo (al nemico) di turno.</p>
<p>L&#8217;ossessione-compulsione è, quindi, sempre quella di &#8220;distinguersi&#8221; dall&#8217;altro. L&#8217;ammettere una qualche identificazione con le idee dell&#8217;altra parte (quale che sia il merito), porta (dentro a questo modello di interazione) a sentire intaccata la propria identità.</p>
<p>Mi sembra che sia, questa, l&#8217;eredità più negativa di questi ultimi quindici anni di politica in Italia.</p>
<p>Ed il fatto che gli appelli di Napolitano sappiano di <em>vox clamantis in deserto</em> è proprio conseguenza di questo modello, per cui nessuna delle due (o tre) parti è più in possesso della capacità di costruire una narrazione a tutto tondo, nella quale il nemico gioca il suo ruolo, ma un ruolo forte sono in grado di giocare anche i protagonisti, e la salita da scalare, l&#8217;obiettivo da portare a casa.</p>
<p>Sono convinto che chi saprà riprendere il filo di questa narrazione potrà ridare una vera speranza a questo Paese.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Confrontarsi con Steve Jobs</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2010/12/steve-jobs-confront.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2010/12/steve-jobs-confront.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 01 Dec 2010 09:53:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Goal setting]]></category>
		<category><![CDATA[Modelli di leadership]]></category>
		<category><![CDATA[benchmarking]]></category>
		<category><![CDATA[Harvard Business Review]]></category>

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		<description><![CDATA[Le dinamiche di benchmarking basate sull'ammirazione di un modello vanno inserite, per essere correttamente contestualizzate, in un processo articolato di goal setting.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dan Pallotta, sul <a href="http://blogs.hbr.org/pallotta/" target="_blank">suo blog</a> per HBR, propone un&#8217;idea provocatoria, sotto il titolo &#8220;<a href="http://blogs.hbr.org/pallotta/2010/09/stop-comparing-yourself-with-s.html" target="_blank">Stop comparing yourself with Steve Jobs</a>&#8220;.</p>
<p>L&#8217;idea è questa: il confronto con grandi modelli di vita o di business produce soltanto frustrazione, demotivazione e, in ultima istanza, impedisce di esprimere il proprio vero potenziale.<br />
Ammirare una persona e cercare di imparare ciò che può insegnarci è una cosa, paragonarsi ad essa un&#8217;altra.<br />
La comparazione, secondo Pallotta:</p>
<blockquote><p>demotiva, demoralizza, e in generale si porta via ogni goccia di entusiasmo e vitalità.</p></blockquote>
<p><span id="more-1505"></span></p>
<p>Queste le conseguenze della frustrazione che deriva dal paragonarsi con modelli non raggiungibili, e dal porsi domande come:</p>
<blockquote><p><em>Perché io non sono altrettanto creativo?<br />
Perché non ho le sue capacità negoziali?</em></p>
<p>per finire con</p>
<p><em>Sono un perdente. Non sarò mai come lui/lei. Non sarò mai in grado di produrre risultati paragonabili&#8230; eccetera</em></p></blockquote>
<p>Trovo interessante, sotto questo aspetto, l&#8217;approccio di Dilts al goal setting, nel quale l&#8217;utilizzo del benchmarking, e quindi di modelli esterni, viene inserito all&#8217;interno di un processo di definizione dei propri obiettivi, anche come stimolo per pensare &#8220;out of the box&#8221;.</p>
<p>Ponendosi domande come</p>
<ul>
<blockquote>
<li>Chi è stato in grado di raggiungere un obiettivo simile a quello che tu desideri? (<strong>Domanda sul benchmark</strong>)</li>
<li>Quali sono le caratteristiche (presenti nel modello che hai individuato) che vorresti si manifestassero nel tuo obiettivo? (<strong>Domanda sulla contestualizzazione del benchmark</strong>)</li>
</blockquote>
</ul>
<p>si distinguono, all&#8217;interno del modello oggetto di ammirazione, gli aspetti più appropriati e aderenti rispetto all&#8217;obiettivo e alla persona / team coinvolto nel suo perseguimento.</p>
<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Fare pace con il potere</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2010/09/potere-ostacoli.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2010/09/potere-ostacoli.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 22 Sep 2010 06:00:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dinamiche di potere]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Modelli di leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Team]]></category>
		<category><![CDATA[Harvard Business Review]]></category>
		<category><![CDATA[potere]]></category>

