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Resilienza

In psicologia il termine “resilienza” viene usato per indicare la capacità di rispondere rapidamente e in modo costruttivo alle avversità e alle crisi.

Su HBR Italia Joshua D. Margolis e Paul G. Stoltz indicano una strategia per aumentare la propria resilienza trasformando un’esperienza negativa in produttiva attraverso una serie di domande che hanno a che vedere con quattro ambiti, e che tendono a realizzare un passaggio tra una mentalità orientata alle cause verso una mentalità orientata alle risposte.

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Worklife balance: la felicità sta dentro di noi

Marshall e Kelly Goldsmith, su Businessweek, rendono conto di una loro ricerca sulla soddisfazione, sia nel breve termine (la felicità) che nel lungo termine (il senso) e sull’equilibrio tra vita lavorativa e vita privata (worklife balance).

I risultati della ricerca sono così sintetizzati dai due autori:

Ciò che abbiamo scoperto è per molti aspetti inatteso ma molto chiaro. C’è una correlazione molto chiara tra la felicità e il senso al lavoro ed a casa. In altri termini, coloro che provano felicità e senso in ambito professionale tendono a provarli anche al di fuori del lavoro. Coloro che si sentono infelici sul lavoro sono solitamente infelici a casa.

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Curiosità e self-control: doti da leader

In questo articolo sul suo blog per Psychology Today, Todd B. Kashdan parla da un punto di vista psicologico delle differenze tra George W. Bush e Barak Obama (con qualche chiara preferenza per quest’ultimo).

Nell’articolo ci sono alcuni spunti generali interessanti, in ottica di psicologia della leadership: secondo Kashdan, le migliori doti di Obama (come politico e come leader) sono la sua curiosità e il suo self-control. La loro combinazione gli permette di vedere gli eventi sotto nuove prospettive e di emettere giudizi informati, piuttosto che impegnarsi prematuramente su soluzioni che, alla lunga, potrebbero rivelarsi basate su un bagaglio informativo quantomeno insufficiente, quando non errato.

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Buoni propositi: meglio accogliere le resistenze

Sul suo blog su Psychology Today, Ronald Alexander propone una provocazione che ha a che vedere con i buoni propositi di fine anno. Perché, si chiede, questi propositi non sono spesso che la rivisitazione degli stessi propositi dello scorso anno, e magari dell’anno precedente?
Probabilmente perché alcune resistenze (consapevolmente o, più spesso, inconsapevolmente) si frappongono fra noi e il cambiamento desiderato.

Che farne, di queste resistenze?

Piuttosto che combatterle, sostiene Alexander, meglio accoglierle e farle diventare alleate del cambiamento.

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Addio alle etichette

È tempo di dire addio alle etichette. Lo sostiene Seth Godin sul suo blog.
Diventa sempre più difficile nelle organizzazioni definire ruoli statici, job description vincolanti.
Le persone si abituano a portare cappelli diversi.
E se questo da un lato rende tutto più complesso, dall’altro apre le porte a nuove opportunità.
Il post di Seth Godin si conclude così:

    Se la sola ragione per cui stai indossando un solo cappello è che ha sempre indossato un solo cappello, questa non è una buona ragione.

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Drew Gilpin Faust: guardate alle opportunità

In una interessante intervista concessa a Adam Bryant del New York Times, Drew Gilpin Faust, presidente di Harvard University, racconta le lezioni apprese sulla leadership durante la carriera che l’ha portata al vertice di una delle più prestigiose università del mondo.
L’intera intervista è ricca di spunti ed offre il ritratto di una donna pragmatica, a cominciare dal titolo: La leadership senza un codice segreto.

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Pianificazione e zen

Le mie letture di questi giorni(1) mi hanno riportato ad un libro che mi aveva colpito molti anni fa, e che poi avevo pressoché dimenticato: Lo zen e il tiro con l’arco, di Eugen Herrigel.
Si tratta del resoconto di come un occidentale possa avvicinarsi allo Zen.
Herrigel, professore di filosofia, vuole essere introdotto allo Zen e gli viene consigliato di imparare una delle arti in cui lo Zen da secoli si applica: il tiro con l’arco.

Il percorso dell’autore (a memoria, rileggerò il libro nei prossimi giorni) lo conduce a comprendere (sarebbe meglio dire a praticare) come è proprio la sua volontà di centrare il bersaglio con la freccia il più grande ostacolo al raggiungimento dell’eccellenza nell’arte del tiro con l’arco.
Nell’approccio zen, “la vera arte è senza scopo e senza intenzione”.

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Trappole per nuovi CEO

In questo breve articolo per HBS Working Knoledge Michael Porter traccia alcune sorprese di fronte alle quali potrebbe venirsi a trovare un nuovo CEO, e che, mescolate con i limiti di tempo e di informazioni ed il cambiamento nelle relazioni professionali, rappresentano spesso la causa dei loro fallimenti.
Ogni sorpresa è seguita da alcuni segnali che ne rivelano la pervasività nell’organizzazione.
Porter le chiama “Sorprese”, ad indicare che spesso i CEO si trovano totalmente impreparati a questi tipi di situazioni, e che non hanno strumenti efficaci per fronteggiarle e correggerle.
Eccone l’elenco, con i relativi segnali:

Sorpresa 1: Non puoi guidare l’azienda

  • Sei coinvolto in troppe riunioni e discussioni tattiche
  • Ci sono troppe giornate nelle quali ti senti come se avessi perso il controllo del tuo tempo

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The Fundamental State of Leadership

Ho letto in questi giorni un articolo di Robert E. Quinn pubblicato da Harvard Business Review nel 2005: Moments Greatness. Entering the Fundamental State of Leadership.
Quinn parte da un concetto: i leader, come tutti, possono operare al meglio delle loro possibilità (concetto che mi pare somigli molto ad un Flow state) oppure no.
Normalmente, quello che egli definisce Fundamental State of Leadership viene vissuto nei momenti di crisi, quando la situazione costringe ad attingere ai propri valori profondi ed al proprio istinto.
Non è necessario, però, essere in una situazione di crisi per accedere a questo stato. L’importante è, secondo Quinn, porsi le domande giuste.

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La turbolenza è la nuova normalità

Ieri mattina, Philip Kotler al MIP a parlare di marketing e advertising.
Alcuni dei concetti che ha espresso mi pare completino le considerazioni fatte ieri qui.
Kotler parte da un assunto: “La turbolenza è la nuova normalità“.
Dobbiamo, quindi, abituarci ad uno scenario nel quale il ciclo economico è una linea generata da una fibrillazione continua.
Mi sembra che questo abbia a che vedere con il concetto di “rendita di posizione”.

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