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		<description><![CDATA[Da un articolo di Jeffrey Pfeffer, i tre ostacoli che impediscono alle persone di crearsi una base di potere adeguata al raggiungimento dei propri obiettivi nelle organizzazioni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Su <a href="http://www.hbritalia.it" target="_blank">HBR Italia</a> di luglio/agosto, un articolo di <a href="http://faculty-gsb.stanford.edu/pfeffer/" target="_blank">Jeffrey Pfeffer</a> (docente di Comportamento Organizzativo alla <a href="http://www.gsb.stanford.edu/" target="_blank">Graduate School of Business di Stanford</a>) accende i riflettori (come ha fatto recentemente, in Italia, il libro di PierLuigi Celli &#8220;<a href="http://www.ibs.it/code/9788804598534/celli-p-luigi/comandare-egrave-fottere-manuale.html?shop=812" target="_blank">Comandare è fottere</a>&#8220;, cui ho fatto cenno <a href="http://www.lucabaiguini.com/2008/10/leader-senza-scrupoli.html" target="_blank">qui</a>) sul tema del potere nelle organizzazioni.<br />
La tesi è la stessa, non è possibile fare carriera o realizzare i propri obiettivi senza guardare in faccia alla scomoda realtà: per progredire è necessario ottenere ed esercitare <a href="http://www.lucabaiguini.com/2007/03/potere-intenzione-interesse.html" target="_blank">potere</a>.</p>
<p><span id="more-1337"></span>Ho trovato molto interessante la scheda contenuta nell&#8217;articolo che illustra i più comuni motivi per cui le persone impediscono a se stesse di crearsi una base di potere adeguata ai propri obiettivi.</p>
<p>Le tre grandi barriere sono:</p>
<ul>
<li><strong>La convinzione diffusa che il mondo sia giusto.</strong><br />
È quella che gli psicologi sociali chiamano &#8220;ipotesi del mondo giusto&#8221;, che è un corollario dall&#8217;esigenza di vivere in un ambiente prevedibile e, quindi, potenzialmente controllabile.<br />
Questa convinzione ostacola il successo in due modi: limita la volontà di apprendere anche dalle situazioni o dalle persone che non si amano o non si rispettano, e anestetizza rispetto alla necessità di creare una base di potere che ostacoli le potenziali minacce.</li>
<li><strong>Le pubblicazioni sulla leadership.</strong><br />
Pfeffer sostiene che queste pubblicazioni derivano le loro indicazioni più da auspici (sarebbe bello se il mondo funzionasse così) che dalla realtà. Anche perché i leader che ispirano queste stesse pubblicazioni tendono a tacere il lato oscuro della leadership: i giochi di potere che hanno usato per arrivare ai vertici.</li>
<li><strong>La fragilità dell&#8217;autostima.</strong><br />
E qui c&#8217;è tutto il tema del <em>self-handicapping</em>: chiunque vuole sentirsi bene con se stesso e con il proprio livello di capacità. E questo porta spesso a fare intenzionalmente cose che inducono un peggioramento nella prestazione, in modo che eventuali esiti deludenti possano essere considerati un evento che non riflette le vere capacità.<br />
Un po&#8217; come uno studente che non si prepara adeguatamente ad un esame perché in questo modo, in caso di fallimento, potrà attribuire la bassa performance al mancato studio e non alle proprie capacità naturali.<br />
Questo tema si può applicare alla mancata ricerca del potere come strategia per proteggersi dalla personalizzazione del fallimento.</li>
</ul>
<p>Idee provocatorie, su cui riflettere.</p>
<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2010/03/potere-morale-ipocrisia.html' rel='bookmark' title='Potere, morale, ipocrisia'>Potere, morale, ipocrisia</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2007/03/potere-intenzione-interesse.html' rel='bookmark' title='Potere, intenzione, interesse'>Potere, intenzione, interesse</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2011/04/kanter.html' rel='bookmark' title='La legge di Kanter'>La legge di Kanter</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>I principali approcci al tema della leadership</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2009/09/i-principali-approcci-al-tema-della-leadership.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2009/09/i-principali-approcci-al-tema-della-leadership.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 16:41:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Modelli di leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Basics]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lucabaiguini.com/?p=289</guid>
		<description><![CDATA[Un articolo che illustra i principali approcci al tema della leadership che si possono ritrovare nella letteratura, evidenziando gli elementi su cui ciascun approccio si focalizza.
I principali approcci sono: l'approccio dei tratti, l'approccio comportamentale, le teorie contingenti, le teorie del processo, le teorie del risultato.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riprendo, dopo alcuni mesi, la rubrica &#8220;<a href="http://www.lucabaiguini.com/tag/basics" target="_blank">Basics</a>&#8220;, che ha come obiettivo l&#8217;illustrazione di alcuni &#8220;<i>fondamentali</i>&#8221; della formazione comportamentale, del comportamento organizzativo e del personal development.<br />E lo faccio dedicando alcuni post al tema della <a href="http://www.lucabaiguini.com/leadership/">leadership</a>, che mi pare riscuota sempre un certo interesse.</p>
<p>Parto, innanzitutto, da una definizione di leadership (tratta dal libro di Tosi e Pilati &#8220;<a href="http://www.ibs.it/code/9788823831148/tosi-henry-l-pilati/comportamento-organizzativo-attori-relazioni.html?shop=812" target="_blank">Comportamento organizzativo</a>&#8220;), che mi sembra comprenda tutti i principali elementi in gioco:</p>
<ul>
<p><i>La leadership è un processo di influenza sugli altri per far loro comprendere e accettare le decisioni che devono essere prese e le azioni che devono essere intraprese, facilitando gli sforzi individuali e collettivi per il raggiungimento di obiettivi comuni</i></p>
</ul>
<p><span id="more-289"></span></p>
<p>Muovendo da questa definizione, possiamo suddividere gli approcci al tema in cinque&nbsp;famiglie principali:</p>
<ol>
<li><b>L&#8217;approccio dei tratti</b><br />Concentra la propria attenzione su come un leader &#8220;<i>è</i>&#8220;.<br />Tenta quindi di produrre il ritratto del leader ideale, elencandone le caratteristiche ed individuando i tratti della personalità che impattano sull&#8217;efficacia della leadership.<br />La personalità dei leader efficaci, quindi, è diversa da quella di chi leader non è.<br />&nbsp;</li>
<li><b>L&#8217;approccio comportamentale</b><br />Concentra l&#8217;attenzione su ciò che il leader &#8220;<i>fa</i>&#8220;.<br />Analizza e spiega il grado di efficacia delle azioni, cercando all&#8217;interno dei comportamenti del leader alcune caratteristiche osservabili e dei modelli replicabili che consentano di trasferire (e di insegnare) la leadership.<br />I comportamenti che stanno alla base delle osservazioni hanno a che vedere con:</li>
<ul>
<li>distribuzione del <b>potere decisionale</b></li>
<li>attenzione al <b>compito</b></li>
<li>attenzione alla <b>relazione</b><br />&nbsp;</li>
</ul>
<li><b>Le teorie contingenti</b><br />I modelli possiamo definire come &#8220;teorie contingenti&#8221; postulano il fatto che situazioni diverse richiedono approcci alla leadership diversi.<br />Al centro di questi modelli stanno, quindi, dei fattori situazionali che impattano sull&#8217;efficacia dei comportamenti e determinano la relazione tra leader e follower.<br />&nbsp;</li>
<li><b>Le teorie del processo</b><br />Tutti gli approcci visti finora concentrano la loro attenzione principalmente sulla figura del leader (chi è, che cosa fa, in quali situazioni).<br />Le teorie del processo, invece, puntano l&#8217;osservazione sui processi per mezzo dei quali si sviluppa la relazione tra leader e follower (o potenziali follower).<br />&nbsp;</li>
<li><b>Le teorie del risultato</b><br />Queste teorie spostano il focus dagli input (attributi, processo, comportamenti) all&#8217;output della leadership: i risultati. <br />La leadership efficace, quindi, è il prodotto di attributi e risultati.<br />Lo studio dei risultati si basa su quattro criteri:</li>
<ul>
<li><b>Equilibrio</b> nelle dimensioni della performance organizzativa</li>
<li><b>Strategicità</b></li>
<li><b>Durata</b></li>
<li><b>Selfless</b> (sostegno all&#8217;intera organizzazione e non soltanto all&#8217;interesse del leader)</li>
</ul>
</ol>
<p>Nei prossimi <a href="http://www.lucabaiguini.com/tag/basics">basics</a> approfondirò alcune di queste teorie e modelli.</p>
<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Leadership e network</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2009/06/leadership-e-network.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2009/06/leadership-e-network.html#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2009 06:01:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Change management]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Managerial skills]]></category>
		<category><![CDATA[Modelli di leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Teamwork]]></category>
		<category><![CDATA[network]]></category>
		<category><![CDATA[organizzazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lucabaiguini.com/?p=265</guid>
		<description><![CDATA[Le dinamiche di leadership applicate ad modello organizzativo tipo 'network' possono essere inquadrate secondo due variabili caratteristiche: la numerosità delle relazioni con i nodi della rete nel tempo eil valore aggiunto nella comunicazione tra nodi. Un nodo può essere inserito in una matrice le cui dimensioni sono la velocità di reazione / risposta (alta o bassa) e il valore aggiunto della risposta (contributo attivo al flusso informativo e/o decisionale). Si individuano così nodi centrali, nodi periferici, nodi ripetitori, nodi morti.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una delle cose belle del fare formazione è il continuo e fecondo scambio che nasce tra chi conduce e chi&nbsp;partecipa ai percorsi formativi.<br />È questo il caso di un modulo su <b>Leadership e Teamwork</b> che ho tenuto qualche settimana fa.<br />A Nicola Santangelo devo queste riflessioni su un modello di leadership adatto ad organizzazioni che operano come network.<br />Le condivido volentieri con voi: mi pare ci sia materiale per una riflessione.</p>
<p><span id="more-265"></span></p>
<h2>Alcune premesse<br /></h2>
<p>Le dinamiche di leadership applicate ad modello organizzativo tipo &#8216;<i>network</i>&#8216; possono&nbsp;essere inquadrate secondo due&nbsp;variabili caratteristiche:</p>
<ul>
<li>la numerosità delle relazioni con i nodi della rete nel tempo</li>
<li>il valore aggiunto nella comunicazione tra nodi</li>
</ul>
<p>In sintesi: un una rete con centinaia di nodi il flusso informativo tende a indirizzarsi verso quel/quei nodi che danno:</p>
<ul>
<li>risposte pronte, un nodo che non risponde viene aggirato</li>
<li>risposte soddisfacenti, se non lo sono il nodo viene aggirato</li>
<li>risposte con valore aggiunto: il contenuto dell&#8217;informazione nel transitare tra nodi accresce.</li>
</ul>
<p>Un insieme di nodi con queste caratteristiche genera un polo di eccellenza (efficacia ed efficienza), che, da un punto di vista diverso,&nbsp;possiamo definire&nbsp;come un polo di leadership: la rete si indirizza verso questo polo e lo segue in quanto gli riconosce&nbsp;autorevolezza.<br />I nodi che non rispondono vengono aggirati e, col tempo, non essendo sollecitati, tendono ad inaridirsi.</p>
<h2>La matrice dei nodi</h2>
<p>Fatte queste premesse, un nodo può essere inserito in una matrice le cui dimensioni sono:</p>
<ul>
<li>velocità di reazione / risposta (alta o bassa)</li>
<li>valore aggiunto della risposta (contributo attivo al flusso informativo e/o decisionale)</li>
</ul>
<p>che individua quattro tipologie di nodi all&#8217;incrocio di queste due dimensioni.</p>
<p><img alt="Leadership e network" src="http://www.lucabaiguini.com/storage/leadership-network.gif" border="0" /></p>
<ol type="A">
<li>Alta velocità di reazione, ma basso valore aggiunto: <b>Nodi ripetitori<br /></b>Si limitano a riflettere informazioni, senza aggiungere contributi originali</li>
<li>Alta velocità di reazione, alto valore aggiunto: <b>Nodi centrali</b><br />Forniscono informazioni / decisioni rapide e aggiungono valore. Sono i leader di fatto del network.</li>
<li>Bassa velocità di reazione, alto valore aggiunto: <b>Nodi periferici </b>(specialisti)</li>
<li>Bassa velocità di reazione, basso valore aggiunto: <b>Nodi morti </b>(il network si occupa di isolarli)</li>
</ol>
<p>Mi pare un approccio meritevole di ulteriori approfondimenti.</p>
<p>Che ne dite?</p>
<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Tassonomia del follower</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2009/06/tassonomia-del-follower.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2009/06/tassonomia-del-follower.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2009 07:30:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dinamiche di potere]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Modelli di leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Boas Shamir]]></category>
		<category><![CDATA[follower]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lucabaiguini.com/?p=263</guid>
		<description><![CDATA[Boas Shamir propone una tassonomia dei follower basata sulle leve motivazionali che portano ad un sentimento di lealtà verso il leader.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho <a href="http://www.lucabaiguini.com/2008/07/elogio-del-follower.html">già sottolineato</a> come molti studi sulla leadership puntino in realtà la loro attenzione sulla figura del gregario, del follower.<br />Via <a href="http://lescienze.espresso.repubblica.it/edicola/MENTE&amp;CERVELLO" target="_blank">Mente &amp; Cervello</a> ho trovato questa tassonomia del follower, basata sulle leve motivazionali, che trovo piuttosto interessante.<br />L&#8217;autore è <a href="http://sites.huji.ac.il/htbin/people/newsegele/175140" target="_blank">Boas Shamir</a>, della <a href="http://www.huji.ac.il/" target="_blank">Hebrew University</a> di Gerusalemme.<br />A seconda del loro orientamento rispetto alla motivazione, e dei comportamenti conseguenti, Shamir distingue cinque tipologie di follower.</p>
<p><span id="more-263"></span></p>
<p>Eccole:</p>
<ol>
<li><b>Follower orientati alla posizione</b><br />Il rispetto dell&#8217;influenza del leader si basa sulla posizione che il leader stesso ricopre nella gerarchia organizzativa interna.</li>
<li><b>Follower calcolatori</b><br />La lealtà è vista in funzione dei propri obiettivi e dell&#8217;aiuto che il leader può fornire per un più rapido raggiungimento degli stessi</li>
<li><b>Follower orientati all&#8217;identità</b><br />La lealtà deriva dal desiderio di accrescere la consapevolezza di sè e della propria identità, a partire da un&#8217;identificazione con il leader (che viene percepito come potente e, quindi, attraente)</li>
<li><b>Follower orientati alla sicurezza</b><br />Il leader viene visto come il mezzo per garantirsi stabilità. Potrebbero somigliare a dei follower calcolatori, ma in questo caso la motivazione non è razionale ma emotiva.</li>
<li><b>Follower orientati al senso</b><br />La lealtà si basa sulla percezione del leader come portatore di senso, di ordine e come colui che detta le priorità.</li>
</ol>
<p>Lo stesso Shamir sottolinea come tutte queste motivazioni hanno alla base la fiducia del follower nel leader.<br />Nel primo caso la fiducia si basa sul rapporto con l&#8217;istituzione che genera la gerarchia, negli altri casi sul grado di competenza e integrità attribuita al leader.</p>
<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Il legame tra leadership e intelligenze</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2009/04/il-legame-tra-leadership-e-intelligenze.html</link>
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		<pubDate>Wed, 08 Apr 2009 23:10:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership development]]></category>
		<category><![CDATA[Modelli di leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Scienze cognitive]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza emotiva]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza sociale]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenze multiple]]></category>

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		<description><![CDATA[Le ricerche sulla relazione tra le varie forme di intelligenza (intelligenza verbale, intelligenza emotiva, intelligenza sociale) e il tema della leadership si muovono su un terreno giovane, ma ricco di potenzialità
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ronald Riggio inizia <a href="http://blogs.psychologytoday.com/blog/cutting-edge-leadership/200903/the-multiple-intelligences-leaders" target="_blank">questo articolo</a> su <a href="http://www.psychologytoday.com/" target="_blank">Psychology Today</a> con una domanda: le persone intelligenti sono leader migliori?<br />La risposta è, naturalmente, &#8220;dipende&#8221;.<br />Dipende, innanzitutto, da che cosa si intende per intelligenza. <br />Se si intende l&#8217;intelligenza misurata dal Quoziente d&#8217;Intelligenza, le ricerche paiono mostrare che il legame tra un alto QI e il raggiungimento di posizioni di leadership è da debole a moderato.<br />Del resto, chiunque può riconoscere il fatto che essere un genio non significa necessariamente essere un buon leader. E, dall&#8217;altra parte, il mondo ci appare pieno di leader che di geniale non paiono avere granché. Il QI, quindi, conta, ma non in maniera così decisiva.<br />Ci sono, però, come ha evidenziato <a href="http://www.howardgardner.com/" target="_blank">Howard Gardner</a>, altre tipologie di intelligenza.</p>
<p><span id="more-249"></span></p>
<p>Negli anni scorsi, sulla scorta degli studi di Daniel Goleman, si è posto l&#8217;accento sul concetto di intelligenza emotiva. <br />L&#8217;intelligenza emotiva ha a che vedere con la capacità di comunicare con gli altri ad un livello emotivo, di utilizzare le emozioni per indirizzare l&#8217;assunzione di decisioni, di conoscere e regolare le emozioni.<br />C&#8217;è certamente un legame tra intelligenza emotiva e leadership: si tratta di un ingrediente essenziale per creare una relazione buona tra leader e follower, e i leader carismatici spesso mostrano grande abilità nella comunicazione a livello emotivo (su questo punto, peraltro, vedo un legame forte con il modello dei <a href="http://www.lucabaiguini.com/2008/04/self-leadership-secondo-dilts.html">Livelli di pensiero</a> elaborato da Robert Dilts).<br />Anche in questo caso, però, secondo Riggio, il legame tra intelligenza emotiva e leadership certamente esiste, ma non è poi così forte.</p>
<p>C&#8217;è una terza forma di intelligenza su cui puntare l&#8217;attenzione: l&#8217;intelligenza sociale. Si tratta della capacità di comprendere le situazioni sociali, di attenersi alle loro regole, di comprendere la prospettiva altrui, di mappare le norme complesse e astratte che dominano una situazione sociale. Le ricerche di Riggio giungono alla conclusione che questo tipo di intelligenza sembra essere quella che ha un maggiore impatto sulla leadership.</p>
<p>L&#8217;approccio proposto in questo articolo (e, immagino, nel libro di Riggio, Murphy, Pirozzolo &#8220;<i>Multiple intelligences and leadership</i>&#8220;) pare ricordare&nbsp;il cosiddetto &#8220;<i>trait approach</i>&#8221; alla leadership (quell&#8217;approccio che si focalizza sul tracciare un &#8220;ritratto del leader&#8221; elencandone le caratteristiche). In realtà, come l&#8217;autore stesso sottolinea, piuttosto che concentrare la propria attenzione su una serie di concettualizzazioni delle caratteristiche di un leader, questo approccio mira a rappresentare una complessa costellazione di abilità: le diverse intelligenze &nbsp;possono rendere un leader efficace in situazioni diverse, perché includono l&#8217;abilità di adattarsi ad una grande varietà di situazioni sociali e interpersonali. Una combinazione, quindi, delle varie tipologie di intelligenza potrebbe rappresentare un buon indizio per individuare un potenziale leader. Siamo soltanto all&#8217;inizio di un percorso di studio organico delle relazioni tra le molteplici forme dell&#8217;intelligenza e la leadership. Sembra, però, un filone ricco di potenzialità.</p>
<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/10/leadership-e-intelligenza-sociale.html' rel='bookmark' title='Leadership e intelligenza sociale'>Leadership e intelligenza sociale</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>La gestione dei collaboratori</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2009/03/la-gestione-dei-collaboratori.html</link>
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		<pubDate>Fri, 13 Mar 2009 11:24:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dinamiche di potere]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Modelli di leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Team]]></category>
		<category><![CDATA[Team building]]></category>
		<category><![CDATA[Team management]]></category>
		<category><![CDATA[Teamwork]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo risorse umane]]></category>

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		<description><![CDATA[Slide del workshop tenuto da Luca Baiguini per l'Ordine dei Dottori Commercialisti di Brescia
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri ho tenuto, per l&#8217;Ordine dei Commercialisti di Brescia, un workshop di mezza giornata&nbsp;sulla <b>gestione dei collaboratori</b>.<br />I temi: teamworking, team management, team building, leadership.<br />Ho utilizzato, per la prima volta, il film d&#8217;animazione Ratatouille come filo conduttore della lezione.</p>
<p><span id="more-245"></span><br />
Ecco le slide:</p>
<div id="__ss_1140887" style="WIDTH: 425px; TEXT-ALIGN: left"><a title="La gestione dei collaboratori" style="DISPLAY: block; MARGIN: 12px 0px 3px; FONT: 14px Helvetica,Arial,Sans-serif; TEXT-DECORATION: underline" href="http://www.slideshare.net/lucabaiguini/la-gestione-dei-collaboratori-1140887?type=powerpoint">La gestione dei collaboratori</a><embed src="http://static.slideshare.net/swf/ssplayer2.swf?doc=090312-teamwork-090313061443-phpapp02&amp;rel=0&amp;stripped_title=la-gestione-dei-collaboratori-1140887" width="425" height="355" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></p>
<div style="FONT-SIZE: 11px; PADDING-TOP: 2px; FONT-FAMILY: tahoma,arial; HEIGHT: 26px">View more <a style="TEXT-DECORATION: underline" href="http://www.slideshare.net/">presentations</a> from <a style="TEXT-DECORATION: underline" href="http://www.slideshare.net/lucabaiguini">lucabaiguini</a>.</div>
</div>
<p>Se qualcuno dei partecipanti volesse lasciare un commento circa la giornata, questo è il luogo adatto per farlo.</p>
<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/07/le-10-sfide-nella-gestione-dei-talenti.html' rel='bookmark' title='Le 10 sfide nella gestione dei talenti'>Le 10 sfide nella gestione dei talenti</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>La leadership secondo Barak Obama [2]</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2009/01/la-leadership-secondo-barak-obama-2.html</link>
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		<pubDate>Thu, 29 Jan 2009 07:41:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Change management]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Modelli di leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Public Speaking]]></category>
		<category><![CDATA[Obama]]></category>
		<category><![CDATA[stili di leadership]]></category>

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		<description><![CDATA[Da un articolo di John Baldoni, alcuni tratti dello stile di leadership espresso da Barak Obama
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le analisi sullo <a href="http://www.lucabaiguini.com/leadership/modelli-di-leadership/">stile di leadership</a> espresso da Barak Obama in questo periodo, naturalmente, si sprecano.<br />Ne ho parlato anche in <a href="http://www.lucabaiguini.com/2008/11/la-leadership-secondo-barak-obama.html">questo post</a> sul suo discorso di insediamento.<br />Del resto, il personaggio sicuramente merita attenzione. <br />John Baldoni, in <a href="http://discussionleader.hbsp.com/baldoni/2009/01/the_many_communication_styles.html" target="_blank">questo articolo</a> sul suo <a href="http://blogs.harvardbusiness.org/baldoni/" target="_blank">blog</a> per Harvard Business Pubblishing, propone le sue idee.</p>
<p><span id="more-229"></span></p>
<p>Ecco le componenti dello stile di leadership di Obama, come sintetizzate nell&#8217;articolo:</p>
<ul>
<li><b>Sfidare</b><br />Fin dal motto della sua campagna elettorale (<i>Yes, we can</i>), Barak Obama ha fatto capire di essere disponibile a raccogliere la sfida, ma di non volerlo fare da solo. Il messaggio è: <i>se volete un&#8217;America diversa, dovete essere disponibili a lavorare per ottenerla</i>. Lui guiderà il cambiamento, ma c&#8217;è bisogno di&nbsp;supporto. Questo messaggio, sostiene Baldoni, vivrà la sua sfida decisiva nel momento in cui dovrà prendere delle decisioni che irriteranno i suoi sostenitori. In quel momento dovrà essere in grado di sfidarli nello stesso modo in cui ha sfidato lo status quo.</li>
<li><b>Domandare</b><br />Obama ama vedere messe in discussione&nbsp;le sue idee, per aggiungere punti di vista diversi. Spesso è lui stesso a provocare il dibattito. E dimostra grande capacità di ascolto.<br />Questa abilità gli sarà cruciale quando avrà bisogno di un appoggio bipartisan alle sue iniziative.</li>
<li><b>Spettacolarizzare</b><br />Obama, anche attraverso un uso sapiente della spettacolarizzazione, ha creato grandi attese e attenzione sulle sfide che la sua amministrazione dovrà affrontare.<br />Il senso di speranza è una leva politica importante, specie nel momento in cui si devono affrontare situazioni&nbsp;difficili.</li>
<li><b>Essere reale</b><br />Obama ha mostrato un ritratto di uomo reale, non ha nascosto la sua passione&nbsp;per lo sport, ha preso posizione su questioni non particolarmente rilevanti, ma vicine alla realtà di tutti i giorni, non si è vergognato nell&#8217;esprimere il suo amore per moglie e figlie. <br />Ha mostrato, insomma,&nbsp;di conoscere i problemi che ciascuno si trova ad affrontare tutti i giorni.</li>
<li><b>Decidere</b><br />Insieme con la sua capacità di ascoltare, ha mostrato di avere capacità decisionali. <br />Il messaggio è: s<i>o ciò che voglio e non ho paura di usare le risorse e il potere in mio possesso per ottenerlo.</i></li>
<li><b>Ispirare</b><br />Nei suoi discorsi Obama si è spesso ispirato all&#8217;esempio di Lincoln ed alla sua retorica, invocando la storia per sostenere la capacità degli Americani di superare gli ostacoli e farne il trampolino di lancio per prendere le decisioni giuste e per progredire.</li>
</ul>
<p>Infine, sottolinea Baldoni, c&#8217;è un&#8217;ulteriore caratteristica che ha fatto apparire Obama come l&#8217;uomo adatto a traghettare l&#8217;America fuori dalle secche: la sua <b>compostezza</b>, che è servita&nbsp;a rassicurare circa le sue capacità, nonostante l&#8217;età e l&#8217;esperienza politica relativamente breve.<br />Per supportare uno stile di questo tipo è necessaria una disciplina rigorosa e una grande capacità di rimanere &#8220;sul pezzo&#8221;.</p>
<p>Baldoni ha scritto l&#8217;articolo prima del discorso di insediamento.<br />Rileggendolo, mi pare,&nbsp;si ritrovano questi temi e questo stile.</p>
<p>Naturalmente, ora tutto questo è alla prova dei fatti&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/11/la-leadership-secondo-barak-obama.html' rel='bookmark' title='La leadership secondo Barak Obama'>La leadership secondo Barak Obama</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2010/06/turpiloqui.html' rel='bookmark' title='Turpiloqui'>Turpiloqui</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Macro e micro-culture aziendali</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2008/11/macro-e-micro-culture-aziendali.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2008/11/macro-e-micro-culture-aziendali.html#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 09 Nov 2008 14:32:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Change management]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Modelli di leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Team management]]></category>
		<category><![CDATA[Dilts]]></category>
		<category><![CDATA[mission]]></category>
		<category><![CDATA[valori]]></category>
		<category><![CDATA[vision]]></category>

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		<description><![CDATA[In un'organizzazione vision, mission e valori restano lettera morta se non vengono esplicitate le convizioni che sostanziano i valori affermati dall'organizzazione o dal gruppo.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sul numero 75 di&nbsp;<a href="http://www.francoangeli.it/Riviste/sommario.asp?idRivista=17" target="_blank">For &#8211; Rivista per la Formazione</a>, in un articoletto interessante <a href="http://www.psicologia.unipd.it/home/personale.php?idalberomaterie=49&amp;idpers=169&amp;idalbero=51&amp;lingua=1" target="_blank">Massimo Bruscaglioni </a>si pone alcune domande:</p>
<ul>
<li>Perché i <b>valori</b> (e le <b>competenze distintive</b>, i <b>modelli di leadership</b>, la <b>mission</b>, la <b>vision</b>), nonostante siano esplicitamente definiti e diffusi capillarmente, sono così poco pregnanti?</li>
<li>Perché incidono così poco nella realtà e nella percezione delle persone?</li>
<li>Perché non riescono a pervadere il quotidiano, l&#8217;agire concreto delle persone e dei rapporti reali?</li>
<li>Perché risultano poco significativi nel rappresentare il patto di alleanza tra azienda e persone e tra le persone fra di loro?</li>
</ul>
<p><span id="more-198"></span></p>
<p>Bruscaglioni risponde sostenendo che alla <b>macro-cultura</b> aziendale (quella che definisce, appunto, vision, mission e valori) dovrebbe accompagnarsi una <b>micro-cultura</b>: una cultura&nbsp;del &#8220;come&#8221;, rispetto ai grandi &#8220;cosa&#8221; definiti dai valori.</p>
<p>Mi capita spesso, in aula, di raccogliere lamentele da parte di manager che mi raccontano esattamente di questa frattura&nbsp;tra affermazioni di principio e comportamenti quotidiani.<br />Di solito, a quel punto, mostro il <a href="http://www.lucabaiguini.com/2008/04/self-leadership-secondo-dilts.html">modello dei livelli di pensiero</a> elaborato da <a href="http://www.nlpu.com/" target="_blank">Robert Dilts</a>.</p>
<h2>Valori e convinzioni</h2>
<p>In questo modello, lo snodo fondamentale è quello del livello dei <b>valori</b> e delle <b>convinzioni</b>. <br />Entrambi rispondono alla domanda &#8220;<i>perché le persone e le organizzazioni adottano determinati&nbsp;comportamenti, capacità, ambienti?</i>&#8220;. <br />La cosa interessante è il fatto che, mentre i valori (ciò che le persone e le organizzazioni ritengono <i>giusto</i>) sono quasi sempre esplicitati, lo sono molto meno le convinzioni (ciò che si ritiene <i>vero</i>).<br />Agli stessi valori possono corrispondere convinzioni molto diverse, anche opposte.<br />Per esempio, lo stesso valore della sicurezza, potrebbe celare convinzioni diametralmente opposte: una persona potrebbe essere convinta di essere tanto più al sicuro quanto più è isolata dagli altri, un&#8217;altra persona potrebbe essere convinta di essere tanto più al sicuro quanto più ampio è il suo network di conoscenze e frequentazioni.<br />Le conseguenze di convinzioni tanto diverse, naturalmente, impattano in maniera decisiva sui livelli di pensiero inferiori (capacità, comportamenti, ambiente), generando culture profondamente diverse.<br />Questo, secondo me, è il punto (e mi pare che, in modo diverso, sia quanto sostiene anche Bruscaglioni).<br />Finchè non vengono esplicitate, condivise, se il caso anche negoziate, le convinzioni che sostanziano i valori, si percerpirà una frattura tra le affermazioni di principio e la pratica quotidiana, tra macro e micro-cultura aziendale.<br />E vision, mission, valori resteranno delle belle affermazioni scritte su pannelli e libretti, senza alcun impatto concreto sul quotidiano.</p>
<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/04/self-leadership-secondo-dilts-2.html' rel='bookmark' title='Self leadership secondo Dilts [2]'>Self leadership secondo Dilts [2]</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/07/sognatore-realista-critico.html' rel='bookmark' title='Sognatore, realista, critico'>Sognatore, realista, critico</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/04/self-leadership-secondo-dilts-1.html' rel='bookmark' title='Self leadership secondo Dilts [1]'>Self leadership secondo Dilts [1]</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lucabaiguini.com/2008/11/macro-e-micro-culture-aziendali.html/feed</wfw:commentRss>
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		</item>
	</channel>
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